mercoledì 22 luglio 2026

CRESCITA DEI SALARI E LOTTA AL LAVORO POVERO: IN ITALIA NEMMENO SI PARTECIPA. DOMANI ALLE 18 INCONTRO ACLI A PONTEPETRI.

Domani le Acli di Pistoia svolgeranno quello che, ormai, è, tradizionalmente, il loro appuntamento annuale più importante a livello provinciale.

Prima della pausa estiva, infatti, a Pontepetri, nella montagna pistoiese, si svolge, ormai di consueto, un incontro con un rappresentante nazionale dell'associazione: l'anno scorso era stato presentato il libro del Presidente Nazionale Emiliano Manfredonia: "L'armonia degli sguardi" (qui la mia recensione della pubblicazione per il Diario del lavoro: https://www.ildiariodellavoro.it/larmonia-degli-sguardi-di-emiliano-manfredonia-edizioni-san-paolo/ ).

Quest'anno verrà, invece, presentato il rapporto annuale dell'Istituto delle Acli, l'Iref, sui redditi da lavoro dipendente, con un approfondimento interessante e opportuno su lavoro e aree interne.

Sono contento che le Acli di Pistoia abbiano colto il mio suggerimento di valorizzare il lavoro di ricerca dell'Iref e che a presentare i contenuti del rapporto saranno presenti domani a Pontepetri alle ore 18: Gianfranco Zucca, direttore dell'Iref e Raffaella Dispenza, vice presidente nazionale vicario delle Acli, con delega al lavoro.

Il titolo che abbiamo scelto per l'evento, insieme a Raffaella è stato, infatti, questo: "tutelare il lavoro, rigenerare territori e comunità".

Per chi volesse approfondire i temi e i dati che l'Iref ogni anno affronta nel suo rapporto, con particolare attenzione al c.d. "lavoro povero", è disponibile la chiacchierata che io, Carmine Marmo e Stefano Gregnanin abbiamo svolto con Gianfranco Zucca, tre mesi fa, sul canale Youtube: "Il buon lavoro", questo è il link: https://www.youtube.com/watch?v=lACWXZyiC5k&t=288s

Chi volesse, invece, prepararsi all'incontro e leggere l'intero Rapporto Iref di quest'anno, intitolato: "Un'Italia stabilmente fragile", lo trova qui: https://static.acli.it/wp-content/uploads/2026/04/acli-ReportPRA2026-4.pdf

Ma, in sintesi, quali sono i dati politicamente più rilevanti del rapporto Iref-Acli, che viene realizzato ogni anno estrapolando migliaia e migliaia di dati enucleati dalle dichiarazioni dei redditi presentate presso gli sportelli Caf Acli?

Il rapporto evidenzia una situazione di stagnazione economica e sociale. 

Tra il 2020 e il 2025, ad esempio, il 51% dei lavoratori non ha recuperato l'inflazione, perdendo il 18% del potere d'acquisto. 

Manca, inoltre, la mobilità sociale: il 66,1% di chi nel 2020 era nella fascia più bassa di reddito, vi è rimasto nel 2025.

I dati chiave del Report IREF ci raccontano la perdita di potere d'acquisto dei salari italiani: nonostante l'aumento delle ore lavorate, oltre la metà dei lavoratori ha visto erodere il proprio salario reale.

Non solo: due terzi dei lavoratori a basso reddito risultano "intrappolati" nella stessa fascia economica dopo sei anni.

Una delle caratteristiche più importanti del rapporto è il c.d. fenomeno del "multi-lavoro": il 23% dei lavoratori ha più di un datore di lavoro, ma guadagna comunque meno di chi ha un impiego stabile con un solo datore.

Il rapporto Iref parla quindi di: "intreccio delle fragilità": a un lavoro che non garantisce sicurezza economica si sommano il peso insostenibile dei costi per l'abitare e le mancate opportunità di formazione per le famiglie.

Recentissimamente, a confermare in pieno i dati e le elaborazioni del Rapporto Iref è stato un Ente del tutto autonomo, l'Ufficio Parlamentare di Bilancio, che ha rilevato, per i redditi da lavoro dipendente, un declino di lungo periodo, chiaramente frutto di scelte sbagliate, sulle quali, però, a quanto pare, si insiste.

Il declino salariale è un dato conclamato. Lo hanno evidenziato da almeno dieci anni ricerche e istituzioni neutrali (non il Cnel), dalla Bce e dalla Banca d’Italia all’Ocse e all’Istat e all’Inps. 

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ci ricorda, nella sua ricerca, che, in Italia, le retribuzioni sono tornate indietro (meno 1,6 per cento in termini reali dal 1990), mentre in tutti i principali paesi esteri sono cresciute.

Quest’ultima approfondita ricerca (che si può scaricare a questo link: https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/07/Nota-1_2026.pdf) ha un significato politico più preciso, perché il suo compito era:analizzare il ruolo dell’Irpef nel determinare la dinamica delle retribuzioni nette e l’evoluzione della capacità redistributiva dell’imposta nell’ambito dei redditi da lavoro dipendente nel periodo 1990-2026, caratterizzato da una crescente polarizzazione delle retribuzioni lorde e da riforme che hanno alleviato il carico fiscale sulla parte medio-bassa della distribuzione“. 

In poche parole, come giustamente rilevato dal blog: "Il9marzo.it" bisognava capire se l’alleggerimento fiscale – strategia seguita ma molti governi di vario orientamento, e ora anche dell’attuale – sia servito a controbilanciare la perdita della retribuzione. 

La risposta è no; anche perché, come ha scritto Gianni Trovati sul Sole 24 Ore, “non è questo il mestiere delle imposte“.

Incredibilmente, il giornale della Confindustria ha le idee più chiare di molti sindacati: per aumentare i redditi dei lavoratori dipendenti l’alleggerimento fiscale non è una soluzione strutturale. 

Se ne deduce, quindi, che l’unica risposta vera può essere una politica salariale espansiva, secondo modalità realistiche, ma anche reali e non solo simboliche.

Quest'ultima ricerca, proprio perché incrocia l’analisi sulle retribuzioni con quella sul fisco, aggiunge un elemento ulteriore al quadro già noto, cioè il fatto che la diseguaglianza cresce anche fra i lavoratori e le lavoratrici dipendenti. 

Chi guadagna di più e ha un prelievo più alto (percentile 90) ha comunque registrato un aumento della retribuzione di poco superiore all’inflazione (più 3,3%; anche se molto indietro alla crescita del Pil); tutti gli altri hanno perso, mentre chi è crollato è il percentile più basso: meno 40,8 per cento in termini reali.

In pratica, il lavoro nel suo complesso ha capitolato sulla partita della distribuzione della ricchezza nazionale, ma anche quel poco ottenuto dal mondo del lavoro è stato redistribuito verso l’alto anziché verso il basso.

Ci sarebbe molto da riflettere per le confederazioni sindacali, governate, di fatto, dalle potenti Federazioni dei Pensionati, portate naturalmente a interessarsi più del fisco e del welfare che delle buste paga (e, sempre come nota il blog il9marzo.it, si rifiuta, spesso, contemporaneamente il salario minimo, che ai pensionati non interessa per definizione). 

All’estero le vere politiche contrattuali le fanno, invece, le federazioni sindacali di categoria, con un ruolo di eventuale correttivo, ma comunque subordinato per le azioni politiche confederali.

I sindacati dei pensionati in tutta Europa, laddove esistono, contano politicamente molto meno, e tutti/e, almeno sembrano, stare meglio. 

I più deboli sono, infatti, tutelati dal salario minimo, non con uno strumento inadeguato allo scopo come il fisco.

Siamo costretti a invidiare la Spagna, che, in questi giorni, ha più caldo di noi e i cui salari crescono poco (più 12,9% contro il 35% della media Ocse) ma che almeno  ha festeggiato la vittoria nella Coppa del mondo di calcio.

Noi italiani, invece, un po' come per la crescita dei salari, al campionato non abbiamo nemmeno partecipato, non ci qualifichiamo proprio e non da oggi.

Materiale per discutere domani a Pontepetri, mi pare, ce ne sia parecchio...

Partecipate!

Ricapitolando:

📆Venerdì 24 Luglio 2026
⏰ Ore 18
📍Museo del Ferro dell'Ecomuseo della Montagna Pistoiese

Al termine ci sarà la cena presso lo stand gastronomico della Pro Loco Pontepetri.

Francesco Lauria

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