Pubblico la mia sbobinatura, il più fedele possibile, dell'intervento di Alessandro Giovannelli (Partito Democratico) durante il primo consiglio comunale dell'era Capecchi, lo scorso 15 settembre.
Per chi volesse ascoltare l'intervento video integrale esso è disponibile sulle pagine istituzionali del Comune di Pistoia.
Dell'intervento di Alessandro Giovannelli mi ha colpito, e molto, la profondità: "rigenerazione" non è uno slogan, ma un impegno umano e, insieme, un progetto politico.
Molti altri sono i temi affrontati, a partire, con profondità rara, dalle questioni della collina e della montagna.
Va poi dato atto ad Alessandro anche del coraggio di aver pronunciato, diciamo dialetticamente, le parole "Fondazione Cassa di Risparmio Pistoia e Pescia".
Cosa, sinceramente, a Pistoia, non da tutti/e (centrosinistra o centrodestra, su questo non cambia granchè...)
Buona lettura,
Francesco Lauria
INTERVENTO A. GIOVANNELLI, CONSIGLIO COMUNALE DI PISTOIA 15/09/2026.
Il mio è un ritorno in consiglio comunale dopo nove anni di
assenza.
Parto dalle linee programmatiche di coalizione che hanno il fine di indicare
obiettivi e azioni amministrative.
Il programma di coalizione è un compromesso, senza accezioni
negative.
Le coalizioni esistono per tenere insieme culture, sensibilità
e priorità politiche differenti.
Il compromesso è, sempre, un punto di partenza, non può rappresentare un punto di arrivo.
Dobbiamo provare a cogliere il significato politico più
profondo del documento programmatico su cui siamo stati votati: “Dobbiamo restituire
a Pistoia la capacità di immaginare il proprio futuro”.
Negli ultimi anni si è spesso avuta l’impressione di una
città sì amministrata, ma non sempre guidata. Una città capace di gestire l’esistente,
ma meno pronta sull’interpretazione della direzione da seguire.
Importante è il richiamo, presente nelle linee di Governo,
alla pianificazione, alla conoscenza dei dati economici e sociali, alla
costruzione di una visione di sviluppo e di recupero di un ruolo più forte di
Pistoia in un contesto più ampio di area vasta e regionale.
La prima grande sfida sarà proprio questa: riportare la
politica ad esercitare una forte funzione di indirizzo. Non solo governare l’oggi,
ma costruire il domani.
Qui c’è un secondo elemento qualificante: la scelta della
rigenerazione come modello di sviluppo.
Rigenerare significa avere il coraggio necessario di investire su ciò che già esiste, recuperando spazi edifici, e funzioni, ma anche relazioni.
Significa considerare il territorio non come una risorsa
infinita da consumare, ma come un patrimonio da valorizzare.
Penso alle grandi aree strategiche della città: Il Ceppo, Ville Sbertoli, Monte Secco, spazi che attendono da troppo tempo una nuova funzione pubblica.
La loro rigenerazione non riguarda soltanto l’assetto urbanistico
della città, ma anche l’identità di Pistoia,e il suo futuro.
Penso anche alla collina e alla montagna dove vivo e dove ho
tante relazioni. Nel programma è giustamente presente l’attenzione alla
mobilità e ai collegamenti e ai servizi, a partire dalla Ferrovia Porrettana,
ma la sfida è ancora più grande.
Collina e montagna sono sì territori da tutelare, ma la vera
questione è capire quale ruolo questi territori potranno giocare per il futuro
di Pistoia.
Il Piano strutturale approvato negli anni scorsi mostra una
debolezza evidente, molto forte su questo aspetto. Ci sono alcune scelte macro,
ma si fatica a delineare, anzi non si delinea proprio, una prospettiva di
sviluppo per la collina e la montagna.
È una lacuna da colmare nel Piano operativo.
Soprattutto per collina e montagna pistoiesi dobbiamo porci alcune domande:
Quale modello economico?
Quale ruolo per il patrimonio forestale?
Quale rapporto tra residenza, servizi e turismo?
Quale valorizzazione delle produzioni agricole e delle
filiere locali?
Come stare dentro alla questione delle comunità energetiche?
Come attrarre nuove residenti anche in questi territori?
Quale funzione strategica, nell’ottica del policentrismo,
per borghi e territori montani?
Sono domande che restano largamente aperte, il Piano
operativo ci deve dare politicamente la possibilità di incidere per il futuro,
a partire dalla collina e dalla montagna: periferie sì, ma essenziali per la
città e il suo futuro.
Un altro tema molto rilevante e decisivo è quello della
cultura.
Cultura intesa non solo come insieme di eventi, musei, biblioteche o stagioni
teatrali. Dovremo parlare dei rapporti tra i vari soggetti attivi, importante sarà
riflettere sul ruolo del Comune nei confronti della Fondazione Caript, a partire
dal Polo Museale.
La cultura va intesa come infrastruttura civile della città,
non un settore tra gli altri, ma criterio su cui leggere e orientare tutte le
politiche pubbliche.
Gli spazi pubblici devono essere fruibili e inclusivi, non
sempre da monetizzare.
Investimenti nella partecipazione, conoscenza, formazione,
relazioni, sono tutti investimenti sulla cultura. Noi siamo stati Capitale
italiana della cultura nel 2017.
Dobbiamo immaginare la città come progetto collettivo: una
tensione ideale che deve diventare metodo di governo.
Un ultimo suggerimento, come possible bussola di questo mandato,
a partire dalle questioni urbanistiche.
Utilizzo una citazione di un’urbanista americana, Susan Fainstein,
teorica della “Città giusta”: “Democrazia,
diversità, equità” sono i tre principi principali di ogni giustizia urbana.
Credo che questo trittico potrà rappresentare un buon viatico di lavoro e di impegno per ciascuno di noi.


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