giovedì 2 luglio 2026

IL CAMBIO (EPOCALE?) DELLA CONSIGLIERA DI PARITA' A PISTOIA. TRA REGOLE, OPPORTUNITA' E BUON SENSO.

Mi si dirà che, in questo periodo, spesso sono particolarmente arrabbiato, soprattutto con una certa sinistra da salotto, pistoiese, fiorentina e, in alcuni casi, persino romana.

Non posso negarlo.

Da quando mi sono permesso, ad esempio, di rinnovare le mie critiche alla gestione, per me folle e controproducente oltre che pericolosa, in primis per gli ospiti, di Don Massimo Biancalani, sono stato ricoperto di insulti e minacce (anche fisiche).
Non essendo nato a Pistoia i custodi dell'ortodossia di certa pseudosinistra cittadina sull'immigrazione hanno infatti proposto: "vomitiamolo fuori dalla città" e altre, tantissime, cose amene che evito di riportare.

Io non pretendo, ovviamente, che tutti la pensino come me, ma ritengo anche che le leggi, a meno che non siano palesemente inique (ma devono esserlo davvero, non si può trattare la questione con furbizia/opportunismo) vadano rispettate.

Nella vicenda Vicofaro e Ramini, comunque, la prima vittima è stata il buonsenso, in particolare quando si sono riscontrati gravissimi ritardi nella cura della tubercolosi rispetto ad alcuni ospiti di Vicofaro che, in particolare in un caso, sono arrivati a un millimetro dalla morte.

Quando manca il senso di responsabilità, manca la cittadinanza condivisa e si ledono democrazia e dignità della persona.

Ieri ci siamo trovati di fronte ad un profluvio di articoli acritici e asettici che sancivano, dopo 14 anni, (quattordici) il cambio al vertice della consigliera di parità nella provincia di Pistoia.
Negli articoli venivano solo riportate le dichiarazioni della uscente Avv. Chiara Mazzeo e della consigliera entrante, Maria Anna Abbondanza.

Mi sono permesso quindi, pacatamente, qualche riflessione, ben sapendo che (ci mancherebbe in tutto questo tempo) attività meritorie si sono svolte, in particolare in collaborazione con le scuole (meno, a mio parere, ed è stato un errore di approccio generale, con il sistema delle parti sociali e delle imprese in particolare).

L'articolo 14 del Codice delle pari opportunità (Decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198) disciplina il mandato delle consigliere e dei consiglieri di parità. Il mandato ha una durata di 4 anni ed è rinnovabile per una sola volta (Art. 14).

E' importantissimo che una nomina che si basa, certo, su candidature e requisiti, ma che ovviamente è una pura nomina politica preveda, su temi delicatissimi, una rotazione.
Qui a Pistoia non è avvenuto, credo stabilendo un record, ma questo va verificato.

Sono state violate le leggi? No, una serie di eventi, direi quasi irripetibili e concatenati, ha portato a questo filotto di mandati monster (quasi quattro) dell'avvocato Chiara Mazzeo.

Il ruolo della consigliera di parità, peraltro a fronte di dieci anni ormai di pieno riassetto del sistema delle Province italiane, falcidiate dalla pessima riforma Renzi-Delrio, deve, però, essere assolutamente privo di connotazioni partitiche.
E' un ruolo politico, perchè la lotta a tutte le discriminazioni (ora non solo quelle di genere) è certamente fondamentale nella nostra società sempre più violenta e iniqua.

Ha poi fatto discutere, per luci e ombre, la recentissima riforma governativa, anche in ottemperanza ad alcuni rilievi europei, del sistema delle Consigliere di Parità (D.Lgs. 91/2026) che andrà a pieno regime l'anno prossimo.

Anche io ero perplesso, ma credo prevalgano le luci: bene che le consigliere o i consiglieri si occupino di tutte le discriminazioni (si pensi, ad esempio, alla disabilità o, appunto, alle migrazioni) e che ci sia un coordinamento nazionale più forte.

Troppo spesso, infatti, il ruolo di consigliera di parità è stato interpretato con eccessiva "creatività" a livello locale.

Ormai più di quindici anni fa, poco dopo la riforma del 2006, ho formato in tutta Italia, sui temi del lavoro, con il Cesos, proprio le consigliere di parità, su incarico, vinto con regolare bando, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Ne ho incontrate tante, anche se non sempre i seminari, a dir la verità, erano particolarmente partecipati, e ho tastato con mano quando eterogenea fosse la loro provenienza/esperienza (non di rado era, peraltro, non senza un certo "manuale Cencelli", di matrice sindacale, non giuridica come quella, invece, di Chiara Mazzeo).

Ci sarebbe poi da riflettere su quanto sia cambiato il ruolo della consigliera a Pistoia dopo l'improvvida cancellazione tra 2016 e 2017 del Centro Antidiscriminazioni della Provincia, struttura che era riconosciuta all'avanguardia a livello europeo e che, fin dal 2005, ho studiato a fondo.
A Prato, ad esempio, un centro simile ha resistito alla catastrofe populista renziana.

Posso anche qui sbagliarmi, ma non ho trovato, tra le tante dichiarazioni dell'epoca, prese di posizione dell'Avv. Mazzeo. Non dimentichiamo che addirittura si organizzò, con amara ironia, una sorta di funerale pubblico al Centro Antidiscrminazioni (scritto così, al plurale), con tanto di simil-fiaccolata alla Biblioteca San Giorgio,

Infine: ritengo che la candidatura nella Lista Capecchi Sindaco da consigliera di parità in carica di Mazzeo (pur in proroga e con all'orizzonte il passaggio di consegne) sia stata discutibile.
Non ho scritto illegittima, ma discutibile.

E' vero che la consigliera (di parità) non è stata sorprendentemente eletta in consiglio comunale (già si parlava, nei corridoi della sinistra pistoiese, di possibili incarichi di Giunta), ma ciò non toglie nulla sul piano dell'opportunità.

Quindi, per fare chiarezza: nessuna norma violata, nemmeno con il filotto dei quattordici anni, solo l'auspicio che, per il futuro, rotazione, indipendenza, e coordinamento con i livelli regionali e nazionali, siano, non di poco, rafforzati.

Alla fine non è che si può fare sempre tutto come si vuole, come piacerebbe, da quello che ho visto, torniamo a bomba, a Don Massimo Biancalani.

Siamo, infatti, a Pistoia-Toscana-Italia, non nel Far West.

E ai diritti, per fortuna, si affiancano i doveri. Oltre che l'opportunità e il buon senso.
Come insegnava Don Lorenzo Milani nella scuola di Barbiana.
Francesco Lauria

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