Simone Vivoli è, dal 1989, un lavoratore ex Sip, poi Telecom, adesso Tim.
Da trent'anni svolge attività sindacale è stato eletto più volte Rsu ed Rls (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.
Recentemente, non una, ma due volte (si lo so, è agghiacciante, ma non sorprendente) da Tim.
Simone Vivoli, che opera e vive a Firenze, è, oltre che lavoratore e rappresentante dei lavoratori, anche un sindacalista.
E', infatti, componente della segreteria nazionale della Flmu-Cub, la gloriosa sigla sindacale nata, tra il 1991 e il 1992, dalla storica e importantissima esperienza della Fim Cisl di Milano, guidata a suo tempo, da Piergiorgio Tiboni, sulle orme di Pierre Carniti (soprattutto del primo Pierre Carniti).
Le contestazioni disciplinari e poi i due licenziamenti, chiaramente ritorsivi, discriminatori, illegittimi sono dovuti al fatto che Simone Vivoli ha svolto, con generosità e gratuità, attività sindacale in un contesto, aziendale e settoriale, a livello nazionale, in cui le tutele si riducono sempre di più.
Il salto tecnologico digitale, ormai, fortemente legato all'intelligenza artificiale e all'uso massivo dell'algoritmo, viene riversato sulle persone che lavorano comprimendone dignità e diritti.
La sua colpa?
Aver usato la mail aziendale per dare alcuni informazioni sindacali e lavorative (non contro l'azienda!) a lavoratori non più direttamente Tim, ma provenienti dall'ex azienda di stato e, in seguito, a seguito del percorso che ho ricostruito in calce a questo articolo, esternalizzati ad un Fondo Straniero.
Una fine esemplificativa per un ex azienda di Stato privatizzata, peraltro nota per azioni invasive di controllo potenzialmente lesive della privacy.
Simone Vivoli, nell'intervista rilasciata al canale Youtube Rosso Fastidio, ci parla anche dei cicli contrattuali che, come lavoratore delle telecomunicazioni, ha accompagnato, pur nella riduzione delle tutele e nell'aumento, direi inevitabile e pienamente legittimo, della vertenzialità individuale aziendale.
Il doppio licenziamento del sindacalista di livello nazionale (lavoratore Sip, Telecom, Tim da quasi quarant'anni) è stato, ovviamente, già impugnato e ci sono già state azioni di sciopero, petizioni e presidi cui anche io ho volentieri e con piena convinzione e solidarietà partecipato.
La storia di Simone si intreccia con quella altrettanto cruenta e inquietante del licenziamento della coordinatrice delle Rsu all'ospedale San Raffaele di Milano di Margherita Napoletano e di Delio Fantasia, sindacalista Flmu Cub alla Stellantis di Cassino.
La vicenda, gravissima, anche perchè legata alla tema della sanità e della salute (anche qui privatizzata...) di Margherita Napoletano è riassunta in maniera sintetica nella breve intervista che ho svolto con lei all'ospedale San Raffaele, durante il presidio permanente in suo supporto:
Qui la sua gucciniana "rivolta tra le dita".
https://www.youtube.com/shorts/g8oYUyKA9vw
In forme diverse, la vicenda di Simone Vivoli, ricorda anche con la mia, anche per l'azione in due tempi dell'azienda (evidentemente non pienamente convinta delle sue prime, gravi, attività, a mio parere, palesemente ritorsive).
Chi si fosse "perso" la mia storia la trova riassunta, con inconsueta sintesi, in questa mia intervista a Francesco Zambelli a Radio Onda d'Urto, intitolata: "Licenziamento per Ingiusta Causa": https://www.youtube.com/watch?v=2FbPtHxAPsw&t=330s
Tornando a Simone Vivoli, la sua è una storia personale e collettiva che si intreccia con le trasformazioni societarie nel mondo della telefonia e di internet, fino alla recentissima operazione di Poste Italiane su una Tim scorporata che ho ricostruito in calce all'articolo.
La repressione democratica, come in tutto il mondo, si riversa anche sulla democrazia nei luoghi di lavoro, sull'agibilità della rappresentanza e dell'azione sindacale, sia essa legata alla vertenzialità individuale che alla contrattazione collettiva.
E' un tema che riguarda tutti e tutte, a partire dai più fragili.
Ho ovviamente nella mente e nel cuore, per fare un esempio particolarmente me caro, i lavoratori della logistica della filiera tessile dello scarto nella piana pratese e sestese.
Ho ancora dentro, pur nella soluzione positiva della vertenza avvenuta grazie all'azione eccezionale, caparbia, eroica dei lavoratori e del Sudd Cobas, l'eco della pelle dei manifestanti strappata, violata, trascinata via, sull'asfalto bollente mentre veniva assaltato dai padroncini il presidio sindacale a Seano.
Avveniva non in Colombia, non in Israele, non in Pakistan, ma sotto i nostri occhi, tra Campi Bisenzio e Prato, quest'estate.
Per tutto questo è stata convocata una importante manifestazione prevista per sabato 19 settembre dalle ore 10 a Milano, con partenza da Via Palestro.
Non possiamo mancare se vogliamo difendere la democrazia nel lavoro e in generale in questo Paese.
E più in generale in tutto il mondo nella repressione e nella militarizzazione permamente.
Per le adesioni alla manifestazione è possibile scrivere a: osr.cub@gmail.com
Intanto massima solidarietà, condividendone la condizione umana, professionale, sindacale a Simone, Margherita, Delio... e, certamente, anche ad altri che condividono la nostra difficile, dolorosa condizione.
Qui il link all'intervista integrale di Simone Vivoli:
https://www.youtube.com/watch?v=ry9_6G8suQ8
Per rialzarsi bisogna prima cadere!
Francesco Lauria
Breve storia (non gloriosa) di Telecom Italia e Tim.
🔎 La Privatizzazione (1997)
Nel mese di ottobre del 1997, sotto il primo
governo guidato da Romano Prodi,
l'allora Ministero del Tesoro realizzò quella che fu definita "la madre
di tutte le privatizzazioni" in Italia.
·
La fusione preventiva (1994): Prima della vendita sul mercato, lo Stato unificò
sotto l'unica sigla "Telecom Italia" le preesistenti cinque società
pubbliche di telecomunicazioni: SIP, Iritel, Italcable, Telespazio e SIRM.
·
·
L'incasso da record: L'operazione portò nelle casse dello Stato circa 26.000 miliardi di
lire, liberando quasi interamente la quota pubblica per rispettare i
parametri di bilancio europei legati all'ingresso dell'Euro.
·
·
L'instabilità del controllo: A differenza di altre aziende privatizzate (come Eni
o Enel), lo Stato italiano scelse di non mantenere una quota di controllo
strategico a lungo termine. Questo espose la società a continui e radicali
cambi di proprietà:
·
1999: L'Invasione
della cosiddetta "razza padana" guidata da Roberto Colaninno con l'OPA
di Olivetti (con un carico significativo di debiti riversati sull’azienda).
2001: Il
passaggio della mano al gruppo Pirelli di Marco Tronchetti Provera.
Anni successivi: L'ingresso di grandi soci stranieri come la spagnola Telefonica e la francese Vivendi.
🤝 Gli Accordi Sindacali Storici e
Recenti
La gestione del personale in Telecom Italia è sempre
stata un termometro delle relazioni industriali in Italia, passando da fasi di
forte tensione a intese innovative per ammortizzare i mutamenti tecnologici e
le ristrutturazioni aziendali.
·
Dalla tutela pensionistica ai primi esuberi: Già all'inizio degli anni '90 i
sindacati lottarono per preservare i diritti pensionistici dei dipendenti
statali nel passaggio al contratto privato. Con l'avvento della privatizzazione
e della concorrenza, le sigle sindacali dovettero gestire pesanti piani di
riorganizzazione e ammortizzatori sociali.
·
·
I Contratti di Solidarietà: Per tutelare i posti di lavoro di fronte alle forti
ristrutturazioni e alla cessione degli asset di rete, l'azienda e i sindacati (Slc
Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil) hanno fatto ricorso massiccio ai contratti di
solidarietà. Ad esempio, l'accordo quadro valido fino a fine 2026
prevede riduzioni dell'orario di lavoro compensate dall'integrazione salariale
del Fondo Bilaterale di Settore, salvaguardando il perimetro occupazionale.
·
·
L'innovazione sul Lavoro Agile: TIM è stata tra le prime grandi aziende italiane a
regolamentare lo smart working su larga scala. Gli accordi sindacali più
recenti definiscono i parametri del lavoro agile strutturato e tutelano la
qualità della vita lavorativa anche per settori complessi come il Customer
Care.
·
· Piani di uscita volontaria ed esodi: Nel 2026, le intese sindacali si sono concentrate sulla gestione degli esuberi derivanti dalla separazione della rete (NetCo/FiberCop), introducendo scivoli pensionistici e percorsi di accompagnamento volontari fino a 60 mesi grazie al supporto dell'INPS.
·
Integrare, poi, la storia di TIM (Telecom Italia Mobile) all'interno di quella della capogruppo
Telecom Italia significa ripercorrere un continuo processo di scissioni,
fusioni e cambi di marchio. La traiettoria di TIM riflette l'evoluzione
tecnologica italiana, passando da pioniera della telefonia mobile a brand unico
del gruppo.
La nascita di TIM e il boom commerciale (1995-1996)
Subito dopo la nascita di Telecom Italia (1994), il
management comprese che la telefonia mobile necessitava di una gestione
dedicata e flessibile per competere sul neonato mercato regolamentato.
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La scissione (1995): Il 28 giugno 1995 nacque ufficialmente TIM (Telecom Italia
Mobile S.p.A.) tramite una scissione parziale delle attività radiomobili da
Telecom Italia.
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La rivoluzione della TIM Card (1996): Nell'ottobre del 1996, TIM introdusse la prima carta
telefonica prepagata e ricaricabile al mondo per la rete GSM. Fu
un'innovazione commerciale di portata globale che trasformò il telefono
cellulare da strumento d'élite a bene di consumo di massa, accelerando una
crescita industriale senza precedenti.
La prima grande fusione societaria (2005)
Fino ai primi anni duemila, Telecom Italia (rete
fissa) e TIM (rete mobile) erano due società distinte e quotate separatamente
in Borsa, pur facendo parte dello stesso gruppo. La situazione cambiò
drasticamente dopo l'arrivo della gestione Pirelli (Marco Tronchetti Provera).
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L'OPA del 2005: Nel
tentativo di accorciare la catena societaria e, soprattutto, di attingere
direttamente alla straordinaria cassa e liquidità generate dalla telefonia
mobile, Telecom Italia lanciò un'Offerta Pubblica di Acquisto (OPA) per
riassorbire il 44% di TIM quotato sul mercato.
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L'esplosione del debito: L'operazione costò decine di miliardi di euro.
Finanziata massicciamente a debito tramite pool bancari, portò l'esposizione
finanziaria complessiva di Telecom Italia a sfiorare i 47 miliardi di euro,
condizionando pesantemente la capacità d'investimento del gruppo negli anni a
venire. TIM perse l'autonomia societaria ma mantenne il proprio marchio
commerciale per la telefonia mobile.
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Il Rebranding: Telecom diventa TIM (2015-2016)
·
Per vent'anni, i consumatori hanno associato il
marchio Telecom Italia al telefono fisso di casa (la storica scia rossa)
e TIM al telefonino. Nel biennio 2015-2016 l'azienda decise di
semplificare radicalmente la propria identità.
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Il marchio unico (2015): Sotto la guida dell'Amministratore Delegato Marco
Patuano, il gruppo decise di far convergere tutti i servizi (fisso, mobile e
internet) sotto il solo marchio TIM, mandando progressivamente in
pensione il nome Telecom Italia per le offerte commerciali.
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Il cambio di denominazione (2019): A livello societario e istituzionale, la
trasformazione si completò definitivamente nel 2019, quando la holding mutò
ufficialmente il proprio nome in Gruppo TIM.
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Lo scorporo della Rete: La fine dell'operatore integrato (2024-2026)
L'ultimo e più drastico capitolo di questa storia
integrata è lo smantellamento del modello societario verticale nato negli anni
'90.
La vendita
della rete fissa (2024): Il 1° luglio 2024 è stata finalizzata la cessione della rete
infrastrutturale fissa (NetCo) al fondo americano KKR, confluita in FiberCop.
· L'attuale assetto: Con questa storica separazione, il Gruppo TIM ha cessato di essere il monopolista proprietario della rete in rame e fibra. Oggi opera sul mercato prevalentemente come Service Company (ServCo), concentrandosi sulla fornitura di servizi di connettività e digitali ai clienti finali (Consumer ed Enterprise) e mantenendo sotto il proprio controllo la rete mobile e i Data Center.
L’OPAS di Poste Italiane su TIM
Nel settembre 2026 si è poi conclusa con successo la
storica Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) lanciata da Poste
Italiane su TIM.
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Il controllo del gruppo: Al termine della prima finestra di adesione (11
settembre 2026), Poste Italiane ha superato gli obiettivi iniziali conquistando
il 66,6% del capitale di TIM.
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Il rilancio decisivo: Per superare le iniziali prudenze dei grandi fondi d'investimento, il
consiglio di amministrazione guidato da Matteo Del Fante ha eliminato la
clausola di soglia minima e ha alzato la componente in denaro a 1,97 euro
per azione (oltre al concambio azionario).
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La nascita di un colosso nazionale: L'integrazione darà vita a un gigante industriale da
circa 27 miliardi di euro di ricavi e 150.000 dipendenti. L'obiettivo
strategico dichiarato dai vertici Poste Italiane è blindare la sovranità
digitale del Paese e guidare lo sviluppo delle infrastrutture legate
all'Intelligenza Artificiale.
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· Prossimi passi: Dal 21 al 25 settembre 2026 si aprirà una finestra di riapertura dei termini per le adesioni residue, dopodiché inizieranno le attività operative per fondere le due strutture.




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