"(...) Ora comincia un tempo impegnativo, giorno per giorno.
Cominceranno le corse, gli autobus, le mamme che vi portano...
E' l'occasione di un allenamento per la vostra vita e per la vostra storia.
Vale la pena allenarsi bene.
Perchè la vita non ci fa sconti.
Ci chiede occasioni di crescita.
Chi chiede una radicalità.
Ci chiede di rinunciare a noi stessi per andare incontro all'altro/a.
Inoltre la scuola è il tempo dell'amicizia, della fraternità...
(...) Si vince, infatti, in questa gara che è la Vita, solo l'uno insieme all'altro.
Mai da soli.
Poi ci sarà anche la vostra specifica storia, la vostra professionalità in divenire, quello per cui vi state preparando.
Custodite la bellezza di approfondire.
Non siate ragazze e ragazzi di superficie.
Non accontentatevi di quanto è scontato, scaricato in fretta da internet, andate in profondità, cogliete il valore delle cose, lo starci nelle cose, nella cultura.
C'è un detto scout che dice:
"Le cose più belle della vita non passano dalla testa, ma dai piedi"
Camminate, ragazzi e ragazze, nella cultura e nella sua fraternità.
Buona scuola!"
Il Vescovo Augusto, persino sui social, persino con una forse discutibile musica di sottofondo, ha il pregio, raro, di essere opportuno, nell'ascolto, quanto nella parola, nella postura del pensiero, quanto nella relazione, aperta, con l'altro/a.
Non parla di sè, del proprio primo giorno di scuola o di seminario, o, che ne so, del proprio orsacchiotto, si mette subito nei panni dei ragazzi e delle ragazze, dei protagonisti della storia e della scuola.
Certo quanto sono importanti anche gli insegnanti, il personale scolastico, i genitori, i fratelli e le sorelle. I nonni,
Ma il messaggio è proprio per te, ragazzo, ragazza che hai finito il "tempo lungo, importante, bello delle vacanze" e ora inizi un cammino diverso: non da solo, non da sola.
Come ci ha detto Augusto ieri il tempo della vita, ma anche quello della scuola non sempre è facile.
Quindici anni fa esatti, decisi di inaugurare la prima edizione del mio libro sulle 150 ore per il diritto allo studio (la scuola da... adulti, lavoratori, lavoratrici e non solo...) con una poesia, non la più famosa, di Danilo Dolci, intitolata: "Il dio delle zecche".
Recita così:
"Quando le raffiche della burrasca
crescono
deve inventare l'angolo, ogni tratto,
a cui la furia sommergente infonda
forza avanzante -
col timone arrischiare di sapere
come tagliare il mare".
La scuola, mi piace usare questa immagine del grande pedagogo triestin-siciliano, protagonista di Pace del nostro Novecento, forse troppo inavvertito, è come un timone collettivo.
Quel timone che, per usare, un po' traslate, le parole di Don Lorenzo Milani è l'occasione, collettiva, ma solitaria, faccio eco di Monsignor Mascagna, di spostare anche di un centimetro verso il bene comune, con l'intelligenza condivisa, il destino del mondo.
Non un destino astratto, ma quello di ciascuno e ciascuna di noi.
Ascoltavo commosso i compagni e gli insegnanti di Lorenzo Andreotti, il giovane pistoiese portato via da una fulminea, inesorabile, terribile, inaspettata malattia, un anno fa, proprio mentre stava per iniziare il proprio ultimo anno di scuole superiori al Liceo Forteguerri.
L'occasione era l'intitolazione a lui della sala Polivalente di Naturart e mi venivano in mente, ancora, le parole di Don Lorenzo, questa volta sugli educatori, sugli insegnanti:
"Non colui/colei che trasmette nozioni, ma che "intercetta" il futuro dei ragazzi e delle ragazze e accende in loro il desiderio di sapere".
Grande era il desiderio di sapere di Lorenzo Andreotti, lo scrivo senza alcuna retorica, ma nella certezza della verità, così come infinito, mai sazio era il suo desiderio di condividere con gli altri questo sapere, frammento essenziale, invisibile agli occhi, di un mosaico collettivo e gratuito del Bene.
La rivoluzione educativa di don Milani, ma anche di Danilo Dolci e delle 150 ore per il diritto allo studio, scompagina schemi e ruoli prefissati, gerarchici.
Nulla di ideologico, per carità, molto di umano, vivo, vissuto.
Silenzio che diventa voce, esilio che si fa casa, bene fragile e comune, da costruire insieme.
Pensando alle paure da affrontare e alla necessità di radicalità del nostro tempo che ci ha proposto il nostro Vescovo Augusto, vengono alla mente l'inizio e la fine di un testo di una poetessa romagnola, Mariangela Gualtieri:
"Forse si muore oggi - senza morire.
Si spegne il fuoco al centro. (...)
A chi chiedere aiuto? (...)
Si faccia avanti chi sa fare il pane.
Si faccia avanti chi sa crescere il grano.
Cominciamo da qui".
Si, cominciamo da qui: "accorgiamoci di essere vivi/e".
Buon primo giorno di scuola ragazze e ragazzi, "magnifica umanità".
anzi Buona Scuola in generale, perchè non è l'istante, ma il percorso, il cammino ad essere importante.
Ci troveremo, ancora, insieme, "col timone,
ad arrischiare di sapere come tagliare il mare"...
Camminando, si apre il cammino!
Francesco Lauria
P.S. Nell'immagine il "Santo Scolaro", presente nella Chiesa di Barbiana e debitore alla storia del Piccolo Principe, realizzato dai ragazzi e dalle ragazze di quel minuscolo punto di infinito che avevano appreso l'"arte povera" del mosaico da alcune suore tedesche...

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