Dopo essere stato alla Messa domenicale delle otto del mattino alla Chiesa di San Paolo, nel centro di Pistoia, sarei dovuto tornare a casa per proseguire nella stesura lavorativa di un progetto europeo di imminentissima scadenza.
Le politiche di impatto generazionale e la relativa strategia dell'Unione Europea mi aspettavano, pronte, sulla mia scrivania.
E, invece, no.
Il demone del consumo mi ha inesorabilmente preso e ho deciso, senza nemmeno risalire in casa, di dirigermi sicuro verso Sesto Fiorentino, destinazione Ikea.
L'obiettivo di acquisto: un modesto scaffale, peraltro con una scelta improbabile e discutibile di colore: lilla chiaro.
D'altronde devo ancora finire di svuotare la cantina del mio appartamento, piena di scatoloni di libri provenienti dal mio ufficio dismesso di Fiesole, presso il Centro Studi Nazionale della Cisl, dove ero dotato di enormi e assolutamente piene librerie provenienti dalla, altrettanto dismessa, biblioteca del Centro.
Lo scaffale non sarebbe stato certo decisivo, ma mi avrebbe permesso, almeno, di disfare una scatola, forse una e mezzo delle quaranta rimanenti.
Preso da questo ambizioso e risolutivo progetto, ho imboccato sicuro l'autostrada, orgoglioso anche di aver risparmiato sette secondi al casello con il mio nuovo Telepass, "robe" da Partita Iva.
Mi trovavo sulla mia Dacia Sandero Gpl Blu, km circa 160.000, acquistata usata un paio di anni fa a 94.000, sopravvissuta a mille complicazioni, problemi, imprevisti.
Un po' in garanzia.
E un po' no.
Già vedevo all'orizzonte le scritte gialle in campo blu della multinazionale svedese e la fila della domenica mattina di fedeli soldati del consumo.
Come il sottoscritto.
Nelle settimane precedenti avevo contato sul cruscotto della Dacia ventuno diverse spie accese (manco a Las Vegas...) e due volte in cui la macchina da sola aveva cambiato da Gpl a benzina (rischiando di farmi rimanere a piedi per mancanza di carburante).
Avevo anche fissato il controllo con l'officina, ma il pienone post ferie mi aveva spinto in là: 23 settembre...
Confidavo che il problema fosse solo di un pervasivo contatto elettrico, d'altronde come fa una macchina, pur popolare, pur usatissima, pur a Gpl (che, comunque, di questi tempi fa risparmiare parecchio...) ad aver problemi rispettivamente per:
- ripartenza in salita;
- rischio blocco motore;
- funzionamento iniezione;
- radar anteriore non attivo;
- Esc (qualcuno/a sa cosa sia?);
- raffreddamento non operativo;
- anomalia elettronica (così in generale...);
- preriscaldamento delle candelette... etc.
Fosse apparsa, ad esempio, anche una spia gialla, che ne so: "pare che i ribelli Houti abbiano preso il controllo del tuo vano motore e vogliano un riscatto", non ci avrei fatto particolarmente caso...
Una più, una meno...
Tra le varie cose non funzionanti della mia Dacia, oltre a una portiera che non si apre da dentro (mica ci vogliamo fermare agli aspetti elettrici eh...) c'è anche la porta Usb per caricare il cellulare.
Che sulla Dacia Sandero, macchina del popolo, un po' come le vecchie Trabant della Ddr, è una sola, invece della gemella ricca, la Renault Clio che ne ha, invece, due...
Non è un particolare secondario, lo vedrete tra poco.
Già dall'uscita di Messa, dove, a causa della Prima Lettura, della lettera di San Paolo, del Vangelo, mi aveva preso un'ansia da perdonatore seriale, mi ero messo a dialogare su Facebook con una cara persona che, pur con garbo e gentilezza, è un dispensatore compulsivo e pressochè automatico di complimenti, elogi, encomi a Giovanni Capecchi e a tutta la sua giunta extralarghissima...
Salvatore è una cara persona, ma io credo sinceramente che consideri, quasi in forma messianica, Giovanni Capecchi come un intreccio perfetto tra Maria Montessori, Martin Luther King e... Monica Bellucci!
Già mi immagino un fiorente business del futuro, le statuette di Capecchi in stile Padre Pio pistoiese, da piazzare durante il tour in oltre trenta date nei vari quartieri e frazioni del Comune di Pistoia.
Come diceva l'antico adagio, anche di bertinelliana memoria: "Dall'Orsigna a Bottegone, dal Manzanarre al Reno..."
No, forse sto facendo un po' di confusione.
Ma ve lo immaginate quanto si svilupperebbe, fiorente, il collezionismo?
Chi brandirebbe una statuina di Giovanni Capecchi a Villa di Baggio, chi a Bonelle, chi, rarissima, a Villa di Sopra... Chi in versione Condor...
E gli scambi...? Ti do due Capecchi a Bottegone con Giusti, io te ne do tre in Vaticano con il cardinale Mattia Nesti...!
Io uno, in versione speciale estiva, con Olimpia Banci all'isola d'Elba...
E così via...
L'impegno di Salvatore, di gran lunga superiore all'Istituto Luce, alla Pravda o, che ne so, non vorrei però esagerare, alla più recente linea editoriale di Report Pistoia (o Q, come si chiama ora) mi aveva un po' indiposto(forse esageratamente, lo ammetto) e avevo già velocemente abbandonato i propositi perdonanti nei confronti del sindaco e dei suoi collaboratori/collaboratrici...
Per rispondere colpo su colpo, come al solito.
Avevo addirittura fermato la mia simpatica Dacia blu in un'area di sosta per non contravvenire al codice della strada e stavo per postare il mio 5443esimo commento critico/ostile alla Giunta considerando solo quelli di questa domenica mattina.
Ero riuscito a trovare un 344esimo sinonimo di "male assoluto" per il componente di gabinetto (il suo ruolo si chiama così, che ci volete fare...) Alessio Dolfi ed ero risalito anche ad alcuni avi di Giovanni Capecchi nella preistoria che, pare, avessero cacciato un mammut senza regolare licenza (ma la cosa è da dimostrare, i documenti che lo attestano, dopo così tanto tempo, sono un po' rovinati...)
All'improvviso il messaggio terribile: "questo telefono si spegnerà tra dieci secondi".
Nove.
Otto.
Sei.
Tre.
Riesco, in zona cesarini, a postare il controverso certificato di morte del mammut e mi trovo nudo, senza telefono cellulare. Settembre 2026.
Passata l'uscita di Sesto, ormai diretto verso l'Ikea comincio a sentire un po' di puzza, manco mi trovassi, che ne so, a Capannori.
Tra me e me penso: "ho fatto proprio bene a prendere posizione contro il raddoppio dell'inceneritore, tecnologia obsoleta e la Piana, come dicono i miei amici di Montale, ha già dato!"
Continuo a pensare (penso troppo, lo so...): "questo odore sembra proprio l'odore di bruciato di un motore..."
Proprio come se ci fossero problemi di iniezione, un po' come le mie spie (non quelle della Ddr, non siamo al Centro Studi...)
Smetto di pensare.
La macchina si ferma nel punto più inadatto del mondo, appena prima della rotonda che porta all'Ikea, in piena corsia di mardia, in uno dei punti più trafficati del mondo, paragonabile, che ne so, alla tangenziale di Singapore o alla superstrada più centrale di New York...
Niente anche l'acceleratore non da più segni di vita, si incanta.
Cominciano a suonarmi.
Metto le quattro frecce.
Scendo.
Devo essere così impacciato che, dall'altro senso di marcia, due signori fiorentini si fermano e, pietosi, mi danno una mano.
Metto il triangolo (che, nello sfilarlo dalla custodia mi cade, pure, su un piede...)
Ho il cellulare scarico, molto comodo per uno, come me, fermo e fumante, in pieno traffico.
Per farla breve. riesco, aiutato da diverse persone, in una commovente catena umana di cellulari in prestito, a contattare il carro attrezzi dell'assicurazione che, devo ammettere, arriva anche prima del previsto (è anche vero che la mia macchina ferma si vedeva, credo, fin dall'Abetone... non avevo fatto, forzatamente, mio malgrado, un parcheggio timido).
Liberatomi della maledetta Sandero, appropriatomi dei miei soliti millecinquecento libri al seguito, non mi rimaneva che caricare il cellulare per definire meglio le regole di ingaggio con l'assicurazione.
E qui entrano in gioco, di nuovo, la globalizzazione, il capitalismo, etc.
Scopro l'esistenza della catena Tecnomat. D'altronde la Dacia lì di fianco si era fermata.
Uno di quei posti adatti alle persone opposte al sottoscritto che, quando riesce semplicemente a sostituire una lampadina, si sente la reincarnazione di Leonardo Da Vinci.
Il negozio all'ingrosso per uomini veri, roba da patriarcato Mediterraneo alla Vannacci, è un formicaio.
In una specie di gabbia trasparente ci sono le tute arancioni del servizio clienti.
Quel plurale un po', mi atterrisce, ma attendo con pazienza e speranza (d'altronde non avevo particolari alternative..)
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