Ci sono articoli e riflessioni che non vorresti mai "dover" scrivere.
Mai.
Quello che state leggendo, soprattutto nella seconda parte che verrà, è uno di questi.
Vi chiedo pertanto di fare uno sforzo a cui non siamo più (vale anche per me) abituati.
Fate un respiro lungo, allontanate il cellulare, a meno che non lo stiate usando per leggere queste mie parole.
Provate a immaginare, a modo vostro, ma con l'intento di avvicinarvi il più possibile al reale, con il sudore della concretezza, quello che state leggendo.
Pensate ai volti, ai sorrisi che non ci sono più, ma che sono stati, alle scelte, al dolore, al dubbio e alla ricerca della verità in un mare oscuro di menzogna.
Non accontentatevi, non accontentiamoci mai del si dice, del pregiudizio, di quanto ci è più comodo e funzionale, di quanto ci appaga e magari ci "paga".
Provate, per favore, nel leggere questo racconto sincero a immergervi nella "rivoluzione del silenzio", abbassate i rumori di fondo, cercate di entrarci in questa storia vera, certo raccontata da un modesto co-protagonista, con il suo personale sguardo.
Una storia concreta, fatta di speranza e di merda, di impegno e di violenza, di desiderio, aspirazione, ricerca di Pace e di ipocrisia, vigliaccheria, conformismo, odore, puzzolente, e anche un po' mafioso, di clan.
Anche perchè si tratta di una vicenda che, sappiatelo, ovuque stiate leggendo questo mio scritto, vi riguarda.
Ci riguarda. Tutte e tutti.
Riguarda i meccanismi della democrazia e della partecipazione, ma anche il desiderio di giustizia, si collega all'etica nella cosa pubblica, che non sempre coincide perfettamente con la legge, ma è qualcosa di più grande, di più ambizioso, certo, mai perfetto.
Moralità, non significa, infatti, facile, comodo moralismo.
Quando ho aperto gli occhi su alcuni aspetti e su alcuni poteri della città che mi ospita, Pistoia, la città del maestro venerabile Licio Gelli, dove, certo passando anche per Arezzo, è nata e si è sviluppata la loggia massonica eversiva P2, l'ho fatto per mio interesse personale e antico, ma anche perchè ne sono stato colpito, quasi casualmente.
Colpito come da un pugno sferrato con le borchie tra le dita, niente di teorico o di estatico, ci tengo a chiarirlo.
In una città, Pistoia, che si è autoproclamata, autocelebrata ieri "città della Pace", purtroppo non ho potuto partecipare direttamente, in un tempo terribile di guerra e riarmo, che, però, non può limitarsi ai gesti simbolici e pubblicitari.
Certi valori, certe "idee forza", certe lotte nonviolente, che sono fondamentali gesti e stili di Vita e di Governo, si vivono in prima persona, non si (auto)proclamano.
E, proprio come sembra affermare il sindaco Giovanni Capecchi, non si può parlare di Pace con la guerra nel cuore, annientando il dialogo, frantumando, distruggendo, smembrando le persone.
Spezziamoli davvero i fucili, viviamola davvero, nel tempo e nella cultura, non per finta o per postura, la fiaccola della Pace, Pace.
Non credo, sia chiaro, che Pistoia sia una città molto più massonica, omertosa, corrotta, che ne so, di Siena, ma, certamente essa, proclami di Pace o meno, ha dentro di sè alcuni germi di violenza e complicità pervasiva che è difficile anche spiegare, riuscire raccontare senza essere travolti.
E' più facile, purtroppo, approfondire, testimoniare senza essere creduti, come è successo anche a Tina Anselmi.
Anselmi fu guida, lei democristiana, della commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia P2 su incarico e intuizione soprattutto del socialista Sandro Pertini e della comunista Nilde Iotti.
Scriveva nei suoi diari "segreti", Tina Anselmi, partigiana, (non scrivo "staffetta", è riduttivo...), nominata (finalmente...) per prima, Ministra donna della Repubblica esattamente cinquanta anni fa, nel 1976:
"La P2 è stata una grande abbuffata di potere, nutrita della cultura consolidata in luoghi storicamente, superbamente maschili: massoneria, chiesa, esercito, mafia e polizia."
Che la P2 fosse una bruttissima storia prettamente maschile, che una grande madre della Repubblica aveva contribuito a scoperchiare lo dimostra, indirettamente, anche la lettura della lista dei Ministri del Governo Forlani, in carica nel marzo 1981, quando furono trovati gli elenchi della loggia P2 a Castiglion Fibocchi.
Da questi elenchi, come è ampiamente noto in città, risulta, tra i tanti, anche Ilvo Capecchi, potente politico, accademico e banchiere pistoiese, peraltro presidente, per oltre dieci anni, della nota, allora localmente potentissima, anche se oggi ormai estinta, banca cittadina.
Nel marzo del 1981, quando, con una modalità certo, con il senno di poi un po' sospetta vennero trovati i famosi (e vistosamente parziali...) elenchi, il Governo della Repubblica era un quadripartito Dc, Psi, Psdi, Pri (mancavano i liberali...).
I Ministri contando anche il marchigiano Arnaldo Forlani che, poco più di dieci anni dopo, da segretario della Democrazia Cristiana, verrà annichilito, durante il processo Cusani, in diretta Tv da Antonio Di Pietro, allora paladino di Mani Pulite, vedeva, al suo interno, ventuno ministri.
Ventuno uomini.
Zero donne.
Zero.
Scriveva, ancora, Tina Anselmi: "Basta una sola persona che ci governa sia ricattata o ricattabile perché la democrazia sia a rischio…"
E poi: "Le P2 non nascono a caso, ma occupano spazi lasciati vuoti, per insensibilità, e li occupano per creare la P3, la P4".
Nelle pagine dei diari viene descritta dalla Anselmi l'amarezza di dover subire continue e limacciose accuse di essere: "ossessionata da Gelli" e minacce (le fecero trovare del tritolo vicino a casa).
Non si contavano, espliciti od occulti, anche gli attacchi personali, affrontati però con la fermezza di ex partigiana: «Questo Paese - affermava l'ex combattente Gabriella - non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera se non nascerà un nuovo senso del dovere».
I diari di Tina Anselmi non testimoniano quindi una paranoia, un po' isterica, un po' femminile, ma la lucida sofferenza di una donna delle istituzioni che ha visto da vicino il "retrobottega oscuro, nero" della Repubblica, pagando il prezzo politico dell'isolamento per non aver accettato compromessi con la propria coscienza e con il proprio senso del dovere e di una democrazia nata dalla lotta partigiana e dalla Resistenza.
Un prezzo che la portò a non essere rieletta nel 1992 perchè la Democrazia Cristiana, un attimo prima del suo tracollo, aveva deciso di punirla per la sua ostinata onestà, negandole il consueto collegio elettorale, candidandola a "perdere".
D'altronde Francesco Cossiga, da Presidente della Repubblica (e non dimentichiamo il suo ruolo di Ministro dell'Interno durante il quarto Governo Andreotti che gestì, tra collusioni e depistaggi, il c.d. "caso Moro") ebbe, incredibilmente, ad affermare all'inizio degli anni Novanta:
"Di questa questione della P2 non mi sono mai impicciato, non so di cosa si tratti, non mi sento vincolato dalle risultanze della Commissione parlamentare..."
Una frase perfettamente echeggiata dall'attuale Ministro della Giustizia, l'ex magistrato "nero" Carlo Nordio, durante la campagna per il referendum sulla riforma della magistratura, in gran parte perfettamente coincidente con il Piano di Rinascita Nazionale della P2.
Senza pudore, come è noto, Nordio affermava di non conoscere minimamente i contenuti, peraltro arcinoti, del Piano stesso.
Andando oltre la Anselmi, ma con infinita e indelebile gratitudine nei suoi confronti, aggiungo anche che non parlo della P2 a Pistoia per sentito dire.
Ormai oltre dieci anni fa, mi sono trovato, per puro caso e con la un po' sana incoscienza dell'immigrato di recente insediamento, a trattare l'acquisto di una casa nella zona ex Permaflex, a Gello, in Via Vecchia Montanina.
Mi interfacciavo direttamente, come tecnico sia condominiale che di parte, con Osvaldo Gori, anziano geometra, grande, fraterno amico di Licio Gelli, che aveva anche contribuito a salvare dalla fucilazione da parte dei partigiani durante la Resistenza (non c'è tempo di approfondire la controversa interazione di Gelli con i partigiani pistoiesi, in particolare nell'epico episodio delle Ville Sbertoli...)
Una società pistoiese, proprietaria di parte dell'ex Permaflex, peraltro, si chiamava (e credo ancora si chiami) non so se per un omaggio o, semplicemente, per uno scherzo beffardo della storia, proprio: "Sviluppo 2".
Gori, pur malato e quasi privo di voce, era un uomo ancora di grande potere nella Pistoia allora ancora governata dal centrosinistra e dal Pd.
Il geometra "numero 50" dell'ordine di Pistoia, mi ricordava spesso che, ad esempio negli anni Novanta, nei periodi in cui il suo sodale riusciva ad essere libero dagli arresti domiciliari a Villa Wanda, Gelli, con lui, tornava trionfalmente nella sua città natale e: "i vigili, per farlo passare, fermavano sempre il traffico".
Non ho modo, ovviamente, di verificare queste affermazioni, riferite a me e ad altri, con un sorriso compiaciuto di chi si è, credo, sempre sentito dalla parte giusta della storia, ma posso dire di aver tastato in prima persona che, ancora nel 2014, prima della sua morte e di quella di Gelli, non nel 1981, Osvaldo Gori, a Pistoia, fosse ancora molto potente.
Ci sarebbe poi da ricostruire latitanze, arresti, fughe, evasioni di Gelli, incredibilmente colpito da condanne lievissime, peraltro fatte scontare con la piuma e principalmente dal comodo divano di Villa Wanda.
Licio Gelli, come è notorio, è scomparso nel dicembre del 2015 e ha testardamente voluto funerali assolutamente pistoiesi, celebrati presso la Misericordia.
Pochi sanno, inoltre, che Gelli, come ha più volte ricordato un suo grande fan, lo scrittore viterbese Mirko Crocoli, autore del volume, non privo di interesse, pur se indubbiamente e dichiaratamente dalla parte di Gelli: "Loggia P2. Una storia unica", abbia progressivamente donato, cimeli, documenti e ricordi all'Archivio di Stato di Pistoia, sito in Piazzetta Scuole Normali 2. (E questo due non ce lo leveremo proprio mai di torno...).
Colpisce pero, con amarezza, la prefazione al libro di Crocoli di Salvatore Augello che si spinge ad affermare che la P2 con ogni probabilità: "mirava al tentativo di riproporre in Italia quello che Videla aveva imposto agli argentini: un processo di riorganizzazione nazionale".
Stiamo parlando di una delle dittature più feroci dell'Occidente, che ha prodotto decine di migliaia di decaparecidos, spesso gettati vivi nell'Oceano dagli aerei militari e dati in pasto ai pescecani.
Una dittatura che ha rubato bambini e bambini, i figli e ormai oggi nipoti delle coraggiosissime, ostinate "pazze" di Plaza de Mayo.
Non è stato un caso, quindi, che in piena campagna elettorale, solo due giorni dopo l'incontro sull'immigrazione del 13 maggio che si era svolto presso la Libreria Lo Spazio, sia stata da me proposta e organizzata, attraverso l'Associazione Sognare da Svegli, proprio a Pistoia, presso il circolo Arci di Capostrada, l'anteprima nazionale del nuovo docufilm sulla strage neofascista e di Stato di Piazza della Loggia.
Non è, ovviamente, un caso, poi, che il docufilm, che si può visionare gratuitamente qui:
https://www.arcoiris.tv/scheda/it/91868/addC si intitoli: "La loggia del silenzio".
Fu, quella di Brescia, una strage davvero infame, vigliacca che ha visto, ormai è storia, il coinvolgimento della P2 e di Licio Gelli, oltre che di incredibili e terribili connivenze degli apparati deviati dello Stato e il probabile supporto della Nato, un cui comando si trovava nella vicina e nerissima Verona.
E non è stato un caso che siano stati presenti fisicamente a Pistoia, con me, la giornalista Daniela Preziosi, co-autrice del docufilm e Giovanni Bachelet, portavoce del Comitato della Società Civile per il No alla riforma "piduista" della magistratura, il cui padre Vittorio, già presidente nazionale dell'Azione Cattolica, fu ucciso dalle Brigate Rosse mentre era vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Vittorio Bachelet fu poi sostituito, e non fu certo un caso, proprio, da un piduista.
Non è stato , poi, un caso che Manlio Milani, Presidente del Comitato delle Vittime (o meglio dei "caduti") di Piazza della Loggia e della Casa della Memoria di Brescia, abbia indirizzato, sempre tramite me (scusate, ma quando ci vuole ci vuole...) un messaggio alla città di Pistoia, patria di Licio Gelli.
Lo trovate qui: "Non distruggere i sogni", il saluto a Pistoia di Manlio Milani:
https://sognaredasvegli.blogspot.com/2026/05/non-distruggere-i-sogni-la-lettera-ai.html
Infine, non è stato un caso che Benedetta Tobagi, anche lei "figlia" dell'orrore del terrorismo rosso, abbia inviato un filmato sempre alla città di Pistoia, sempre in occasione dell'evento del 15 maggio scorso.
Eccolo: "Perchè ricordare Brescia", il video di Benedetta Tobagi per l'iniziativa del 15 maggio scorso:
https://www.youtube.com/watch?v=5oeYmSeEX4k
Stiamo parlando della stessa iniziativa che è stata beceramente boicottata da molti/ein città e in primis, immagino per mera immaturità e ignoranza, trattenendo le locandine che, imprudentemente, gli erano state affidate, da Alessio Dolfi, attuale membro del gabinetto del sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi (che invece intervenne all'iniziativa, va riconosciuto...).
Chiudo con tre elementi legati alla Resistenza, di ieri, di oggi e di domani...
1) "Continuiamo la lotta per una società più giusta". Una mia intervista a Franco Castrezzati, il sindacalista ed ex partigiano che stava parlando dal palco in Piazza della Loggia, a nome del comitato unitario antifascista, durante lo scoppio della bomba, scomparso recentemente all'età di 99 anni:https://cislbrescia.it/wp-content/uploads/2014/05/Continuiamo-a-lottare-per-una-societ%C3%A0-pi%C3%B9-giusta.pdf
2) L'invito all'incontro di oggi sulla Resistenza delle donne, alle ore 18, al circolo Acli di Montemagno (Quarrata) con la presentazione del volume della storica Margherita Becchetti: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/09/non-per-bellezza-martedi-22-settembre.html
3) Una riflessione finale di Tina Anselmi, per me non semplice perchè, nella giornata internazionale della Pace, ci interroga sull'uso delle armi, tratta dal libro, da lei curato insieme alla mia amica Anna Vinci: "Storia di una passione politica" che, proprio come oggi a Montemagno, ci racconta che: "per cambiare il mondo bisogna esserci":
"Tina, nome di battaglia Gabriella, anni diciassette, giovane, come tante, nella Resistenza.
Non ho mai pensato che noi ragazze e ragazzi che scegliemmo di batterci contro il nazifascismo fossimo eccezionali, ed è questo che vorrei raccontare: la nostra normalità.
Nella normalità trovammo la forza per opporci all'orrore, il coraggio, a volte mi viene da dire la nostra beata incoscienza.
E così alla morte che ci minacciava, che colpiva le famiglie, gli amici, i paesi, rispondemmo con il desiderio di vita.
Bastava aprire la porta di casa per incrociare il crepitare delle armi, le file degli sfollati, imbattersi nella ricerca dei dispersi, partecipare all'angoscia delle donne in attesa di un ritorno che forse non ci sarebbe mai stato: ma le macerie erano fuori, non dentro di noi.
E se l'unico modo di riprenderci ciò che ci avevano tolto era di imbracciare il fucile, ebbene l'avremmo fatto.
Volevamo costruire un mondo migliore non solo per noi, ma per coloro che subivano, che non vedevano, non potevano o non volevano guardare. (...)"
Francesco Lauria
P.S. Sì, ovviamente, nella seconda puntata, per chi avrà la gentilezza e la curiosità di leggere, parlerò di Marica Setaro, Giovanni e Francesca Capecchi e di me. O, meglio, di quello che ne resta.





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