Ricordo, come fosse oggi, quel 28 e 29 novembre 2008.
A Modena nevicava di brutto presso il Centro Luigi Ferrari, ma io non mi sarei mai perso un convegno con un titolo come quello ed ero rimasto apposta in Emilia, ritardando il ritorno lavorativo a Roma.
Quel convegno, che ricostruiva "figure e percorsi del cattolicesimo democratico" si svolgeva ad un anno dalla morte di Pietro Scoppola, grande studioso della politica e "cattolico adulto".
Il convegno, organizzato in collaborazione con la Fondazione Ermanno Gorrieri, vide la partecipazione del gotha del cattolicesimo democratico e del cristianesimo sociale italiano, e fu concluso da Paolo Prodi, storico e fratello maggiore di Romano. Paolo era "quello più di sinistra", già parlamentare de La Rete di Leoluca Orlando.
Ma prima di Paolo Prodi intervenne David Sassoli.
David, memore del suo impegno giovanile nella Lega Democratica e nella Rosa Bianca di Paolo Giuntella, Achille Ardigò, Leopoldo Elia, stava meditando di lasciare la Rai e il Tg1 e di entrare in politica.
Sassoli esordì così:
"Confesso che erano tanti anni che non venivo invitato a spogliarmi degli abiti che indosso nel mio mestiere. Ho accettato con grande piacere, perchè tutti sentiamo il peso di questo tempo umiliato. Umiliato, incerto, come sempre accade quando ci si rende conto di essere a un bivio e sentiamo che imboccare una strada o un'altra, dipende, pur se in minima parte, anche da noi (...)".
Ricordo una grande emozione, la sensazione precisa e successivamente confermata, durante le nevicate nella pianura padana, che David parlasse, anche di se stesso.
Del suo bivio.
Del suo coraggio.
Del suo "esserci per il mondo".
Andari a stringergli la mano. Ero uno fra i tanti, ma incontrai senza difficoltà, in un lungo istante condiviso, i suoi occhi azzurri come il cielo e il suo proverbiale, autentico sorriso.
A Sassoli, a quattro anni dalla prematura e dolorosa morte, il Parlamento Europeo ha appena dedicato un edificio, dopo che il Comune di Firenze gli aveva, invece, già intitolato un pezzetto di Via della Piazzola.
Proprio quella strada che si inerpica sulle colline di San Domenico di Fiesole a un battito dal Centro Studi Nazionale della Cisl, dove ho operato per tanti anni.
David non si accontentò di un piccolo e comodo cambio di timone, prese nelle sue mani radicalmente la rotta, si impegnò pienamente nell'avventura politica, fino a diventare uno stimatissimo, presente, ascoltato, Presidente del Parlamento Europeo.
E allora, ieri sera, dopo giorni difficili e alla ricerca del senso, della verità, della gioia dell'impegno, ho ripreso in mano il volume che raccoglie i "discorsi per l'Italia e l'Europa" del giornalista e politico romano.
Un testo, curato dal giornalista Claudio Sardo, che, opportunamente, si intitola: "La saggezza e l'audacia".
David, come scrive il Presidente Sergio Mattarella nella prefazione era: "mite e coraggioso".
Aveva grande forza e ideali, che, come scrive Mattarella, erano "radicati nella fede e maturati nelle esperienze di vita. Anche per questo era aperto all'ascolto. Cercava di cogliere i segni nuovi dei tempi, considerava il dialogo un tesoro prezioso cui attingere non soltanto nei momenti di difficoltà. Il suo sorriso era un tratto di gentilezza, che esprimeva una spontanea empatia, espressione della sua cultura".
Concordo ancora con il Presidente della Repubblica, in questa crisi profondissima dell'Europa e del Mondo, certamente pervadente anche il nostro paese, David Sassoli ci manca.
Sassoli, insediandosi nel 2019, ci disse che: "L'Europa non è un incidente della storia" e che "i giovani attendono le nostre risposte".
Quest'ultima non era una frase paternalistica, lui credeva nel protagonismo e nella soggettività dei ragazzi e delle ragazze, ma sapeva anche che sulla sua generazione gravava il peso della responsabilità, degli errori già commessi e della necessaria fedeltà al cambiamento.
Sassoli sapeve dosare benissimo, da eccellente giornalista, ogni parola e concluse il suo intervento parlando dei "desideri, delle paure e delle necessità" dei cittadini e delle cittadine d'Europa.
Rivolgendosi ai parlamentari, da Presidente dell'assemblea concluse così:
"Sono sicuro che tutti voi saprete dare il necessario contributo per un'Europa migliore che può nascere con noi, con voi, se sapremo metrerci cuore e ambizione".
"Saggezza e audacia. Cuore e ambizione".
Di fronte alla trasformazione epocali del presente Sassoli invocava il coraggio di "nuove idee".
David ci manchi, anche se, nelle nostre pianure, "tra la Via Emilia e il West", proprio a Modena, non nevica quasi più.
Quasi vent'anni dopo quel tuo "eccomi", rispondendo alla chiamata dell'impegno.
Come disse Tina Anselmi, in tempi ancora più bui dei nostri, "per cambiare il mondo bisogna esserci".
E tu ci sei stato. Eccome se ci sei stato.
Fino al tuo ultimo, fragile, consumato, eppure profondissimo, sguardo e respiro.
Francesco Lauria



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