Ascoltando le notizie, sono stato, come molti/e travolto dall'enorme risultato dell'estrema destra tedesca di AFD alle elezioni regionali svoltesi nel Land orientale della Bassa Sassonia.
Le Chiese tedesche, sia quella cattolica che quella protestante, hanno espresso una netta e ferma opposizione all'estrema destra dichiarando che il nazionalismo etnico dell'AFD sia totalmente incompatibile con la fede cristiana.
Siamo di fronte all'uso strumentale del Vangelo e alla negazione politica della dignità umana.
Un programma e un partito che, indubbiamente, e questo ci deve interrogare profondamente, ma senza sindromi di superiorità, hanno aperto una vastissima breccia nell'elettorato, a partire dai ceti popolari, rurali e operai, anche tra i credenti.
L'inquietante e pericoloso capolavoro politico di AFD è stato quello di contrapporre ultimi e penultimi, in un Land povero e fortemente, storicamente, ambientalmente inquinato, che è forse il maggiormente anziano, da un punto di vista demografico, di tutta la Germania.
Un Land, peraltro, che non vede una particolare pressione migratoria, tantomeno islamica (il gruppo di migranti più ampio è quello ucraino, certo non particolarmente accettato).
Mentre ascoltavo con tristezza i risultati dalla Germania orientale, rabbrividivo dentro di me in particolare per il dissennato programma di AFD che intende reintrodurre le classi differenziate per i disabili.
Ho pensato, con tenerezza, preoccupazione e nostalgia, ai miei "rivoltosi" del Chiossone di Genova, i ragazzi dell'istituto per ciechi che, proprio all'inizio degli anni Settanta, con un commovente ed efficace sostegno di operai e sindacato, a partire dai siderurgici, hanno rivendicato la loro soggettività libera e fragile, sancendo un passo fondamentale emancipatorio proprio attraverso l'abolizione delle classi differenziali e separate nelle scuole.
Il sostegno sindacale alla mobilitazione del Chiossone, ripreso anche se in forma un po' sottovalutata dal bel film "Rosso come il cielo" fu un lungimirante segnale di intelligenza di un, allora, potente sindacato dei lavoratori e delle lavoratrici che seppe guardare oltre sè, oltre la propria forza.
Un sindacato che, nell'incontro con gli ultimi, gli ultimi fra gli ultimi, seppe includere, contaminare e farsi contaminare, da chi, dai margini dimenticati e invisibili della società, rivendicava un percorso di liberazione e riconoscimento che avrebbe reso costituzionalmente più liberi/e tutti e tutte.
Molti anni dopo, nel 2012, la grandissima attivista, politica, pacifista, femminista, ecologista Lidia Menapace scrisse un importante contributo, intitolato significativamente: "Ricostruire la cultura politica".
Contrapponendosi alle tesi del sociologo tedesco (per rimanere in tema...) Niklas Luhmann, Lidia ricordava che la sfida del presente fosse non di "ridurre la complessità", ma di comprenderla in tutte le sue differenze molteplici.
La presenza dei movimenti, per esempio quello delle donne, degli studenti, degli intellettuali, degli ecologisti, dei pacifisti (e perchè no, dei migranti, dei ciechi...) se integrata, poteva dar luogo a un "sistema pattizio tra forme politiche" che configurasse un blocco sociale gramsciano di trasformazione concreta.
Dieci anni prima Lidia Menapace, non casualmente, mi aveva suggerito di trasformare il nome dell'associazione e della rivista allora da me dirette, da Europa Plurale ad Europa Molteplice.
Credo che il c.d. "campo largo" italiano, ma anche tutta la sinistra tedesca, dovrebbero rileggere attentamente il saggio di questa fantastica partigiana, giornalista, scrittrice, insegnante e attivista del nostro Novecento.
Può sembrare apparentemente un argomento distante, ma non lo è: oggi ho avuto il dono di riabbracciare ed essere riabbracciato dal crocifisso ligneo della chiesa parrocchiale di Lesignano Bagni, a poca distanza da casa mia, a Parma.
Un crocifisso che, molti mesi prima, mi aveva accompagnato nel condividere la reciproche ferite con un'altra persona, in un momento molteplicemente drammatico delle nostre vite.
A me Gesù era sembrato "in volo", ma l'altra persona, una donna, più concretamente, mi aveva fatto notare che quel dono di sè atterrava in un concreto, stupendo, libero, commovente abbraccio.
Mi fa tenerezza leggere questo brano.
Mi intenerisco pensando a Gesù che parla ai suoi discepoli, a quei discepoli, fragili, scostanti, colmi di contraddizioni, rissosi; discepoli raccogliticci, così diversi fra loro, che Gesù porta con sé per educarli, per farli diventare profezia di un mondo diverso in cui si vive senza sbranarsi vicendevolmente. Un mondo riconciliato, infine.
Mi intenerisco pensando a Matteo che quelle parole ricorda e scrive, indirizzandole ad una comunità frastornata dagli eventi storici, dalla distruzione del tempio, dal sentirsi fragile vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro come ci sentiamo noi, oggi.
Lo leggo e lo rileggo. Ma sul serio? Davvero Gesù crede a questa roba? Davvero è possibile realizzare quanto dice?
Mi guardo attorno. Mi guardo dentro. Luce e tenebre ci abitano, mi abitano, inestricabili, fanno parte della stessa tavolozza, necessaria alla libertà, essenziale all’amore. Vedo in me e attorno a me tanta pace, bellezza, amore e passione. Ma anche tanta rabbia e violenza, vittimismo e scoraggiamento. Luce e tenebra essenziali l’una all’altra, due facce della stessa medaglia.
Vedo gente aggressiva, scontenta, pettegola, sempre pronta ad accusare, a giudicare, a denigrare, a giustificarsi.
Vedo cristiani moralisti, intransigenti con gli altri e accondiscendenti con sé stessi, arroccati, che si sentono gli avvocati di Dio, che si pensano, se non migliori, almeno non peggiori degli altri.
Ed è normale che sia così. Istintivo. Veniamo dal fango.
E pensiamo che, alla fine, non ci siano altri modi di essere, di vivere, di relazionarsi.
Diciamo: se tuo fratello pecca contro di te, eliminalo, distruggilo, mortificalo.
Gesù, al solito, fa nuove tutte le cose. Spariglia le carte.
Commento al vangelo del 6 settembre 2026
Se uno
Se tuo fratello commette una colpa contro di te.
Quindi è previsto che un fratello possa sbagliare. È previsto che, nonostante la fede, la conversione, la vita interiore, si possa ancora peccare. Non è un incidente, non è uno scandalo. Restiamo peccatori. Cioè in divenire. Cioè in crescita. Chi crede che il cristiano non commetta colpe, sbaglia.
Il discepolo sa riconoscere le proprie colpe. Le conosce, non se ne fa schiacciare ma nemmeno le ignora o le giustifica. Le affida alla tenerezza di Dio. E la Chiesa, allora, non diventa assemblea di giusti ma di peccatori riconciliati.
Ma ciò che fa la differenza è quel titolo: fratello.
Uno che pecca contro di te, sì. Ma un fratello.
Non un avversario, non un nemico, non uno da cancellare sulla faccia della terra.
Colui che sta sbagliando ha dei legami con te. Ti è prezioso perché in Cristo siete fratelli. Ti sta a cuore perché portate in voi la stessa sete di Assoluto, la stessa nostalgia infinita di Dio.
Va’! Muoviti, spicciati, agisci.
Non rimanere nel tuo orgoglio ferito. Non rimuginare. Non meditare (santa) vendetta. Non pensare ai tanti difetti che lui ha e che tu, benevolmente, hai tenuto nascosto agli altri, nascondendo i suoi (evidenti) limiti.
Vai e parlagli, chiarisciti, chiedigli, trova un punto di incontro. Senza aggredirlo, senza giudicarlo, ammoniscilo. Perché lo vuoi guadagnare.
Se ti ascolta, se capisce, se si ravvede, se vede nel tuo gesto non un’accusa ma un desiderio di bene, allora avrai guadagnato. Diventerai ricco, un milionario, incasserai non monete sonanti, ma cuori danzanti di tenerezza. Il tuo e il suo.
Invece
Invece, spesso, se uno pecca contro di me, è una carogna. Da lui proprio non me l’aspettavo perché, si sa, il peccato originale è roba per i pagani. Poi sono deluso (bene, de-ludere viene dal latino e significa smettere di giocare) e pieno di santa rabbia. Allora non mi capacito, cerco sponda, compassione, qualcuno che la pensi come me.
E agisco, magari subdolamente. Remo contro, spargo qualche diceria, vado a controllare cosa scrive sui social. Non ho interesse a guadagnarlo, ma a dimostrare che ho ragione. Santamente.
Se ascolto una predica sul perdono penso che l’altro dovrebbe ascoltare e ravvedersi.
Non che io debba ascoltare e ravvedermi.
Poi
Se non ti ascolta va’.
Due testimoni, poi la comunità.
Si allarga il cerchio, ma non per spettegolare, bensì per coinvolgere. Per superare i personalismi, per guadagnare. Una rete di sostegno, il prendere a cuore, il voler guadagnare a tutti i costi.
Senza gettare la spugna. Senza ipocrisia.
Esiste il peccato e fa male al mondo, alla comunità, all’umanità. E voler guadagnare, voler trovare, voler sostenere non è l’azione saccente e arrogante di chi si sente migliore.
Ma l’agire del fratello che dice anche cose scomode, se necessario. Che corre il rischio di apparire maldestro e inopportuno per richiamarti alla verità del Vangelo.
Equilibrio difficile da ottenere eppure, sembra dire Gesù, possibile.
Nella logica del legare a Lui.
Nella logica dello sciogliere ogni schiavitù, ogni ostacolo che ci impedisce di essere felice.
E se non ascolta nessuno, sia per te come il pagano, cioè qualcuno a cui annunciare il Vangelo.
Nuovamente. Qualcuno a cui raccontare ancora e ancora che è amato da Dio, a prescindere.
Dove due o tre
Gesù insegna a farlo, Matteo lo raccomanda alla sua comunità.
È possibile riconciliarsi perché siamo chiamati a custodire Dio, a contenere l’infinito amore, l’infinita compassione che converte noi e il mondo.
Eccola la logica del Vangelo.
Fratelli che si fanno carico (non che si fanno gli affari degli altri) gli uni degli altri.
Senza correre dietro ai precetti e alle regole come ammonisce Paolo, ma amando intensamente.
Fratelli che ammettono che ci siano ombre nella propria vita e in quella altrui, ma che non lasciano che le ombre oscurino la luce del sole.
Fratelli che non giudicano da fuori ma si mettono in gioco, vanno, osano, cercano di guadagnare una vita alla pienezza. Quella di chi ha sbagliato e la propria.
Ma è davvero possibile quanto dice oggi questa Parola tagliente?
Sì, forse, a prenderla sul serio.
Ed è l’unico modo in cui torneremo ad essere credenti credibili, profezia per un mondo che sta implodendo.
Amando.

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