Cento Oasi per i cento anni di Luciano Tavazza.
Oggi, sabato 10 ottobre a Verona, all'interno della rassegna RelazionEXPO, il Comitato per il Centenario di Luciano Tavazza (figura ancora troppo poco conosciuta e che può essere definita come il "padre" del volontariato organizzato in Italia), presenta il viaggio che sta portando a individuare cento luoghi dove la cura delle persone e la cura della terra sono la stessa cosa.
Per le Oasi di Fraternità e Solidarietà è stata proposta la candidatura al Registro delle buone pratiche di salvaguardia dell’UNESCO: le Oasi individuate nel viaggio saranno il documento di riferimento per la costruzione di un rapporto di ricerca-azione.
Un orto dove lavora chi nessuno assume.
Una casa che accoglie chi arriva da lontano e intanto rimette in piedi un pezzo di quartiere.
Un gruppo che tiene d’occhio un fiume e, mentre lo fa, tiene insieme un paese.
Posti così esistono in tutta Italia, funzionano da anni e quasi nessuno sa che ci sono.
Li chiamiamo Oasi di Fraternità e Solidarietà, e ne stiamo cercando cento.
Le prime vengono presentate sabato 10 ottobre a Verona, a Palazzo della Gran Guardia, dentro RelazionEXPO, nella mattinata che si apre alle 11.00.
Clicca qui per approfondire: https://www.facebook.com/reel/1094257853506379
A raccontarle sono quelli che le mandano avanti ogni giorno, non chi le studia da fuori.
Perché mapparle Mappare le Oasi non è compilare un elenco né stilare una graduatoria di esperienze migliori.
Serve a tre cose.
La prima è dare un nome a qualcosa che esiste e non viene riconosciuto: finché queste esperienze restano casi isolati, ognuna si difende da sola.
La seconda è farle incontrare: messe in rete, diventano un soggetto, e un soggetto può parlare alle istituzioni.
La terza è custodirle, perché la pratica che le tiene in piedi non è scritta da nessuna parte e si trasmette solo stando accanto a chi la fa.
È il motivo per cui è stata avanzata la proposta di candidatura al Registro delle buone pratiche di salvaguardia dell’UNESCO, che riguarda i saperi vivi e il modo in cui passano di mano.
La mappatura ha una funzione precisa, ed è la ragione per cui va fatta bene.
Le Oasi che il viaggio sta individuando non sono esempi da citare: saranno il documento di riferimento su cui si costruisce il dossier di candidatura.
Sono loro a definire che cosa viene presentato all’UNESCO, con le pratiche che si portano dentro e con le parole di chi le tiene in piedi.
Per questo oggi Verona non è una vetrina: è una tappa del lavoro, e quello che esce dalla mattinata entra nel dossier.
Che cosa le rende Oasi Dal viaggio sta emergendo un’identità con tratti che si ripetono.
In questi luoghi la cura delle persone e la cura della terra non sono due attività che convivono: sono lo stesso gesto, fatto dalle stesse mani.
Il lavoro c’è, ma non è il fine: serve a tenere insieme chi altrimenti resterebbe fuori.
La comunità attorno non è pubblico, è parte del lavoro.
E nessuno di questi posti è nato da un bando: è nato perché qualcuno ha visto un bisogno e si è mosso, e solo dopo le istituzioni se ne sono accorte.
È il modo di ragionare di Luciano Tavazza, di cui ricorre il centenario della nascita.
Diceva che il mestiere del volontariato è arrivare prima: vedere ciò che le istituzioni non vedono e improvvisare una risposta, come fecero i barellieri a Firenze nel 1244, i donatori di sangue prima che lo Stato sapesse che il sangue si poteva donare, gli angeli del fango nel 1966.
Cercare le Oasi vuol dire fare lo stesso oggi e questo faremo nella giornata di oggi 10 ottobre, insieme, tra gli altri, a Silvia Costa (Presidente del Comitato Luciano Tavazza) e Beppe Lumia.
La giornata rappresenta un punto di arrivo, ma anche di partenza.
Il cammino ha avuto una prima tappa a fine agosto ad Assisi, dove un gruppo di persone ha camminato per sei giorni sulle parole della Carta dei valori del volontariato e alla fine ne ha realizzata una propria, attraverso il metodo di scrittura creativa di Don Lorenzo Milani e della scuola di Barbiana, che ho avuto l'onore di proporre e coordinare.
Oggi ci riuniamo a Verona, dentro una fiera dedicata quest’anno alla cittadinanza.
Dal 3 al 5 dicembre il Centenario si chiude a Padova, con il 5 dicembre, Giornata internazionale del volontariato, dedicato a Tavazza e alle Oasi.
Tre ricorrenze fanno da cornice al 2026: i cent’anni dalla nascita di Tavazza, gli ottocento anni dalla morte di Francesco d’Assisi e l’Anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibile.
C'poi la questione delle macchine.
C’è una ragione per cui nel pomeriggio di oggi parleremo di tecnologia.
Nelle Oasi, accanto alle persone, le macchine sono già arrivate: i gestionali che assegnano i turni, i sistemi di allerta, i sensori sul fiume, i braccialetti degli anziani seguiti a domicilio.
Nessuno le ha scelte davvero, e nessuno si è chiesto fin dove possano arrivare.
La domanda che si porta in sala è secca: queste macchine sono un supporto o un’interferenza?
Restano ancillari alla cura o cominciano a sostituirla?
Si discute un’ipotesi di decalogo su volontariato, cura, emergenza, ambiente e macchine, pubblicata nel volume «Il sensore e il campanello» di Emanuele Alecci.
Approfondisci il suo podcast qui: https://www.facebook.com/reel/1024997957266520
È la prima volta che il Terzo settore italiano, invece di chiedersi quali strumenti digitali adottare, prova a darsi delle regole costruendole partecipativamente insieme.
Sono personalmente davvero enormemente contento di accompagnare, a partire dalla mia regione, l'Emilia Romagna, il percorso della mappatura, dell'analisi e del racconto delle Oasi.
Appuntamento oggi a Verona, Palazzo della Gran Guardia dalle ore 11.00.
Partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria.
In cammino... Esserci per il mondo!
Francesco Lauria, Presidente Associazione Sognare da Svegli.

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