venerdì 16 ottobre 2026

"SI PUO' FARE!" TRA RASTRELLIERE E LAMPADINE: RICUCIRE LE PERIFERIE DELLE CITTA'. L'INCLUSIONE E' LA "GRANDEZZA DELLE PICCOLE COSE".

A volte l'algoritmo di Facebook ti fa qualche brutto scherzo. 

Ieri sera, ad esempio, sono tornato a casa stanchissimo, ma si sa, ormai, siamo tutti, anche io, malati di social network e di iperconnessione.

Ho quindi acceso il computer e il telefonino che, al doposcuola Carlo Acutis, avevo volutamente tenuto spento per concentrarmi pienamente sui bambini e sui ragazzi (anche volendo è sinceramente difficile distrarsi con le plurime esigenze di tutti/e).

La giornata era cominciata la mattina presto, viaggio in treno di lavoro verso Bologna, via Prato, non ovviamente tramite Porretta (se hai fretta anche quando le coincidenze ci sono, la linea Porrettana, con il cambio, è assolutamente improponibile, inutilizzabile...).

Al mio arrivo Bologna, fin dalla stazione centrale, mi è apparsa una città già militarizzata, polizia antisommossa, autobus quasi fermi già poco dopo le otto del mattino.

Siamo nel 2026, ma ci avviciniamo, almeno con la memoria e speriamo, ovviamente, senza le sue tragiche conseguenze, al 1977, con i carri armati in Via Zamboni...

Come è noto erano in programma lo sciopero e la manifestazione degli studenti, con una piattaforma variegata, ma principalmente contro la crisi climatica e l'inazione della politica, tema curiosamente di fatto quasi ignorato dai media mainstream che hanno seguito le manifestazioni dando spazio, come al solito, soprattutto agli scontri con le forze dell'ordine.

Ho atteso a lungo dovevo far un viaggio piuttosto complicato verso la periferia, mi aspettavano ad Accaparlante, una cooperativa sociale storica attiva in città dal 1982, anche con una importante rivista, oggi divenuta collana editoriale.

Accaparlante è, oltre quarant'anni un segno resistente e di inclusione rispetto alle disabilità, all'inizio prevalentemente fisiche, oggi anche di natura psichica.

E' anche un luogo che insegna a comunicare (nelle varie accezioni) e a scrivere e leggere in maniera inclusiva, d'altronde Accaparlante, significa l'handicap che parla, non sta zitto (con un termine un po' desueto, ma risalente, nel caso della cooperativa, appunto agli anni Ottanta del Novecento).

L'handicap, la disabilità che non resta ai margini, si riconosce soggetto, conquista spazi di emancipazione, libertà e inclusione, con fatica e impegno quotidiano, con l'urgenza e la quotidianità della concretezza, senza mai rinunciare alla visione.

In Viale Pirandello a Bologna, poi c'è forse una delle biblioteche, cartacee e digitali, maggiormente fornite e aggiornate sui temi, appunto della disabilità e dell'inclusione.

E' iniziato da qui il mio viaggio nelle oasi del volontariato e della fraternità, una ricerca sull'Italia che ricuce che ho contribuito a scrivere e che, pur tra mille tagli e difficoltà, è stata finanziata, tra l'altro, da una piccola fondazione bancaria.

La giornata è poi proseguita tra colloqui di lavoro (e sia lì che ad Accaparlante non c'è scampo sempre all'algoritmo: "Sì Lauria, conosciamo perfettamente il suo caso, era su tanti giornali, ma poi basta fare un click su google o sull'Ia; le diamo tutta la nostra solidarietà....") e un ritorno a Pistoia faticosissimo, ma tutto sommato, per una volta fortunato, almeno nei tempi. 

Solo un'ora di ritardo, nulla considerando che Bologna era tutta bloccata, con zero autobus e zero taxi.

E per me c'era una distanza a piedi rispetto alla stazione centrale, che non avrebbe colmato in tempo nemmeno Gelindo Bordin, medaglia d'oro nella maratona alle olimpiadi di Seul del 1988.

Dicevo all'inizio dell'algoritmo di facebook.

Che, beffardamente, chissà perchè, mi ha riproposto questa foto (scattata a me e Giovanni Capecchi, il 2 aprile scorso, al circolo Arci di Capostrada, dall'attuale assessore Riccardo Trallori):

La foto era tratta da questo articolo: "DAL FIUME AL MARE". IL SOGNO, "FATTO DA SVEGLIO", DI GIOVANNI CAPECCHI: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/04/dal-fiume-al-mare-il-sogno-fatto-da.html?fbclid=IwY2xjawU_m0dleHRuA2FlbQIxMABwZG9mBWJyaWQRMUFYekFkaG9PY2RxZjZMQWxzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEe-TX693-lOOc3Y6Ys0HxySkqeLgTXeQKJbIBhLPQquIlGOVfv5OFLRh9YmOM_aem_TB9ttm0DtVnD4gAfgiyiDA

Nella foto si vede la grande "lampadina dei sogni", uno dei tre doni pubblici che avevo fatto al candidato (ancora alle primarie...) Giovanni Capecchi durante il mio intervento, svolto durante una strana serata, passata da centinaia di persone a discutere quasi al buio, per un inatteso blackout...

Tra i sogni c'era anche quello di una città più inclusiva, tra dono e fiducia appunto, proprio come piacerebbe ai variegati membri di Accaparlante...

E' una città più inclusiva è anche una città più sicura, a partire dai bambini e dalle bambine, a partire dai doposcuola (laici e cattolici) che hanno una tradizione consolidata e bellissima in questa città...

Più inclusiva e sicura lo è, certamente, anche una città delle biciclette, mezzo molto usato dal sindaco Giovanni Capecchi (il precedente, Alessandro Tomasi, come è noto, ha sempre preferito la vespa...)

Da circa un mese sono senza macchina, dopo un cortocircuito che ho raccontato qui... https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/09/io-capecchi-giovanni-monica-bellucci-il.html

Uso quindi molto di più la mia di bicicletta.

Mi sono chiesto, pensando alla periferia di Bologna, ad Accaparlante e allo sciopero degli studenti per il clima, che cosa possiamo fare per migliorare il mondo a partire dalle nostre città.

Come ci ha insegnato, tra campi scuola e racconti missionari Beppe Stoppiglia, prete operaio, formatore e sindacalista occorre: "Piantare alberi e costruire altalene"...

E, sicuramente, usare molto di più i mezzi dolci, come le due ruote senza motore, con o (meglio) senza supporto elettrico.

Il sindaco Giovanni Capecchi ha realizzato, con il fido social media manager Alessio Dolfi, un video di sè in bicicletta con cui promuove il mezzo non inquinante e salutare, un mezzo attraverso il quale, dice il sindaco-professore, si può anche: "guardare meglio e con più lentezza la città".

Tutto vero.

Però io sono emiliano. 

Da noi le biciclette sono forse dieci volte tanto quelle che circolano a Pistoia.

Una piccolo grande segno, da noi, un po' ovunque, ci sono le rastrelliere per parcheggiarle ordinatamente e in sicurezza le biciclette.

A Pistoia no. Non ci sono.

E da noi in Emilia, anche nelle città medio-piccole, come in tutta Europa e in tutto il mondo, ne parlavo ieri sera con il bravo segretario del circolo del centro del Partito Democratico, l'archietto e professore Roberto Agnoletti, c'è anche il bike sharing comunale, non solo per le biciclette, ma anche, ormai, per i monopattini elettrici (e, infatti, mentre realizzavo l'intervista con uno degli storici responsabili di Accaparlante, ieri, Miriam, 25 anni, servizio civile, ha superato i blocchi della polizia, arrivando fin nella periferia, proprio con il monopattino in sharing...)

A Pistoia no. Non c'è nessuno sharing. 

Non c'è nessuna condivisione dei "mezzi dolci", propagandati, con poca concretezza, dal sindaco Giovanni Capecchi.

Io credo che una città inclusiva, ricucita e meno inquinata, si costruisce, invece, proprio partendo, operando dalla "grandezza delle piccole cose".

Se condivise meglio...

Da una lampadina sostituita e avvitata, da una rastrelliera per biciclette presente, da un bike sharing realizzato, promosso e custodito con cura.

Tra rastrelliere e lampadine, caro Giovanni Capecchi, ci si può impegnare di più e meglio.

Diamoci da fare...

"Si può fare!"

Francesco Lauria

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