martedì 2 giugno 2020

2 giugno: L'obbedienza non è più una virtù. "No al lavoro per la guerra": la sfida del "cosa produrre"

"Io voglio costruire aerei per la vita, non per la morte". (Elio Pagani)
Esattamente un anno fa usciva, per Edizioni Lavoro la nuova edizione di: "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro." Una buona parte dei nuovi testi inseriti nel libro hanno riguardato il commento, sempre dal punto di vista del lavoro, di un testo di Don Lorenzo Milani che oggi 2 giugno , giorno dell'anniversario della Repubblica, ci appare quantomai opportuno ricordare: "L'obbedienza non è più una virtù". Nella nuova edizione del volume collettivo abbiamo inserito una lettera bellissima ai giovani di Elio Pagani, perito aereonautico, obiettore alla costruzione di armi, esperto di riconversione dal militare al civile, già delegato e attivista della Fim-Cisl. Un testimone, lavoratore e sindacalista, che ha pagato, a cavallo di anni ottanta e novanta del Novecento, il suo gesto con il licenziamento, ma che continua ancora oggi il proprio impegno sull'obiezione di coscienza, intesa in senso ampio, in particolare con l'associazione Pax Christi. In questi tempi sospesi ha ripreso vigore una riflessione importantissima per il nostro futuro, sintetizzabile in: "No al lavoro per la guerra". Il 26 maggio scorso, ad esempio, si è tenuto un momento di approfondimento sulla questione della commessa dei caccia bombardieri F35 a seguito della presa di posizione espressa dalla Commissione pastorale sociale del Piemonte e Valle d’Aosta: «Sì al lavoro per la pace, no a quello per la guerra e la produzione degli F35».                     L’iniziativa è stata promossa congiuntamente da Movimento dei Focolari Italia, Pax Christi Italia, Comunità Papa Giovanni XXIII assieme a Città Nuova, Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo e Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo.  Si è trattato, peraltro, della terza tappa di un prezioso itinerario (“La conversione ecologica comincia dal ripudio del lavoro per la guerra e la produzione di armi”).
Elio Pagani
Voglio arricchire questa riflessione, riprendendo un testo di Pippo Morelli, sindacalista e formatore, tra gli ideatori della grande stagione delle 150 ore per il diritto allo studio, parole risalenti a oltre quarant'anni fa. Affermava Morelli: “il crearsi di nuovi interessi e di nuovi bisogni, molti indotti dal consumismo, ma molti nati dalle trasformazioni sociali, sollecitati da gruppi emergenti o da esigenze diverse, comporta spesso un ritorno al privato, con tutte le conseguenze di diminuzione della partecipazione, di calo di consenso alle istituzioni, di partecipazione passiva alle stesse iniziative sindacali. Sarebbe un errore condannare moralisticamente tali fenomeni, valutandoli come una fuga rispetto ai precedenti impegni politici; e non basta parlare genericamente di nuove “qualità della vita”, ma occorre ricercare un nuovo equilibrio tra la sfera del lavoro, quella del privato e quella della partecipazione sociale. In altri termini il classico interesse sindacale al come lavorare (peraltro non ancora risolto se si considerano le condizioni di lavoro nelle fabbriche, il ritorno al gerarchismo, l’inquinamento ambientale, ecc.) si deve spostare al cosa e per chi lavorare.(…)"
Pippo Morelli
Questa riflessione, importantissima, di Morelli può essere attualizzata concentrandoci proprio sul tema dell’intreccio tra il “come produrre” e il “cosa produrre”: una questione centrale in quest’ultimo decennio e che lo sarà ancora di più in quello che è iniziato, solo da qualche mese, così complessamente. Un tema ricordato da chi, nella pandemia, ha giustamente riflettuto, senza alcuna ingenuità, sui tagli alla spesa sanitaria nel nostro paese e, contemporaneamente, sull’esplosione (con sempre meno controlli etici, nonostante la legislazione in vigore) della spesa militare. Don Lorenzo Milani ricordava ai suoi ragazzi, e aveva scritto nella Lettera ai giudici, che i sindacati, in tutto il mondo, erano le uniche organizzazioni ad applicare su larga scala, in particolare attraverso lo sciopero, le tecniche non violente. Quello che è stato dimenticato, forse, fu il supporto (certo non unanime) che i suoi gesti i ricevettero sui luoghi di lavoro. Il sostegno all'obiezione di coscienza fu forte, come testimonia la bellissima lettera di sostegno a Don Milani e Don Borghi da parte dei lavoratori del Nuovo Pignone di Firenze (e di molte altre aziende fiorentine e non solo) e che è stata ripubblicata in Quel filo testo tra Fiesole e Barbiana. La riflessione concreta sull'intreccio tra come produrre e cosa produrre è un passo ulteriore, ancora più scomodo per il mondo del lavoro, ma è, oggi, anche uno dei fondamenti delle scelte decisive per il futuro dell'umanità. Fare memoria rappresenta, quindi, uno strumento di generatività. Quello dell'obiezione a questo modello di sviluppo (a partire dalle spese militari senza controllo) e della riconversione, delle "transizione giusta" a partire dai modelli produttivi, verso un futuro desiderabile ed equo è un grande nodo del nostro tempo, certamente scomodo e difficile, in tempi di crisi economica causata, in tutto il mondo, dall'emergenza Covid 19. E', allo stesso tempo, un tema di impegno appassionante e opportuno che ci consegna, tra gli altri, Papa Francesco. Una sfida rispetto alla quale non possiamo, nemmeno volendo, volgere la testa dall'altra parte.
(Francesco Lauria)

venerdì 1 maggio 2020

Primo maggio 2020: Don Lorenzo, Papa Francesco, Giulio e il Padiglione 26...


"(...) Quanti preti si sono fermati a meditare sul problema dell'assunzione al lavoro? Ben pochi mi pare. Perchè a tutti gli usci si trova qualche prete che va a raccomandare disoccupati. Anzi se poi riesce a farli assumere ne è soddisfatto come se avesse compiuto un'opera buona. Ma quest'opera è cattiva e perfino illegale (...)

Questo passaggio di Esperienze Pastorali fu ripreso nel 1987 nell'importantissimo inserto di Conquiste del Lavoro intitolato: "Don Lorenzo Milani e le lotte dei lavoratori".

Riprendendone anche il titolo: "A proposito delle assunzioni di lavoro", ho deciso di ripubblicarlo ne testo: "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro", la cui seconda edizione veniva messa in stampa quasi esattamente un anno fa. 

Questi e altri passaggi di Don Lorenzo mi sono venuti in mente ascoltando, questa mattina, quasi in diretta, la bellissima omelia del primo maggio 2020, da Santa Marta, di Papa Francesco.


Don Lorenzo e il Papa.

Un tempo, anche nel 1987, ma forse persino nel 2013, sarebbe stato un accostamento improbabile, quasi blasfemo.
In questo difficile primo maggio 2020, invece, è un accostamento quasi naturale, giusto.
Oggi Papa Francesco ci ha regalato, commentando il Vangelo, parole chiare...

 "Il lavoro dà la dignità. Dignità tanto calpestata nella storia. Anche oggi ci sono tanti schiavi, schiavi del lavoro per sopravvivere: lavori forzati, mal pagati, con la dignità calpestata. Si toglie la dignità alle persone. Anche qui da noi succede con i lavoratori giornalieri con una retribuzione minima per tante ore lavorate, con la domestica che non viene pagata il giusto e non ha le sicurezze sociali e la pensione. Questo succede qui: è calpestare la dignità umana. Ogni ingiustizia che si fa al lavoratore è calpestare la dignità umana."


Richiudo i libri, i video, i computer.

E penso ai volti di tanti primi di maggio passati.

Ai cortei, ma anche a chi, in questo giorno, ha lavorato.

All'immagine appena ricevuta da Parma, la mia città, da Giulio, il mio amico medico che ha da poco inviato la foto di medici ed infermieri uniti a festeggiare la chiusura dell'ultimo reparto speciale aperto per Covid. Il Padiglione 26.
La lotta, ci ricorda Giulio, non è ancora terminata, ma oggi si può anche festeggiare.

Anche oggi, Primo Maggio 2020, Il lavoro da dignità.

A  volte, spesso anzi, dona anche la Vita.

Grazie Don Lorenzo, Grazie Papa Francesco, grazie Giulio, grazie a tutti voi del padiglione 26!


Francesco Lauria

domenica 12 aprile 2020

La scomparsa di Giancarlo Carotti, Presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani.


GIANCARLO CAROTTI, dopo la scomparsa di Michele Gesualdi si era fatto carico di molte cose.
Nonostante non amasse i riflettori e nonostante la malattia. 
Allievo di Don Milani e Presidente della Fondazione dedicata al priore di Barbiana, fino a pochi mesi fa era lui che si faceva carico dell'organizzazione dei gruppi a Barbiana, compresi i tanti di provenienza sindacale.
Era un operaio della Pignone e amava la concretezza dei gesti. 
In queste settimane a Barbiana c'è ancora più silenzio. Quel silenzio che diventa voce solo attraverso la coerente testimonianza, solo attraverso la nuda vita e quella morte, in questo anomalo Venerdì Santo, che ci prepara ostinatamente alla Resurrezione.
Ciao Giancarlo, Grazie.
A questo link una sua testimonianza:

lunedì 30 marzo 2020

Covid a Pistoia: addio a Ezio Palombo, ex sacerdote, grande amico di Don Lorenzo Milani.

Toscana coronavirus, addio a Ezio Palombo, amico di don Milani, lasciò il sacerdozio

Aveva 89 anni, è morto a Pistoia (Da Repubblica Firenze del 27 marzo 2020). La video testimonianza di Ezio Palombo ha aperto, insieme ad alcune altre, quasi tutte le presentazioni di "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana". 


Foto Archivio Fondazione Don Lorenzo Milani
E' morto all'ospedale di Pistoia, minato da una salute precaria e ora colpito da coronavirus, Ezio Palombo, 89 anni, ex sacerdote amico di don Lorenzo Milani, noto, non solo a Prato, nella cui diocesi ha svolto il suo ministero, come il prete dei poveri e dei ragazzi disagiati. Fu uno dei pochi sacerdoti che ebbero consuetudine e vissero vera amicizia col priore di Barbiana, al quale, nel 1955, si era rivolto perché accogliesse un ragazzo ripetutamente fuggito dall'orfanatrofio Magnolfi di Prato: Michele Gesualdi, allora undicenne, poi diventato sindacalista, uomo politico, presidente della Provincia di Firenze, e per anni, fino alla morte per Sla nel 2018, presidente della Fondazione don Lorenzo Milani.  Fu a don Ezio, insomma, che si deve uno degli incontri decisivi della vita del prete 'scomodo', autore di Esperienze Pastorali e Lettera a una professoressa, per il quale Michele e il fratello minore Francuccio, accolto anche lui a Barbiana un paio d'anni dopo, diventarono veri e propri figli adottivi, e i più noti della sua 'figliolanzà barbianese.

Molti anni dopo, già settantenne, don Ezio Palombo entrerà nelle cronache per l'improvviso abbandono dell'abito talare, per amore di una giovane donna da cui avrà poi una figlia e si separerà poco dopo. Una scelta definita dall'allora vescovo di Prato Simoni, che pure gli riconobbe "un passato pieno di meriti", come una "grave ferita al corpo diocesano", ma che don Ezio non rinnegherà mai.

Nato nel '31 a Barberino di Mugello, Palombo era stato parroco in un minuscolo borgo alle pendici della Calvana, Fabio, e nella vicina frazione di Faltugnano, dove, come don Milani, aveva accolto in una casa-famiglia ragazzi in difficoltà e con famiglie problematiche. 

Palombo aveva conosciuto don Lorenzo, allora seminarista, nella chiesa di Santa Lucia al Prato, dove era sfollato con la famiglia durante la guerra, e l'amicizia era proseguita negli anni, insieme ad una frequente corrispondenza. E fu proprio a don Palombo che, quando fu trasferito da Calenzano a Barbiana sull'onda delle polemiche suscitate da Esperienze Pastorali, il priore affidò la confessione dei 'suoì ragazzi di Calenzano, dimostrando così di considerare molto affine al proprio lo stile pastorale del più giovane collega: "In qualunque posto ti mettano", gli scrisse don Milani nel novembre del '54, "vedi di conservarmi un orario costante e severo in modo che io possa indirizzarvi per la confessione tutti quei miei ragazzi che avessero difficoltà a confessarsi qui...".

"Don Ezio", come tutti continueranno a chiamarlo, resterà sempre legato alla famiglia di Michele e Francuccio Gesualdi, e quando Michele, gravemente malato, scriverà una lettera al Parlamento per sollecitare una legge sul testamento biologico, si dichiarerà subito solidale con lui: "Bravo", gli scrive, "condivido il tuo appello, anch'io ho depositato il mio testamento...". E soltanto poche settimane fa, "forse sentendo avvicinarsi la fine", aveva chiesto a Sandra Gesualdi, figlia di Michele, di portarlo a Barbiana, dove non era più stato da decenni. "E' stato un momento emozionante, gli brillavano gli occhi", dice Sandra, che su Facebook ha pubblicato una sua foto con don Ezio nell'officina della canonica.

E Sandra Gesualdi ha riportato anche questo stralcio di una lettera di Don Lorenzo Milani a Ezio:
"Caro Ezio [...] ecco dunque l'unica cosa decente che ci resta da fare: stare in alto (cioè in grazia di Dio), mirare in alto (per noi e per gli altri) e sfottere crudelmente non chi è in basso, ma chi mira in basso. Rinfacciargli ogni giorno la sua vuotezza, la sua miseria, la sua inutilità, la sua incoerenza [...]", Don Lorenzo Milani dalle Lettere


Foto dal Profilo Facebook di Sandra Gesualdi

sabato 1 febbraio 2020

Brescia, 30 gennaio. Cronaca e foto della presentazione: "Il senso di Don Lorenzo per il sociale" www.cislbrescia.it

https://www.cislbrescia.it/2020/01/30/limpegno-senza-misura-insegnamento-sempre-vivo-di-don-milani/ (tutte le fotografie dell'iniziativa a questo link).



La Cisl bresciana non è nuova ad iniziative su don Milani e la straordinaria esperienza di Barbiana. Ma quella di oggi pomeriggio, un convegno che ha preso spunto dal libro Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro, è stata di grande coinvolgimento.

“Don Lorenzo – ha affermato in apertura il segretario provinciale della Cisl Alberto Pluda – è fonte costante di ispirazione e di provocazione, per noi come per chiunque voglia cercare le ragioni di senso più profonde nell’agire sociale del proprio tempo. Vogliamo continuare insieme a stare alla scuola di don Lorenzo, ad imparare e a confrontarci a viso aperto con le trasformazioni sociali e culturali che costantemente ci chiamano a responsabilità”.

Un termine quest’ultimo che è tornato più volte nelle parole dei relatori del convegno, coordinati dal giornalista Massimo Lanzini.

Francesco Lauria, curatore del volume pubblicato da Edizioni Lavoro, ne ha raccontato la genesi e l’ambizione: il ricordo di don Milani deve attualizzarsi in un rinnovato impegno di riconnessione sociale, “dove il valore del sindacato è essere strumento comune della giustizia, luogo educativo, trasformativo, esperienziale di una società più giusta. A partire dagli ultimi, anche nel lavoro”.

Agostino Burberi, uno dei primi sei bambini raccolti da don Lorenzo attorno alla canonica di Barbiana con cui iniziò l’esperienza formativa ed educativa che ancora oggi interroga il mondo della scuola, ha parlato della radicalità del sacerdote, di un insegnamento esigente, generativo di saperi e di consapevolezza.

Pietro Ichino, giurista, politico e scrittore, ha raccontato di come l’incontro con don Lorenzo – avvenuto per la prima volta nel 1958 nella casa milanese in cui i suoi genitori accolsero il prete di Barbiana e i suoi ragazzi in visita alla città della cultura e dell’industria, ha segnato profondamente le sue scelte e la sua vita portandolo a fare una totalizzante esperienza sindacale, un’intensa militanza politica.

Chiudendo i lavori del convegno, Ugo Duci, segretario regionale della Cisl, ha sottolineato come la riflessione su don Milani sia estremamente importante per affrontare le sfide che quotidianamente il sindacato deve affrontare, affidandosi da un lato a competenze sempre da affinare e da aggiornare, e dall’altro alla passione per il sociale che è l’eredità sempre viva di Barbiana.

mercoledì 29 gennaio 2020

Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana a Brescia... Giovedì 30 gennaio.


"Il senso di don Lorenzo per il sociale".

Iniziativa organizzata dalla Ust Cisl di Brescia.

Di seguito la locandina dell'iniziativa.


domenica 8 dicembre 2019

Quel filo teso ad Ancona. Servizio Tg3.

Il video del servizio del Tg3 Rai delle Marche sulla presentazione ad Ancona di "Quel filo testo tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro" (3 dicembre 2019).


sabato 30 novembre 2019

Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Ancona, 3 dicembre 2020

Martedì 3 dicembre alle ore 9.00 presso il Ridotto del Teatro delle Muse di Ancona. “Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana: Don Milani e il mondo del lavoro “, un seminario dedicato al ricordo della figura di don Lorenzo Milani,  ispiratore di più generazioni di sindacaliste e sindacalisti che hanno tratto e traggono, ancora oggi, ispirazione dalle parole e dalle azioni  del sacerdote fiorentino. 
La Cisl Marche nell’occasione  presenterà il ciclo di iniziative  che si svolgeranno nell’arco di tutto il 2020, anno in cui ricorre del 70°  anniversario della fondazione del sindacato confederale.
La riflessione su don Milani,  vuole essere per la Cisl delle Marche un punto di ripartenza per intercettare la sfida educativa, politica, e sindacale legata alle nuove fragilità sociali ed economiche del territorio marchigiano.
 Ai lavori, moderati da Cristiana Ilari, Segretaria regionale Cisl Marche,  interverranno Marco Ferracuti, Segretario regionale Cisl Marche, Francesco Lauria, Centro Studi Cisl, Emidio Pichelan, docente di lettere e storia, Marco Luchetti, ex Segretario generale della Cisl Marche ed ex assessore regionale, don Giovanni Varagona, Parroco Beata Vergine Maria del Rosario di Falconara.   Il  Segretario Generale della Cisl Marche,  Sauro Rossi, concluderà i lavori della mattinata.

giovedì 21 novembre 2019

First Cisl Lombardia. Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana.

Quel Filo teso tra Fiesole e Barbiana

Si è conclusa a tarda notte, dopo lunga ed estenuante trattativa….
Quanti comunicati sono iniziati così, ma è un’altra la storia che vogliamo condividere con voi; è il racconto dei due giorni del percorso   “QUEL FILO TESO TRA FIESOLE E BARBIANA” che ha coinvolto i componenti delle Segreterie Territoriali della Lombardia e della Segreteria Regionale, per fare gruppo e ripercorrere insieme i valori fondanti dell’azione sindacale, che è fondamentalmente un’azione sociale.
Tutto si è svolto tra il centro Studi della Cisl Nazionale a Fiesole, la mattina di lunedì 18 e martedì 19 e, la visita alla canonica di Barbiana e al Villaggio “La Brocchi”, nel pomeriggio di lunedì.
Il tempo ci ha sicuramente aiutato: no, non c’era il sole ma cielo coperto e scrosci d’acqua, ma queste condizioni climatiche hanno fatto si che sia stato più facile per tutti noi, mentre percorrevamo la strada che si inerpicava verso la chiesa di Barbiana, capire e comprendere quanto, la nuova obbedienza ricevuta dal Vescovo, fosse un allontanamento, un esilio forzato.
Da uomo di cultura, proveniente da una famiglia agiata, agnostica e anticlericale, lui ateo si accosta alla religione e diventa sacerdote che, dopo il periodo trascorso a San Donato di Calenzano, durante il quale scriverà “Esperienze pastorali” sarà considerato scomodo, contro corrente, fastidioso; questo determinerà il trasferimento nella piccola frazione di Barbiana.
Mandato per essere dimenticato, ha trovato in quelle lande, condividendo la povertà dei pochi abitanti, donandosi agli ultimi, il terreno fertile per essere ricordato, sempre avversato da una certa chiesa che lo ha riabilitato definitivamente con la visita a Barbiana nel 2017 di Papa Francesco.
Non guardiamo don Lorenzo disincantati: osserviamo la sua opera inserita nel suo tempo, nel suo contesto sociale: da poco più di un decennio era finita la Seconda guerra mondiale, la divisione tra comunisti e democristiani era forte, la Chiesa era vista prima di tutto come potere, la pratica religiosa era forte, il mondo economico stava passando da agricolo a industriale, la società stava profondamente cambiando.
Il centro studi della Cisl di Firenze preparava i nuovi sindacalisti, la formazione era continua, ogni corso durava da ottobre a maggio: era impossibile non entrare in contatto con l’esperienza di Barbiana, avendo le due realtà molti valori in comune, ed essendo relativamente vicine, distando a trenta chilometri l’una dall’altra.
Ritornando da Barbiana abbiamo fatto tappa al villaggio “La Brocchi” dove Michele Gesualdi, che aveva vissuto con Don Milani, prima sindacalista e poi presidente della Provincia di Firenze, domandandosi di chi fosse quello stabile ormai ridotto a un rudere e come sarebbe stato possibile utilizzarlo,  ha fatto si che ci si interessasse e ci si prendesse cura in particolare dei rifugiati e degli immigrati, occupandosi dell’accoglienza e dell’integrazione sociale e lavorativa, ancora una volta a favore degli degli ultimi.
Alla presentazione della mostra “Gianni e Pierino” tenuta al Centro Studi Cisl di Firenze nel 2018 venne detto che nessuno di noi è paragonabile a don Lorenzo. Ci consoliamo ripetendo la sua affermazione: «Guai se vi diranno: il Priore avrebbe fatto in un altro modo. Non date retta, fateli star zitti, voi dovrete agire come vi suggerirà l’ambiente e l’epoca in cui vivrete. Essere fedeli a un morto è la peggiore infedeltà».
Per don Lorenzo, il tempo era dono, era prezioso non doveva essere sprecato: non si poteva pensare solo a sé stessi, si doveva donarsi agli altri e, per chi non fosse consacrato, c’erano solo due modi: il sindacato o la politica.
La conoscenza era potere da condividere, non una cosa da conservare gelosamente ed usare per fini personali.
Le scelte erano fatte per ottenere ciò che fosse giusto non valutando se fossero convenienti o opportune.
Non si doveva per forza essere come altri, non partiva dal presupposto “siccome lo fanno anche loro” ma parlava a quella gente, che viveva in quel momento, in quel contesto.
“Le possibilità di imitazione sono infinite; possiamo seguire ancora l’invito di don Lorenzo” venne detto durante la presentazione del 2018: vale anche per noi, sindacalisti di First Cisl Lombardia, che abbiamo avuto la possibilità di fare questo cammino?
Marco Longhi
Comunicazione First Cisl Lombardia

martedì 5 novembre 2019

I video della presentazione a Rubiera (Re)

15 Ottobre: le interviste a relatori dell'incontro sul tema "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro".
Di seguito le interviste a: Francesco Lauria, Loris Cavalletti, Piero Cantini, Giovanni Teneggi e Mimmo di Matteo.
https://www.pensionaticislemiliaromagna.it/articolo-498/quel-filo-teso-tra-fiesole-e-barbiana-don-milani-e-il-mondo-del-lavoro//