Il mio articolo/messaggio in bottiglia rivolto ai sempre presenti, urticanti e molto spesso violenti "guardiani della rivoluzione" capecchiana, pur certamente meno letto di quelli che hanno trattato della loggia eversiva massonica P2, guidata dal fieramente pistoiese Licio Gelli, deve aver colto nel segno.
Ancora, peraltro, non si è voluta fare piena luce sulle aderenze cittadine a Pistoia di questo tetro sodalizio criminale, connesso, solo per citare due pur importantissimi esempi, alle terribili, vigliacche e sanguinarie stragi neofasciste di Piazza della Loggia (maggio 1974) e della stazione di Bologna (agosto 1980).
Riporto qui il link per chi lo volesse recuperare o rileggere: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/08/messaggio-in-bottiglia-per-ile.html
Tralascio, per brevità, i miei riferimenti e sacrosanti parallelismi tra il mondo della attuale sinistra pistoiese "capecchiana" e i fanatismi della rivoluzione khomenista sciita iraniana del 1979 (e comunque tutto torna perchè non si può dimenticare, in Iran, il ruolo di Abolhassan Banisadr, eletto nel 1980 primo presidente post rivoluzionario, considerato un "marxista sciita", presto scaricato dall'ayatollah Khomeini perchè: "troppo comunista e troppo poco musulmano"...)
Tornando pienamente a Pistoia, viste le reazioni e le minacce violente, anche fisiche, deve aver colto nel segno, soprattutto rispetto a persone (e famiglie...) prive di senso dell'umorismo e di autoironia, anche il riferimento "morettiano" al surreale matrimonio celebrato con rito "maoista" e terminato, nel film "Il Caimano", con il sangue del compagno officiante, trafitto dalla mancata sposa (falso nome "Fabrizia", vero nome: "Aidra").
Una mancata sposa che si ribella al conformismo, alla gabbia moralista, maschilista e, appunto, maoista, perfettamente impersonata dall'attrice Margherita Buy, con un epilogo cruento che si conclude con l'irruzione armata, nella ben ricostruita "comune cinese", da parte delle volanti della polizia.
Chi si fosse perso/a la gustosa scena, peraltro con tanto di critica marxista leninista "veramente rivoluzionaria, profondamente avversa alla cricca revisionista del Pci, del Psiup e della Cgil", la trova cliccando qui: https://www.youtube.com/watch?v=7QX90cX-31Y
Oggi sembra davvero che parliamo di extraterrestri lontani, ma non si può dimenticare che la figura di Mao Tse Tung fu, in Italia (e a Pistoia) osannata, idolatrata, venerata da gruppi di una sinistra spesso intellettualoide, costituita da molti (non tutti per onestà) figli e figlie della ricca borghesia della Milano e della Roma bene.
Si pensi, solo per fare due esempi, ai giornalisti Michele Santoro e Paolo Mieli.
Ricche famiglie della borghesia, peraltro spesso allarmate dal fatto che realtà maoiste come Servire il popolo (come ben ricordato nel film di Nanni Moretti) chiedevano ai ricchi, per poter aderire al Partito, la consegna di tutto il patrimonio familiare o, nel caso di giovani, almeno di cospicue donazioni a fondo perduto.
Nella prima metà degli anni Settanta del Novecento, a Pistoia, come a livello nazionale, la galassia marxista-leninista (non tutta maoista) era molto variegata e variamente organizzata (con filoni davvero fantasiosi come, non è un battuta, i pericolosi e inquietanti nazi-maoisti sia di linea "rossa" che di linea "nera").
Non può essere dimenticato che, proprio nella provincia di Pistoia il Partito Marxista-Leninista-Maoista "Servire il Popolo", guidato farsescamente e messianicamente dal leader Aldo Brandirali, futuro esponente di Forza Italia e Comunione e Liberazione, ottenne, alle elezioni politiche del 1972, il miglior risultato a livello nazionale.
Certo parliamo dello 0,8 per cento, pur con percentuali più alte in Valdinievole, in particolare nell'effimera roccaforte "cinese" di Monsummano Terme.
Non si può, infine, dimenticare che, ormai a trent'anni dalla sua pubblicazione, l'opera, a livello nazonale ancora insuperata su quegli anni e su quelle ormai lontane vicende politiche e sociali, sia stata scritta da un autore pistoiese, Roberto Niccolai, attuale coordinatore dell'Archivio Storico Roberto Marini.
Si tratta, ovviamente, del celebre e pluricitato volume: "Quando la Cina era vicina. La rivoluzione culturale e la Sinistra extraparlamentare italiana negli anni '60 e '70".
Bene, ma tutto ciò che cosa c'entra con l'Italia e la Pistoia dell'agosto 2026?
Con il tempo della guerra infinita, della remigrazione, della repressione dei "decreti sicurezza", del suicidio climatico e, da ultimo, pure della reintroduzione di controlli alle frontiere dentro l'Unione Europea?
Non voglio assolutamente ridurre a macchietta tutta una tradizione, anche pistoiese, di "socialismo altro", in buona parte (purtroppo non totale) di natura antistalinista.
Non lo voglio fare nei giorni e nelle notti in cui tanti/e, con grande commozione e già diffusa e intergenerazionale nostalgia, rendiamo omaggio a Francesco Guccini, poeta e cantautore, che definiva se stesso, non certamente un comunista, ma un socialista libertario, forse un po' come un intreccio, anche se emiliano e non toscano, tra i fratelli Rosselli e il giovane comandante partigiano pistoiese Silvano Fedi.
I tratti comuni e prevalenti (non assoluti, qualcuno/a fortunatamente si salva...) di queste due diverse esperienze, almeno cronologicamente piuttosto lontane fra loro, appaiono, infatti:
- il settarismo arrogante e superbo;
- il leaderismo messianico e pseudorivoluzionario;
- il profondo, assoluto, devastante, distruttivo disprezzo per qualsiasi presunta devianza o mancanza di ortodossia;
- l'ambizione ad occupare il potere e a zittire il dissenso (anche con il controllo e la complicità interessata dei media), al di là del valore in sè delle persone e pensando autoreferenzialmente di essere dei veri e propri "scienziati della politica", "quelli bravi"; "l'elitè";
- un utilizzo sfacciato che sembra rivolto a fini privatistici se non individualistici, di risorse pubbliche, comuni...
- un sudditanza, anche istituzionale, non proclamata, ma realizzata e assicurata ai poteri economici, finanziari e bancari, potenzialmente anche speculativi e non trasparenti;
- il prevalere, sempre e comunque, dei meri interessi di partito anche quando si travestono, alternativamente, dei panni della rivoluzione o di un fintissimo, impostore civismo,
- la sudditanza ad altri territori (siano essi Pechino, Roma, Firenze, Teheran...);
- la violenza nei metodi trasvestita o dall'ideologia o, nel caso del 2026, da una "illusoria politica dell'abbraccio";
- l'evidente mancanza di concretezza e aderenza alla realtà (nel 2026 traducibile con: "politica dell'annuncio per l'annuncio");
- un sistema lontano, anche emotivamente, al di là delle belle parole di circostanza, dai bisogni veri e reali dei cittadini e delle cittadine;
- una partecipazione vuota, mera rappresentazione scenica e non reale processo democratico dal basso;
- una distanza dolorosa e abissale, siderale dal mondo del lavoro e dei lavori, dalla sua più autentica rappresentanza collettiva, dai luoghi in carne e ossa in cui ci si ribella coraggiosamente e pagando un duro prezzo, allo sfruttamento, al caporalato, alla cultura dello scarto, alla dittatura dell'algoritmo rivolta al profitto per il profitto;
- un approccio alla cultura e alle culture che non si rivela apertura curiosa alla sopresa dell'incanto, ma presa d'atto e sostegno a potenziali carrozzoni privi di bellezza, perchè frutto di interessi di parte;
- una strumentale apertura ai drammi e al cuore del mondo, foglia di fico che si accompagna, in realtà, a una pressochè totale chiusura mentale, clanica e provinciale;
- una direi endemica, strutturale incapacità di concepire e sostenere l'autonomia del sociale, del volontariato e della sussidiarietà che, per citare parole non mie: "non può rappresentare la barella ancillare dello Stato", ma non può nemmeno essere, per citare parole, invece, mie, la vestale, interessata e foraggiata, contigua, interna, parassitaria del potere, anche locale, spesso peraltro anche istituzionale/istituzionalizzato.
- una proclamata e peculiare attenzione alle fragilità e ai più deboli che non è coerente e credibile rispetto a chi prospera cementando il privilegio, magari pure con la puzza sotto il naso...
Aggiungerei, come caratteristica prevalentemente del 2026, ma non priva di radici in una parte, pur fortunatamente minoritaria, dell'estrema sinistra degli anni Settanta, quindi senza voler generalizzare e creare categorie assolute o distorsivamente onnocomprensive...
- un finto femminismo di maniera, spesso violento, meramente "estetico" e, comunque, sospeso tra branco e individualismo. Un femminismo radicaleggiante, a tratti fanatico e tribale. Un femminismo presuntuoso e autoritario, certamente non autorevole, che ha reciso, in realtà, i propri legami anche sentimentali con il femminismo storico italiano, con la propria gloriosa memoria e le proprie fondamentali lotte. Un femminismo falso e ritorsivo che utilizza spesso metodi e modalità organizzative paradossalmente patriarcali, intolleranti e aggressivi. Direi pienamente, beffardamente maschili e machisti.
Un femminismo e, più in generale, una politica pseudoprogressista (magari solo formalmente avversa al cambiamento climatico, ma anche qui priva di coerenza, efficacia, concretezza, verità) che, come in altre parti del paese, ma a Pistoia con tratti peculiari e più forti, tradiscono, fanno incoerentemente a brandelli, proprio come denunciava Franceso Guccini attraverso le canzoni (Dio è Morto, Cyrano, Don Chisciotte...), la propria teorica visione e i propri ideali, solo proclamati, mai vissuti, mai realmente testimoniati in prima persona.
Un politica, insomma, con la p minuscola e che è, in realtà, dissoluto dominio, affermazione individuale o di fantomatici e spesso occasionali, interessati gruppi e che è, canterebbe il poeta emiliano: "solo far carriera", magari anche in qualità molteplice di esponenti di famiglie potenti (e ricche) da generazioni.
Una politica del clan, dei cerchi chiusi e magici, che non può salvarsi l'anima, mischiandosi, per una sera, a coloro che riempiono il cuore della città e cantano sinceramente e con passione autentica il vento, le note e le parole di Francesco Guccini...
Guardando, sinceramente orfani, a Pavana, magari senza sapere di esserlo, non da ora in verità, anche nel capoluogo di pianura.
Una politica delle passioni tristi che troneggia, certo non solo in uno schieramento o in un solo partito (ma esistono ancora i partiti nel potere consociativo?), pur in presenza di tante persone di buona volontà, sincere, impegnate e di valore, magari sfruttandole e blandendole, aiutata riservatamente da importanti, privati e costosissimi istituti di comunicazione metropolitani.
Una politica finta, bugiarda che mi ha fatto venire in mente una poesia vera, sincera, tutt'altro che moralisteggiante, curiosamente ritrovata nel frontespizio di una vecchia rivista (sì, anch'essa di estrema sinistra, ma di quella reale, concreta, sudata, non di maniera...) di Diritto del lavoro...
TUTTI COLORO CHE MI DAVANO CONSIGLI
Tutti coloro che mi davano consigli
e sembravano capire le faccende politiche
sono ogni giorno più pazzi
e se ne sono andati in un'altra città
dove vivono tutti insieme
scambiandosi i cappelli.
Erano tipi assai stimati
politicamente assai preparati
mi spiegavano con estrema chiarezza
quello che dovevo fare
quello che era giusto che io facessi
e soffrivano per ogni errore
che commettevo
allorchè non ascoltavo i consigli.
"Vota quello" mi dicevano, "è di destra,
ma è il candidato della sinistra, è un modo per guadagnare voti".
Io dicevo di no, questa idea non mi piace, non la votavo,
quello poi perdeva, anche se prendeva voti di tutti quelli di destra,
se ne andava di nuovo con la Democrazia Cristiana.
Loro intanto continuavano a darmi consigli,
ma incanutivano e raggrinzivano,
e alla fine sono andati tutti nell'altra città
e lì si scambiano i cappelli.
Io intanto cercherò di comprendere ciò che non devo fare
e cercherò di farlo,
perchè se non mi sbaglio
chi crederà nei miei errori?
PABLO NERUDA - STEFANO NESPOR
(da Partenogenesi, in Stravagario)
in D&L Rivista critica di diritto del lavoro
Aprile-Giugno 2000.
Francesco Lauria (continua?)


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