E' comprensibile che di fronte al pieno sostegno che gli avevo tributato, apprezzatissimo dal candidato, quei tre o quattro interessati alle mie idee sulla politica cittadina, o che abbiano voglia di discutere senza schiaramenti a priori di politica, siano rimasti non poco increduli e, magari, anche perplessi.
Mi capita, in questo periodo a Pistoia, di incrociare, nel cerchio dei militanti politici, trattamenti molto diversi, direi, sintetizzando, quattro:
1) c'è chi mi ingnora, completamente e con un certa cattiveria;
2) chi mi ferma, spesso addirittura in Chiesa, per farmi i complimenti, sia per i contenuti dei miei interventi, che per il coraggio di criticare un sistema quasi "rampante", appena insediatosi, anzi in via di insediamento;
3) chi mi insulta, quasi sempre solo sui social, in stile "leoni da tastiera", soprattutto se oso criticare il neosindaco e "idolo-modello-laboratorio" Giovanni Capecchi;
4) chi, e purtroppo sono pochissimi, interloquisce con me, si confronta, magari mi pone qualche critica costruttiva o mi da ponderati, e da me sempre apprezzati, consigli.
Tornando a come si è sviluppata la vicenda politica cittadina: più cresceva il mio sostegno a Capecchi, più conoscevo, in questi mesi, il suo entourage, anche il più ristretto, più vecchi amici di centrosinistra mi criticavano anche aspramente per il mio: "espormi senza sapere", per le mie cocciute, solite: "cambiali in bianco accordate senza garanzie".
Non avevano torto.
Sono arrivato a sostenere Giovanni Capecchi, discutendo duramente, anche con chi lo considerava una sorta di bolla in cui gran parte del centrosinistra pistoiese e tutta la sinistra erano caduti.
Era lo stesso Capecchi, però, a prevenire queste critiche con un complesso atteggiamento vittimista che anticipava, addirittura, gli attacchi strumentali e "paludosi" che gli venivano o gli sarebbero venuti dalla sua stessa parte politica (si veda, il molto bello, per altri contenuti, discorso di San Domenico, del 28 febbraio 2026).
Ritengo che i Capecchi (al di là della diffusione estrema del cognome a Pistoia) siano almeno due, si chiamino entrambi Giovanni e siano, recentemente, entrambi diventati sindaci.
Il primo ha saputo, con pazienza e intelligenza, allargare il proprio consenso, mantenendo una parola d'ordine unitaria, usando anche lo strumento delle primarie, in un primo tempo derubricato; inserendo parole d'ordine programmatiche inconsuete ed importanti,
Penso alla Pace e alla Palestina, al recupero del suolo (e non solo lo stop al consumo di suolo), alla dimensione internazionale della cultura nelle sua varie sfaccettature, ai processi e meccanismi partecipativi (che, però, in sincerità, il neosindaco ha sempre finora enunciato, senza mai entrare tecnicamente nel merito e nel metodo).
Capecchi, in questo periodo, è stato molto, molto più timido, e a tratti deludente, su una serie di dossier importanti: dal glifosato e dall'inquinamento legato all'attività vivaistica, alla revisione radicale del piano del traffico e dei nuovi insediamenti industriali, ad una matura ed equilibrata gestione dell'immigrazione e dell'accoglienza, priva di inutili tossine ideologiche.
Giovanni Capecchi non è arrivato a prendere posizioni soddisfacenti per vari motivi:
1) una coalizione larghissima, in cui le differenze di programma e di impostazione politica, financo di valori, non potranno non venire prestissimo al pettine;
2) una coalizione che ha vissuto due mesi da separata in casa ed in cui i due quartier generali si lanciavano bombe e droni senza particolare ritegno di causare, politicamente, morti e feriti;
3) la scelta, evidentissima nelle ultime due settimane prima del voto, di non esporsi minimamente sui temi più spinosi, due esempi: immigrazione e allargamento graduale della Ztl nel centro storico;
4) un errore tattico strategico che sta pagando in queste ore: quando affermava che, a parte la vicesindacatura di Stefania Nesi (con quali deleghe?), nulla era stato negoziato, io credo che, in questo caso, fosse sincero. Non si erano fatte riflessioni vere, in tutto il centrosinistra, nè sui nomi, nè sulle priorità programmatiche da condividere, progettare, realizzare in maniera partecipativa, al di là di un programma scritto dai partiti nelle segrete stanze, ormai un anno prima. Può darsi che oggi sia varata la Giunta, ma sarà, in ogni caso, un parto prematuro, un gattino dagli occhi ciechi.
A questo, per me, si aggiunge una scelta davvero incomprensibile, dolorosissima, contraddittoria.
In occasione del conflitto duro, ma tutto politico ed etico con una parte del suo staff e un candidato poi eletto, Capecchi, prima mi ha manifestato, anche in forma scritta ed inequivocabile, piena comprensione e sostegno, poi è sparito, non ha voluto approfondire, prendere parte, ha fischiettato, lasciato fare.
Tutto questo vale anche per gli atteggiamenti umanamente e politicamente più turpi e con indubbi profili di gravi responsabilità, anche penali.
Su questo, deciderà ovviamente non il sottoscritto, ma la magistratura, anche perchè anche io, lo dico con trasparenza, mi devo anche difendere da accuse totalmente inventate, pretestuose, maturate in "associazione". Volte, con cattiveria, cinismo, vigliaccheria a distruggere, uccidere politicamente e umanamente anche un cavallo.
Ma, andando oltre il mio caso personale, mi sono chiesto e ho anche chiesto in città ad alcuni, non proprio ininfluenti amici: "Ma quando si troverà a gestire una vicenda ben più complessa della mia, con pressioni fortissime, con interessi in gioco ben più importanti... come si comporterà il sindaco Giovanni Capecchi?"
Citerà sterilmente, senza crederci più di tanto, Giorgio La Pira e/o Martin Luther King, o prenderà posizione verso la verità e la giustizia?
Si metterà in gioco oer Pistoia e per i suoi cittadini e cittadine, a partire dai/dalle più fragili, come assicurato in campagna elettorale, o sarà, invece, tristemente e inesorabilmente, prono ai potenti/arroganti/prepotenti di turno?
Non mi pare una domanda banale, non mi voglio dare risposte definitive, certo la mia esperienza personale con Capecchi (sia chiaro, del tutto estraneo ai fatti che contesto e che ho denunciato) è stata in questo ambito: terribile, spiazzante, deludente.
La mia impressione (invero, sempre più radicata, anche a causa degli ultimi incomprensibili e un po' anche ridicoli contatti personali) è che Giovanni Capecchi, si sarà anche preparato venti anni in esilio per fare il sindaco di Pistoia, ma non è assolutamente pronto per esserlo e, forse, non lo sarà mai.
Tutto ciò non toglie, ovviamente, che lo stesso Capecchi possa rivelarsi un valente docente e studioso universitario o un bravo e onesto (anche se talvolta un po' assente, mi dicono) animatore di parchi letterari, etc.
Ma tantè, la frittata ormai è fatta e ce la dobbiamo mangiare.
Non è il solo punto: la mia delusione (che è personale e soggettiva, non vuole essere la "verità", per carità) si è sviluppata conoscendo meglio un "sistema" di sostenitori e di leadership politico/partitica, ma anche associativa del centrosinistra pistoiese che, sinceramente, a me pare, con pochissime eccezioni, sostanzialmente imbarazzante.
Indubbiamente, e come altri commentatori e giornalisti hanno già fatto rilevare, al di là della figura di Capecchi e della sorpresa davvero positiva Stefania Nesi, questa campagna elettorale ha mostrato, sia per il centrosinistra che per il centrodestra, una evidente mancanza, un vuoto, anche generazionale, di classe dirigente (fatte salve le solite parentele, dinastie, etc...)
Ci si chiede (sempre al netto delle parentele e delle dinastie, inevitabili come le tasse): come e da chi venga selezionata questa classe dirigente, poi avallata da un sistema, a tratti perverso, delle preferenze multiple di genere, che ha effetti più nefasti del sistema proporzionale nella Prima Repubblica pre referendum del 1991.
D'altronde, non lo dico io, ma lo ha scritto, più autorevolmente di me, in occasione dell'ottantesimo anniversario della Repubblica, l'ex parlamentare, sottosegretario e Ministro, il pistoiese Vannino Chiti (amico e sostenitore della prima ora di Capecchi):
"Non si è ancora compiuta, dopo ottant’anni, una ricomposizione dell’unità degli italiani sul solo terreno giusto e possibile, quello fondato sull’assunzione come valore comune del patrimonio congiunto Liberazione-Resistenza-Costituzione. È la causa della fragilità del nostro del nostro Paese rispetto alle sfide e ai compiti di oggi: per primo quello di contribuire da protagonista al compimento della democrazia europea e all’affermazione della pace".
Un'ultima considerazione...
Le mie precedenti vicissitudini, (per chi volesse qualche assaggio, può leggere i link seguenti) mi hanno forgiato e sono pronto al contrattacco, come è avvenuto per le azioni improvvide del mio ex datore di lavoro.
Soprattutto, sono pronto al far valere, con pazienza, fiducia, ostinazione e determinazione i principi e le pratiche dello Stato di Diritto.
A partire dai più deboli e dai più fragili, come, ad esempio, sono sempre le lavoratrici e i lavoratori nel diritto e nel processo del lavoro (uno dei capisaldi delle importanti conquiste degli anni Settanta...)
https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2025/09/La-difesa-non-e-piu-un-diritto_Il9marzo.pdf
Tre ore e tredici minuti di diritti: https://www.il9marzo.it/?p=10779
https://sindacalmente.org/content/il-caso-lauria-diventa-caso-cisl/
"Gli eroi della classe operaia". Intervista a Francesco Lauria su Radio Onda d'Urto:
https://www.youtube.com/watch?v=2FbPtHxAPsw
Termino: scriveva dal carcere, era il 1964, nel difendersi senza avere diritto di difesa, l'indimenticabile Nelson Mandela:
"La lotta del popolo africano trae ispirazione dalla sue sofferenze ed esperienze. E' una lotta per il diritto di vivere. Nel corso della mia vita mi sono dedicato a questa lotta del popolo. Ho combattuto contro la dominazione bianca e ho combattuto contro la dominazione nera. Ho accarezzato l'ideale di una società democratica e libera in cui tutte le persone vivano insieme in armonia e con pari opportunità.
E' un ideale per il quale spero di vivere e che spero di raggiungere. Ma, se sarà necessario, è un ideale per il quale sono pronto a morire".
Francesco Lauria

















