So che deluderò i miei (tanti) hater e i miei (pochi) nuovi follower antisinistra e anticapecchi, ma l'annunciata nomina di Marica Setaro ad assessora alla Cultura del Comune di Pistoia è, davvero, una buona notizia.
Ho ascoltato con attenzione Marica, con cui abbiamo amici in comune fuori Pistoia, nei diversi incontri promossi da Giovanni Capecchi sul tema delle politiche culturali (in senso ampio) sia in occasione delle primarie che della vera e propria campagna elettorale.
Che il tema cultura (insieme forse a quello delle periferie) rimanga l'argomento forte di Giovanni Capecchi l'ho scritto a commento, stamattina presto, di un post, come al solito trionfante, dell'inesorabile Agostino Fragai, sul "modello Capecchi-Pistoia per l'Italia, l'Europa e il Mondo..."
Tornando a Marica Setaro penso che il suo profilo sia quanto di meglio abbiano messo in moto in questi mesi la campagna di Capecchi e Capecchi proprio come persona.
Tra tanti autonominatisi elite generosa e primi della classe (un esempio? il primo primissimo primario, anche per preferenze Sandro Giannessi...) a Marica, che sa ovviamente prendere la parola quando è necessario, non interessano i riflettori per mostrarsi.
Il suo Cv, per me, che a Gorizia e proprio in quel luogo, nel sobborgo di San Pietro, dove sorgevano l'ospedale e il manicomio (ma anche il convitto dove abitava la mia ragazza) ho lasciato il cuore, è interessantissimo.
Studiare la storia della psichiatria in Italia e nel mondo ci permette di analizzare le dinamiche sociali e del potere: lo stigma e la rivolta, la speranza fatta di una paziente decostruzione di una verità imposta e di istituzioni totali che drammaticamente la società la spezzano, come spezzano, frantumano, nascondono le persone.
Ce lo ha spiegato benissimo Erving Goffman, nel suo celebre libro Asylums (1961) e ci dovrebbe venire in mente ogni volta che volgiamo lo sguardo al Colle Gigliato, alle Ville Sbertoli, (luogo anche della nostra Resistenza,) che non dovranno essere oggetto solo di un recupero urbanistico e artistico (necessario, per carità), ma divenire strumento di memoria del dolore, ma anche di una eresia, una scelta di liberazione e coscientizzazione.
Un percorso che dobbiamo in primis, in Italia, a Franco Basaglia e Franca Ongaro, ma che è anche la storia di tanti infermieri, portantini, pazienti, parenti, studenti che hanno saputo dire basta con i lager totali della nostra psichiatria.
E oggi dobbiamo dire basta ai Cpr, istituzioni totali, per la negazione della cittadinanza e dell'umanità dei migranti.
Dobbiamo questa sacrosanta rivolta anche a Mario Tommasini, parmigiano come me, eretico per amore della sinsitra, che i matti, seguendo l'esempio di Basaglia, li slegava in tutto il mondo, perchè in essi vedeva gli occhi delle persone, di soggetti meritevoli di ascolto, cura e riscatto, non oggetti di oblio e separatezza securitaria, sempre più spesso privata, tristemente e complicemente pagata.
Dobbiamo tanto anche a una figura importante, non da molto scomparsa, il prof. Leopoldo "Poldo" Tesi, che, da Pistoia a Gorizia, da Gorizia a Pistoia, ha saputo portare anche nella sua città l'approccio rivoluzionario che restituiva dignità e libertà alle persone, a parire dai più fragili, non dimentichiamo l'impegno per la chiusura dei brefotrofi, avvenuta definitivamente, in Italia, solo nel 2001.
Per questo, durante la campagna delle primarie, convinto di non esserci a votarlo perchè pellegrino sulle strade di San Jacopo, regalai a Giovanni Capecchi oltre a una maga lampadina da riempire di idee, poesie e sogni, una serie di adesivi.
Questi adesivi erano la copia adattata di quelli di cui si riempì Parma, nel 1998: da MARIO TOMMASINI JUST DO IT! a... GIOVANNI CAPECCHI JUST DO IT!
Come è andata con Capecchi, un po' si sa, io non posso e non voglio fare marcia indietro e confermo tutto quanto di pesantissimo ho detto e scritto in questi ultimi dieci brutti giorni.
Torniamo a Marica.
Marica Setaro, insieme a Prof. Massimo Bucciantini, compagno di vita, è stata, in questi anni, curatrice del festival "Le parole di Hurbinek" che ha saputo trasformare un sempre pù retorico e rituale Giorno della Memoria, in un percorso più lungo, approfondito e apassionante di iniziative e di incontri, a partire dai giovani.
Un percorso che ha anche saputo fare rete, non solo istituzionale, senza isolare Pistoia, ma inserendola anche in spazi di cultura più ampi, aperti.
Ricordiamolo anche chi è, chi è stato Hurbinek: un bambino nato e morto a circa tre anni ad Auschwitz, cui simbolicamente si vuole dare una voce che non ha mai potuto avere.
Marica Setaro, infine, anche se stra-radicata a Pistoia (con puntate a Pisa) è, come me, un'immigrata.
Mi auguro che saprà, portare nella complessa e paludosa politica pistoiese l'umiltà e l'ostinata tenacia del suo Cilento.
Non quello dei cinema, delle commedie e dei lidi affermati e ormai patinati.
Quello delle montagne in cui è ancora forte il ricordo dei "briganti", sconfitti dalla storia narrata dai soli vincitori, e in cui si cammina e si colgono, quasi senza fine, gli asparagi selvatici.
Come certamente è noto alla nuova prossima Assessora alla cultura, gli asparagi, nelle loro tante varietà, sono particolarmente ricchi di vitamine e di sali minerali.
Proprio ciò che ci vuole oggi a Pistoia e alla sua complicata politica.
E, non volermene Marica, proprio quello di cui mi pare aver bisogno, in questo momento, Giovanni Capecchi.
Cui, però, non posso che dire, per una volta... bravo!
Francesco Lauria










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