Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana
giovedì 16 aprile 2026
"IL PERSONALE E' POLITICO". LA VIOLENZA SESSUALE SUBITA DA DOLORES HUERTA, LA RIVOLUZIONE SINDACALE MANCATA DI CESAR CHAVEZ.
"L'UNICA FERRARI CHE NON INQUINA!". NEGLI OCCHI DI LAVINIA L'UTOPIA DI MARIO. CON GIOVANNI CAPECCHI CAMBIEREMO PISTOIA
Anni '70: Mario Tommasini
"Di impossibile non c'è niente! Va beh?
Di impossibile non c'è niente!
Perciò anche il manicomio si può trasformare, cambiare, distruggere!"
Primi anni 2000: Mario Tommasini
"Noi lavoriamo per la nostra felicità e per la felicità anche degli altri.
Perchè si vive meglio in una città dove sia più la felicità che i mugugni, la depressione e la sfiducia".
Niente di scritto è paragonabile alla voce e al volto unici, popolarmente parmigiani nel mondo, di Mario Tommasini: "Eretico per Amore":
https://www.facebook.com/reel/1594920798477478
Chissà, mi sono chiesto se, con i social, specialmente lo spezzone degli anni Settanta, sarebbe stato sommerso di insulti, incredulità, inviti ad andare a lavorare o a finire nel manicomio stesso (in questo caso quello di Colorno, ilpaese di origine di mia madre, occupato da Tommasini, chiuso con la riforma di Franco Basaglia).
Chissà, mi sono chiesto, quanto lo avrebbero preso in giro sui social per il suo credere nella politica come ricerca e ottenimento (individuale e collettivo) della felicità.
Mario è morto venti anni fa, nel 2006, ha solo sfiorato l'era dei social.
A Parma c'è una mostra bellissima, prorogata fino al 10 maggio, in cui si può riscoprire COME fu occupato il manicomio (ma anche il brefotrofio) e cosa si è proposto per restituire quella felicità che era stata tolta anche ai "brutti, matti e cattivi".
In queste settimane ho paragonato l'impegno del 1998 a favore di Mario Tommasini, eretico della sinistra per amore, alla campagna per le primarie di Giovanni Capecchi.
L'ho fatto convintamente, ben sapendo che nessuno è perfetto, non lo era nemmeno Mario che ha passato la vita a liberare gli oppressi, non solo nella sua Parma, ma fino all'Africa.
Ieri sera, conversando con Lavinia Ferrari, la ragazza 24enne (appena compiuti!), pistoiese nel mondo, che ha introdotto e presentato il comizio finale per le primarie del centrosinistra di Giovanni Capecchi, in Piazza Spirito Santo, di fronte a circa mille persone ce lo siamo detti negli occhi: "nessuno/a è perfetto".
Proprio per questo esiste l'incontro con l'altro/a, quel NOI che Giovanni ha saputo declinare in maniera magistrale (e che era tanto caro anche a un grandissimo leader come Mario Tommasini), affermando, in tempi di machismo celodurista di ritorno, che: "IO senza VOI, senza il NOI, non sono NESSUNO!".
Poteva dire: "non sono abbastanza". Ha detto, più radicalmente: "non sono nessuno".
L'intervento di Lavinia Ferrari è stato postato (non tutto in verità) sui social e ha avuto migliaia di visualizzazioni.
Eccolo qui: https://www.facebook.com/reel/
mercoledì 15 aprile 2026
LAVORARE NON BASTA PIU'? LA VERITA' SUL LAVORO POVERO. CONVERSAZIONE CON GIANFRANCO ZUCCA (DIRETTORE IREF-ACLI)
Si può essere poveri pur lavorando a tempo pieno? Purtroppo, la risposta è sì.
E' NATA: "SOGNARE DA SVEGLI".
Ringrazio ancora mio figlio Jacopo per aver ideato il logo...
Stay tuned: https://sognaredasvegli.blogspot.com/
domenica 12 aprile 2026
UNIRE PER VINCERE: UN "NOI" CHE, CON GIOVANNI CAPECCHI, DIVENTA UNA SINISTRA CAPACE DI FUTURO.
"Saluto a distanza Stefania. La chiamerò, ci sentiremo sicuramente tra poco".
Sta in queste parole il fulcro della campagna elettorale e, ancor di più, della vittoria di Giovanni Capecchi.
Ovunque, in Nuova Zelanda, come in Ungheria, a Prato, come, che ne so, al circolo di Piteccio, è il/la perdente che, normalmente, telefona al vincitore.
E invece, dopo aver rivendicato la scelta, fondamentale, delle primarie, Giovanni Capecchi ha pensato, a rendere vivo e reale, il proprio slogan elettorale: "unire per vincere".
Ha detto, chiamerò io Stefania Nesi.
Probabilmente le telefonate si sono, in realtà, quasi intrecciate, ma ciò che conta, a partire dalla gentilezza, sono la voglia/aspirazione di futuro, di partecipazione, di cambiamento.
Un NOI che ieri sera, tra attese, e poi, abbracci, lacrime, urla di gioia, è stato tangibile, concreto.
Ora la sfida, non semplice, è trasformare quel NOI bellissimo, in un NOI ancora più grande per cambiare il segno della storia.
E' inutile che ce la raccontiamo, il centrodestra, come ha detto giustamente Riccardo Trallori durante la campagna delle primarie, si è radicato in città e ha una candidata forte, percepita come "moderata".
Tra i principali sostenitori di Annamaria Celesti, non dimentichiamolo però, c'è chi si ostina a chiamare, anche in filmati ufficiali, Piazza della Resistenza, Piazza d'Armi, negando le radici profondamente antifasciste di cui questa città va, da sempre, fiera.
Si arrabbierà il giovane Gabriele Sgueglia, ma in questi tempi, dare questi messaggi, non è un peccato accessorio, significa, invece, porsi al di fuori del perimetro democratico, al di fuori di quella Costituzione che, in tanti e in tante, anzi in tantissimi/e, abbiamo difeso strenuamente con il partecipato Referendum dello scorso marzo sulla magistratura e la separazione dei poteri.
E' vero, però, che la destra non ha distrutto la città, non l'ha nemmeno cementificata come mi sarei immaginato e, benissimo ha fatto, Giovanni Capecchi (in questo dimostrando, sinceramente, più lungimiranza di Stefania Nesi) nel non proporre una visione catastrofica degli ultimi nove anni.
Quello che ha contraddistinto Pistoia dal 2017 è, invece, l'isolamento, il chiudersi dentro se stessa, l'abbandono totale di alcune politiche, come, solo per fare due esempi, l'integrazione rispetto ai migranti e la costruzione, non di eventi, ma di una strategia per la cultura.
Pistoia, infatti, durante la giunta di Alessandro Tomasi/Annamaria Celesti, pur non distrutta da nessuno/a, non è stata guidata nè da una visione, nè da particolare concretezza.
Tanti i gravi limiti dell'amministrazione bi-uscente: ad esempio nel non aver saputo intercettare, al tempo del Pnrr, irripetibili finanziamenti europei, se non in minima parte e nel non aver tenuto conto di una linea programmatica fondamentale che ha ben comunicato, in queste settimane, Giovanni Capecchi, forte anche delle sue importanti precedenti esperienze, non solo in quanto politico: "prima si fanno i progetti e poi si cercano, con determinazione, i fondi".
Mi permetto, avendo delineato, vinto, coordinato, gestito decine di progetti europei in questi ultimi quindici anni, di essere profondamente d'accordo, anche su questo, con Giovanni Capecchi.
Il progettificio non serve, infatti, a nessuno, tanto meno a un ente pubblico: serve, invece, una pianificazione strategica, un "foresight" che delinei gli scenari e le politiche per conseguirli della Pistoia del 2036, non del 2027, tenendo anche presenti le evidenti e, purtroppo non rassicuranti, prospettive demogratiche.
Guardando avanti, lasciandoci alle spalle una campagna per le primarie non semplice, in cui il clima non sempre è stato sereno, mi permetto di fare, timidamente, tre proposte programmatiche.
- Partecipazione dal basso: Pistoia ha meno di 100.000 abitanti e secondo il Testo Unico degli Enti Locali, non può costituire formalmente delle circoscrizioni vere e proprie. Può, però, articolare il territorio in altro modo, ad esempio con le consulte di quartiere. Pensiamoci...;
- Crisi climatica e crisi democratica vanno affrontate insieme: come afferma Marco Deriu, sociologo dell'Università di Parma "Dobbiamo valutare attentamente quanto l'«ondata» di assemblee dei cittadini/e per il clima (perchè non costituirne, seriamente, una anche a Pistoia?) possa rappresentare un’occasione per ampliare il canone della democrazia».
Deriu, sociologo dell’Università di Parma, da anni affronta il rapporto tra clima e democrazia e il suo pensiero su questo tema, contenuto nel saggio: "Rigenerazione. Per una democrazia capace di futuro" insieme alla raccolta critica di esperienze comunali di assemblee cittadine per il clima, possono aiutarci a porci in maniera innovativa tra sogno e concretezza, tra locale e globale, tra partecipazione ed ecosistemi di futuro, non solo sostenibili, ma desiderabili;
- Infine, la questione dell'educazione emotiva e della violenza di genere. Si, già la vedo la destra scatenata su questo tema da: "femmine". No, è un tema, soprattutto, da "maschi". Uscire da una cultura patriarcale e violenta, in un tempo di guerra permamente, combattere le discriminazioni, le molestie e le violenze di genere, è un'emergenza (qui sì, la parola ha un senso) democratica, civile e anche amministrativa, non un vezzo post femminista e aleatorio.
Pistoia è stata all'avanguardia europea su questi temi, anche e soprattutto, a partire dalle c.d. doppie discriminazioni, dalle fragilità più conclamate e, spesso, invisibili, ignorate.
Dal bullismo nelle scuole, agli inferni nelle pareti domestiche, da una società che, invece, che ascoltare e capire, tende a rassicurarsi nel vittimizzare una seconda volta, indignandosi fugacemente solo quando deve raccogliere il sangue delle vittime dai pavimenti.
E' chiaro che tutto questo non può essere solo "politica istituzionale", Pistoia dovrà diventare, progressivamente, una città della "sussidiarietà circolare", dove il Comune non si ritrae, ma si allea, con la società, con gli enti intermedi, l'associazionismo, i talenti, le persone.
Ieri notte si è festeggiato a Pistoia, sull'Ombrone come a Budapest, sul Danubio.
Qui, abbiamo, però un bel vantaggio da non sciupare alle elezioni di maggio, non è una destra più presentabile ad aver sconfitto una destra pesantemente autoritaria, ma si è scatenato, dal basso, davvero dal basso, un sogno di uguaglianza, cambiamento, partecipazione.
Non abbiamo paura di dirlo: abbiamo di fronte la prospettiva potenziale di una sinistra, vera, che può tornare a vincere, governare bene, "sognare da sveglia".
Ognuno/a può fare la sua parte, fin da ora, insieme a Giovanni Capecchi.
Francesco Lauria, Associazione Sognare da Svegli.



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