martedì 21 luglio 2026

GIOVANNI, GIULIANO E ILVO: I CAPECCHI TRA TROTSKY E FRAGAI, POTERI BANCARI E ACCADEMICI; LA P2 E I FANFANIANI DELLA DC; DEMOCRAZIA PROLETARIA E LISTE VERDI ARCOBALENO... (Prima puntata).

Quando scrissi un articolo a urne aperte, ben conscio della sicura vittoria di Giovanni Capecchi alle elezioni amministrative di Pistoia, addentrandomi nelle origini genealogiche della sua famiglia, in diversi tra i miei pochi lettori, rimasero sorpresi di una mia voluta, e direi importante, omissione.

Nonostante la mia gentilezza, il neo sindaco si arrabbiò parecchio, promettendomi una sintesi della storia della sua famiglia (in particolare del ramo paterno) che, però, non è mai giunta.

Ho, quindi, provveduto da solo.

Tornando alla mia omissione, all'epoca non volli calcare la mano e, in attesa anche di compiere studi e analisi più puntuali, rinunciai a rimarcare quello che a Pistoia è noto, ma non notissimo: un nonno di Giovanni, Ilvo, fu potente esponente del potere bancario e accademico toscano e, soprattutto, risultò ufficialmente tra i (sorprendentemente non moltissimi) affiliati pistoiesi alla loggia massonica deviata P2. Loggia guidata, come arcinoto, dal pistoiesissimo Licio Gelli.

Le tessera di affiliazione di Ilvo Capecchi alla P2, nell'elenco ritrovato nel 1981 a Castiglion Fibocchi fu la numero 205. 

Il tutto è consultabile su questo importante sito (e su molti altri...): https://www.stragi.it/archivio/doc/66.pdf 

Come è, abbastanza noto, anche se non a tutti/e, nonno Ilvo Capecchi (1922-2003) è stato un esponente politico di spicco di area democristiana a Pistoia (nello specifico della ondivaga e multiforme, oltre che rilevantissima in regione, corrente fanfaniana) e ha ricoperto importantissimi incarichi tra cui quello di Presidente della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, secondo alcune fonti dal 1957, ma io ritengo solo dal 1962 (a giudicare i documenti conservati alla biblioteca Forteguerriana e utilizzati, nel 2024, per una mostra sulla storia della banca, dalla data del 26 giugno di quell'anno).

La guida di Ilvo Capecchi dell'istituto di credito si protrasse fino al 1974, anno, peraltro, della grande debacle della Dc a guida fanfaniana, sconfitta, insieme all'Msi, nel referendum sul divorzio (slogan, fortunatamente sfortunato degli esponenti fanfaniani: "Sì, come il giorno delle nozze!").

Per l'occasione fu ritirato fuori dalla naftalina persino il destrorso democristiano Mario Scelba.

Tornando alla dimensione pistoiese, va riconosciuto, in ogni caso, che Ilvo Capecchi abbia guidato la banca accompagnando una fase di forte espansione del tessuto florovivaistico e industriale pistoiese. 

Va poi detto che, al momento del ritrovamento degli elenchi (che, come è noto, e come è evidente anche dalle diverse numerazioni, erano solo parziali) la figura di Ilvo Capecchi risultò: "in sospeso", qualifica che nella loggia di Gelli poteva significare cose diverse: un adepto non in piena regola con i pagamenti alla loggia stessa o, più probabilmente, una figura particolarmente importante del mondo accademico, politico e bancario (e Ilvo Capecchi era appartenente a tutti e tre questi mondi) la cui affiliazione avrebbe dovuto essere tenuta ancor più riservata delle norma, per favorire gli obiettivi, politici e di potere, della loggia stessa, enunciati nel famoso ed eversivo Piano di Rinascita Democratica.

Va ricordato, inoltre, che Ilvo Capecchi, non risulta abbia mai smentito, almeno da analisi piuttosto approfondite che ho svolto in diverse settimane, la propria appartenenza alla loggia massonica P2, ma se mi sbagliassi, ovviamente, sarei pronto a correggermi e a scusarmi.

Capecchi (Ilvo) fu una figura rilevante anche da un punto di vista culturale, in particolare grazie ai suoi studi che fondevano competenze storiche e competenze economiche.

Di professione prima preside e poi docente universitario, Capecchi (Ilvo) ha dedicato gran parte della propria carriera alla ricerca e alla pubblicazione di saggi di storia economica, lavorando a stretto contatto anche con l'Accademia dei Georgofili a Firenze.

È stato autore di numerosi testi, tra cui spiccano gli studi sul Monte di Pietà di Pistoia e sull'agricoltura. 

Nel 1973 è stato anche insignito dell'onorificenza di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

A cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, Ilvo Capecchi guiderà poi il "Centro agricolo sperimentale" della Facoltà di Agraria di Firenze, venendo, in quella veste, colpito dalla rivelazioni degli elenchi degli iscritti alla P2 ritrovati a Castiglion Fibocchi.

Se è vero che il potere cittadino a Pistoia, dal punto di vista strettamente politico, fosse saldamente in mano al Partito Comunista, diversa e più plurale era stata, fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la geografia del potere economico e bancario, a partire, anche, dalle casse rurali, ambito del quale il nonno dell'attuale sindaco di Pistoia era particolarmente esperto.

A Pistoia, a partire, in particolare dagli anni Settanta del c.d. "compromesso storico",, poi, divenne noto anche il manuale spartitorio alla Breda ferroviaria, spesso implicitamente veicolato anche dai sindacalisti locali: tre assunzioni alla volta spettavano al Pci e una alla Dc.

Tornando alla "più grande industria della città", appena visitata nella sua odierna dimensione giapponese da Capecchi (Giovanni) e dalla sua giunta, insieme all'"ambasciatrice" Caterina Bini, va ricordato, poi, che un sindacalista della Breda, Lido Scarpetti, divenne, negli anni Novanta del Novecento, sindaco della città, con un giovane consigliere comunale presente in Palazzo di Giano fin dal 1994, e qui parliamo sempre di Capecchi, e sempre di Giovanni, nipote di Ilvo.

Il giovane Capecchi (Giovanni) fu esponente delle liste Verdi, nate dalla confluenza tra i Verdi del Sole che Ride e Arcobaleno, questi ultimi nati, a loro volta, nel 1989, da una costola di Democrazia Proletaria, cui aveva aderito il sempre giovanissimo Giovanni.

Una scelta, quest'ultima, compiuta sulle orme di un altro Capecchi, il padre Giuliano, vera figura in discontinuità con la storia familiare e fondatore, fra le varie cose, nel 1968 (tre anni prima della nascita di Giovanni) del Centro di Documentazione di Pistoia, tutt'ora attivo presso la Biblioteca San Giorgio.

Tornando a nonno Ilvo, egli, certamente, non era di sinistra e certissimamente non era comunista.

Tralasciando il tema, certamente complesso, dei rapporti tra mondo cattolico e massoneria in particolare in Toscana, nel caso di Capecchi (Ilvo) non si pose mai il dilemma ricorrente, anche se sciolto, in origine, dalla Terza Internazionale nel 1920, con l'influsso fondamentale di Leon Trotsky: divieto, incompatibilità assoluta tra appartenenza contestuale al Partito Comunista e alla massoneria.

D'altronde, al di là delle locali spartizioni di potere, c'è qui un elemento di coerenza politica: la natura estremisticamente anticomunista, oltre che autoritaria, della Loggia Massonica P2.

Il tema della compatibilità tra contemporanea adesione al Partito e alla massoneria, riguarderà, molti anni dopo, il neonato Partito Democratico in buona parte erede del Pci (almeno in Toscana).

Esso verrà affrontato in maniera sorprendente, nei primi anni Duemila, da Agostino Fragai, nel 2026 grande spin doctor della candidatura a sindaco di Pistoia di Capecchi (Giovanni) e, all'epoca, assessore regionale, poi presidente della Commissione di Garanzia sempre regionale del partito (il Pd). 

Va ricordato, infine, che Fragai è stato in passato, funzionario, fin dai primi anni Ottanta, del Pci di Pistoia che, come rivendicato con orgoglio pubblicamente dallo stesso Fragai era, all'epoca, una corazzata da circa 8.000 iscritti/e.

Ma questa, almeno in parte, è un'altra storia (continua...)

Francesco Lauria

lunedì 20 luglio 2026

GENOVA 2001-2026 "DETONAZIONE". CONVERSAZIONE CON LOTTA E ALUISI TOSOLINI (LE PAROLE E LE COSE).

Proprio in queste ore, venticinque anni fa, con un caldo enorme, uscivo dalla fabbrica metalmeccanica tra Parma e Reggio Emilia in cui lavoravo per l'estate.

Avevo chiesto un giorno di ferie, il giorno prima, un giovedì (uno dei due giorni di ferie a cui avevo diritto) per partecipare alla bellissima manifestazione dei migranti a Genova.

Di lì a due ore e mezzo sarebbe stato ucciso Carlo Giuliani in Piazza Alimonda.

Di lì a poche ore molti partiti, organizzazioni, sindacati della sinistra (non tutti ovviamente) avrebbero deciso di fare marcia indietro e di non partecipare all'ultima grande manifestazione di sabato 21 luglio contro il G8 di Genova e per un altro mondo possibile.

Io, invece, con alcuni amici avrei preso alle cinque del mattino il pullman della Rete di Lilliput di Parma e a Genova a manifestare ci sarei tornato l'indomani, con tutti gli annessi e i connessi.

Portando a casa la cicatrice e la ferita che, come tanti e tante, ancora mi porto tatuate dentro, nel profondo.

E allora quest'anno ho pensato, venticinque anni dopo, di provare a curarla questa ferita.

Di parlare, dialogare non solo con una generazione militante precedente alla mia, a Genova avevo da una settimana compiuto 22 anni, ma soprattutto con chi, oggi impegnato in tutto il mondo nella lotta al cambiamento climatico, nel luglio 2001, non era ancora nato/a.

Ha scritto il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, in un articolo pubblicato postumo, citando la politologa e attivista Susan George, che la gran parte dei manifestanti di Genova ha rappresentato “il primo movimento di massa della storia che non chiese nulla per sé, voleva solo giustizia per il mondo intero”.

Ma, al di là della retorica degli anniversari e dei reducismi, che cosa rimane di quel grande movimento di massa, represso brutalmente dal potere? 

Che cosa rappresenta oggi Genova per chi l’ha vissuta e che cosa per chi, impegnato/a nella lotta al cambiamento climatico e nella ostinata costruzione di un mondo più giusto, nel 2001 ancora non era nato/a?

Ne ho discusso con LOTTA, classe 2002, giovane artista e attivista “vegan e queer” e Aluisi Tosolini, classe 1959, filosofo dell’educazione e coordinatore nazionale delle Scuole per la pace

Tre diverse generazioni in dialogo.

Sono davvero molto orgoglioso, contento, direi felice di quello che è venuto fuori che, a breve, verrà anche pubblicato in lingua inglese.

Ringrazio in particolare Emanuele Leonardi e la rivista culturale: "Le parole e le cose".

Buona lettura!

Francesco Lauria

GENOVA 2001-2026 "DETONAZIONE" 

CONVERSAZIONE CON LOTTA E ALUISI TOSOLINI

https://www.leparoleelecose.it/genova-2001-2026-detonazione-conversazione-con-lotta-e-aluisi-tosolini/

domenica 19 luglio 2026

PALERMO, GENOVA, BOLOGNA: TRA LEGGE E DIRITTO, UNA QUESTIONE DI DEMOCRAZIA. IN MEMORIA DI ABDERRAHIM FAKIR.

Alla fine dell'anno scorso, tornato dalla vacanza più costosa (e allo stato dei fatti irripetibile) della mia vita in Islanda, peraltro senza neve e con temperature incredibili intorno ai dieci gradi (fino a ventitrè gradi in alcuni fiordi, mi è stato detto) terminai una lettura di un libro (solo teoricamente un romanzo) che mi colpì tantissimo: "Gli inadeguati".

Era la storia, raccontata da Cosimo Calamini, di Riccardo Magherini, un ex giocatore della Fiorentina morto nel quartiere di San Frediano, a Firenze, il 3 marzo 2014, durante un lunghissimo controllo/fermo dei carabinieri.

Dopo due condanne in appello, le forze dell'ordine sono state assolte in Cassazione, ma, venti giorni dopo la pubblicazione della mia recensione del libro, lo Stato italiano è stato, invece, condannato dalla Corte Europea per i diritti dell'uomo proprio in merito a quel fatto.

La Grande Camera della CEDU ha stabilito che lo Stato italiano è responsabile per aver violato il diritto alla vita, poiché non c'era "l'assoluta necessità" di mantenere Magherini immobilizzato a terra in posizione prona e senza adeguate linee guida a tutela della sua incolumità. 
La Corte ha anche ordinato all'Italia di risarcire la famiglia per i danni subiti e ha evidenziato gravi lacune nella formazione delle forze dell'ordine sulle tecniche di immobilizzazione e sui rischi di asfissia.
Chi volesse approfondire la storia dolorosa di Riccardo Magherini trova il mio articolo qui: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2025/12/gli-inadeguati-unombra-oscura-nella.html
Lungi, da garantista sempre, dal voler compiere processi sommari, ma anche consapevole che, spesso, in casi simili la verità è stata occultata (pensiamo, solo per fare due esempi fra i tanti, a Federico Aldovrandi o a Stefano Cucchi) mi ha molto colpito il comunicato stampa che ho ricevuto, di prima mattina, sul mio cellulare da parte della Cub, il sindacato a cui, da novembre, aderisco, su quanto avvenuto ieri a Bologna, quando una persona, Abderrahim Fakir, è morta durante un fermo di polizia.

Ripeto, nessuno processo sommario, il fatto è avvenuto, peraltro, il 19 luglio, giorno in cui, oltre al giudice Paolo Borsellino si ricordano gli agenti e la agente della sua scorta caduti/a con lui:  Agostino Catalano, Emanuela Loi, (prima donna caduta in servizio della Polizia di Stato), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Tornando a Bologna e ai fatti tragici di ieri, tutti da verificare con oculatezza e senza pregiudizi, ma anche senza sconti, praticamente nessuno ci ha raccontato, oltre alle "origini marocchine" e alle "escandescenze" non ben precisate, chi fosse: Abderrahim Fakir, l'uomo di quarantatre anni morto, completamente disarmato, durante il fermo.

Intanto non era uno sbandato (non che la cosa cambi qualcosa ovviamente sulla dignità della vita umana), ma un lavoratore, un ex militante sindacale e non lavorava in un posto qualsiasi, ma nel luogo principe, a Bologna, della postmodernità turbocapitalista, ma anche di alcune pratiche sindacali innovative: l'interporto.

Era in Italia dall'età di sette anni, quindi, non so se di diritto, certamente di fatto, era cittadino italiano (e anche questo non cambia nulla sulla dignità della vita umana, ma è bene ribadirlo).

Questo il testo del comunicato della Cub:


La Confederazione Unitaria di Base condanna fermamente quanto accaduto a Bologna, dove Abderrahim Fakir, lavoratore ed ex iscritto al SI Cobas, è morto durante un intervento della Polizia di Stato.

Le immagini diffuse sollevano interrogativi gravissimi sulle modalità dell’immobilizzazione e sull’uso della forza. «Basta, aiuto», si sente urlare nel video, mentre l’uomo viene trattenuto a terra. È necessario accertare rapidamente e con piena trasparenza la dinamica dei fatti e tutte le eventuali responsabilità.

Quanto avvenuto si inserisce in una successione sempre più preoccupante di episodi caratterizzati da un uso sproporzionato della forza, che rischiano di rendere il nostro Paese sempre più simile agli Stati Uniti di Trump e alle pratiche repressive dell’ICE.

La CUB esprime solidarietà alla famiglia, ai compagni di lavoro e al SI Cobas e sosterrà lo stato di agitazione proclamato nella provincia di Bologna e lo sciopero indetto per lunedì 20 luglio, dalle ore 22, in tutte le aziende dell’Interporto di Bologna.

Invitiamo le lavoratrici, i lavoratori e i compagni, anche provenienti da altri luoghi di lavoro e da fuori Bologna, a partecipare affinché sia forte e ampia la denuncia per la morte di Abderrahim Fakir. 

IO SARO' PRESENTE!    #cubnazionale #cubbologna #sciopero #giustizia

Anche se stasera non potrò, per ragioni familiari, essere presente fisicamente a Bologna ho deciso che, come ho fatto con Riccardo Magherini, la cui vicenda, risarcimento alla famiglia da parte dello Stato italiano compreso (quando morì, Magherini aveva un figlio, Brando, di soli due anni...) non ho mai più smesso di seguire, non mi dimenticherò, anche quando i riflettori si saranno spenti e gli scioperi di solidarietà terminati, di Abderrahim Fakir. 

Parlando in generale, a un giorno dall'anniversario del corteo del G8 di Genova, nel ricordare anche la morte di Carlo Giuliani (senza renderlo un eroe, cosa che, da nonviolento, non ho mai voluto fare) non possiamo mai accettare che, per citare il libro/conversazione su polizia e democrazia, ad opera del mio amico, poliziotto e sindacalista parmigiano Luigi Notari, le forze dell'ordine operino, come, senza alcun dubbio è successo a Genova, e come dovrà essere accertato rispetto a quando è avvenuto a Bologna: "al di sotto della legge".


Riuscimmo, pur a fatica, ad evitare questa deriva al tempo del terrorismo politico, degli anni di piombo e delle stragi (nere, di Stato e di mafia), a maggior ragione dobbiamo farlo oggi, ai tempi dell'ICE e delle folli giustificazioni/strumentalizzazioni politiche delle pallottole in libertà e degli omicidi compiuti a sangue freddo, come nel caso, sinceramente incredibile, di Mario Roggiero.

Anche le forze dell'ordine, non così di rado, sbagliano. 

E, come ha ammonito la Corte Europea dei diritti dell'uomo, come è successo al giovane Placanica durante il G8 di Genova del 2001, può capitare di non essere adeguatamente formati e, anche, semplicemente, di commettere errori (gravi).

Nel ricordare che ieri è morto un uomo: c'è una cosa che non possiamo assolutamente permettere, anche perchè, come hanno ben capito gli abitanti di Minneapolis durante i raid e gli omicidi deliberati dell'ICE, (non sto affermando che ieri a Bologna sia avvenuta la stessa cosa) tutti, cittadini e cittadini, siamo a rischio, insieme alla democrazia, alla libertà, alla giustizia, alla stessa umanità.

Nessuna impunità quindi, si faccia piena luce su quanto successo ad Abderrahim Fakir. 

Anche per rendere la giusta memoria a chi, giudice antimafia o poliziotto/a di una scorta, il 19 luglio 1992, ha perso la vita per difenderla, la nostra fragile, imperfetta, precaria, inadeguata democrazia.

Francesco Lauria

OSVALDO BAGNOLI, IL VERONA E QUEL MIRACOLO QUASI OPERAIO NEL FREDDO 1985...

Pasticceria di periferia a Verona (consumando rigorosamente solo un caffè...) una domenica mattina presto, dopo la Messa.

Sfogliando l"Arena, non ci si può non riconoscere nell' abbraccio della città a Osvaldo Bagnoli, buon calciatore, ma soprattutto l'allenatore della squadra del mitico, impensabile scudetto del 1985.

Anno del grande freddo e delle immense nevicate.

L"anno dopo sarebbe sbarcato nel calcio, col suo elicottero, Silvio Berlusconi a interrompere, a suon di miliardi, i filotti juventini.

Michel Platinì, sua maestà,  mio mito di bimbo di sette anni, avrebbe lasciato il calcio, dopo un unico gol stagionale nel 6-1 della Juventus all' Ascoli.

Ma prima e in mezzo ci furono Osvaldo Bagnoli e il Verona.

Uno scudetto stravinto e unico.

Un' epopea e una favola paragonabili forse al solo Leicester di Claudio Ranieri in Inghilterra nel 2016.

Oggi ricordiamo Osvaldo Bagnoli, famiglia operaia della Bovisa di Milano, mani quasi sempre in tasca, sguardo fiero, mai arrogante.

E quel miracolo veronese del 1985. 

Prima del riscaldamento globale.

E prima che i miliardi, con la sola parziale eccezione della Sampdoria di Vialli e Mancini nel 1991, diventassero troppi per qualsiasi altra sorpresa, almeno in Italia.

Figuriamoci poi se, come con Osvaldo Bagnoli, si tratta di un'impresa di origini romanticamente operaie .

Francesco Lauria

sabato 18 luglio 2026

"SE MI GUARDI, VEDI". GANG, PASOLINI E MADRE TERESA: ASCOLTARE CON GLI OCCHI

Che cosa hanno in comune i Gang, Pierpaolo Pasolini e Madre Teresa di Calcutta?

Tante cose in realtà, ma due in particolare: una storia antica e una canzone.

C'è un'oasi nell'album Controverso pubblicato dai fratelli Severgnini (I Gang...) nel 2000, un brano sull'empatia, il valore dell'ascolto, ma anche sul riconoscimento del dolore e della speranza dell'altro/a: "Se mi guardi, vedi".

Ma cosa c'entrano Pasolini e Madre Teresa? 
Pasolini, nel 1961, diede di lei, quando era sostanzialmente sconosciuta in Italia e in Europa, chiamandola in uno dei suoi reportage sul quotidiano Il Giorno, "Suor Teresa", una celebre definizione che i Gang hanno implicitamente citato nella canzone: "quando guarda, vede"..
E' una storia bellissima, quella raccontata da Pasolini nel suo viaggio in India e a Calcutta in particolare, svolto insieme ad Alberto Moravia ed Elsa Morante in onore del poeta Tagore.
Una storia quasi dimenticata e che, anche con questa canzone, i Gang hanno contribuito, quaranta anni dopo, a liberare dalla polvere.
Tornando alla canzone, vedere significa, quindi, non fermarsi alla superficie delle cose, all'apparenza delle persone, ma avere la capacità di scavare nell'anima (a partire dalla propria), accorgersi della sofferenza, della storia, della dignità, ma anche dei desideri, dei sogni, delle aspirazioni di chi si ha di fronte. 
E' bellissimo il verso: "Ho la pelle fatta di sale d'attesa, delle notti ho l'età": che, insieme, esprime, evoca stanchezza, maturità, resistenza e resilienza e si immerge tra le mille tempeste attraversate, siano esse personali o sociali.
"Ho trascinato l'alba con gli zingari di neve..."
La neve c'è spesso, nelle canzoni, anche diversissime tra loro, dei Gang.
Note e parole attente che si contrappongono alla violenza del mondo e nel mondo.
Proprio come, nella loro estrema diversità, nel loro sguardo attento, sincero, mai conformista, mai comodo: Pierpaolo Pasolini e Madre Teresa di Calcutta.
Non c'è contraddizione, per i Gang, tra silenzio interiore, sguardo di cura e impegno, urlo sociale: tra la solidarietà gridata nei loro inni più famosi (a partire da "Ombre Rosse") e la connessione, intime, tra gli esseri umani. 
Sono facce della stessa medaglia.
A partire, come sempre nella musica di questo gruppo rock, dagli ultimi, dai dimenticati, dai negletti.
Dagli innominabili.
"Se mi guardi, vedi" .
Se c'è ancora spazio, vita, amore nel cuore, tra "silenzi e spari", non si può non ascoltare, "vedendo". 
Anche grazie a questa stupenda canzone, forse un po' sottovalutata persino dai fan dei Gang....
Francesco Lauria

SE MI GUARDI, VEDI (THE GANG)
Ho la pelle fatta
di sale d'attesa
delle notti ho l'età
Ho curvato i giorni
come fanno i treni
e ho sorpreso le città
cose che soltanto il cuore
può vedere
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi
se mi guardi, vedi......
ho giocato ai fiori
fra silenzi e spari
ma non ho tradito mai
grandine di rose
ne ho piene le tasche
te ne do quanta ne vuoi
cose che soltanto il cuore
può vedere
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi
se mi guardi, vedi...
e ho trascinato l'alba
con gli zingari di neve
per trasparire il mondo
e ricordare
che l'erba un tempo era
la pianura
cose che soltanto il cuore
può vedere
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi
se mi guardi, vedi...
cose che soltanto il cuore
può vedere
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi
se mi guardi, vedi...