venerdì 14 agosto 2026

(Seconda parte) "NON INNAMORATEVI DEL POTERE": PATRIARCATO E FASCISMO SECONDO ROSANNA VIRGILI, MICHEL FOUCAULT, FRANCESCO GUCCINI... OLTRE VANNACCI.

Che cosa ci spiegano di potere e patriarcato (mediterraneo) Michel Foucault e Francesco Guccini e come si conciliano con le riflessioni della teologa femminista Rosanna Virgili?

Per chi volesse leggere la prima parte di questo articolo, con le riflessioni, in particolare, della Virgili ecco il link: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/08/non-innamoratevi-del- potere-patriarcato.html 

Come è universalmente noto, Michel Foucault (1926-1984) è stato uno dei grandi pensatori del panorama filosofico europeo contemporaneo. 

Le sue ricerche sul potere e la verità hanno fortemente rivoluzionato la filosofia e la storia nella seconda parte del Novecento.

Ha ragione Deborah Borca nella sua nota introduttiva al recente libretto edito da Feltrinelli che racchiude alcuni scritti del pensatore francese e li intitola: "Introduzione alla vita non fascista", utilizzando una sua frase originale (pubblicata nella prefazione di Foucault all'opera: "Anti Edipo" di Deleuze e Guattari) Foucault è un autore più citato che veramente utilizzato e letto.

Una specie di ciliegina sulla torta, di ketchup che va bene su tutto: e tutto questo è davvero un peccato perchè le sue opere (sia i saggi, lunghi e brevi, che le raccolte delle sue lezioni universitarie al Collège de France) sono una preziosa lente di ingrandimento e bussola per i tempi rovinosi e furiosi di oggi.

Personalmente non posso affermare di essere un esperto di Foucault.

Ho, però, impiegato la prima parte dell'estate a rileggere, con attenzione, gran parte delle sue opere principali, lo ammetto anche spinto dalle improvvide dichiarazioni del Ministro dell'Istruzione (e del Merito...) Valditara.

Il Ministro salviniano, attaccando a testa bassa (senza capirci granche') soprattutto il Foucault di "Sorvegliare e punire" lo ha definito "cattivo maestro", addirittura: "generatore di dissoluzione".

Io, probabilmente, ragiono proprio al contrario di Valditara. 

Rispetto a Foucault sono proprio i contenuti che preferisco e che molto mi avevano colpito anche durante il mio percorso di dottorato di ricerca, oltre che rappresentare per me uno dei punti di riferimento (insieme a Paulo Ferire e a Don Lorenzo Milani) durante il percorso della seconda laurea in scienze della formazione - educazione degli adulti, presso l'Università di Lille, in Francia.

Non fu un caso: quel percorso di studi "maturi" interagiva contestualmente con la mia lunga e variegata esperienza lavorativa,  militante, emancipatoria di formatore sindacale in ogni parte d'Europa.

Messe da parte le penose affermazioni di Valditara che, magari, come filosofo gli preferisce l'ex compagno di partito Vannacci, Foucault ci fornisce parole e soggetti, ma delinea, senza rigidità e appiattimenti, anche un metodo.

Egli ha studiato numerosissimi e innovativi temi: dalla storia della follia, alla nascita del sistema penale, dalla storia della sessualità all'origine delle scienze umane e del sapere medico.

Come, ancora giustamente, ammonisce Deborah Borca, non dobbiamo, poi, compiere l'errore da matita rossa di leggerlo semplicemente come uno storico/filosofo che descrive una serie di eventi passati, dobbiamo, invece, cogliere l'opportunità di partire dalla tensione che attraversa le sue opere e che: "mette in cortocircuito la storia con noi stessi".

Dobbiamo continuare a leggere Foucault, insomma, soprattutto per lavorare su noi stessi, sui nostri modi di pensare e sulle nostre pratiche, per raggiungere un cambiamento concreto che coinvolga, partendo dalle soggettività degli individui, anche le dimensioni collettive, comprese quelle istituzionali, di cui facciamo parte.

Come ampiamente riconosciuto sono tre i fuochi principali della riflessione, attualissima, di Foucault: verità, potere e soggetto.

Foucault, indagandone, ricostruendone l'origine ci aiuta a mettere in discussione verità (di potere) apparentemente incontestabili, date.

Egli ci porta, in modo davvero eccezionale, a rimettere al centro i processi di emarginazione, divisione della società, espulsione del diverso e a contestare, in primis a noi stessi, le nostre idee e concezioni di normalità, razionalità, regola e, appunto, verità.

Foucault ci aiuta anche, se lo vogliamo, se ne prendiamo davvero coscienza, a compiere un esercizio fondamentale: riconoscere il "piccolo fascista" che abita dentro di noi e che riproduce acriticamente, privo di memoria e coscienza, le dinamiche del potere.

Quello del filosofo francese non è e non vuole essere un sistema universale per comprendere la realtà o, peggio, la verità, ed è un grande pregio, ricolmo di contemporaneità, per chi ha sviluppato, come lui, i suoi studi al tempo del trionfo, diremmo del "potere" e dell'"immaginario" delle ideologie, anche progressiste.

La "genealogia" di Foucault mette radicalmente in discussione noi stessi e i nostri saperi, insieme alla loro presunta e presupposta neutralità.

Il potere, per Foucault, non si detiene o si cede, sostanzialmente mai.

Non c'è, non può esistere una mera logica economica del "possesso".

Il potere si esercita, spesso non da soli, ma con conflitti e alleanze, scontri e strategie tra i diversi soggetti.

Il potere è qui sta la chiave di volta, anche per un riflessione su patriarcato, fascismo e femminismo: non si limita a reprimere, escludere e a dominare: il potere è insidioso, attraente, e, per usare proprio le parole di Foucault: "produce anche piacere".

Ognuno di noi, anche se tentiamo di non dircelo, di far finta di nulla non è solo "l'oppresso", ma anche un: "agente del potere".

E' questa, a mio parere, una riflessione, un pilastro per tutte le analisi riferite al maschile, al patriarcato e alle sue contestazioni (non ce ne voglia l'ex generale Vannacci...) , ma anche allo sviluppo e alle contraddizioni interne al pensiero e alle pratiche femministe.

Proprio per questo occorre un lavoro, meglio un agire su noi stessi, proprio per questo dobbiamo ritrovare soggettività all'interno della storia e della nostra personale storia.

Foucault, nella sua introduzione all'"Anti Edipo", omaggiando curiosamente San Francesco di Sales, ce lo dice chiaramente: quel testo di Deleuze e Grattari, aiutandoci a scovare anche le più piccole tracce di fascismo nei nostri corpi è una sorta di: "Introduzione alla vita non fascista".

Foucault, attraverso Deleuze e Grattari, ci fornisce una pista, un molteplice sentiero e pensiero di azione per la nostra quotidianità:

"- liberate l'azione politica da ogni forma di paranoia unitaria e totalizzante;

- fate crescere l'azione, il pensiero e i desideri per proliferazione, giustapposizione e disgiunzione, piuttosto che per suddivisione e gerarchizzazione piramidale;

- affrancatevi dalle vecchie categorie del Negativo (la legge, il limite, la castrazione, la mancanza, la lacuna) che il pensiero occidentale ha così a lungo sacralizzato come forma del potere e modo di accesso alla realtà;

- preferite quel che è positivo e multiplo, la differenza all'uniformità, i flussi alle unità, le concatenazioni mobili ai sistemi;

- considerate che quel che è produttivo non è sedentario, ma nomade;

- non immaginate che si debba essere tristi per essere militanti, anche se quello che si combatte è abominevole;

- è il legame del desiderio con la realtà (e non la sua fuga nelle forme della rappresentazione) a possedere una forza rivoluzionaria;

- non utilizzate il pensiero per dare a una pratica politica un valore di verità; nè l'azione politica per screditare un pensiero, come se essa non fosse che pura speculazione;

- utilizzate la pratica politica come intensificatore del pensiero e l'analisi come un moltiplicatore di forme e di campi dell'azione politica;

- non esigete dalla politica che essa ristabilisca i "diritti" dell'individuo come li ha definiti la filosofia;

- l'individuo è il prodotto del potere; quel che è necessario è "disindividualizzare" le varie concatenazioni per moltiplicazione e spostamento;

- il gruppo non deve essere il legame organico che unisce gli individui gerarchizzati, ma un costante generatore di "disindividualizzazione";

- NON INNAMORATEVI DEL POTERE."

Risuona, in tutto questo, l'ultima lezione di Foucault al Collège de France:

"Non dimenticate di smascherare, abbiate il coraggio (...) Non tralasciate. Non abbandonate il compito. Deridete le istituzioni false e inaccettabili, umanamente rivoltanti. Fate della vita una resistenza”.

Con questa riflessione che riguarda il soggetto, ma anche i gruppi, i movimenti, le associazioni, le istituzioni, il filosofo incontra la poesia, la musica che criticano, "smascherano il potere" ogni potere, volgendo lo sguardo agli/alle altri/e quanto a se stessi/e.

Michel Foucault decostruendo il potere, anche il nostro, superando, allontanando patriarcato e "vita fascista", incontra virtualmente, in questi "furiosi" anni Venti del Duemila, le note e le parole di Francesco Guccini con le sue poetiche, mai comode canzoni... comprese quelle, forse non tra le più note, che affrontano tematiche "femministe"...

"Solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora"...

Link: https://www.youtube.com/watch?v=pUR2QxLJRE8

Francesco Lauria (continua...)

"NON INNAMORATEVI DEL POTERE": PATRIARCATO E FASCISMO SECONDO ROSANNA VIRGILI, MICHEL FOUCAULT, FRANCESCO GUCCINI... OLTRE VANNACCI (prima parte).

Devo dire che, senza esagerare nel dargli credito perchè non ha senso "nobilitare" una figura qualunquista e opportunista come il generale Vannacci, mi ha piuttosto colpito la sua proposta programmatica di promozione del: "patriarcato mediterraneo".

Ho cercato di comprendere meglio questa posizione volutamente iper-provocatoria e ho notato che è stata ampiamente analizzata dalla scrittrice e biblista Rosanna Virgili su Famiglia Cristiana.

Chi volesse leggere tutta l'interessante riflessione della nota teologa può raggiungere questo linkhttps://www.famigliacristiana.it/famiglia-educazione/vannacci-patriarcato-mediterraneo-gesu-famiglia-bibbia-glpoxsnm

In sintesi la tesi è questa: il “patriarcato mediterraneo” evocato da Vannacci non coincide con la famiglia cristiana. Dalla Bibbia al Vangelo, la storia racconta un'evoluzione, un percorso ancora non del tutto compiuto:  il passaggio dal potere del padre alla responsabilità della paternità: non dominio, ma cura, servizio e fraternità.

Virgili sottolinea, non senza una punta di ironia: "immagino che l’ex generale Vannacci quando nel suo Programma, in una parte dedicata alla famiglia e alla relazione uomo-donna, parla della necessità di difendere il “patriarcato mediterraneoalluda ad una forma tradizionale di famiglia legata alle generazioni precedenti gli anni Cinquanta del Novecento".

Quella, per intenderci, raccontata magistralmente anche da Paola Cortellesi nel suo film di grande successo nazionale ed internazionale: "C'è ancora domani"

Partendo anche dalla propria storia familiare sui monti Sibillini, tra Marche ed UmbriaRosanna Virgili smonta, fa a pezzetti, il concetto di Vannacci, vago e vacuamente uniformante, statico nel tempo e impreciso nello spazio, di patriarcato mediterraneo.

La scrittrice marchigiana accenna anche a modelli del tutto alternativi come le aree di matriarcato presenti storicamente in alcune aree interne della Sardegna e non solo.

C'è poi un passaggio chiave della riflessione di Rosanna Virgili su Vannacci e il suo vetusto "patriarcato mediterraneo" che preferisco riportare letteralmente:

"Egli (Vannacci ndR) imputa, inoltre, alla scomparsa del patriarcato l’aver determinato un aumento della violenza sulle donne. Ed auspica che la legge sul femminicidio venga abolita prima possibile. 

La violenza sulle donne è allora oggi aumentata forse perché nel patriarcato quella violenza era legittimata ed il femminicidio si chiamava “delitto d’onore” che permetteva – sino al 5 agosto 1981 – di riservare pene ridotte a chi uccideva la moglie od anche la sorella e la figlia, per l’onore della famiglia?!"

Virgili aggiunge:

"Vorrei che Vannacci e tutti coloro – uomini e donne – che in Italia sono già od aspirano a governare, conoscessero e, quindi, maturassero rispetto verso l’arduo cammino della nostra civiltà, verso le sue radici e le sue conquiste, che si rendessero consapevoli di quanto impegno, quanto travaglio, quanto coraggio, quanta sapienza sia stata spesa proprio nel bacino del Mediterraneo sin dai tempi “biblici”, per dare un ruolo vitale alla famiglia, per regolare e rendere dignitosi e fecondi i rapporti uomo-donna, moglie-marito, padri, madri e e figli, nonni e nipoti".

Tralasciando molte altre riflessioni di profondo valore per le quali rimando al testo integrale pubblicato da Famiglia Cristiana riporto un'ulteriore citazione di Rosanna Virgili:

"Vorrei dire a Vannacci che più maschilità non vuol dire più paternità, al contrario, più paternità vuol dire più umiltà, più ascolto, più educazione alla fratellanza, alla giustizia, alla mitezza, alla cooperazione, alla pace, più cura degli altri, più responsabilità verso il bene comune e, quindi, verso i figli di tutti, siano o non siano greco-romani, cristiani o mediterranei".

Dando valore all'evoluzione della società la biblista non dimentica il patriarcato mediterraneo antico – che probabilmente è proprio quello che auspicherebbe Vannacci.

Un patriarcato antico – che si trasformò presto in potere del padre sui figli e del marito sulla moglie. 

Qui la Bibbia ci può dire molto. Nel matrimonio dei patriarchi biblici l’amore non interveniva – se non del tutto casualmente – nel matrimonio, ma lo scopo del prender moglie era quello di ottenere da lei una discendenza. I figli erano per i padri e non viceversa. 

La moglie - ci ricorda sempre Virgili - doveva essere “acquistata” pagando un prezzo al padre che l’aveva generata e cresciuta e che di lei era proprietario sinché non venisse ceduta al marito.

 I figli di una donna erano appartenenti a suo marito che considerava la prole la sua prima ricchezza e proprietà e per questo nel patriarcato biblico era prevista la poligamia, come era previsto il ripudio (un diritto del marito e non della moglie, salvo in casi rarissimi) specialmente quando la donna risultava sterile.

C'è poi un passaggio della teologa che ci fa comprendere pienamente la vera e propria rivoluzione rappresentata da Gesù:

"La legge, poi, che regolava l’adulterio era terribile: se trovata in flagrante la moglie doveva esser lapidata, presa a sassate, appunto: “assassinata”. Questo era il patriarcato mediterraneo antico e biblico: è proprio sicuro Vannacci che “non dev’essere criminalizzato?”. Vorrei ricordare che il primo a farlo è stato proprio Gesù! (cf. Gv 8,7).

L'articolo ci ricorda poi che non soltanto, dunque, Vannacci per difendere il patriarcato dovrebbe abolire il vigente e riformato diritto di famiglia (la legge del 19 maggio 1975, n. 151) e cancellare molti articoli della Costituzione Italiana (Articoli 3, 29, 37, 51, eccetera) nonché misconoscere i fondamenti delle carte dei Diritti Umani e Civili universali che gli Stati e le grandi Organizzazioni Internazionali hanno insieme prodotto, ma nessun italiano od italiana che fosse d’accordo con lui potrebbe dirsi “cristiano”. 

Gesù, infatti, abbatte i fondamenti antropologici, socio-economici, giuridici, e persino teologici del patriarcato biblico. 

Le conclusioni di Virgili sono illuminanti:  "Gesù non fu mai patriarca nella sua vita terrena ma si fece eunuco per il Regno dei cieli: “figlio nel cuore del padre” in quanto amico e fratello, in virtù non di un potere né di una potenza, non della ricchezza, non della proprietà, non della differenza, ma di una Umanità che l’Amore trasforma. In un battesimo dove: “non c’è più giudeo né greco, schiavo né libero, maschio né femmina” (Gal 3,28).

L'ex generale Vannacci sicuramente obietterà che la Virgili è donna (e quindi, secondo lui, magari poco si può intendere di maschi e patriarcato); penso quindi possa essere utile riprendere il rapporto con il femminismo ed il potere in generale di due figure maschili, molto significative e diverse fra loro, come il compianto cantautore e poeta Francesco Guccini, da pochi giorni scomparso, ed il filosofo francese (quindi mediterraneissimo) Michel Foucault.

Francesco Lauria (continua...)

giovedì 13 agosto 2026

BIBLIOTECA SAN GIORGIO: LE PROMESSE MANCATE (PER ORA) DELLA GIUNTA CAPECCHI E OTTO PISTE CONCRETE DI SOLUZIONI/IMPEGNO.

In campagna elettorale, sui temi culturali e di rapporto, soprattutto, con studenti e studentesse uno dei (condivisibili) mantra di Giovanni Capecchi, sia quando ancora non era candidato a nulla, sia quando era candidato alle primarie del centrosinistra, sia quando era candidato sindaco, è stato l'allargamento degli orari della biblioteca comunale San Giorgio di Pistoia.

Ad esso Capecchi ha sempre teso collegare la questione connessa anche se indipendente, della ripresa dello sviluppo dell'Università a Pistoia come sede decentrata, ma significativa.

Su quest'ultimo punto sono intervenuto pubblicamente anche io nei mesi scorsi, rilevando come non fosse obbligatorio concentrarsi solo sull'Università di Firenze, ma anche andassero prese in considerazione, almeno, anche Pisa e Bologna (ci sono, infatti, diverse sedi universitarie decentrate in Italia al di fuori del territorio della regione della sede principale).

Si possono ritrovare entrambe le promesse di Giovanni Capecchi, ad esempio, a questo link, ma potremmo prendere qualsiasi testata giornalistica locale: https://www.reportpistoia.com/capecchi-prolungare-lapertura-della-biblioteca-fino-alle-22-e-far-tornare-luniversita-a-pistoia/

Ora, mentre ricostruire un vero insediamento universitario è questione complessa che non si può affrontare ed ottenere in un giorno, l'allargamento degli orari e delle giornate di apertura della Biblioteca comunale appare, a tutte e a tutti, ovviamente più semplice.

Nelle ultime settimane Capecchi, spalleggiato dal suo influencer Alessio Dolfi, ha esultato per gli importantissimi finanziamenti che interverranno su alcuni problemi strutturali dell'edificio della biblioteca e che, fra l'altro, causavano una singolare e poco dignitosa comparsa di ombrelli e di teloni da campeggio dentro e non fuori la struttura, anche a seguito di poche gocce di pioggia.

Il neo sindaco ha però, con scarso stile, dimenticato che il merito di questi finanziamenti (forse anche un po' tardivi, ma ingenti) è totalmente ascrivibile all'amministrazione precedente, nemmeno a quella di Annamaria Celesti, ma proprio quella di Alessandro Tomasi.

Al di là delle questioni di stile (peraltro lo stesso ex sindaco Tomasi brinda pubblicamente con Capecchi e ne parla spesso bene, contento lui...) il tema degli orari della biblioteca, ripeto, è stato ampiamente trattato come promessa elettorale dall'attuale sindaco di Pistoia e appare quindi stringente.

Un primo elemento è lo smacco subito dal capoluogo di provincia e dal settimo comune per popolazione nell'intera regione Toscana, dalla ben più piccola (quattro volte e mezzo di meno rispetto agli abitanti...) amministrazione cugina di Montecatini Terme.

Ora Montecatini non è diventata improvvisamente Harvard o Yale, non verrà frequentata al posto della Sorbona di Parigi, ma, con l'allungamento degli orari della biblioteca comunale stabilito a luglio scorso, ha, pur non di molto, superato senza alcun dubbio quelli di Pistoia: https://www.iltirreno.it/montecatini/cronaca/2026/08/05/news/orario-continuato-alla-biblioteca-ce-lo-hanno-chiesto-tanti-cittadini-1.100903242

Rispetto agli orari della biblioteca comunale che, su altri fronti ha anche tanti meriti, Pistoia è poi in piena zona retrocessione tra i capoluoghi di Provincia toscani avendo una situazione simile, come ore totali di apertura settimanali, a Grosseto e Siena, peggiore rispetto a Lucca e a Prato, molto peggiore rispetto a Firenze, Pisa, Arezzo. Massa non può essere presa in considerazione perchè in questo momento la biblioteca comunale opera in una sede provvisoria.

Non va dimenticato che Pistoia viene di molto superata anche da Siena che può contare su un'ampia apertura delle biblioteche universitarie (aperte a tutti gli utenti) e anche Arezzo ha buona agibilità su questo essendo una sede distaccata importante proprio dell'Università di Siena (cosa che non è Pistoia, ad esempio, rispetto all'Università di Firenze e non solo, come abbiamo già rilevato).

In sintesi Pistoia è, in Toscana, non considerando Massa, all'ultimo posto insieme a Grosseto per gli orari di apertura complessivi sulle sette giornate della settimana e la totale mancanza di aperture serali e domenicali.

Una mozione consiliare risalente all'anno scorso proponeva peraltro di valutare proprio aperture serali e festive, come in diversi altri capoluoghi toscani (non ci si riferisce solo a Firenze), pertanto Giovanni Capecchi non si è inventato nulla di originale, ha solo insistito sul punto dandolo, sostanzialmente, per acquisito/acquisibile.

Tralascio gli annunci della nuova amministrazione comunale sul forte rafforzamento dell'insediamento universitario a Pistoia (ricordiamoci che, pensiamo solo a Prato, non a Firenze, in Toscana esistono anche tante università americane...) che sono, davvero, tutti da verificare.

Provo a suggerire un percorso graduale al sindaco e ai suoi influencer, ormai stabilmente parte del suo staff, tra l'altro facendo presente che, anche qui, basterebbe volgere lo sguardo non alla New York di Mamdani, ma più modestamente oltre il Reno, alla piccola Porretta Terme:

- aperture serali e domenicali sperimentali, collegate ad eventi musicali/culturali specifici, da aumentare progressivamente;

- inizio graduale con apertura del solo piano inferiore, sfruttando anche un possibile allargamento degli orari del bar interno, specialmente nei mesi estivi, ma non solo;

- realizzazione di un accordo sindacale partecipativo e innovativo con i/le dipendenti, anche per verificare la disponibilità e le condizioni dell'introduzione (senza esagerare e nei termini di legge e contratto collettivo) di possibili ore di straordinario dei lavoratori/lavoratrici, in attesa di un possibile/auspicabile rafforzamento numerico e conseguente ringiovanimento anagrafico della popolazione lavorativa;

- coinvolgimento (non esclusivo, ma importante) dell'associazione degli amici della Biblioteca San Giorgio e di altre associazioni, penso, ad esempio, alle stesse organizzazioni sindacali: Auser, Anteas, al fine dell'allargamento, in sicurezza, degli orari di apertura al pubblico;

- progetti specifici con associazioni non solo della terza età, ma anche giovanili;

- sinergie con le altre biblioteche, come accade in tutti gli altri comuni italiani che hanno più di una biblioteca comunale tranne che a Pistoia (penso alla mia Parma, non a Milano o a Roma...) che, solo per fare un esempio, adottano le chiusure estive non tutte insieme, ma in maniera alternata e coordinata;

- verifica della presenza di fondi disponibili/aggiudicabili (anche a bando) di Fondazioni bancarie (non sempre e per forza la sola Fondazione Caript, ma almeno a livello regionale), della Regione Toscana o Europei, sfruttando, per esempio, il fatto che la San Giorgio sia un punto certificato di informazione del programma europeo Erasmus Plus.

- ultima, ma non ultima, vista anche la declamata attenzione alle fragilità della Giunta del campo larghissimissimo, sarebbe importante ripristinare finalmente la collaborazione (soprattutto per il prestito dei libri ai detenuti, ma non solo) tra Biblioteca San Giorgio e casa circondariale di Pistoia.

Oggi siamo al giorno ottanta non dalla mera elezione, ma dalla proclamazione a sindaco di Giovanni Capecchi.

Il 5 settembre (2026... eh) scadranno i famosi primi cento giorni rispetto ai quali si era promesso di compiere una prima verifica delle cose fatte/impostate/instradate.

Considerando che anche in altri campionati (non solo in quelli delle biblioteche, ma penso, ad esempio, al basket) Pistoia e Montecatini nel 2026/2027 dovranno confrontarsi più volte, io suggerirei di rimboccarsi le maniche per non perdere tutti i derby (e non mettiamoci pure Porretta...) e trovare delle soluzioni che oltrepassino la mera politica dell'annuncio e del racconto (talvolta messianico...)

Ho proposto sette piste concrete di impegno, senza, per il momento, parlare di Università (tema ovviamente sinergico).

Nessuna di queste piste, da sola, è risolutiva, ma tutte insieme, senza alcun dubbio, lo sono.

Da Giovanni Capecchi e dalla sua Giunta/maggioranza, i cittadini e le cittadine non ideologizzati/e e onesti/e, quelli che si fanno un mazzo così, magari da pendolari, per restituire in tempo un libro alla Biblioteca comunale San Giorgio, di ritorno dal lavoro a Firenze o a Lucca, si aspettano risposte concrete e tempestive.

Non promesse mancate o il giubilo per i risultati conseguiti, in realtà, da altre, precedenti, amministrazioni del Comune di Pistoia, rispetto alle quali si è peraltro rivendicata, un giorno sì e l'altro pure, una più che netta discontinuità.

Francesco Lauria, Presidente Associazione Sognare da Svegli

mercoledì 12 agosto 2026

"LA CISL NON CONOSCE LA LEGGE DELLA CISL". PIENAMENTE ACCOLTO IL RICORSO DELLA CGIL SULLE MODALITA' DI PARTECIPAZIONE GESTIONALE.

E' questo il ficcante titolo di ieri de Il Fatto Quotidiano rispetto alla vicenda che ha visto soccombere in tribunale la società ASM di Rieti, spalleggiata dalla Cisl, il sindacato guidato da Daniela Fumarola e, precedentemente, da Gigi Sbarra, attuale componente del Governo di destra di Giorgia Meloni.

Entrambi i dirigenti hanno fortemente voluto la legge 76/2025  sulla partecipazione dei lavoratori, supportata prima da una raccolta firme popolare e, poi, da un accordo sostanzialmente blindato in Parlamento con il centrodestra (a parte l'accoglimento di qualche modifica peggiorativa proposta dalla Lega di Salvini...) 

La partecipazione dei lavoratori è, senza dubbio, una bandiera storica della confederazione di Via Po (anche se a fasi alterne, negli anni Cinquanta, ad esempio, l'ideologo della Cisl Mario Romani, influente responsabile dell'Ufficio Studi e stretto collaboratore del fondatore Giulio Pastore, le preferiva, di gran lunga la contrattazione aziendale, su questo si può agevolmente consultare il volume, curato da me a da Adriana Coppola: "Dobbiamo creare tutto dal nuovo", mentre negli anni Settanta la sinistra fimmina e cislina carnitiana fu molto tentata dall'autogestione jugoslava e, comunque dalla partecipazione conflittuale, come nei casi dei lavoratori che prendono il controllo/acquistano l'impresa, spesso in forma cooperativa e tramite i cd. "workers buyout"). 

Qui il link all'articolo leggibile per gli abbonati del quotidiano sulla sconfitta (indiretta) della Cisl in Tribunale, sia a Rieti che a Roma: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/08/12/la-cisl-non-conosce-la-legge-della-cisl/8476722/

Chi conosce la partecipazione dei lavoratori (io ho contribuito a scrivere nel 2025, dopo l'approvazione della legge, una dispensa, firmata insieme all'attuale Presidente della Fondazione Ezio Tarantelli, Emmanuele Massagli, riscontrabile qui: https://www.edizionilavoro.it/notizie/431-freschi-di-stampa-il-cofanetto-sugli-strumenti-per-la-formazione-sindacale) sa bene che esistono, in Italia, in Europa e nel mondo, forme molto diverse fra loro di coinvolgimento partecipativo dei lavoratori e dei loro rappresentanti.

C'è quindi, partecipazione e partecipazione...

In sintesi, a fine luglio 2026, il Tribunale di Rieti ha condannato la società ASM Rieti per condotta antisindacale ai sensi dell'articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori, ordinando la revoca del regolamento aziendale e della conseguente nomina di una lavoratrice nel Consiglio di Amministrazione (CdA). 

Il caso riguarda il progetto di partecipazione gestionale dei dipendenti promosso con forza dalla CISL, sfociato in un duro scontro legale a causa dell'adozione unilaterale delle regole di voto da parte dell'azienda.

Il contesto e il progetto della CISL
Nel corso del 2025 e all'inizio del 2026, la CISL Roma Capitale Rieti e la Fit Cisl Lazio hanno promosso le elezioni per inserire un rappresentante dei lavoratori nel CdA di ASM Rieti. L'iniziativa mirava a rendere l'azienda municipalizzata un modello nazionale di partecipazione gestionale e democrazia societaria. 
I motivi della condanna per condotta antisindacale
La vertenza giudiziaria si è aperta quando ASM Rieti ha emanato in modo unilaterale il regolamento per disciplinare le procedure di elezione del rappresentante dei lavoratori, escludendo una reale contrattazione con tutte le sigle sindacali. 
  • Illegittimità del regolamento: Con il decreto (R.G. 388/2026), il Tribunale Ordinario di Rieti ha stabilito che la predisposizione unilaterale del testo ha violato i diritti delle rappresentanze sindacali, configurando l'antisindacalità della condotta.
  • Profili discriminatori: Parallelamente, la Sentenza n. 8209/2026 del Tribunale di Roma ha analizzato i requisiti di eleggibilità imposti dall'azienda, rilevando possibili effetti discriminatori legati a fattori come l'età, le opinioni personali e sindacali, nonché la natura precaria del rapporto di lavoro dei candidati, pur ritenendoli non direttamente sanzionabili. Il giudice ha riconosciuto, da un lato, che la Cgil aveva piena legittimazione ad agire per la discriminazione collettiva e che le norme sull'eleggibilità dei rappresentanti dei lavoratori nel CdA rientrano nella tutela antidiscriminatoria, e dall'altro ragioni oggettive per cui era possibile per l'azienda escludere alcune categorie di lavoratori/lavoratrici dall'eleggibilità.
Gli effetti della sentenza del Tribunale di Rieti
Il giudice ha ordinato ad ASM Rieti di:
  1. Cessare il comportamento antisindacale e rimuoverne gli effetti.
  2. Revocare immediatamente il regolamento elettorale.
  3. Annullare la nomina del componente dei lavoratori eletto sulla base di tali norme.
La vicenda è finita al centro del dibattito giuslavoristico e mediatico in quanto evidenzia i limiti della partecipazione gestionale: sebbene fortemente caldeggiata dai vertici sindacali (in particolare dalla CISL), essa non può essere attuata tramite decisioni unilaterali del datore di lavoro, ma deve necessariamente passare per un accordo collettivo condiviso.
La questione è stata correttamente e scientificamente sintetizzata da Adapt (certamente non tacciabile di ostilità nei confronti della Cisl che ne è, praticamente da sempre, socia e co-promotrice) con un articolo dell'assegnista di ricerca Francesco Alifano riscontrabile a questo link: https://www.bollettinoadapt.it/partecipazione-gestionale-e-regolamento-unilaterale-dellimpresa-una-nuova-pronuncia-sul-caso-dellasm-rieti/
Essendo la sentenza una delle prime pronunce sulla Legge e, più in generale, sulle modalità di partecipazione dei lavoratori, essa rappresenta, senza dubbio, un precedente importante e di indirizzo.
Come in altre situazioni (penso, ad esempio all'esclusione della Fiom dalla rappresentanza e addirittura dalle bacheche sindacali Fiat, poi sanata dalla Corte Costituzionale, dopo l'accordo sulla fabbrica di Mirafiori, successivo a quello, altrettanto problematico di Pomigliano, ai tempi di Sergio Marchionne), la Cisl turbo partecipativa/aziendalista/corporativa di Sbarra e Fumarola sembra aver dimenticato due capisaldi della propria identità e cultura sindacali:
- il valore prevalente della dimensione associativa e della libertà sindacale (che dovrebbe valere per tutti i sindacati, non solo in proprio);
- il prevalere della contrattazione collettiva rispetto ai vincoli della Legge (tanto più se applicati male ed illegittimamente).
In una Cisl normale e non addomesticata, quanto è accaduto in particolare al Tribunale di Rieti (e ciò che non è accaduto prima per evitare di arrivare alle vie giudiziarie...) avrebbe già aperto un franco dibattito, in primis con e tra le federazioni di categoria, vere depositarie sia del patto federativo che ha dato vita alla Cisl che delle dinamiche della partecipazione dei lavoratori e della contrattazione collettiva, ad ogni livello.
Non occorre essere degli indovini particolarmente raffinati per avere la piena consapevolezza che tutto questo non accadrà mai.
Francesco Lauria