Confesso, come ho detto all'interessata, che sono rimasto turbato e dispiaciuto dalla scomparsa in un istante della: "opzione Simona Laing" nell'ambito del campo largo del centrosinistra pistoiese in vista delle ormai imminenti elezioni di Primavera.
Non sono così ingenuo da non notare che nella complicata assemblea del Pd comunale di Pistoia che ha portato alle, per me tardive, ma sacrosante dimissioni del segretario Vannuccini, molti dei firmatari a sostegno di Laing nel Pd (sia quelli palesi che quelli sotto traccia, ma non troppo) sono coloro che hanno votato a spada tratta e cuore in mano la nuova candidata (di cui, peraltro, si vociferava da tempo...) Stefania Nesi.
Il tutto completamente al di fuori di qualsiasi idea di città, di ipotesi programmatica, di confronto con la cittadinanza e con i corpi intermedi.
Autoreferenzialità pura di una politica litigiosa e autoreferenziale oltre che, sinceramente, totalmente al di fuori della realtà, dei problemi veri delle persone, della riflessione su come risolverli, su come cambiare sguardo nella città e sulla città.
La mia riflessione su come siamo arrivati fin qui, pubblicata da Report Pistoia, solo sul sito del giornale, senza contare i social e i blog in cui è stata ripresa, è stata letta da oltre 4.000 persone: https://www.reportpistoia.com/nello-statuto-del-pd-in-nessun-articolo-ce-scritto-che-devono-decidere-marco-furfaro-o-bernard-dika/
Immagino che molti di loro (non tanto diversamente da me che, però, ho la sfrontatezza di prendere la parola) siano osservatori attoniti di quanto avvenuto nel campo "progressista" pistoiese nelle ultime settimane.
Una positiva eccezione nel vuoto delle idee di questa campagna elettorale (anche a destra, al di là delle foto opportunity e dei ticket tra i candidati, tipo serata delle cover di Sanremo, non è che si sia detto poi molto, in verità...) è stata rappresentata dall'intervista rilasciata proprio da Simona Laing all'ex sindaco di Pistoia Luciano Pallini (altra scelta controcorrente, un ex sindaco del Pci di fine anni Ottanta, all'epoca defenestrato, che ora viene considerato un traditore menscevico della "ditta", vabbè...) https://www.soloriformisti.it/pistoia-presente-futuro-13-simona-laing/
Rimandando all'utile lettura integrale dell'intervista della decaparecida e "sollevata" (mortacci sua...) Simona Laing provo a fare sintesi (con alcune aggiunte "personali") di alcuni elementi programmatici da proporre a Giovanni Capecchi, che oggi pomeriggio a San Domenico: "ascolta i cittadini" (immagino e spero tutti quelli che votano, non solo quelli che hanno firmato spontaneamente o spintaneamente per lui).
Sintetizzo dall'intervista di Simona Laing a Luciano Pallini:
1. “Pistoia deve fare Pistoia”. Ritrovare la sua identità più profonda e coniugarla con un piano strategico coraggioso riconoscendo il bello che c’è. Aprire un nuovo sguardo sulla città. Con un approccio speranzoso e competente, partecipativo e determinato.
2. Nel programmare il futuro di Pistoia l'IA non deve essere subita, ma governata. Può rappresentare un’opportunità straordinaria di crescita e produttività se accompagnata da: formazione continua, riqualificazione professionale, investimenti pubblici e privati.
3. La sfida non è difendere il passato, ma costruire una nuova fase di sviluppo sostenibile, inclusiva e tecnologicamente avanzata. Un Comune non può risolvere da solo dinamiche globali, ma può creare condizioni favorevoli, fare rete con il territorio, semplificare procedure, investire in competenze e mettere al centro la qualità del lavoro.
4. Il tema dell’area Firenze–Prato–Pistoia non può essere una formula vuota. O è un progetto politico reale, oppure è un sistema sbilanciato che accentua le disuguaglianze territoriali. Pistoia deve smettere di inseguire e iniziare a pretendere un ruolo. Ma essa stessa deve avere consapevolezza di chi è. Non possiamo limitarci a chiedere infrastrutture: dobbiamo reclamare investimenti in innovazione, formazione e sviluppo produttivo.
5. La scelta non può essere tra casa o cultura, tra anziani o bambini, tra economia o ambiente. Un programma serio deve individuare un asse strategico unico, capace di tenere insieme le priorità dentro una visione coerente.
6. Il tema dell’abitare oggi non è più solo “case popolari” o “emergenza sfratti”. La domanda è cambiata profondamente: più nuclei monopersonali, giovani lavoratori precari, famiglie monogenitoriali, anziani soli, lavoratori temporanei e nuove fragilità sociali. Serve quindi una politica abitativa strutturale di medio-lungo periodo, non interventi spot.
7. Una proposta concreta per il Comune di Pistoia, impostata su alcuni pilastri operativi.
a) Mappatura completa e aggiornata di: patrimonio pubblico disponibile o recuperabile, immobili dismessi o sottoutilizzati, domanda abitativa per fasce di reddito e tipologia familiare.
b) Partenariato pubblico–privato regolato. Non basta il Comune da solo. Servono: investitori istituzionali, cooperative, soggetti del terzo settore, fondazioni bancarie, sistema del credito.
c) Rigenerazione invece che vendita. La vendita del patrimonio immobiliare comunale è spesso una soluzione finanziaria di breve periodo che impoverisce il futuro.
d) Immobili storici o di recente donazione (come i Villini Desii) possono diventare: residenze per giovani lavoratori, housing intergenerazionale, spazi misti abitare–servizi, residenzialità temporanea legata a formazione o lavoro, micronido.
e) Il patrimonio pubblico va valorizzato, non alienato per coprire spese correnti. Senza politiche abitative: i giovani non restano, le imprese non trovano lavoratori, il centro storico si svuota, aumenta la fragilità sociale. La vera alternativa non è tra vendere o non vendere il patrimonio. La vera scelta è tra: fare cassa oggi oppure, costruire una strategia urbana per i prossimi vent’anni.
8. Una politica di accoglienza di sinistra a Pistoia deve essere pragmatica e integrata. Non basta dare un tetto: servono percorsi di inserimento abitativo, formazione e lavoro, inclusione sociale e sicurezza urbana. I migranti diventano una risorsa se li aiutiamo a partecipare alla vita della città, collaborando con associazioni, scuole e imprese. Così l’accoglienza non divide, ma rafforza la comunità, produce opportunità economiche e costruisce coesione sociale.»
9. Sulla sanità il Comune può fare la differenza concentrandosi su coordinamento, integrazione e semplificazione: facilitare la collaborazione tra ospedale, medicina di base, servizi sociali e Terzo Settore; dare priorità a interventi che hanno impatto concreto per i cittadini; sostenere le strutture che già funzionano e potenziare quelle carenti. È fondamentale superare la ritrosia verso il Terzo Settore, riconoscendone il valore come partner nella programmazione e nell’erogazione dei servizi.
10. Sul tema della valorizzazione della montagna e dei rapporti (del comune di Pistoia, non parlo della Provincia) con i territori di Bologna e di Modena, rimando, da pistoiese emiliano, ad un altro mio personale contributo, ancor più letto di quello sulle elezioni comunali, pubblicato sempre su Report Pistoia:
Diciamo che per esprimere metà di queste idee (in gran parte di Simona Laing, non mie) il centrosinistra pistoiese, tutto, ci avrebbe messo alcune generazioni (peraltro in città ci si passa spesso il potere di padre in figlio, quindi c'è una coerenza...)
Francesco Lauria


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