lunedì 30 marzo 2026

GIOVANNI CAPECCHI, JUST DO IT!...(TRA PISTOIA, PARMA E IL MONDO INTERO: OLTRE IL BUNKER). Prima parte.

1. Tra Pistoia (Candeglia) e Parma, tra Berlinguer e i "matti" di Vigheffio.

 

C'è stato un momento, ieri sera, al Circolo Arci di Candeglia, a Pistoia, gremito oltremisura per l'occasione, un momento preciso in cui ho pensato a Mario.

E' stato quando Giovanni Capecchi ha ricordato i propri valori di fondo, le sue prime esperienze politiche, quelle dopo le elementari e la petizione, rivolta principalmente alla sua mamma, per salvare dal forno un piccolo coniglietto.

Il Centro di Documentazione, cui ho regalato, appena arrivato a Pistoia, nel 2011, il mio volume sulle 150 ore per il diritto allo studio; l'obiezione fiscale alle spese militari; le mobilitazioni per la Pace negli anni Ottanta e Novanta; il doposcuola sulla scia di Don Lorenzo Milani; il primo, importantissimo (e perduto) Centro Stranieri della città.

In quel momento lì, proprio in quel momento lì ho pensato a Mario: Mario Tommasini, l'eretico dei sogni e delle lotte, la persona che, quando Enrico Berlinguer, da leader carismatico del Pci giungeva a Parma, andava a salutare per primo, a Vigheffio, alla sua fattoria dei matti, saltando a piè pari  il "Bunker", la sede, in cemento armato, del Pci locale, allora luogo assoluto del potere provinciale.

2. Il "Bunker"


Fino alla fine degli anni Ottanta il Bunker è stato uno dei luoghi del potere della mia città, certo, ovviamente, insieme alla sede degli industriali e alla curia.
Era, come detto. la casa madre del Pci. Qui ci stava tutto, dagli archivi, ricchissimi di “note”, ai dirigenti, alle sale per le riunioni, alla redazione locale dell’Unità. Soprattutto ci stava “il federale”. Così si chiamava il segretario provinciale del partito.
E il palazzone veniva chiamato, appunto, Bunker.

Perché?
Sembrava un fortino, disegnato immerso nel cemento armato, a metà anni Settanta del Novecento dall’architetto Flavio Franceschi, allora intellettuale vicino al partito.
Come ha ricordato Luigi Alfieri, i più maligni dicevano che era una struttura paramilitare, da utilizzare per la rivoluzione o in caso di un colpo di stato di destra.

Il federale del Pci di Parma non era solo il capo del partito, ma (tranne una parentesi nel 1985-1990), comandava la società civile, orientava la potente Arci, contava più del sindaco che, allora, non era eletto direttamente, ma deciso tra riunioni piene di fumo, proprio nel Bunker, dai partiti di maggioranza: Pci e Psi.

Ho fatto in tempo a vedere molte cose nella mia città, Parma, ma credo che forse a Pistoia il tutto fosse ancora più marcato, poichè il Pci aveva percentuali anche più alte e, prima del 2017, mai ha lasciato (pur nelle versioni Pds, Ds, Pd) il potere.
Il capo e la dirigenza del Bunker, a Parma, sceglievano i responsabili delle municipalizzate, il presidente della Provincia, gli amministratori della sanità, consiglieri di banche, sindacalisti di vertice, dirigenti delle cooperative e molto altro.

Tornando a Pistoia, Agostino Fragai, ex funzionario del Pci pistoiese, ha ricordato, durante l'evento di lancio della candidatura di Giovanni Capecchi per le primarie, quanti iscritti, nel 1985, aveva il Pci a Pistoia. circa un cittadino su dieci, neonati, bambini e ultraottuagenari compresi.

3. Valentina e l'Unità


Anche io, come Giovanni Capecchi, ho un ricordo delle scuole elementari da condividere, si chiama Valentina.
No, non era un amore precoce nato sui banchi della città emiliana.
Valentina, a differenza di tutti noi, tranne un'altra bambina che si chiamava Shanti e aveva genitori pacifisti, parainduisti, ecologisti e vegetariani, non faceva religione.
Perchè?
Perchè i suoi genitori erano: "comunisti".
Si, eravamo tra il 1985 e qualche anno dopo: era da poco arrivato Gorbaciov, ma il papà di Valentina, che sembrava una copia in carta carbone di Carl Marx, la aspettava sempre fuori da scuola, con un giornale sottobraccio: l'Unità.
Ovviamente l'austero genitore di Valentina era uno dei tanti funzionari comunisti che operavano proprio nel Bunker.
Il resto è noto, il Pci ha cambiato nome, gli iscritti si sono decimati, così come, nel bene e nel male, il sistema dei partiti, tutti i partiti, Democrazia Cristiana compresa.
Il Bunker, tristemente svuotato, è stato per un po' subappaltato alla Ausl locale, adesso, ricorda sempre Luigi Alfieri, dove germogliava la pianta del potere, regnano le erbacce e i gatti randagi. Ovunque ci sono muffa e ruggine. Vetri sbrecciati.
"Come il Palazzone, così sono finiti i partiti e la democrazia. Oggi comandano i capi popolo."

4. 1998: un'apparente "gioiosa macchina da guerra".

E, invece, ieri sera a Pistoia, non ho pensato al Bunker, ma ho fatto un salto di circa dieci anni, al 1998.


Nel 1998 Parma, con enorme disappunto di chi si considera una "piccola Parigi", perdeva la stazione Tav a favore di Reggio Emilia proprio mentre il primo comunista della storia, Massimo D'Alema, con una congiura di Palazzo, gestita con il democristianissimo Franco Marini, sostituiva a capo del Governo proprio il reggiano Romano Prodi, giungendo, senza elezioni, alla guida dell'Esecutivo di centrosinistra.

Ma nel 1998, però, si votava. Per le amministrative comunali.
Anche a Parma, come a Pistoia, prima del 2017, fin dal 1945 i comunisti mai avevano perso il potere e, fino al 1998, il Pds, erede del Bunker, aveva 20 (venti) consiglieri comunali su 40, viveva in simbiosi ed organizzava eventi e concerti (anche belli per carità) quasi solo con l'Arci, i bus della municipalizzata Tep venivano assicurati tramite l'Unipol e il sistema di potere (e anche di buongoverno riformista emiliano, sia chiaro), la "ditta" così cara al piacentino Pierluigi Bersani, sembrava ancora, almeno a livello locale, per usare parole non fortunatissime, per la verità, di Achille Occhetto: "una gioiosa macchina di guerra".

5. Mario Tommasini, Giovanni Capecchi: JUST DO IT!



Ma ci sono versanti in cui la storia si sfiora, come Giovanni Capecchi, a Pistoia, nel 2007, quando si candidò, a mio parere con grande coraggio, contro la corazzata di Renzo Berti, prendendo tanti voti; e crinali in cui la storia si fa, come a Parma nel 1998.
E qui torniamo a Mario Tommasini, Bernardo Cinquetti, Giuseppe Longinotti e, nel piccolissimissimo, al poco più che diciottenne sottoscritto.
Siamo nell'Oltretorrente, sì quello delle gloriose barricate antifasciste che impedirono al gerarca Italo Balbo, che qualche anno dopo avrebbe attraversato l'oceano Atlantico in biplano, di attraversare il torrente Parma, dal nome omonimo alla città, "La Perma" declinato al femminile e in dialetto.
Qui si trovava la sede della Sinistra Giovanile (i giovani dell'ancora potente Pds) e la casa territoriale del partito.
Quando, quasi come si fosse ancora al Bunker, quasi come non si decidesse il candidato con elezione diretta, proprio come nei decenni predenti, fu indicato per un inaspettato, e oggettivamente inaccettabile, terzo mandato il notaio massone Stefano Lavagetto, ci fu una vera rivolta di popolo (certo supportata anche dal potentissimo organo unico, la Pravda degli industriali: la Gazzetta di Parma).
Nell'Oltretorrente una scritta redatta dalla iper creativa Sinistra Giovanile cambiò il nome alla sede locale del partito: la cassetta delle lettere si tramutò beffardamente da: "Pds", a: "Cadavere Pds".
Ma, soprattutto, i tanti ragazzi e le ragazze del partito, più alcuni cani sciolti, magari provenienti dal mondo cattolico di sinistra come il sottoscritto, incontrarono gli occhi azzurri, pieni di sogni di Mario.
Mario Tommasini.
E' difficile spiegare, al di là dell'aneddoto di Berlinguer, chi fosse Mario.
La definizione più nota è quella di: "eretico per amore".
Laddove eresia, come ci ricorda il filosofo junghiano Luigi Zoja, significa, dal greco, "scelta".
E di scelte Mario Tommasini ne ha fatte molte, tra cui quella fondamentale, sulla scia di Franco Basaglia di compiere battaglie eccezionali, creative, peraltro in tutto il mondo non solo a Parma, per la chiusura di manicomi e, cosa meno nota, anche dei brefotrofi.
Mario, di cui ricorrono quest'anno i venti anni dalla scomparsa (si può approfondire con il sito web: www.mariotommasini.it ), ha dedicato tutta, tutta la sua vita ai più fragili: emancipandosi insieme a loro, con loro, in mezzo a loro.
Malati psichiatrici, anziani, bambini abbandonati, detenuti, persone sole, etc.
Una sinistra creativa e vera, alternativa ad un Bunker peraltro già abbandonato e quasi in rovina, non poteva che affidarsi a lui.
Ricordo come oggi, quando mi ritrovai tra le mani un adesivo, frutto della genialità del compianto Bernardo Cinquetti (che ci ha lasciato purtroppo molto giovane) e Giuseppe Longinotti: "Mario Tommasini, Just do it!"
Dove Just do it, slogan beffardamente e paradossalmente rubato ad una grande multinazionale che nulla aveva a che fare con Mario, simboleggiava la pazzia, il "mondo matto" di un scelta inedita e rischiosa, un voto rivoluzionario che avrebbe potuto scompaginare la città e i suoi assetti di potere, una volta per sempre.
Da sinistra.
Anche Giovanni Capecchi ieri sera ha ricordato un adesivo a lui caro, disegnato nel 1981 dall'Arci nazionale, per la difesa dell'"unico pianeta che abbiamo".
Ecco, anche Mario, partigiano, leader eretico per amore della sinistra comunista e libertaria, uomo profondamente spirituale, era più che consapevole che abbiamo solo un pianeta, solo una vita e che proprio per questo dobbiamo ascoltare il battito del cuore dei più deboli, dei più fragili.
Non per pietismi caritatevoli o per interventi statalisti.
Ma, attraverso una sussidiarietà circolare antelitteram, che metteva insieme Franco Basaglia, Gianni Rodari, Don Lorenzo Milani, Alda Merini e tanti altri/e il battito dei singoli si faceva sogno collettivo, orizzonte e progetto comune, rivolta, eresia d'Amore.
Gli occhi e la postura di Giovanni sono più timide di quelle di Mario.
Ma i sogni, a me paiono sostanzialmente gli stessi.
Ieri sera, ascoltando anche una brava Stefania Nesi (quanto sono stato ingeneroso con lei...) anche io ho fatto la mia scelta.
Una scelta del cuore, che purtroppo non potrò, perchè all'estero, trasferire il 12 aprile sulla scheda.
Proprio per questo provo a renderla pubblica.
E' la scelta, come diceva l'indimenticato leader della Cisl Pierre Carniti, cristiano laico nella sinistra, citando Aristotele, di farsi guidare dalla Speranza: "Un sogno bellissimo, ma che occorre, ci ricordava Pierre, fare da Svegli".
Insomma, per chi può, il 12 aprile e anche oltre, si sogni pragmaticamente e pensi...

O meglio: GIOVANNI CAPECCHI, JUST DO IT! (fine prima parte...)

Francesco Lauria

domenica 29 marzo 2026

PISTOIA: NON VOTERO' ALLE PRIMARIE MA... IN DIFESA DELLA GENEROSA TRASPARENZA DI GIOVANNI CAPECCHI E DELLA SUA SCELTA

Qualche giorno fa, essendo stato costretto, per ragioni di forza maggiore (o meglio per l'aumento del costo dei biglietti aerei a seguito del conflitto scatenato da Stati Uniti e Israele contro la teocrazia iraniana...) ad anticipare il mio viaggio sul Cammino di Santiago del Nord, ho realizzato che il 12 aprile, con ogni probabilità, non potrò votare alle primarie del centrosinistra (largo, largo...) a Pistoia.

Il 12 aprile, infatti, mentre i volontari e le volontarie del centrosinistra (che ringrazio) allestiranno i tanti seggi per le primarie (Pistoia è un comune molto esteso anche se non popolatissimo), se tutto va bene, mi sarò lasciato alle spalle le bellissime spiagge di San Sebastian e mi starò spostando a piedi verso Gernika, dove, in un luogo simbolicamente significativo in questi tempi di guerra, fonderò, in collegamento online con alcuni amici e amiche, l'Associazione Sognare da Svegli sui temi del lavoro, della democrazia e della rappresentanza.

Dopo la petizione che ho lanciato per il voto ad immigrati e sedicenni e diciassettenni, rispetto alla quale non mi sono trovato in accordo con Giovanni Capecchi, ho provato, scherzando, a proporre a Riccardo Trallori, il voto per posta, come per le primarie negli Stati Uniti, ma la risposta facciale del suo volto, esaurito da banchetti, volantinaggi, girocircoli, mi ha fatto capire che (anche giustamente) con ogni probabilità non fosse il caso di insistere...

Insomma non posso essere tacciato, certamente, di una identità ultras per l'uno o per l'altra candidata.

Aspetterò il confronto di questa sera o, al massimo, quello di domani, per dare, per quel che vale, una mia indicazione, pur in prospettiva di futura contumacia.

A me sembra che i pistoiesi (in qualche caso me compreso), compresi molti sostenitori di Capecchi, non abbiano ancora compreso appieno tutto il valore, scientifico e civile, della sua figura.

Può risultare simpatico o meno, votabile o meno, ma la ricchezza e l'ampiezza del suo Cv aggiornato che si può scaricare qui: https://www.unistrapg.it/sites/default/files/docs/people/curriculum/curriculum_vitae_giovanni_capecchi_gennaio_2026.pdf  parlano da sole.

Oppure, pur con l'aggravante che si tratta di una pagina finanziata da Giorgio Tesi Group, in modalità meno formale qui: https://pistorienses.it/portfolio/giovanni-capecchi/ 

Perchè scrivo questo? Perchè il curriculum vitae di Giovanni Capecchi è ricco e non conosciuto pienamente anche da un punto di vista politico e, soprattutto, amministrativo: Capecchi è stato, infatti, consigliere comunale a Pistoia fin dall'età di 23 anni (1994-1998, 1998-2002 e 2007-2008) e, tra il secondo e il terzo mandato, anche Assessore alla Cultura sempre del Comune di Pistoia (2002-2005).

Ha appartenuto, per un periodo, ad una forza politica, i Verdi, che certamente hanno scontato tra i propri leader Carlo Ripa di Meana e Alfonso Pecoraro Scanio, ma che, nel 1994, quando Giovanni Capecchi entrava in politica, erano rappresentati, in Italia ed in Europa, soprattutto da Alexander Langer, figura eccezionale, costruttore di ponti e di pace, valicatore di muri, che abbiamo peraltro ricordato a Pistoia, con un partecipato convegno, lo scorso settembre.

Insomma, arrivato alla potenziale quinta esperienza amministrativa, con un impegnativo e importante lavoro all'Università per Stranieri di Perugia è normalissimo, a mio parere, che Capecchi, in caso di sconfitta alle primarie, pur sostenendo il centrosinistra pistoiese e Stefania Nesi, rinunci a candidarsi al consiglio comunale.

Credo che pesi, su questo annuncio, la, immagino sofferta, decisione di dimettersi dal Consiglio Comunale, dove siedeva come candidato sindaco non eletto, nel 2008.

Semmai Giovanni Capecchi dovrebbe chiarire, perchè politicamente rilevante, se farà la stessa scelta in caso di vittoria di primarie, ma di sconfitta alle elezioni. 

Chiarisco anche questo; non mi pare che Federica Fratoni abbia svolto un ruolo significativo nel consiglio comunale pistoiese e lo stesso si può dire di Samuele Bertinelli, dopo le due amare e nette sconfitte di entrambi.

Però, ne sono sicuro, Giovanni chiarirà se rimarrà, o meno, a guidare l'opposizione in consiglio comunale, anche se tutti e tutte ci auguriamo, ovviamente, che, in caso di vittoria alle primarie, anche grazie alle primarie e alle energie (in gran parte, non del tutto, positive) che hanno scatenato, ci sia anche la vittoria contro il centrodestra di Annamaria Celesti (ovviamente lo stesso ci si augura in caso di vittoria alle primarie di Stefania Nesi).

In sintesi. 

Smettetela, peraltro da posizioni di centrosinistra, di sparare su Giovanni Capecchi. 

Io ho scritto alcune cose discutibili su Stefania Nesi (pur confermando che, almeno come esperienza, la sua è imparagonabilmente inferiore a quella di Capecchi) e me ne sono pentito, scusandomi, anche personalmente, con lei.

Ma ero proprio arrabbiato per come si era chiusa, in un mattino, con l'alzata di sollievo di un sopracciglio, la stramba, ma apparentemente fortunata raccolta fime per Simona Laing. Ciò era avvenuto, coincidenza delle coincidenze, proprio un attimo dopo l'indicazione Nesi candidata sindaca, da parte della maggioranza dell'Assemblea Comunale del Pd di Pistoia.

Insomma, nessuno/a può scagliare la prima pietra (e in primis io, che nemmeno potrò votare alle primarie, a meno che si adotti che ne so, il regolamento del Vermont...) ma cerchiamo di smettere di farci del male.

Nessuno, infatti, volente o nolente, può essere in grado di sminuire il valore assoluto come persona, come docente e come amministratore di Giovanni Capecchi.

Suggerisco, come altri, di valorizzare, invece, anche in prospettiva, visto che lei rimarrà in lista anche se sconfitta alle primarie, le qualità di Stefania Nesi, che ci sono, come le docente pistoiese ha dimostrato in queste ultime settimane e in questi ultimi giorni.

Uniti per vincere. Per Pistoia!

Francesco Lauria

P.S: questo post è arricchito da tre foto "pistoiesi" di Giovanni Capecchi piuttosto recenti, ma pubblicate ben PRIMA della sua ultima candidatura.

IL CASO SBARRA, TRA CDA, BANDI; FINANZIAMENTI. UNA LUNA DI MIELE INFINITA TRA IL GOVERNO MELONI E LA CISL (ALLA FACCIA DELLA MEMORIA DI MARINI, PASTORE E DOSSETTI)

Diciamocela tutta ci sono due aspetti che il quotidiano Domani ha messo in risalto accusando Luigi Sbarra (ex segretario generale, approdato nel Governo Meloni) e la Cisl: https://www.editorialedomani.it/politica/italia/immobili-societa-e-il-caso-sbarra-ecco-tutti-gli-affari-di-governo-r7riplae 
Dei fatti, oltre al periodico, si è occupato anche il blog il9marzo qui: https://www.il9marzo.it/?p=11015

Dei due aspetti, il primo è probabilmente frutto di dimenticanza, sciatteria. 
Dopo molti mesi, infatti, Sbarra risulta, dati della Camera di Commercio di Roma alla mano, ancora negli organismi di governance della Fondazione Ezio Tarantelli.
Molti ricorderanno che in realtà il traghetto preso da Sbarra tra le dimissioni dalla segreteria (indelebili i bouquet di fiori e le ovazioni dei delegati Cisl per Giorgia Meloni) fu un'altra Fondazione Cisl quella dedicata a Franco Marini, già leader della confederazione di Via Po dopo Pierre Carniti, Ministro del Lavoro e Presidente del Senato.
La Presidenza Sbarra della Fondazione Marini (ora lasciata all'ex segretario della Cisl Lombardia Ugo Duci) ha scatenato mille polemiche, ad esempio:

In realtà il tema è che, all'improvviso, Marini per Sbarra era diventato memoria scomoda: Marini rapresentava, infatti, colui che si era opposto strenuamente, infatti, a Rocco Buttiglione, quando il filosofo ciellino aveva deciso di spostare forzatamente il PPI di stuziana memoria a destra, nelle braccia di Berlusconi e Fini, opposizione realizzata, da Marini, proprio in nome dell'antifascismo.

In precedenza Sbarra si era addirittura paragonato, senza alcun pudore, a Marini, lo aveva fatto, ad esempio, presso il Consiglio Regionale dell'Abruzzo, nel discorso di chiusura di un campo scuola giovani da me coordinato e diretto, dedicato proprio alla figura del sindacalista marsicano.

In quell'occasione, eravamo alla vigilia del varo del Governo più a destra della storia repubblicana, persino più a destra di quel Governo Tambroni, votato anche dall'Msi, che provocò, nel 1960, le dimissioni da Ministro di Giulio Pastore, primo leader e fondatore della Cisl e Sbarra affermava: non vedo l'ora che Giorgia Meloni vari sul suo Esecutivo (poi abbiamo capito anche perchè di tanta fretta...)
Insomma qualsiasi Fondazione tocchi Sbarra (per fortuna non si è occupato, più di tanto, proprio della Fondazione Pastore, altra realtà di area Cisl...) sembra fare danni.
 
Il Domani, però, ha scoperto una fatto che, se confermato, appare molto più grave.
Ci sarebbe stato un affidamento diretto, di non poco conto (90.000 euro, più di molti finanziamenti a bando) da Palazzo Chigi alla Fondazione Tarantelli che è una Fondazione della Cisl, sia che Sbarra ne faccia ancora parte sia che si sia in effetti dimesso, come probabilmente, pur tardivamente, ha fatto.

Peraltro il tema riguarda un argomento: "Il Piano per la famiglia" del Governo, in cui, salvo recentissimi ingressi, non risultano, sinceramente, professionalità specifiche nella Fondazione, in grado di portare avanti con la dovuta scientificità l'argomento, mai affrontato prima, ci risulta, dalla Fondazione stessa.

Ultimo fatto del patto di ferro Cisl, Cnel Brunetta, Fumarola Sbarra (qui ritratti insieme durante il recente convegno in memoria di Marco Biagi) è il recentissimo finanziamento da parte del Cnel sempre, guarda un po' alla Fondazione Tarantelli di un premio per tre borse di studio.


Intendiamoci, assolutamente niente di male che vi siano tre borse dedicate alla memoria dell'economista barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse, nel 1985, anzi, ma la stranezza è che un ente istituzionale e costituzionale come il Cnel, che poteva tranquillamente bandirle autonomamente, abbia deciso di finanziare la Fondazione che è solo uno degli organismi che portano avanti la memoria di Ezio Tarantelli (si pensi all'opera continuativa che ha, da sempre, svolto l'Università La Sapienza).

Peraltro Tarantelli che aveva avuto in tasca, per lungo tempo, la tessera del Pci, collaborò anche con i socialisti della Cgil e con la Uil, non solo con la Cisl di Carniti (che è, vero, gli creò ad hoc, un piccolo istituto di ricerca, l'ISEL).

Insomma le commistioni tra Cisl e Palazzo Chigi non finiscono mai, così come la luna di miele tra il sindacato di Via Po e il Governo Meloni.

Basti pensare al recente referendum: mentre uno stimato cattolico democratico come Giovanni Bachelet, a capo del comitato della società civile per il No, si chiedeva, pubblicamente, "dov'è, con chi sta la Cisl", Daniela Fumarola, solo apparentemente neutrale, presenziava platealmente solo ad iniziative per il Sì, tra cui quelle organizzate dal plenipotenziario governativo Mantovano.

Contemporaneamente alcune Ust Cisl, come quella di Parma e Piacenza, più realiste del re (o meglio, in questo caso, della regina...) organizzavano dibattiti con solo rappresentate le ragioni del sì al Referendum.

Come è lontana la Cisl che aderiva con forza e competenza al Comitato Salviamo la Costituzione contro le riforme costituzionali del Governo Berlusconi (era persino la Cisl di Bonanni, non quella di Ugo Chavez...) e che, dieci anni prima (ai tempi non del subcomandante Marcos, ma di Sergio D'Antoni) aveva ristampato scritti, fondamentali sulla Costituzione, di Giuseppe Dossetti con la sua casa editrice (allora del tutto di proprietà) Edizioni Lavoro.

Altri tempi.

Tutt'altra Cisl.

Francesco Lauria

sabato 28 marzo 2026

PERQUISIZIONE SALIS: DIRITTI CHE RIGUARDANO TUTTI E CULTURE SINDACALI ANDATE AL MACERO. ACOCELLA PEGGIO DI ALMIRANTE?

Sono rimasto molto colpito durante il convegno nazionale della Cub: "Caos globale - Economia di guerra", dalle notizie che giungevano sulla perquisizione di polizia, disposta alle prime luci dell'alba nell'albergo in cui alloggiava, nei confronti dell'Eurodeputata Ilaria Salis.

La vicenda, molto grave, è ben riassunta da questo articolo di Avvenire: urly.it/31f95r  (non ho citato Lotta Continua eh...).  

Ho pensato subito che, al di là di come la si pensi su Ilaria Salis, questa menomazione dei suoi diritti con un'azione che appare sostanzialmente intimidatoria (al di là delle spiegazioni fornite ex post dalla Questura di Roma...) colpisce tutti e tutte.

Non ha davvero senso poi separare diritti sociali e diritti civili, i diritti sono tali, proprio perchè spessissimo intrecciano queste due dimensioni.

Persino Pina Picierno la Deputata europea della destra Pd (ex Sinistra per il sì, al referendum) ha totalmente solidarizzato con Ilaria Salis, chiedendo, con urgenza, spiegazioni.

Mi ha colpito, indignato, raccapricciato il commento del Rettore dell'Università telematica, Giustino Fortunato, già vicepresidente del Cnel, già segretario generale della Cisl Università e già direttore del fu mitico Centro Studi Nazionale Cisl di Firenze: Giuseppe Acocella.

Acocella che è un cultore della separazione netta tra diritti sociali e diritti civili (e se la prende sempre, con veemenza, peraltro, anche contro gli ambientalisti, pur moderati...) ha sottolineato: "Il primo errore dell'Onorevole Picierno, basta con i privilegi!". (Nota per Acocella: inutile cancellare come fai di solito i messaggi di cui ti penti, questo è stato letto e commentato da centinaia di persone...)

I privilegi...

I diritti costituzionali dei parlamentari (Articoli 67, 68, 69 della nostra Carta Fondamentale) sarebbero dei... privilegi!

Non stupisce che Acocella, oltrepassando a destra persino la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, sia stato uno dei principali animatori dei c.d. "cattolici per il sì", allo scorso Referendum Costituzionale, memore, magari, del suo ruolo significativo, a fianco di Camillo Ruini, nell'animare il Comitato: "Scienza e Vita".

Che brutta fine, almeno dal mio punto di vista, per uno che aveva cominciato con i Cristiani per il socialismo (fu tra coloro che intervennero nel convegno nazionale di Bologna del settembre 1973) e che, successivamente, aveva animato l'osservatorio sindacale sulla camorra.

Io mi sono formato ad un'altra scuola: opposta a quella di Giuseppe Acocella, quella di Pippo Morelli.

Morelli da segretario nazionale della Fim Cisl e della Flm unitaria animò, pur da credente, l'impegno nei consigli di fabbrica per il NO all'abolizione del divorzio.

Lo motivò in due modi: le visioni della Vita e i valori si testimoniano concretamente, non si impongono agli altri e, soprattutto, il divorzio veniva visto come uno dei vari diritti sociali (e civili) che furono costruiti, rivendicati, difesi, dal movimento dei lavoratori negli anni Settanta.

Altro che divisione tra i diritti!

Per puro caso, oggi mi trovavo a Milano proprio con Eugenio Losco, avvocato di Ilaria Salis, intervistato proprio nell'articolo di Avvenire.

Davvero una cultura sindacale laica, protesa verso il futuro come era quella della Cisl di Pierre Carniti e Pippo Morelli, ma anche, riflettendo in particolare su una forte ispirazione cristiana, vissuta in piena laicità, di Sandro Antoniazzi, è stata mandata al macero.

Siamo ad un analfabetismo di ritorno, civile e sociale, senza precedenti. 

Come si fa, infatti, ad essere educatori, addirittura Magnifici rettori, e poi confondere diritti costituzionali con privilegi di casta? 

C'è davvero chi si è consegnato, a mio parere, a disvalori conservatori, peraltro tutt'altro che testimoniati concretamente, se si pensa che, proprio nel 1974, Giorgio Almirante, leader del Movimento Sociale Italiano, faceva, con enorme faccia tosta,  campagna per il sì all'abolizione del divorzio, pur dopo aver divorziato in Brasile, al fine di sposare "donna Assunta", addirittura nel 1969.

Al peggio, però, non c'è mai fine, tanto che oggi il "Magnifico" Giuseppe "Pino" Acocella, ci ha fatto quasi rimpiangere, con le sue improvvide e pubbliche esternazioni, l'ex funzionario mussoliniano, già Capo di Gabinetto, ai tempi del fascismo, del Ministero della Cultura Popolare.

Francesco Lauria

venerdì 27 marzo 2026

IL TESTO UNICO SULLA RAPPRESENTANZA è ancora ATTUALE????

Sono passati più di 10 anni dalla firma del Testo Unico sulla Rappresentanza (10 gennaio 2014). Ma quelle regole sono ancora in grado di rispondere alle sfide del mercato del lavoro attuale?

Insieme a Mattia Scolari (Segretario generale CUB Milano), Federico Antonelli (Filcams CGIL Nazionale) e Giovanni Graziani (Autore ed ex dirigente sindacale CISL) analizziamo:
📉 Il presunto declino delle RSU.
⚖️ L'efficacia dei contratti collettivi.
🔍 La misurazione della rappresentatività sindacale.
Un tema tecnico, ma vitale per chiunque abbia a cuore la democrazia nei luoghi di lavoro.
👇 Guarda il video completo qui:
Fateci sapere nei commenti: secondo voi le regole della rappresentanza vanno cambiate o basterebbe applicare meglio quelle che abbiamo? ✍️👇