domenica 12 aprile 2026

UNIRE PER VINCERE: UN "NOI" CHE, CON GIOVANNI CAPECCHI, DIVENTA UNA SINISTRA CAPACE DI FUTURO.

"Saluto a distanza Stefania. La chiamerò, ci sentiremo sicuramente tra poco".

Sta in queste parole il fulcro della campagna elettorale e, ancor di più, della vittoria di Giovanni Capecchi.

Ovunque, in Nuova Zelanda, come in Ungheria, a Prato, come, che ne so, al circolo di Piteccio, è il/la perdente che, normalmente, telefona al vincitore.

E invece, dopo aver rivendicato la scelta, fondamentale, delle primarie, Giovanni Capecchi ha pensato, a rendere vivo e reale, il proprio slogan elettorale: "unire per vincere".

Ha detto, chiamerò io Stefania Nesi.

Probabilmente le telefonate si sono, in realtà, quasi intrecciate, ma ciò che conta, a partire dalla gentilezza, sono la voglia/aspirazione di futuro, di partecipazione, di cambiamento.

Un NOI che ieri sera, tra attese, e poi, abbracci, lacrime, urla di gioia, è stato tangibile, concreto.

Ora la sfida, non semplice, è trasformare quel NOI bellissimo, in un NOI ancora più grande per cambiare il segno della storia.

E' inutile che ce la raccontiamo, il centrodestra, come ha detto giustamente Riccardo Trallori durante la campagna delle primarie, si è radicato in città e ha una candidata forte, percepita come "moderata".

Tra i principali sostenitori di Annamaria Celesti, non dimentichiamolo però, c'è chi si ostina a chiamare, anche in filmati ufficiali, Piazza della Resistenza, Piazza d'Armi, negando le radici profondamente antifasciste di cui questa città va, da sempre, fiera.

Si arrabbierà il giovane Gabriele Sgueglia, ma in questi tempi, dare questi messaggi, non è un peccato accessorio, significa, invece, porsi al di fuori del perimetro democratico, al di fuori di quella Costituzione che, in tanti e in tante, anzi in tantissimi/e, abbiamo difeso strenuamente con il partecipato Referendum dello scorso marzo sulla magistratura e la separazione dei poteri.

E' vero, però, che la destra non ha distrutto la città, non l'ha nemmeno cementificata come mi sarei immaginato e, benissimo ha fatto, Giovanni Capecchi (in questo dimostrando, sinceramente, più lungimiranza di Stefania Nesi) nel non proporre una visione catastrofica degli ultimi nove anni.

Quello che ha contraddistinto Pistoia dal 2017 è, invece, l'isolamento, il chiudersi dentro se stessa, l'abbandono totale di alcune politiche, come, solo per fare due esempi, l'integrazione rispetto ai migranti e la costruzione, non di eventi, ma di una strategia per la cultura.

Pistoia, infatti, durante la giunta di Alessandro Tomasi/Annamaria Celesti, pur non distrutta da nessuno/a, non è stata guidata nè da una visione, nè da particolare concretezza.

Tanti i gravi limiti dell'amministrazione bi-uscente: ad esempio nel non aver saputo intercettare, al tempo del Pnrr, irripetibili finanziamenti europei, se non in minima parte e nel non aver tenuto conto di una linea programmatica fondamentale che ha ben comunicato, in queste settimane, Giovanni Capecchi, forte anche delle sue importanti precedenti esperienze, non solo in quanto politico: "prima si fanno i progetti e poi si cercano, con determinazione, i fondi".

Mi permetto, avendo delineato, vinto, coordinato, gestito decine di progetti europei in questi ultimi quindici anni, di essere profondamente d'accordo, anche su questo, con Giovanni Capecchi.

Il progettificio non serve, infatti, a nessuno, tanto meno a un ente pubblico: serve, invece, una pianificazione strategica, un "foresight" che delinei gli scenari e le politiche per conseguirli della Pistoia del 2036, non del 2027, tenendo anche presenti le evidenti e, purtroppo non rassicuranti, prospettive demogratiche.

Guardando avanti, lasciandoci alle spalle una campagna per le primarie non semplice, in cui il clima non sempre è stato sereno, mi permetto di fare, timidamente, tre proposte programmatiche.

- Partecipazione dal basso: Pistoia ha meno di 100.000 abitanti e secondo il Testo Unico degli Enti Locali, non può costituire formalmente delle circoscrizioni vere e proprie. Può, però, articolare il territorio in altro modo, ad esempio con le consulte di quartiere. Pensiamoci...;

- Crisi climatica e crisi democratica vanno affrontate insieme: come afferma Marco Deriu, sociologo dell'Università di Parma "Dobbiamo valutare attentamente quanto l'«ondata» di assemblee dei cittadini/e per il clima (perchè non costituirne, seriamente, una anche a Pistoia?) possa rappresentare un’occasione per ampliare il canone della democrazia».

Deriu, sociologo dell’Università di Parma, da anni affronta il rapporto tra clima e democrazia e il suo pensiero su questo tema, contenuto nel saggio: "Rigenerazione. Per una democrazia capace di futuro" insieme alla raccolta critica di esperienze comunali di assemblee cittadine per il clima, possono aiutarci a porci in maniera innovativa tra sogno e concretezza, tra locale e globale, tra partecipazione ed ecosistemi di futuro, non solo sostenibili, ma desiderabili;

- Infine, la questione dell'educazione emotiva e della violenza di genere. Si, già la vedo la destra scatenata su questo tema da: "femmine". No, è un tema, soprattutto, da "maschi". Uscire da una cultura patriarcale e violenta, in un tempo di guerra permamente, combattere le discriminazioni, le molestie e le violenze di genere, è un'emergenza (qui sì, la parola ha un senso) democratica, civile e anche amministrativa, non un vezzo post femminista e aleatorio. 

Pistoia è stata all'avanguardia europea su questi temi, anche e soprattutto, a partire dalle c.d. doppie discriminazioni, dalle fragilità più conclamate e, spesso, invisibili, ignorate.

Dal bullismo nelle scuole, agli inferni nelle pareti domestiche, da una società che, invece, che ascoltare e capire, tende a rassicurarsi nel vittimizzare una seconda volta, indignandosi fugacemente solo quando deve raccogliere il sangue delle vittime dai pavimenti.

E' chiaro che tutto questo non può essere solo "politica istituzionale", Pistoia dovrà diventare, progressivamente, una città della "sussidiarietà circolare", dove il Comune non si ritrae, ma si allea, con la società, con gli enti intermedi, l'associazionismo, i talenti, le persone.

Ieri notte si è festeggiato a Pistoia, sull'Ombrone come a Budapest, sul Danubio.

Qui, abbiamo, però un bel vantaggio da non sciupare alle elezioni di maggio, non è una destra più presentabile ad aver sconfitto una destra pesantemente autoritaria, ma si è scatenato, dal basso, davvero dal basso, un sogno di uguaglianza, cambiamento, partecipazione.

Non abbiamo paura di dirlo: abbiamo di fronte la prospettiva potenziale di una sinistra, vera, che può tornare a vincere, governare bene, "sognare da sveglia".

Ognuno/a può fare la sua parte, fin da ora, insieme a Giovanni Capecchi.

Francesco Lauria, Associazione Sognare da Svegli.

sabato 11 aprile 2026

"VORREI" , PERFETTA QUESTA NOTTE: TUTTI/E AL VOTO. UN'AURORA FELICE PER PISTOIA!

Mi sono immaginato una notte di relativa calma (salvo insonnie) dei due contendenti alle primarie del centrosinistra (larghissimo) di Pistoia: Giovanni Capecchi e Stefania Nesi.

Per chi legge da fuori Pistoia è difficile rendersi conto di quanto si sia mobilitata in questa occasione la città (almeno nella sua parte di sinistra, da sempre maggioritaria, eppur perdente nelle due ultime tornate amministrative).

Pistoia è, poi, un Comune dal territorio esteso che va dalle montagne quasi bolognesi di Orsigna alla piana quasi pratese di Bottegone.

Quanti volti, quanti dialoghi, quanti incontri, quante strette di mano, circoli, bar, case private, parchi, mercati.

Quanti strattoni anche, quante malelingue, dossier annunciati e mai (per ora almeno) arrivati, scritte ingiuriose sui muri, chat velenose diffuse di mano in mano e lettere infamanti sui giornali.

Perchè non tutto è oro è quel che luccica e, come affermava giustamente Hannah Arendt: "nessuno ha mai dubitato del fatto che verità e politica siano in rapporti piuttosto cattivi..."

Ma al di là di questo, la gente in giro ti riconosce (è capitato persino a me, almeno tre volte ieri, come semplice supporter di uno dei due candidati...).

Le persone ti fanno un sorriso, una richiesta, una recriminazione.

C'è una voglia di partecipazione politica e amministrativa, altissima, incredibile, diffusa.

Forse è anche una reazione all'incomprensibile clima di guerra permanente ed esplosiva che tutti stiamo subendo.

E oggi lo si vedrà ai seggi che, è bene ricordarlo, saranno presidiati, per tutta la giornata, da almeno 225 volontari/volontarie.

Insomma, mi sono immaginato, questa notte che, ciascuno/a con una scopa magica ed ecologica (fondamentale in questi tempi) Giovanni e Stefania (finalmente liberi dai rispettivi ultras) avessero potuto sorvolare il territorio.

Partire dalle montagne di Tiziano Terzani, risalire i vari fiumi tra cui l'Ombrone, oltrepassare noncuranti i semafori in Viale Adua, ispezionare dall'alto i vivai del Nespolo, Bonelle e Chiazzano, mandare un bacio a Candeglia (San Rocco) e Pontenuovo, oltrepassare orgogliosi Piazza Duomo, fare l'occhiolino alle Piastre e alle loro bugie, assicurarsi che il tetto della Biblioteca San Giorgio fosse ancora al suo posto, insieme ai capannoni dell'Hitachi, e poi scorgere, da lontano, il mare.

E allora ho pensato che li avrebbe potuti accompagnare una canzone: 

Una canzone che, certo, si può dedicare alla persona amata,

ma anche alla città che si ama, si sogna, si desidera, insieme a tanti/tante, ricostruire, cambiare, liberare.

Non con il cemento: ma con la Speranza.

Non pensando soltanto agli: "errori di ieri" (come ben ci ammoniva Papa Francesco), ma al BENE DI DOMANI.

Perchè, lo sappiamo, è possibile anche cambiare le stelle, se lo si vuole davvero.

E così, con una registrazione notturna, quasi artigianale dei fratelli Severini, i Gang, mi sento di dedicare questa canzone a Pistoia: VORREI (da non confondere con l'omonima canzone, anch'essa bellissima, anche se non troppo conosciuta, del quasi concittadino Francesco Guccini):

https://www.youtube.com/watch?v=5H7-8FThH-s&list=RD5H7-8FThH-s&start_radio=1

E di invitare tutti e tutte che si riconoscono nel centrosinistra (largo, largo) al voto:

Oggi. Dalle 8 alle 22.

Con tessera elettorale, documento, un euro e tanta, tantissima voglia di cambiamento.

I seggi delle primarie si trovano qui:

               La mia (e di tantissimi/e) Speranza si trova, invece, qui:

Buon Voto!

POI, ormai si sa, IO VOTERO' PER "NOI". PER GIOVANNI!

GIOVANNI CAPECCHI 

(ma ringrazio anche Stefania Nesi che si è spesa tanto in queste settimane, smentendo alla grande tutto il mio sbagliato scetticismo).


VORREI (perfetta questa notte...)


Vorrei svegliarmi ogni mattina
Con dentro un filo di speranza
Vorrei per casa una collina
Che avesse il cielo in ogni stanza
Darei chilometri di vento
Per un giardino nella pioggia
Vorrei strappare i tuoi sorrisi
Qui fra le mie braccia
Di tutto di più
Darei l'assalto al cielo
Di tutto di più
Per un istante almeno vorrei
Vorrei arrivare fino a maggio
Vorrei per tutti più colore
Vorrei sconfiggere la noia
Per non cadere dal dolore
Vorrei, vorrei saperti libera
Per una corsa nella pioggia
Vorrei sparire le tue lacrime
Qui fra le mie braccia
Di tutto di più
Darei l'assalto al cielo
Di tutto di più
Per un istante almeno vorrei
Vorrei perfetta questa notte
Vorrei confondermi alla pioggia
Vorrei bagnarti dalla voglia
E non lasciare traccia
Di tutto di più
Darei l'assalto al cielo
Di tutto di più
Per un istante almeno vorrei...

Francesco Lauria

"IL TEMPO DELLE CILIEGIE - LA LIBERTA' VIENE PRIMA": DA PARIGI AD ARCIGLIANO, A PISTOIA. AL VOTO!

“Io che non che non ho paura del dolore crudele 

non evito di vivere per non soffrire 

amerò sempre il tempo delle ciliegie”. 

E’ forse la strofa più bella della canzone simbolo della Comune di Parigi: “Il tempo delle ciliegie”. 

La stessa canzone che Marcelle Padovani (Marie), seguendo le volontà del marito, chiese alla cantante Giovanna Marini di intonare ai funerali laici di Bruno Trentin, grande leader sindacale della Fiom e della Cgil, intellettuale profondo, raffinato e inquieto della sinistra italiana ed europea.

Fu un momento catartico e indimenticabile, celebrato all’aperto, che vissi anche io (da poco approdato alla contigua Cisl) davanti alla sede nazionale della Cgil, in Corso d'Italia, a Roma, in una calda giornata di fine agosto 2007. 

Un crescendo di commozione: a quelle note e a quelle parole seguirono, sempre per volere di Trentin, “We Shall Overcome”, la canzone di riscatto degli schiavi neri americani e “Bella Ciao”, in una versione in cui la Marini fondeva i versi partigiani con quelli nati dalla voglia di emancipazione e di “lavorare in libertà” delle mondine della pianura padana.

Ecco il link al canto di Clement e degli insorti: 

https://www.youtube.com/watch?v=GwzS1kLDz5g 

Sembrerà strano, ma è risuonata in me, ad ogni passo, oggi: "Il tempo delle ciliegie - "Les temps des cerises"

No, non mi trovavo a Parigi, nemmeno a Roma.

Nemmeno a Pistoia.

Insieme a Giovanni Capecchi, a poche ore dalle decisive primarie di domani, ci trovavamo sulle colline di Arcigliano.

Un'iniziativa organizzata in un paio d'ore che ha raccolto tanti cittadini e cittadine dai sette ai novant'anni. del piccolo paese, da cui si può ammirare uno dei più bei panorami della piana fiorentina, pratese, pistoiese.

Si, potremmo farvi vedere le foto in cui Giovanni ha ispezionato le buche (che ci sono e sono anche tante), oppure si è informato degli orari sconclusionati delle tre (dicesi tre) corse di autobus che, in tutta una giornata feriale, raggiungono la frazione.

Ma ad Arcigliano, insieme ad altre numerose (e viste le dimensioni del paese) miracolose feste ci sono due ulteriori eventi bellissimi: la festa delle ciliegie, appunto, e (non ogni anno) il CantaMaggio, tradizione antica e nuova, di rima in rima, di canto in canto.

Una settimana dopo le elezioni del prossimo di maggio, la comunità di Arcigliano organizzerà la nuova festa delle ciliegie. 

Un anziano del paese oggi ha promesso: "Giovanni, se ci sarai tu come sindaco, quando vieni ad Arcigliano ti faremo trovare un ciliegione da record!"

Fatti i dovuti scongiuri Capecchi, ha sorriso, stretto mani, ascoltato tutti e tutte. Dialogato senza risparmiarsi.

Ha poi proseguito verso Pistoia, dopo un incontro, non sono metafore, ma proprio la realtà di questo bel pomeriggio, tenuto nella "Via del Vento" e di fianco al "Podere dei sogni".

Arriverà il tempo delle ciliegie. 

Il tempo in cui si vive e si lotta, si ama e si soffre, si sogna la rivoluzione come nella Comune francese, ma si accetta anche la vita così come è, dono intimo e di comunità.

Come nella Piazza del paese, liberata dalle macchine, su cui si affaccia la bella e piccola chiesa che, solo una volta al mese, viene aperta per l'Eucarestia.

Arcigliano ha una storia agricola, anzi anima, ancora per poco, con grande resilienza, il mercato ortofrutticolo di Pistoia. E porta con sè anche antiche storie di lavoro, di fatica, di sapere.

Un lavoro che, quando si organizza, si batte, come la Politica, quella vera, contemporaneamente per il pane e le rose.

Ma che, come direbbe Bruno Trentin, fumando la sua pipa, sornione, non può, in alcun modo, rinunciare al “tempo delle ciliegie”. 

Quelle stesse ciliegie che, da Parigi, con la sua utopia rivoluzionaria, come da Arcigliano con i suoi piccoli angoli nascosti, ci evocano un altro libro e insegnamento fondamentale di Bruno Trentin: “la libertà viene prima”. 

Prima di ogni cosa.

Un uomo, una donna non sono, infatti, se non sono liberi...

Buon voto a tutti/tutte le pistoiesi che si riconoscono nella Pace, nella sinistra, nell'ecologia, nella partecipazione, nel futuro: domani dalle ore 8 alle ore 22. 

Arcigliano, e lo farà in forze, voterà a Ponte alle Tavole.

Io voterò GIOVANNI CAPECCHI. 

E, per una volta, non credo di essere particolarmente originale! 

Francesco Lauria

venerdì 10 aprile 2026

PERCHE' QUELLA DI GIOVANNI CAPECCHI E' UNA CANDIDATURA FEMMINISTA. LETTERA APERTA A DANIELA BELLITI

Cara Daniela,

negli ultimi due anni, come in parte sai, ho letto, sempre con interesse, tutto quanto da te scritto.

Apprezzo sia il tuo impegno filosofico da un punto di vista scientifico, sia la matura riflessione pacifista, sia il coinvolgimento professionale e civile contro la violenza di genere, in tutte le sue forme.

Per quel poco che posso conoscere di fronte ai miei quattordici anni vissuti a Pistoia, aggiungerei, in punta di piedi, che l'essere, per te libera da vincoli istituzionali e il vivere prevalentemente fuori dall'agorà politica pistoiese (e in questo non c'è un giudizio sulla sua esperienza amministrativa che conosco troppo poco) mi aveva dato l'impressione di averti messa in condizione di poter esprimere al meglio il tuo potenziale culturale e sociale e, soprattutto, il tuo giudizio critico.

In quest'ultimo anno, di fronte a più di un episodio di molestie o, addirittura di violenza, avvenuti in ambito lavorativo e associativo nei confronti di donne, lavoratrici, attiviste, oltre, ovviamente, ad agire, mi sono profondamente, radicalmente interrogato.

La mia prima reazione, pur in buona fede, è stata profondamente sbagliata: mi sono sentito il principe azzurro sul cavallo bianco che andava a difendere una, o addirittura, più fanciulle in difficoltà.

Donne oggetto di "tutela" e non soggetto della loro liberazione, attraverso dignità, proprie parole, resistenza, stracolma di coraggio, nei confronti di episodi continui, reiterati e infamanti di "vittimizzazione secondaria".

Ho capito, e ho sofferto tantissimo per questo, che, pur combattendo la violenza di genere e, anche, i meccanismi di potere patriarcali che la sorreggevano, io stesso, maschio, bianco, occidentale, italaino, ero prigioniero degli stessi pregiudizi, non ne ero completamente libero.

Ma ho anche constatato sul campo che i meccanismi maschili del potere, paradossalmente, non sono automaticamente assenti nel genere femminile.

La violenza di genere non si combatte con politiche "separatiste", ma come dici tu, Daniela, con rinnovate e radicali alleanze e convergenze. Gran parte del femminismo è arrivato a queste conclusioni.

Ho conosciuto Pistoia, per la prima volta, ben prima di trasferirmici, all'inizio degli anni Duemila, quando, giovanissimo, ho svolto una ricerca nazionale ed europea sull'integrazione socio-lavorativa degli immigrati in Toscana e sulla lotta alle discriminazioni, sul lavoro e non solo.

Allora Pistoia era conosciuta in tutta Italia per un, pur piccolo, fiore all'occhiello che è stato sventuratamente perduto, ancor prima dello svuotamento delle Province: il "Centro Antidiscriminazione".

Un'esperienza, certo, istituzionale (che si collegava, in un'ottica positiva, con il Centro Migranti del Comune, anch'esso scomparso...) ma che aveva il pregio di coinvolgere la società civile e anche i comuni più piccoli, montagna pistoiese compresa.

Studiai a fondo il caso di una doppia discriminazione (immigrato e gay) che il Centro aveva accompagnato egregiamente, non rapportandosi a un oggetto di tutela, ma sostenendo la soggettività di un cittadino (giovane uomo in questo caso) che vedeva minacciata la sua dignità, proprio dagli stessi pregiudizi e meccanismi di potere patriarcali che offendono, discriminano, colpiscono le donne.

Siamo in un paese, ricordiamolo tutti e tutte, che ha dovuto attendere, esattamente cinquanta anni fa, il 1976, perchè, con Tina Anselmi, una donna fosse finalmente proclamata, per la prima volta, Ministra. E altri tre anni per vedere, un'altra grande donna, Nilde Iotti presiedere la Camera dei Deputati.

Non parliamo dell'accesso, nel nostro Paese, delle donne alla Magistratura, perchè, davvero, c'è da rabbrividire.

In questi tempi, anche per correggere il mio approccio troppo paternalista e prigioniero degli stereotipi, ho conosciuto associazioni come: "Maschile plurale - Uomini contro la violenza" che mettono davvero in discussione, a partire da una riflessione maschile di genere, i pilastri della violenza sessista.

Scrivo tutto ciò perchè, sinceramente, ho trovato strumentali le ragioni del tuo sostegno a Stefania Nesi in cui hai denunciato il fatto che molti (molte?) non la sosterrebbero in quanto donna, alle primarie del 12 di aprile.

Nel tuo scritto hai elencato il tema dei c.d. "padrini" di Stefania Nesi per i quali lei sarebbe stata attaccata e, sostanzialmente, non presa sul serio quando è: "uscita dal gruppo" per candidarsi.

Al di là che ci siano oggettivamente almeno quattro ex sindaci (maschi, ovviamente) che, platealmente o meno, sostengono, in piena legittimità, per carità, una candidatura, come quella di Stefania Nesi, mi sembra, invece, evidente che chi abbia subito una reiterata speculare e molto grave macchina del fango sia stato, al contrario, Giovanni Capecchi.

Capecchi è stato descritto e additato prima come un: "servo dei vivaisti", poi come un "potenziale distruttore di ospedali", poi come un ecologista estremista che mangia gli scarafaggi, poi come un: "professorino all'Estero" (magari confondendo Perugia con qualche omonimo piccolo centro nel pieno degli Stati Uniti...), infine, più recentemente, come un approfittatore, dispensatore di bandi pubblici (senza minimamente conoscere, se in buona fede, come funzioni un organo collegiale non esecutivo di una Fondazione Bancaria).

In tutti questi ambiti Giovanni Capecchi ha sempre risposto con il Noi, mai con l'Io.

Con la gentilezza e mai con la rabbia. Con l'abbraccio e mai, ostinatamente mai, con i pugni.

Ha dimostrato una "forza dolce", una capacità di ascolto e di dialogo, atteggiamento nonviolento, nei confronti degli attacchi ricevuti in prima persona, ma anche da Stefania Nesi.

Se la libertà femminile, come scrivi tu, non è solo quella delle donne, ma di chi esce dal gruppo, dalle logiche di dominio, penso che Giovanni Capecchi sia uscito, certamente non da ora, totalmente dal gruppo di chi difende, vive, si nutre di una cultura patriarcale.

Di un "potere su", dominio, appunto, per preferire un "potere per", meglio ancora un "potere con": i cittadini e le cittadine, in una logica di democrazia partecipativa.

Lo si è visto anche nell'approccio ai dibattiti in cui, anzi, rispetto ai toni della sua competitor, è stato accusato di essere stato troppo pacato e riflessivo, magari, persino, troppo poco virile.

Sono contento che Stefania Nesi, pur rimanendo chilometri e chilometri, a mio parere, al di sotto della visione di Giovanni Capecchi della città, abbia condotto una più che buona campagna elettorale, smentendo i frettolosi giudizi che molti, me compreso, avevano mal speso su di lei.

E sono anche convinto che, non come ancella, ovviamente, potrà dare un ottimo contributo alla prossima amministrazione comunale che tutti e tutte, speriamo, torni di centrosinistra.

Però, cara Daniela, se mi chiedi chi, in questa campagna elettorale, sia stato il candidato/la candidata, autenticamente femminista, con la costruzione di ponti e non di muri, con l'ascolto e non con il profluvio di video e di parole e anche con la sua onestissima comunicazione di non volersi presentare per il consiglio comunale in caso di sconfitta alle primarie, stiamo parlando non di Stefania Nesi, ma di Giovanni Capecchi.

Le parole: mondo, clima, futuro, rigenerazione, ecologia, Gaza, Pace, convivialità delle differenze, fragilità, margini, cultura delle differenze, parità, lotta alle discrminazioni, policentrismo, io le ho sentite, sinceramente, quasi solo da Giovanni durante la campagna elettorale per le primarie.

Infine, quando ho ascoltato Lavinia Ferrari, 24enne pistoiese nel mondo, libera di dire davvero ciò che voleva in Piazza Spirito Santo, nel presentare, lei e non altri, la candidatura di Giovanni Capecchi, non ho avuto, davvero, più dubbi.

Chi vuole davvero cambiare e aprire Pistoia alla soggettività delle donne e degli uomini che si immischiano e si alleano, nel mondo, per rovesciare i meccanismi perversi, negativi e ottusi del patriarcato e per liberare Pistoia dalla cultura della violenza e delle guerra, ha una sola opzione domani:

votare il vero candidato femminista alle primarie: Giovanni Capecchi.

Una scelta che, cara Daniela, con il tuo backgroud politico e pacifista, sinceramente avevo dato per scontato, sbagliando, avresti fatto, davvero a occhi chiusi, anche tu.

Con stima,

Francesco Lauria

FONDAZIONE CARIPT: IL FANGO AD OROLOGERIA CONTRO GIOVANNI CAPECCHI NON ANDRA' A SEGNO, ANZI.

 

Pubblicato su: https://www.reportpistoia.com/fondazione-caript-il-fango-a-orologeria-contro-giovanni-capecchi/

Personalmente non sono mai stato una persona nei ranghi o che "non le mandasse a dire".

Proprio per questo, ho imparato strada facendo, o almeno provato ad imparare, che si può essere durissimi con le parole e con le azioni, ma bisogna dimostrare coerenza, e non colpire tanto per colpire.

Nel recente mio doloroso contrasto, anche in ambito lavorativo, con una confederazione sindacale nazionale, dopo oltre vent'anni di riconoscimenti e stima (e certo, anche di amarezze e difficoltà) ho sempre risposto con i contenuti alla macchina del fango che, scientificamente, è stata montata nei confronti del sottoscritto, anche con dinamiche che io e molti abbiamo ritenuto sguaiatamente illecite ed illegali.
Ci sono, in questa mia vicenda, situazioni che ho ritenuto meritevoli del vaglio della magistratura, ma anche molti aspetti di squisita natura etica, opportunità, buon senso.

Andando oltre l'esperienza personale, mi aveva già molto colpito l'astio pesantissimo di Valentina Loparco, che non credo di conoscere personalmente, nei confronti di Giovanni Capecchi.
Il suo post sui cuoricini che prendeva malamente in giro 2601 cittadini e cittadine che avevano firmato la candidatura di Giovanni (certificando le firme, non come altre meteore di ritorno del centrosinistra pistoiese che, di fatto, ora sostengono Stefania Nesi e che nemmeno volevano rendere pubblici i nomi dei propri sostenitori/sostenitrici) mi aveva impressionato per durezza gratuita e pregiudizio conclamato.

Già il 28 febbraio (sottolineo il 28 febbraio) Giovanni Capecchi aveva affrontato pubblicamente, trasparentemente e di sua iniziativa la questione Fondazione Caript, peraltro elencando con precisione tutti i precedenti di situazioni, inevitabilmente, simili alla sua.
Era stato così onesto, da ammettere, preventivamente, di non aver rispettato i termini delle dimissioni dal consiglio della Fondazione (ripeto dal consiglio, non da organi esecutivi!) così come era successo a numerosi altri candidati o sindaci eletti di estrema sinistra, sinistra, centro e destra. Pistoiesi o valdinievolini (se così si può dire...).

Aveva spiegato davanti a trecento persone e forse più, perchè non lo lo aveva potuto fare e che era disponibilissimo a pagarne le conseguenze (un periodo di ineleggibilità futuro nella Fondazione).
Aveva avvertito: tutto questo verrà usato dalla "palude" contro di me.

Puntualmente, dopo una serata fantastica, partecipata in Piazza Santo Spirito da circa mille persone, a due giorni dal voto, esce una lettera di Loparco, peraltro, non commentabile a causa di restrizioni sui suoi social (di cosa si ha paura, se si è convinti di avere ragione?) da parte di una figura, certo non di primo piano, del Pd Pistoiese (nemmeno cittadino) che finge che tutte le spiegazioni, ufficialmente già date, da Giovanni Capecchi non ci siano mai state. (tutti i giornali, a partire da Reportpistoia, hanno anche la registrazione del suo intervento presso San Domenico).

La capziose domande e le vergognose, indimostrabili illazioni poste dall'ex assessora Pd di Massa e Cozzile, sono davvero imbarazzanti, non per Capecchi, ma per chi le pone in questo modo e in questi tempi, ben sapendo non solo di avvelenare i pozzi, ma di danneggiare tutto il centrosinistra.
Tutto ciò, peraltro, in quanto ultras (per propria stessa ammissione) di una Stefania Nesi, insolitamente silente.

Tutto questo, pur se non anonimo, è paragonabile, a mio parere, al murales minaccioso, e da condannare in ogni modo, contro l'altra candidata alle primarie, espressione della maggioranza dell'Assemblea comunale del Pd di Pistoia.
Peraltro fa davvero sorridere e davvero non è, a mio parere, credibile, che la stessa Lo Parco che, su tutti i giornali, poco più di un anno fa, sparava a zero proprio sul Pd di Pistoia, con affermazioni pesantissime, ora si erga a paladina dell'ortodossia.
Una peraltro solo presunta ortodossia, che, a parte in questa occasione, mai, a torto o a ragione, ha ritenuto di poter e dover impersonare.

Allora un'illazione la faccio io, sapendo di non poterla provare, pur scoprendo l'acqua calda: non è che si è scelta una sorta di "kamikaze" per colpire, per procura, Giovanni Capecchi?

Chi sta facendo di tutto, da mesi, per mettergli tutti i bastoni tra le ruote possibili, ha giocato un'ultima, disperata e, oggettivamente, penosa, spuntata, anche se fastidiosa carta?

Giovanni Capecchi non ha certo bisogno di difese terze, ma capisco che provi un certo voltastomaco.
Chi si nasconde dietro le quinte delle domande accusatorie di Valentina Lo Parco non meriterebbe nessuna attenzione, nessuna perdita di tempo.

La forza gentile di Giovanni ha le spalle larghe: non c'è alcun dubbio sulla sua trasparenza e sul fatto che nessuno schizzo di fango raggiungerà lo scopo.
Che poi è quello, alla fine, di riperderle elezioni.
Semmai il fango tornerà proprio da dove è venuto.
Francesco Lauria