Devo essere sincero quando ho letto i titoli della Nazione (scoprendo solo poi che fosse l'edizione di Grosseto del mese di giugno di quest'anno...) ho pensato che riportassero le dichiarazioni indignate di esponenti dei, fin troppo buoni e distratti, esponenti del centrodestra o dell'estrema sinistra pistoiesi, sulle decisioni istituzionali che hanno catapultato a Palazzo di Giano l'assunzione del giovanissimo Alessio Dolfi, noto esponente, al di là dei legami familiari, della "sinistra capecchiana e furfariana" del Pd pistoiese.
No, i titoli gridati della Nazione, raccontavano della vera e propria sollevazione del Partito Democratico di Follonica contro la nomina di un social media manager da parte del sindaco di centrodestra del comune costiero della provincia di Grosseto (si veda oltre...)
Una nomina che, se non erro, peraltro prevede un prudente incarico annuale e uno stipendio sinceramente modesto (corrispondente, casualmente, esattamente alla mera indennità di 25.000 euro, percepita dal Capo di Gabinetto di Capecchi Manuele Braghero in qualità di anche Vice Presidente di Acque Spa).
Un partito, quello Democratico, nel quale non senza diverse controversie politiche, Alessio Dolfi (come risulta dai suoi curriculum in rete persino nel sito del Pd della Toscana) ha ricoperto incarichi come membro della segreteria comunale pistoiese fino a pochissime settimane prima delle elezioni amministrative, pur risiedendo singolarmente, come è noto, in un altro comune (Serravalle Pistoiese).
Quasi subito dopo l'esito elettorale Alessio Dolfi è stato assunto, con uno stipendio di tutto rispetto, certamente superiore al suo omologo di centrodestra nel Comune di Follonica, in qualità di responsabile social media manager strettamente personale all'interno dell'Ufficio di Gabinetto del sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi che ha motivato pubblicamente la sua nomina anche con il fatto che il Dolfi, da poco iscritto, credo, a Lettere Moderne presso l'Università di Firenze, necessiti del suo personale aiuto durante i compiti e gli studi.
E' noto, peraltro, che per pasticci e atti illegittimi (forse anche illeciti, ma su questo bisogna verificare ulteriormente...) combinati nelle nomine e nella gestione delle figure del Portavoce e del Capo di Gabinetto, il Comune di Pistoia e il sindaco allora in carica (Renzo Berti) hanno subito una durissima e definitiva condanna, anche risarcitoria, da parte della Corte dei Conti.
Si tratta di un atto che ha fatto "scuola" in tutti i Comuni italiani in cui il nome: "Pistoia" equivale tristemente a quello che mai bisogna fare, anzi, direi, nemmeno pensare.
Lasciando (almeno per ora) l'ipotesi di illeciti, concentriamoci, invece, su atti che, come la nomina di Alessio Dolfi, appaiono (anche in questo caso è necessaria una, peraltro doverosa, verifica) illegittimi.
- L'Articolo 90 del TUEL (Testo Unico Enti Locali): consente ai sindaci di creare uffici di supporto (staff) a contratto, ma esclusivamente per l'esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo proprie dell'organo politico, non per la cura della persona o della reputazione privata del politico.
- Il principio di pertinenza istituzionale: La comunicazione pubblica (regolata in Italia dalla Legge 150 del 2000) deve riguardare l'attività dell'ente, i servizi e le informazioni di pubblica utilità per la cittadinanza.
- Il divieto di sviamento del fine: destinare risorse e personale pagato dal Comune per la promozione esclusiva dell'immagine personale del sindaco viola il nesso di corrispettività tra la spesa pubblica e il beneficio per la collettività, un principio ribadito con fermezza anche dalla giurisprudenza contabile.
- Danno erariale: La Corte dei Conti sanziona e condanna gli amministratori pubblici che utilizzano denaro o personale dell'ente per finalità estranee ai compiti istituzionali.
- Responsabilità amministrativa: Lo stipendio erogato al dipendente di staff per mansioni di natura puramente politica o personalistica può essere considerato una spesa ingiustificata e posta a carico del sindaco che ha disposto la nomina (come è avvenuto, in passato, all'ex sindaco di Pistoia Renzo Berti).
- Obiettivo: Informare i cittadini sui servizi erogati, sulle scadenze, sulle normative locali, sulle allerte meteo e sulle iniziative di pubblica utilità.
- Tratto distintivo: È neutrale, impersonale e priva di finalità propagandistiche o di ricerca del consenso elettorale. Il focus è l'Ente (il Comune), non la persona che lo guida.
- Strutture dedicate: L'Ufficio Stampa e l'Ufficio per le Relazioni con il Pubblico (URP).
- Obiettivo: Promuovere l'immagine del singolo amministratore, esaltare i meriti personali della sua fazione politica o attaccare gli avversari.
- Tratto distintivo: Mira alla ricerca del consenso e alla fidelizzazione dell'elettorato.
- La figura del Portavoce: La Legge 150/2000 prevede la figura del Portavoce (assegnabile allo staff), il quale ha una funzione fiduciaria e può occuparsi della comunicazione di "indirizzo politico". Tuttavia, la giurisprudenza evidenzia che persino il portavoce (quindi, in questo caso non Alessio Dolfi, ma Gabriele Acerboni) deve muoversi entro i confini delle attività politico-istituzionali dell'ente, senza mai sfociare nella cura esclusiva dell'immagine privata o della reputazione personale del Sindaco.
- Mancanza di utilità per l'ente: pagare un professionista (come un Social Media Manager) per gestire pagine personali del sindaco o per fare unicamente "storytelling" della sua figura privata configura un danno erariale diretto. Questo avviene perché l'ente locale sostiene un costo a fronte del quale non riceve alcuna utilità pubblica, realizzandosi invece un arricchimento ingiustificato del politico.
- Profili di colpa grave: la giurisprudenza (si veda l'orientamento espresso in tema di assunzioni illegittime in staff, es. Corte dei Conti, Sez. Giurisdizionale, confermato nei principi da Cassazione Civile) ribadisce che il Sindaco risponde a titolo di colpa grave se firma contratti di collaborazione o incarichi di staff le cui mansioni reali si rivelano estranee alle finalità istituzionali sancite dall'[Articolo 90 del TUEL].
- Il caso dei periodici e dei social "di parte": molte sentenze contabili (es. le storiche pronunce sulle pubblicazioni dei giornalini comunali focalizzati solo sul volto del Sindaco, applicabili oggi per analogia ai profili social e alle sponsorizzazioni web) puniscono le spese sostenute per diffondere messaggi volti a evidenziare il successo personale del Sindaco anziché informare i cittadini. In questi contesti, i giudici condannano gli amministratori a restituire di tasca propria le somme spese per i compensi dei professionisti o per i costi di gestione della comunicazione contestata.
Ma lasciate le dotte citazioni giurisprudenziali, divertiamoci insieme a leggere su la Nazione le dichiarazioni del Partito Democratico di Grosseto (sì, lo so il Pd è un partito "federalista" e variegato, però...), in merito all'assunzione da parte di un sindaco di un social media manager...
https://www.lanazione.it/grosseto/cronaca/social-media-manager-follonica-jg6wexwr
Follonica, 10 giugno 2026 – Polemiche sulla nomina del nuovo social media manager del Comune di Follonica. Il nuovo soggetto è stato assunto per la promozione turistica tramite affidamento diretto sulla piattaforma Start Toscana. Un figura che al Comune costerà 25mila euro per un anno, con possibilità di estendere il contratto ad un secondo anno.
Tra i compiti della nuova figura già individuata dall’ente c’è anche quello di formare il personale del Comune sulla gestione dei canali social, una specifica attività che sarà considerata un elemento aggiuntivo dell’appalto. Dalla determina pubblicata sull’albo pretorio del Comune la nuova figura dovrà concentrarsi sul turismo e sul marketing territoriale negli ambiti culturali e sportivi, organizzare e gestire i canali social, fare dei piani editoriali, creare i materiali, redigere report e proporre e attuare un percorso di formazione ai dipendenti comunali rispetto alla gestione dei canali social.

“Rimaniamo increduli di fronte ad un impiego così avventato dei soldi pubblici – dice Cristiano Battisti (ritratto nella foto), vicesegretario e responsabile della legalità per il Partito Democratico di Follonica – Si tratta di soldi versati dai cittadini attraverso le tasse, ci vuole molto più rispetto nell’accedere alle risorse pubbliche. Non è accettabile veder spendere oltre 25 mila euro per un social media manager, quando il Comune di Follonica ha già nel suo organico le figure adatte a svolgere questo tipo di lavoro”.
“O l’amministrazione Buoncristiani ritiene che le persone già presenti in Comune non siano in grado di svolgere questo lavoro o i dipendenti non sono ingaggiati in modo condiviso da tutta la giunta – afferma Battiti – Effettivamente i social del comune sono incentrati sulla figura del sindaco e molto poco sugli assessori. Inoltre, dalla determina di affidamento diretto del servizio di social media manager, non si capisce che tipo di lavoro dovrà svolgere questa nuova figura. Non sappiamo la quantità di lavoro che avrà né si conoscono gli obiettivi che dovrà raggiungere. Non è chiaro, quindi, se la cifra impiegata, può essere congrua o meno al lavoro richiesto. Sono tante le domande alle quali dovrà rispondere l’amministrazione follonichese “prima tra tutte – conclude – perché ritiene necessario spendere ulteriori risorse pubbliche per affidare all’esterno attività che potevano essere svolte dagli uffici”.










