E' da quasi sette mesi (più o meno da quando è diventato chiaro che si delineava il mio licenziamento illegittimo, illegale, discriminatorio, ritorsivo e infame dalla Cisl) che scrivo di temi sociali e della mia vicenda personale e politico-sindacale ogni giorno.
Qualche volta anche due volte al giorno.
Almeno non è stato, del tutto, un monologo: mi ha confidato, con una certa preoccupazione, una collega attiva a livello nazionale nell'ambito Cisl che ogni mio post viene letto, vagliato e, di fatto, preso in considerazione dai vertici, anche per individuare e "tagliare" eventuali collaborazionisti, simpatizzanti etc.
"Francesco attento, tu hai un potere paradossalmente enorme, con le tue parole".
Mi ha detto. Magari esagerava.
In ogni caso, il mio blog personale sta per superare le 50.000 visualizzazioni che sono solo una piccola parte di coloro che leggono e frequentemente commentano i miei articoli sui social (Facebook, ma talvolta anche Twitter e Linkedin).
Ho scritto così tanto (molto probabilmente troppo), come mai nella mia Vita, essenzialmente per due ragioni:
la prima, di fatto terapeutica: lenire il dolore e continuare l'impegno;
la seconda, per non essere ridotto, da azioni indegne, ad un silenzio forzato.
Il silenzio, in realtà, mi ha proprio circondato, avvolto in questi mesi.
Decine, un paio di centinaia, forse, di persone che interagivano con me regolarmente, a volte anche al di fuori dal ristretto ambito lavorativo, sono del tutto sparite, senza un litigio, senza una spiegazione.
Qualcuno/a perchè realmente in disaccordo con me; la stragrande maggioranza perchè fortemente intimorito/a da possibili/probabili/realizzate ritorsioni lavorative e personali.
Comunque tutti/e, spariti. In silenzio appunto.
Anche se, in realtà, c'è anche chi, in questi mesi, c'è stato/a quasi ogni giorno, ogni mattino, anche solo con un "come va?" anche solo condividendo una poesia, una canzone, una preghiera.
Nel silenzio.
Pertanto anche se a me, figlio unico, tutto questo ha sempre fatto un po' paura, ritengo che sia proprio vero quello che mi ha detto un'amica sindacalista (un'altra...): "il silenzio angoscia, ma parla più di tante parole".
Già il fatto di parlare, scrivere di silenzio è un paradosso in sè, come ben afferma Nicoletta Polla-Mattiot nel suo bellissimo: "Il silenzio è rivoluzione. Ascoltare il suono segreto della vita".
Da sempre, non solo a me, quindi, il silenzio inquieta. Evoca paura e disagio, persino violenza, talvolta.
E' l'ultimo gesto, la fine e la nostra società - iperveloce, perennamente connessa, scrive Mattiot, non tollera l'assenza, la rimuove.
Non so se ci arriverò mai, ma sono convinto, con l'autrice, che il silenzio possa anche essere rivoluzionario, un po' come il cammino.
Lento, solitario, ma aperto al dialogo nell'incontro.
Nel silenzio e nel cammino possono rinascere appunto il dialogo, ma anche il pensiero, la creatività, la consapevolezza, persino l'empatia.
Chi sono? Cosa dico? Perchè respiro, vivo, sogno, mi arrabbio, provo dolcezza e speranza, dolore nella ferita e desiderio di orizzonte, di ritrovarmi, di riprovarci?
Mi tornano in mente spesso le domande, fondamentali, risalenti al 1990, riscoperte nel computer di Alexander Langer, dopo la sua, ahimè tragica, scomparsa.
Proprio per questo, già da oggi, verso Roma riprenderò a camminare, in silenzio.
Poi Bilbao, Irun, San Sebastian, Gernika.
Al confine tra terra e mare, fuoco e cielo, anima e materia.
Porterò con me, insieme alla guida del Cammino di Santiago del Nord, a un romanzo e a un libro di poesie, soprattutto un testo: "Combattere la bella battaglia" di Sandro Antoniazzi.
Un battaglia nonviolenta, in tempo di guerra, contro le ingiustizie e, insieme, per ricomporre le fragilità, prendersene cura, immergersi in esse.
Porterò Sandro con me, proprio perchè lui ha scritto tantissimo non tanto sul sindacato, ma sull'essere sindacalista.
Credeva profondamente, direi messianicamente, nelle persone.
Nell'incontro con lo sguardo dell'Altro/a, nel mistero dell'ascolto dell'Altro/a che porta in sè, sempre, anche se magari non ne è consapevole, il seme di Dio.
Anche l'altro/a "difficile". Quello che associ al male.
Così, a proposito di guerre, arte e nonviolenza, da Gernika mi collegherò il 14 aprile alle ore 17 per la prima piccola, privata iniziativa dell'Associazione Sognare da Svegli.
Sandro Antoniazzi ha dedicato all'amico Pierre Carniti, il suo ultimo, definitivo libro, scrivendo che Pierre gli aveva insegnato cosa, davvero, significasse essere un sindacalista.
Non fare il sindacato, ma esserlo. Agirlo "con", non solo "per", tanto meno: "su".
L'ultima volta che vidi Pierre, a casa sua, tre mesi prima della morte, consumato, eroso dalla malattia, gli detti un bacio sulla fronte e gli dissi: "Ti voglio bene".
Sono proprio le ultime parole, prima del suo definitivo, apparente silenzio, che ho ricevuto, ascoltato da Sandro.
Quel: "ti voglio bene" che risuona, ancora di più, oggi, ogni giorno. Anche negli occhi, buoni, di Lea.
Non è più angoscia, morte, ma gratitudine e quotidiano dialogo, ostinata preghiera.
In cammino. Senza paura.
Il Silenzio è "Rivoluzione".
Francesco Lauria









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