Il tema del c.d. "raddoppio" del termovalorizzatore
di Montale sta monopolizzando l'attenzione dell'opinione pubblica di
tutta la provincia di Pistoia (e non solo...) con fratture trasversali a
tutto il mondo politico di centrosinistra e centrodestra.
Va ricordato che, alla fine del 2025, undici partiti del
centrosinistra-campo largo di Pistoia hanno sottoscritto, anche
sulla gestione del ciclo dei rifiuti, un accordo
programmatico, poi fatto integralmente proprio dai candidati
alle primarie Giovanni Capecchi (vincente) e Stefania
Nesi.
Sul tema, annoso e complesso, della gestione dei rifiuti gli undici partiti (poi diventati dodici con l'arrivo
di Azione di Calenda...) scrivevano, riprendendo la parola d'ordine: "Rigenerare
Pistoia"...
"Rigenerare Pistoia significa anche rigenerare il rapporto tra servizio pubblico e comunità. Per questo vogliamo una nuova stagione di politiche sui rifiuti, basata sulla prossimità ai cittadini, sulla sostenibilità ambientale e su scelte fondate su efficienza e innovazione." Sulla raccolta la questione appariva piuttosto lineare e il programma si sviluppava correttamente così: "il modello porta a porta dovrà essere il riferimento del sistema, ma con un principio chiaro: ogni territorio ha bisogni, densità e morfologie differenti. La gestione in montagna non può essere uguale a quella dei quartieri urbani o del centro: per questo dovranno essere pianificati servizi calibrati, misurati su percorrenze reali, costi, distanze e capacità di conferimento." Il campo larghissimo aggiungeva: "il Comune dovrà contrattare con Alia le modalità di raccolta dei materiali in modo da essere meno invasivi e più rispettosi nelle strutture storiche della città e degli agglomerati periferici".
Oltre ad un generico impegno sulla riduzione dei costi della Tari non mancava una riflessione più ampia: "Accanto all’organizzazione tecnica, serve un investimento culturale e digitale: percorsi informativi con la cittadinanza, strumenti semplici per monitorare il servizio, ascolto attivo delle esigenze locali e trasparenza sui risultati del ciclo di raccolta. Vogliamo fare di Pistoia una città modello nell’economia circolare, con un’attenzione concreta al recupero dei materiali, alla riduzione degli sprechi, al ciclo completo del rifiuto: un obiettivo prioritario, dopo aver rimediato ai disastri della destra, è creare le condizioni per andare verso la strategia rifiuti zero. (...) Una città che migliora il sistema dei rifiuti rigenera la fiducia dei cittadini e rigenera l’ambiente, trasformando un servizio essenziale in una leva di innovazione, partecipazione e sostenibilità sociale."
Va sinceramente
riconosciuto che la proposta attualmente in discussione sulla gestione del
ciclo dei rifiuti non è semplicemente il "raddoppio" dell'impianto
esistente. Lo scenario gestionale "ottimizzato" prevede
la realizzazione a Montale di un nuovo termovalorizzatore da circa
100.000 tonnellate annue, quindi con una capacità circa doppia rispetto
all'attuale impianto, ma considerato che il vecchio impianto verrebbe
progressivamente dismesso/smantellato e sostituito dal nuovo, caratterizzato (e
ci mancherebbe dopo tanti anni...) da tecnologie più avanzate.
Il problema di fondo è la carenza di alternative per la chiusura del ciclo dei rifiuti nell'ATO Toscana Centro (e non solo a dir la verità...) anche a seguito della complessa vicenda della mancata costruzione dell'impianto di Case Passerini.
La Regione Toscana stessa ha
evidenziato che l'attuale capacità di trattamento termico di Montale è
insufficiente, almeno nelle condizioni attuali, rispetto al rifiuto urbano residuo prodotto nell'ambito.
Il sindaco di Montale Ferdinando Betti ha, come noto,
assunto in questi ultimi tempi una posizione nettamente favorevole poichè:
- il nuovo impianto sarebbe un'opportunità pragmatica per Montale;
- la chiusura del termovalorizzatore senza
una soluzione alternativa produrrebbe problemi di smaltimento;
- potrebbero aumentare i costi
per i cittadini;
- ci sarebbero conseguenze
occupazionali;
- Montale potrebbe ottenere
benefici economici e ambientali dalla nuova struttura;
- il nuovo impianto sarebbe, come detto, tecnologicamente più moderno dell'attuale.
Betti ha quindi votato favorevolmente in sede ATO allo scenario
delle 100.000 tonnellate, sostenendo, un po' frettolosamente, che la sua
amministrazione sia (compresa Avs?) compatta sulla scelta.
Il PD locale di Montale ha poi, invece, preso le distanze dal
proprio sindaco, contestando non tanto la necessità di affrontare il
problema dei rifiuti, quanto il metodo e la scelta specifica delle
"100.000 tonnellate" a Montale.
Il PD prevede un referendum consultivo sulla questione e
accusa la (sua...) amministrazione di avere assunto una posizione
definitiva troppo presto.
In particolare sono contestati:
- i tempi frettolosi della decisione;
- l'insufficiente
partecipazione dei cittadini;
- il fatto che il Consiglio
comunale non abbia avuto, anche secondo il partito di maggioranza relativa, un ruolo adeguato;
- il fatto che il sindaco abbia
espresso in ATO un consenso netto allo scenario delle 100.000 tonnellate;
- la mancanza di una discussione
sufficientemente approfondita sulle alternative.
E' noto poi che, almeno a Montale, le opposizioni di centrodestra, con
notevoli dosi di strumentalità siano in larga parte fortemente contrarie al
cd. "raddoppio dell'inceneritore" con posizioni che.
peraltro, si differenziano da quelle del centrodestra sia in provincia, che in
Regione che a livello nazionale.
Si è delineata, quindi, una frattura politica trasversale poichè
vi sono almeno quattro questioni politiche diverse che si sono
sovrapposte.
Il Comune di Montale, come è noto, ospita già da moltissimi anni l'inceneritore
e una buona parte della popolazione, del tessuto associativo e delle forze politiche ritiene che, senza alcun dubbio, che il
territorio abbia già dato il proprio contributo.
La nuova struttura da 100.000 tonnellate viene quindi percepita come
una stabilizzazione cronica, una promessa tradita e un ampliamento sovrastimato del ruolo di Montale nel sistema
regionale dei rifiuti.
Una sorta di enorme e permanente: "ingiustizia geografico-territoriale", cui le associazioni ambientaliste più avvedute accompagnano anche una riflessione sistemica sul futuro della produzione e dello smaltimento dei rifiuti.
Secondo una visione "tradizionale" della
gestione dei rifiuti, l'ATO Toscana Centro ha effettivamente un problema di
capacità impiantistica: la documentazione regionale, pur nella cronica mancanza di dati attendibili e aggiornati, segnala che l'attuale
sistema non sia sufficiente, almeno in apparenza e senza innovazioni di significative, per garantire l'autosufficienza nello smaltimento.
La contestazione prevalente al raddoppio dell'impianto di Montale non, però, è semplicemente: "non vogliamo il termovalorizzatore."
ma... "non si può decidere un impianto da 100.000 tonnellate senza una vera discussione con la popolazione e senza valutare pubblicamente e trasparentemente le alternative."
Su questa posizione pare attestarsi, ad esempio, non solo il Pd di Montale, ma anche quello di Agliana.
Da qui la richiesta di referendum, non priva di incognita
politiche, ad esempio: quale sarà, alla fine, la posizione del Pd a livello provinciale?
Gli oppositori al termovalorizzatore mettono naturalmente
in discussione anche l'opportunità di aumentare significativamente la capacità
di incenerimento in generale e proprio nell'area della Piana Prato-Pistoia, già
caratterizzata da problematiche ambientali e storicamente sottoposta a
particolare attenzione per la qualità dell'aria.
La Regione Toscana, peraltro, ha aggiornato il monitoraggio dei
comuni della Piana: Montale è sempre stato tra quelli individuati nell'area di superamento
Prato-Pistoia proprio per la qualità dell'aria.
Già da molti anni si è poi discusso se mantenere il
termovalorizzatore di Montale oppure dismetterlo/trasformarlo per altre funzioni, ad
esempio per il trattamento dei fanghi.
Nel dibattito regionale è emerso che. se alcune proposte di gestione prevedono
il mantenimento della funzione di termovalorizzazione, altre fondate ipotesi
puntano alla trasformazione o alla dismissione dell'impianto.
Nel 2025, in Consiglio regionale, Montale veniva ancora descritto come un
impianto importante per evitare il ricorso alle discariche, ma bisognoso di
una forte trasformazione della propria configurazione.
Nel marzo 2026 c'è stata, peraltro, una convergenza trasversale contro
l'ipotesi di prolungare ulteriormente la vita dell'attuale impianto oltre la
scadenza prevista (già sforata...) anche se il problema oggettivo dell'ATO permane poichè l'attuale
sistema di trattamento non apparirebbe congruo a garantire
l'autosufficienza e quindi, se si esclude il nuovo impianto di Montale,
occorrerà individuare concretamente altre e differenti soluzioni.
Sintetizzando: la questione in gioco non appare solo:
"inceneritore sì/inceneritore no", ma è diventata una partita centrale su chi decide sul ciclo dei rifiuti, con quale mandato e sulla base di quale
alternativa/visione industriale e politica.
Oltre al Partito Democratico, per comprendere, ad esempio, la posizione del (piuttosto silente) sindaco di centrosinistra di Pistoia Giovanni Capecchi,
non va dimenticato l'orientamento di Alleanza Verdi e Sinistra,
che, in particolare nella campagna per le elezioni regionali del 2025, ha
sostenuto con convinzione la chiusura dell'inceneritore di Montale, indicando come
obiettivo il 100% di raccolta differenziata.
La posizione di AVS, salvo possibili e opportunistici ripensamenti, è quindi più vicina a quella degli ambientalisti che a
quella del PD o di altre forse centriste del c.d. "campolargo".
A fronte delle notizie del rilancio dell'incenerimento dei rifiuti a Montale a luglio 2026 si è costituito un vero e proprio fronte contro il
raddoppio, con numerose e variegate associazioni che hanno iniziato una mobilitazione coordinata
e straordinaria, si pensi, non esaustivamente, a:
- Medicina Democratica
- Rifiuti Zero
- IoNonCiSto di Agliana e Montale
- Associazione Beni Comuni
- Attiva Prato
- TAT – Tutela Ambiente e
Territorio di Montefoscoli
Meno convinta appare Legambiente, molto probabilmente condizionata da tradizionali collateralismi politici con il centrosinistra.
Queste organizzazioni hanno organizzato assemblee pubbliche e stanno
lavorando alla costituzione di un comitato esteso ai territori di Montale,
Agliana, Prato, Montemurlo, Quarrata e Pistoia.
È dunque attivo un fronte territorialmente molto più ampio del solo
Comune di Montale e che coinvolge sia Pistoia che Prato.
Politici e amministratori dei due capoluoghi non sono assolutamente fuori della partita, anzi.
Il fronte ambientalista propone una prospettiva di dismissione del termovalorizzatore, con la valorizzazione della c.d. "chimica circolare", non la sua sostituzione con un impianto più grande, pur più avanzato tecnologicamente.
Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe, figura storica del movimento Rifiuti
Zero, ha definito il raddoppio una scelta sproporzionata e ha sostenuto che,
dopo decenni di attività dell'impianto, sarebbe necessario valutare ciò che esso
ha prodotto anziché progettare un nuovo termovalorizzatore di dimensioni molto maggiori.
Non si discute soltanto delle emissioni del nuovo impianto, ma del
modello generale e regionale di gestione dei rifiuti.
Medicina Democratica ha, poi, una storia molto lunga di opposizione
all'impianto.
Già nel 2009 l'associazione ha pubblicato approfondimenti sulla contaminazione
da diossine collegata all'inceneritore e, negli anni successivi, ha
sostenuto la necessità definitiva della chiusura.
Nel 2017 Medicina Democratica e il Comitato per la chiusura
dell'inceneritore di Montale hanno portato all'attenzione della Procura
della Repubblica di Pistoia le gravi criticità gestionali evidenziate
dall'ARPAT sottolineando anche come: non si potesse ragionare sul nuovo
impianto come se Montale fosse un territorio ambientalmente neutro.
Nel 2015, ad esempio, l'impianto è stato chiuso precauzionalmente
dopo il superamento dei limiti di legge relativi alle
emissioni di PCDD/F (diossine/furani).
Se, a maggioranza, l'ATO Toscana Centro sostiene, in sostanza, che la raccolta differenziata funziona, ma rimane una quantità significativa di rifiuto indifferenziato e pertanto gli impianti disponibili (solo Montale...) sono insufficienti, con la conseguente necessità di aumentare la capacità di trattamento, gli ambientalisti rispondono, giustamente, che questa è una conseguenza delle scelte sulla modalità di gestione dei rifiuti, non una necessità naturale e permanente.
Anziché dimensionare il sistema sulla quantità di rifiuto oggi prodotto,
bisognerebbe ridurre progressivamente il rifiuto residuo e aumentare sensibilmente riuso, riciclo, raccolta differenziata e recupero di materiali.
Si tratta della filosofia Rifiuti Zero, quella cui, secondo l'orientamento programmatico proposto agli elettori e alle elettrici nel maggio 2026, dovrebbe tendere, senza indugi, anche il Comune di Pistoia, ora amministrato (come Montale peraltro...) dal centrosinistra.
Un'altra forte e motivata critica trasversale è quella relativa al fatto
che il mantenimento dell'impianto a Montale, attraverso un affidamento pluriennale
a un soggetto industriale, rischi di finanziarizzare la gestione
del servizio rifiuti e di trasferire profitti al
gestore anziché massimizzare il beneficio per il territorio.
C'è quindi un'opposizione politica e soprattutto sociale al
"raddoppio" di Montale basata su tre diversi livelli:
1. ambientale: no al nuovo termovalorizzatore;
2. sanitario: che vede come
ineludibile, anche per la storia del territorio, la chiusura dell'impianto esistente;
3. economico-politico: che si oppone alla trasformazione della gestione dei rifiuti in un'attività industriale orientata al profitto (le famose "opportunità" del sindaco Betti...)
La questione di Montale sembra diventata, inoltre, un caso
nazionale di frattura interna al centrosinistra e al centrodestra sulla
politica dei rifiuti.
Concludendo: la domanda e la sfida decisive appaiono: quanto
è realistico lo scenario alternativo al raddoppio?
Davvero, con raccolta differenziata, riciclo, riduzione dei rifiuti e
impianti di trattamento alternativi, con, insomma, lo scenario "Rifiuti
Zero", si possono evitare le famigerate 100.000 tonnellate di
capacità termica?
Il referendum, poi, può riguardare davvero solo i
cittadini e le cittadine di Montale, pure tenendo giustamente conto del loro
enorme contributo e sacrificio di questi ultimi decenni?
Sono questi i temi su cui il fronte ambientalista deve approfondire, comunicare, convincere, senza farsi invischiare dalle plurime contraddizioni dei partiti di ogni schieramento e di molti amministratori.
L'alternativa al raddoppio non è semplice, ma con la volontà e la coerenza politica e programmatica, appare, a detta di chi scrive e per le ragioni esposte, senza alcun dubbio possibile/desiderabile.
La politica del "raddoppio" dell'impianto di Montale è solo apparentemente quella più responsabile, ma è, invece, solo quella più semplice e ingannevolmente redditizia.
Una politica vera, non solo sui rifiuti tiene, invece, presente come caposaldo, l'impatto delle politiche sulle nuove e sulle future generazioni. A Montale, a Pistoia, in tutto il Pianeta, che è l'unico che abbiamo.
Nel tempo del rovinoso, incontestabile, vorticoso cambiamento climatico è infatti importantissimo imboccare decisamente, consapevolmente, responsabilmente il percorso verso i Rifiuti Zero, anche per gli inevitabili e positivi effetti sulla gestione democratica, ecologica e partecipativa del cico stesso.
Un altro tema da affrontare è quello, democratico, delle c.d. "assemblee climatiche". Non la mera consultazione di un momento, ma strutture partecipative, riconosciute, estese e permanenti, che affrontino appunto la questione ecologica, non solo relativa ai rifiuti, a partire dai livelli locali, ma con un'ottica e una visione globali.
Rispetto alla questione specifica, escludendo categoricamente la possibilità di fare profitto sulla salute dei cittadini e delle cittadine, va considerata, infine, anche la questione della sostenibilità economica e dei forti costi attualmente sostenuti, sia per la raccolta che per lo smaltimento, da tutti gli abitanti e dall'intero tessuto economico e produttivo.
Futuri efficientamenti, infatti, basati sulla quantità e non sulla qualità, sono tutti, assolutamente, da dimostrare.
Francesco Lauria, Presidente Associazione Sognare da Svegli.


















