Il sociologo cislino Bruno Manghi ha ricordato Sandro Antoniazzi, con una riflessione che verrà diffusa in occasione del convegno: “Rigenerare democrazia”, il 31 gennaio 2026, a Firenze.
“Ho conosciuto Sandro Antoniazzi – racconta Manghi - quando facevo l’assistente all’Università Cattolica di Milano e mi sono
messo a frequentare la Cisl; lui era già persona nota e centrale.
Sandro cresce in una famiglia cattolicissima del
mondo cattolico milanese, ha un fratello vescovo in Brasile, la sua crescita e
formazione è potentemente legata alla dimensione ecclesiale meneghina.
La sua interpretazione della verità cristiana è
sempre molto presente nelle sue riflessioni e nei suoi atti.
Pensiamo a luoghi e realtà fondamentali a Milano
come: “la Corsia dei Servi”, Gioventù Lavoratrice che si affianca a
Gioventù Studentesca, il mondo originario dell’Azione Cattolica.
Sandro è totalmente impregnato e crede in
questo mondo. Mentre è alla Fim di Milano, per un periodo, pensa di scegliere
il sacerdozio, io lo andavo a trovare, infatti, al seminario di Venegono.
C’è, quindi un suo tentativo, totalmente
convinto, di diventare un prete sociale,
dove prete è il primo e prioritario aspetto.
Tutto questo lo accompagna nelle sue
riflessioni, nei suoi atti, nella sua pratica quotidiana, rafforzata anche nell’incontro
con Lea, colei che diventerà sua
moglie, un incontro che si realizzerà nelle comuni visite che la coppia farà
agli ex terroristi dissociati.
Anche negli ultimi anni della sua vita, in
fondo, lui era il leader riconosciuto di un collettivo di credenti che non
faceva solo azione sociale, ma discuteva molto anche di Fede.
Siamo, quindi, di fronte ad una figura di
cristiano militante, figura che lo ha sempre accompagnato.
Sandro
è una figura costante, non è un elemento
da colpi di scena e nell’ambito sindacale e parasindacale, penso ai centri operai,
lui è stato sempre molto legato ad un’idea formativa.
Le sue ripetute riflessioni sull’etica del sindacalista mi sembrano in linea
con la sua personalità; lo possiamo definire – continua Manghi - “un’assistente spirituale sindacale” impegnato nella missione della
rappresentanza del lavoro e conquistando una leadership che non è mai venuta
meno.
Anche dentro al sindacato, in anni in cui nella
Cisl c’erano contrasti vivaci, lui ha sempre tenuto un rapporto positivo con
quelli che per noi erano alla nostra opposizione, penso alla Fisba Cisl, il sindacato dei lavoratori
agricoli. Era veramente amico dei segretari della Fisba, facevamo insieme la
formazione, le “mattinate Fisba”, nei giorni feriali, senza dimenticare, poi,
tutte le “invenzioni” della Fim, i
suoi metalmeccanici.
Ricordo anche il Centro Operaio di Sesto San Giovanni (con anche una sede a Milano,
vicino alla sede Cisl di Via Tadino), messo insieme da me, Sandro e Giovanni Bianchi che rappresentava un
tentativo di inaugurare un impegno politico-operativo nei nostri giovani più
curiosi, a partire dai giovani della Fim che avevano una loro struttura giovanile,
guidata da Gianni Montani.
Non dimentichiamo le estati a San Pellegrino, nei campi scuola dove si faceva formazione,
ma ci si divertiva anche insieme.
Il tema del perdono, del dialogo è
sempre stato un “fuoco” di Sandro.
In sintesi Sandro era un cristiano attivo, con una dimensione della “Parola” che è stata una costante.
Sandro è stato un caso non frequentissimo, non
dimentichiamo, ad esempio Lorenzo Cantù,
o l’esperienza francese del processo di laicizzazione di quella che sarebbe
diventata, in Francia, la Cfdt. Dalla
Francia, riferimento costante, è arrivata la conoscenza con Paul Vignaux, grande storico e filosofo
che era tra l’altro il segretario generale della categoria dell’insegnamento
della Cfdt.
Va menzionata l’attenzione di Sandro ai preti operai, sempre con la Francia
come esperienza di riferimento e di punta.
Antoniazzi rappresentava insieme l’idea di una missione sindacale che nasceva dall’incontro
e che lui trasmetteva, fedele alla scelta non
confessionale che dobbiamo, nella Cisl, direttamente a Giulio Pastore.
Non dimentichiamo il contesto in cui ha operato
Sandro: il tempo di Giovanni XXIII, il
Concilio Vaticano II, il grande magistero del Cardinal Martini, senza
dimenticare Padre Reina, gesuita che ebbe oltre che su Sandro Antoniazzi,
un’influenza fortissima – conclude il
sociologo cislino - anche su Pierre Carniti.”
Passando ad un quadro più strettamente sindacale di
Sandro Antoniazzi,, come ha ricordato anche il fimmino torinese Adriano Serafino, non si può poi
scindere questo importantissimo sindacalista milanese dalla storia della “sinistra sindacale”, realtà, composita,
trasversale alle tre confederazioni che ha attraversato fasi anche molto
differenti.
Una realtà che lo storico Fabrizio Loreto ha riscostruito magistralmente
in un bel libro, pubblicato da Ediesse esattamente venti anni fa, intitolato
significativamente: “L’anima bella del sindacato” (2005).
Lo stesso Sandro Antoniazzi,
in un ricordo di Pierre Carniti.
sintetizza con queste parole la caratteristica della Fim Cisl milanese come “sinistra
sindacale”: “… Carniti era un
atipico, un eterodosso, uno fuori da ogni schema. In un periodo di tempo
fortemente ideologico e politicizzato, dove ognuno veniva classificato per la
sua provenienza e appartenenza, Carniti
era indefinibile. Era il cruccio dei comunisti che, considerandosi i veri
interpreti della classe operaia di cui conoscevano l’ortodossia e tutte le
possibili deviazioni da questa, non riuscivano a collocarlo; varie volte hanno
tentato di definire la FIM di Carniti come pansindacalista,
anarco-sindacalista o altri vocaboli del genere, senza cogliere il vero
carattere di questo strano e
originale sindacato.
La Fim di Milano e quelle altre vicine che poi
formarono la nuova FIM nazionale
– continua Antoniazzi - rappresentavano
un caso raro; costituivano un esempio rarissimo di “sinistra sindacale”. C’è tanta sinistra nel sindacato e tanti
sindacati di sinistra nel mondo, ma si tratta praticamente sempre di una
sinistra politica che opera nel sindacato.
La sinistra sindacale è un’altra cosa: parte dai problemi dei lavoratori e con
essi agisce e lotta per cambiare la loro condizione. Per trovare qualcosa
del genere penso che occorra risalire alle origini del sindacato…”
In conclusione
facciamo parlare ancora Sandro, con i passaggi della sua stupenda autobiografia (“Combattere la bella
battaglia”, 2025) che ci ha segnalato appositamente la moglie Lea Antoniazzi nel riassumere, cosa
fosse per lui, l’essenzialità dello
spirito del sindacalista:
“I lavoratori sono i mandanti e il
sindacalista non è un superiore, ma un lavoratore tra i lavoratori, qualcuno
che è al servizio dei lavoratori.
La sua si può ben definire una missione, oserei dire una missione
messianica: il sindacalista va tra i lavoratori, in mezzo alla gente, e porta
un messaggio di solidarietà, giustizia,
speranza, convivenza fraterna, che sono tutti beni messianici, quelli della
terra promessa.
Per questo essere sindacalisti è un motivo di orgoglio che convive con
l’apprezzamento e la considerazione da riservare alla classe lavoratrice, a cui
il sindacalista appartiene.”
Grazie Sandro!
Francesco Lauria
Sandro Antoniazzi (1940 – 2025) è stata una figura
storica del sindacalismo italiano, nota anche al di fuori del sindacato stesso
per il suo impegno civile e sociale.
Antoniazzi ha dedicato
oltre trent'anni alla Cisl (e prima alla Fim-Cisl), ricoprendo incarichi di vertice:
Segretario Generale
della CISL Milano: dal 1979 al 1988.
Segretario Generale
della CISL Lombardia: dal 1988 al 1992.
Nel 1997 è stato
il candidato sindaco del centrosinistra a Milano, sfidando
Gabriele Albertini. Successivamente è stato consigliere comunale dal 2001 al
2006.
Oltre al sindacato, ha
guidato importanti istituzioni milanesi:
Presidente del Pio Albergo Trivulzio (sostituendo il
"mariolo" Chiesa) (1992) e della Fondazione San Carlo (1994).
Membro della
Commissione "Iustitia et Pax" della Diocesi di Milano.
Fondatore del
sindacato inquilini Sicet e
dell'associazione Comunità e Lavoro, oltre che della rivista Politica e
Amicizia. E di tante, tantissime altre opere, a partire dal "Centro Operaio" negli anni
sessanta (tra Sesto San Giovanni e Milano) proprio con Bruno
Manghi e Giovanni Bianchi.
È scomparso nel luglio
del 2025 all'età di 85 anni.
Il suo pensiero è
raccolto in numerosissime pubblicazioni, tra cui Lettera ai lavoratori (2014);
ricordiamo inoltre il volume “Cura e democrazia. Il valore politico
della cura”, scritto e curato con una pensatrice femminista, Paola Melchiori. Non si può,
ovviamente, dimenticare, il suo lascito, la splendida autobiografia: "Combattere la bella
battaglia". (2025) che potrà essere acquistata in occasione
del convegno: “Rigenerare Democrazia”
il 31 gennaio a Firenze.



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