mercoledì 22 luglio 2026

GEMELLAGGIO PISTOIA-GERICO: UN PRIMO PASSO NEL SEGNO DI NONVIOLENZA, CONVIVENZA E SOLIDARIETA' DI FRONTE AL GENOCIDIO. QUALI RISORSE?

Scrivo queste note, non potendo essere presente oggi (sono a Roma per lavoro) all'incontro promosso presso il Comune di Pistoia in vista dell'auspicabile e importante gemellaggio tra Pistoia e la città di Gerico.

Una città, come è noto, governata dall'Autorità Nazionale Palestinese, con un sindaco, Salem Ghrouf che, proprio come quello di Pistoia, rimarrà in carica dal 2026 al 2030.

Va ricordato che, nove mesi fa,  con un'altra amministrazione, la città di Gerico ha firmato il gemellaggio con il Comune di Bergamo.

La popolazione di Gerico è integralmente palestinese con circa 20.000 musulmani e una piccola comunità cristiana di circa 500 unità.

Questa città che è anche patrimonio culturale dell'Unesco, una delle più antiche abitate del pianeta, ha molto da dirci e rappresenta sicuramente una scelta più che opportuna di impegno e responsabilità di fronte al genocidio del popolo palestinese perpetrato a Gaza e, potenzialmente, anche in Cisgiordania, dal governo israeliano.

Aggiungo un elemento che, spero, Pistoia possa fare proprio, ricordando Giuseppe Gozzini, recluta che, il 13 novembre 1962, presso il Car della città, si rifiutò di indossare la divisa dell'esercito, venendo poi trasferito nel manicomio militare.

Gozzini non fu il primo obiettore di coscienza in assoluto (si pensi a Pietro Pinna o ai testimoni di Geova), ma il suo gesto rappresentò, all'inizio degli anni Sessanta, un vero e proprio spartiacque a livello nazionale, anche nel fermento cattolico nel clima legato al Concilio Vaticano II.

In coerenza con questa storia e approvando senza alcuna riserva il gemellaggio con la città palestinese di Gerico, sottolineo quanto sia importante che si operi anche al fine di sostenere i militanti e le militanti nonviolenti/e e pacifisti palestinesi e israeliani.

Vanno sostenute, soprattutto, le azioni congiunte di disobbedienza civile, verso la logica della creazione del nemico e della istituzionalizzazione permanente del conflitto.

Riporto una storica lettera, pubblicata il 21 settembre 2003, vigilia di Rosh Hashan, capodanno ebraico, firmata da ventisette militari israeliani e ripresa nel bellissimo libro a cura di Marco Deriu e dell'Associazione Maschile Plurale: "Disonoriamo la guerra. Percorsi e proposte per una maschilità di pace".

La lettera è stata ripresa anche in occasione delle Letture di Pace che si svolgono ogni due lunedì a Pistoia.

"(...) Noi che siamo stati educati ad amare lo Stato d'Israele, noi che siamo cresciuti nell'Idf e viviamo l'aviazione come una scelta importante, ci rifiutiamo di partecipare ad attacchi aerei sulla popolazione civile. Definiamo queste azioni illegali e immorali, oltre che la diretta conseguenza di un'occupazione che è causa di corruzione morale per la stessa società israeliana".

Si chiedeva, nel 1991, quindi in una fase storica sicuramente più aperta alla speranza e al dialogo rispetto a quell odierna, il grande pacifista sudtirolese Alexander Langer:

"Come sarà la società israeliana di oggi e di domani, se una grande parte degli adulti (uomini e donne) che si incontrano - anche a congressi scientifici o a manifestazioni artistiche - è stato in servizio in un esercito di occupazione, ha perquisito case, arrestato persone, forse sparato o minacciato con armi, o interrogato spietatamente?"

Ovviamente l'azione di sostegno alle iniziative congiunte dei pacifisti e dei nonviolenti israeliani e palestinesi non può non tenere conto di quanto, già nel giugno del 1992, lo stesso Langer affermò al Parlamento Europeo, come hanno, recentemente riportato in un prezioso saggio su come lui stesso abbia affrontato la questione palestinesi i docenti universitari Maria Chiara Rioli e Lorenzo Banducci:

"(...) Bisogna dire che ogni giorno che passa, la parte palestinese diventa più debole. A questo punto estremisti, come noi chiamiamo i fondamentalisti, ostacolano in ogni modo questo processo con le loro iniziative violente che seminano odio e incomprensione. Quando parlo di estremisti o fondamentalisti intendo riferirmi ai gruppi, alle forze politiche, che pretendono di togliere e usurpare i diritti degli altri, terrorizzandoli e tentando di cacciarli via. Credo che gli estremisti e i fondamentalisti siano tanto più pericolosi quando hanno dietro di sè uno Stato. Questo vale tanto che lo Stato si chiami Iran o Israele."

Infine, le risorse.

Il bando della Commissione Europea per i gemellaggi fra città — denominato CERV-2026-CITIZENS-TOWN-TT (Town Twinning) e inserito nel programma Cittadini, Uguaglianza, Diritti e Valori (CERV)scade il 23 settembre 2026 alle ore 17:00 (ora di Bruxelles).

Il bando mira a promuovere gli scambi interculturali tra cittadini europei, rafforzare la partecipazione democratica a livello locale e stimolare la consapevolezza dei valori e della storia comuni dell'Unione Europea.
Qui di seguito le specifiche tecniche, appurato che SOLO UNO dei comuni del gemellaggio debba essere situato all'interno dell'Unione Europea.
Suggerisco di cogliere l'opportunità anche se, ovviamente, questo solo finanziamento risulterebbe insufficiente.
Ma costituirebbe un buon primo inizio.
Francesco Lauria
💰 Risorse e Finanziamento
  • Budget totale: La Commissione Europea mette a disposizione 6 milioni di euro complessivi.
  • Importo per progetto: Il contributo europeo è compreso tra un minimo di 8.455 € e un massimo di 50.745 €.
  • Modalità di erogazione: Il finanziamento avviene in modalità lump sum (somma forfettaria). Non è richiesta una rendicontazione analitica delle singole spese, ma il pagamento è vincolato al raggiungimento effettivo dei risultati e del numero di partecipanti concordati. 
👥 Chi può partecipare (Beneficiari ammissibili)
Possono presentare la candidatura enti pubblici o organizzazioni non profit formalmente costituiti in uno dei Paesi ammissibili al programma CERV:
  • Comuni e municipalità.
  • Comitati di gemellaggio.
  • Autorità locali e regionali, o associazioni che le rappresentano.
📋 Requisiti chiave del progetto
  • Transnazionalità: Il progetto deve coinvolgere comuni di almeno due Paesi ammissibili, di cui almeno uno deve essere uno Stato membro dell'Unione Europea. 
  • Numero minimo di partecipanti: Gli eventi organizzati devono prevedere un minimo di 50 partecipanti diretti, inclusi almeno 25 partecipanti internazionali invitati (provenienti dal comune partner). 
  • Durata: I progetti devono avere una durata flessibile compresa tra i 6 e i 12 mesi.
  • Attività finanziabili: Organizzazione di seminari, workshop, conferenze, festival culturali, dibattiti pubblici e campagne di sensibilizzazione sui temi dell'integrazione e dei diritti dell'UE.
🗓️ Tempistiche e scadenze successive
La gestione della call segue un calendario indicativo ben definito:
  1. Presentazione delle domande: Entro il 23 settembre 2026 tramite il Funding & Tenders Portal della Commissione Europea.
  2. Valutazione: Tra ottobre 2026 e febbraio 2027.
  3. Comunicazione dei risultati: Marzo 2027.
  4. Firma del contratto (Grant Agreement): Giugno 2027

martedì 21 luglio 2026

GIOVANNI, GIULIANO E ILVO: I CAPECCHI TRA TROTSKY E FRAGAI, POTERI BANCARI E ACCADEMICI; LA P2 E I FANFANIANI DELLA DC; DEMOCRAZIA PROLETARIA E LISTE VERDI ARCOBALENO... (Prima puntata).

Quando scrissi un articolo a urne aperte, ben conscio della sicura vittoria di Giovanni Capecchi alle elezioni amministrative di Pistoia, addentrandomi nelle origini genealogiche della sua famiglia, in diversi tra i miei pochi lettori, rimasero sorpresi di una mia voluta, e direi importante, omissione.

Nonostante la mia gentilezza, il neo sindaco si arrabbiò parecchio, promettendomi una sintesi della storia della sua famiglia (in particolare del ramo paterno) che, però, non è mai giunta.

Ho, quindi, provveduto da solo.

Tornando alla mia omissione, all'epoca non volli calcare la mano e, in attesa anche di compiere studi e analisi più puntuali, rinunciai a rimarcare quello che a Pistoia è noto, ma non notissimo: un nonno di Giovanni, Ilvo, fu potente esponente del potere bancario e accademico toscano e, soprattutto, risultò ufficialmente tra i (sorprendentemente non moltissimi) affiliati pistoiesi alla loggia massonica deviata P2. Loggia guidata, come arcinoto, dal pistoiesissimo Licio Gelli.

Le tessera di affiliazione di Ilvo Capecchi alla P2, nell'elenco ritrovato nel 1981 a Castiglion Fibocchi fu la numero 205. 

Il tutto è consultabile su questo importante sito (e su molti altri...): https://www.stragi.it/archivio/doc/66.pdf 

Come è, abbastanza noto, anche se non a tutti/e, nonno Ilvo Capecchi (1922-2003) è stato un esponente politico di spicco di area democristiana a Pistoia (nello specifico della ondivaga e multiforme, oltre che rilevantissima in regione, corrente fanfaniana) e ha ricoperto importantissimi incarichi tra cui quello di Presidente della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, secondo alcune fonti dal 1957, ma io ritengo solo dal 1962 (a giudicare i documenti conservati alla biblioteca Forteguerriana e utilizzati, nel 2024, per una mostra sulla storia della banca, dalla data del 26 giugno di quell'anno).

La guida di Ilvo Capecchi dell'istituto di credito si protrasse fino al 1974, anno, peraltro, della grande debacle della Dc a guida fanfaniana, sconfitta, insieme all'Msi, nel referendum sul divorzio (slogan, fortunatamente sfortunato degli esponenti fanfaniani: "Sì, come il giorno delle nozze!").

Per l'occasione fu ritirato fuori dalla naftalina persino il destrosissimo democristiano Luigi Gedda.

Tornando alla dimensione pistoiese, va riconosciuto, in ogni caso, che Ilvo Capecchi abbia guidato la banca accompagnando una fase di forte espansione del tessuto florovivaistico e industriale pistoiese. 

Va poi detto che, al momento del ritrovamento degli elenchi (che, come è noto, e come è evidente anche dalle diverse numerazioni, erano solo parziali) la figura di Ilvo Capecchi risultò: "in sospeso", qualifica che nella loggia di Gelli poteva significare cose diverse: un adepto non in piena regola con i pagamenti alla loggia stessa o, più probabilmente, una figura particolarmente importante del mondo accademico, politico e bancario (e Ilvo Capecchi era appartenente a tutti e tre questi mondi) la cui affiliazione avrebbe dovuto essere tenuta ancor più riservata delle norma, per favorire gli obiettivi, politici e di potere, della loggia stessa, enunciati nel famoso ed eversivo Piano di Rinascita Democratica.

Va ricordato, inoltre, che Ilvo Capecchi, non risulta abbia mai smentito, almeno da analisi piuttosto approfondite che ho svolto in diverse settimane, la propria appartenenza alla loggia massonica P2, ma se mi sbagliassi, ovviamente, sarei pronto a correggermi e a scusarmi.

Capecchi (Ilvo) fu una figura rilevante anche da un punto di vista culturale, in particolare grazie ai suoi studi che fondevano competenze storiche e competenze economiche.

Di professione prima preside e poi docente universitario, Capecchi (Ilvo) ha dedicato gran parte della propria carriera alla ricerca e alla pubblicazione di saggi di storia economica, lavorando a stretto contatto anche con l'Accademia dei Georgofili a Firenze.

È stato autore di numerosi testi, tra cui spiccano gli studi sul Monte di Pietà di Pistoia e sull'agricoltura. 

Nel 1973 è stato anche insignito dell'onorificenza di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

A cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, Ilvo Capecchi guiderà poi il "Centro agricolo sperimentale" della Facoltà di Agraria di Firenze, venendo, in quella veste, colpito dalla rivelazioni degli elenchi degli iscritti alla P2 ritrovati a Castiglion Fibocchi.

Se è vero che il potere cittadino a Pistoia, dal punto di vista strettamente politico, fosse saldamente in mano al Partito Comunista, diversa e più plurale era stata, fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la geografia del potere economico e bancario, a partire, anche, dalle casse rurali, ambito del quale il nonno dell'attuale sindaco di Pistoia era particolarmente esperto.

A Pistoia, a partire, in particolare dagli anni Settanta del c.d. "compromesso storico",, poi, divenne noto anche il manuale spartitorio alla Breda ferroviaria, spesso implicitamente veicolato anche dai sindacalisti locali: tre assunzioni alla volta spettavano al Pci e una alla Dc.

Tornando alla "più grande industria della città", appena visitata nella sua odierna dimensione giapponese da Capecchi (Giovanni) e dalla sua giunta, insieme all'"ambasciatrice" Caterina Bini, va ricordato, poi, che un sindacalista della Breda, Lido Scarpetti, divenne, negli anni Novanta del Novecento, sindaco della città, con un giovane consigliere comunale presente in Palazzo di Giano fin dal 1994, e qui parliamo sempre di Capecchi, e sempre di Giovanni, nipote di Ilvo.

Il giovane Capecchi (Giovanni) fu esponente delle liste Verdi, nate dalla confluenza tra i Verdi del Sole che Ride e Arcobaleno, questi ultimi nati, a loro volta, nel 1989, da una costola di Democrazia Proletaria, cui aveva aderito il sempre giovanissimo Giovanni.

Una scelta, quest'ultima, compiuta sulle orme di un altro Capecchi, il padre Giuliano, vera figura in discontinuità con la storia familiare e fondatore, fra le varie cose, nel 1968 (tre anni prima della nascita di Giovanni) del Centro di Documentazione di Pistoia, tutt'ora attivo presso la Biblioteca San Giorgio.

Tornando a nonno Ilvo, egli, certamente, non era di sinistra e certissimamente non era comunista.

Tralasciando il tema, certamente complesso, dei rapporti tra mondo cattolico e massoneria in particolare in Toscana, nel caso di Capecchi (Ilvo) non si pose mai il dilemma ricorrente, anche se sciolto, in origine, dalla Terza Internazionale nel 1920, con l'influsso fondamentale di Leon Trotsky: divieto, incompatibilità assoluta tra appartenenza contestuale al Partito Comunista e alla massoneria.

D'altronde, al di là delle locali spartizioni di potere, c'è qui un elemento di coerenza politica: la natura estremisticamente anticomunista, oltre che autoritaria, della Loggia Massonica P2.

Il tema della compatibilità tra contemporanea adesione al Partito e alla massoneria, riguarderà, molti anni dopo, il neonato Partito Democratico in buona parte erede del Pci (almeno in Toscana).

Esso verrà affrontato in maniera sorprendente, nei primi anni Duemila, da Agostino Fragai, nel 2026 grande spin doctor della candidatura a sindaco di Pistoia di Capecchi (Giovanni) e, all'epoca, assessore regionale, poi presidente della Commissione di Garanzia sempre regionale del partito (il Pd). 

Va ricordato, infine, che Fragai è stato in passato, funzionario, fin dai primi anni Ottanta, del Pci di Pistoia che, come rivendicato con orgoglio pubblicamente dallo stesso Fragai era, all'epoca, una corazzata da circa 8.000 iscritti/e.

Ma questa, almeno in parte, è un'altra storia (continua...)

Francesco Lauria

lunedì 20 luglio 2026

GENOVA 2001-2026 "DETONAZIONE". CONVERSAZIONE CON LOTTA E ALUISI TOSOLINI (LE PAROLE E LE COSE).

Proprio in queste ore, venticinque anni fa, con un caldo enorme, uscivo dalla fabbrica metalmeccanica tra Parma e Reggio Emilia in cui lavoravo per l'estate.

Avevo chiesto un giorno di ferie, il giorno prima, un giovedì (uno dei due giorni di ferie a cui avevo diritto) per partecipare alla bellissima manifestazione dei migranti a Genova.

Di lì a due ore e mezzo sarebbe stato ucciso Carlo Giuliani in Piazza Alimonda.

Di lì a poche ore molti partiti, organizzazioni, sindacati della sinistra (non tutti ovviamente) avrebbero deciso di fare marcia indietro e di non partecipare all'ultima grande manifestazione di sabato 21 luglio contro il G8 di Genova e per un altro mondo possibile.

Io, invece, con alcuni amici avrei preso alle cinque del mattino il pullman della Rete di Lilliput di Parma e a Genova a manifestare ci sarei tornato l'indomani, con tutti gli annessi e i connessi.

Portando a casa la cicatrice e la ferita che, come tanti e tante, ancora mi porto tatuate dentro, nel profondo.

E allora quest'anno ho pensato, venticinque anni dopo, di provare a curarla questa ferita.

Di parlare, dialogare non solo con una generazione militante precedente alla mia, a Genova avevo da una settimana compiuto 22 anni, ma soprattutto con chi, oggi impegnato in tutto il mondo nella lotta al cambiamento climatico, nel luglio 2001, non era ancora nato/a.

Ha scritto il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, in un articolo pubblicato postumo, citando la politologa e attivista Susan George, che la gran parte dei manifestanti di Genova ha rappresentato “il primo movimento di massa della storia che non chiese nulla per sé, voleva solo giustizia per il mondo intero”.

Ma, al di là della retorica degli anniversari e dei reducismi, che cosa rimane di quel grande movimento di massa, represso brutalmente dal potere? 

Che cosa rappresenta oggi Genova per chi l’ha vissuta e che cosa per chi, impegnato/a nella lotta al cambiamento climatico e nella ostinata costruzione di un mondo più giusto, nel 2001 ancora non era nato/a?

Ne ho discusso con LOTTA, classe 2002, giovane artista e attivista “vegan e queer” e Aluisi Tosolini, classe 1959, filosofo dell’educazione e coordinatore nazionale delle Scuole per la pace

Tre diverse generazioni in dialogo.

Sono davvero molto orgoglioso, contento, direi felice di quello che è venuto fuori che, a breve, verrà anche pubblicato in lingua inglese.

Ringrazio in particolare Emanuele Leonardi e la rivista culturale: "Le parole e le cose".

Buona lettura!

Francesco Lauria

GENOVA 2001-2026 "DETONAZIONE" 

CONVERSAZIONE CON LOTTA E ALUISI TOSOLINI

https://www.leparoleelecose.it/genova-2001-2026-detonazione-conversazione-con-lotta-e-aluisi-tosolini/

domenica 19 luglio 2026

GENOVA, BOLOGNA, FIRENZE (E PALERMO): ANCORA INADEGUATI TRA LEGGE E DIRITTO. IN MEMORIA DI ABDERRAHIM FAKIR.

Ripubblico l'articolo di due giorni fa con opportuni aggiornamenti/integrazioni.

Alla fine dell'anno scorso, tornato dall'Islanda, dopo la vacanza più costosa (e allo stato dei fatti irripetibile) della mia vita, peraltro senza neve e con temperature incredibili intorno ai dieci gradi (fino a ventitrè gradi in alcuni fiordi, mi è stato detto) terminai una lettura di un libro (solo teoricamente un romanzo) che mi colpì tantissimo: "Gli inadeguati".

Era la storia, raccontata dal giornalista e scrittore Cosimo Calamini, di Riccardo Magherini, l'ex giocatore della Fiorentina morto nel quartiere di San Frediano, a Firenze, il 3 marzo 2014, durante un lunghissimo e più che controverso controllo/fermo dei carabinieri.

Dopo due condanne in appello, le forze dell'ordine sono state assolte in Cassazione, ma, venti giorni dopo la pubblicazione della mia recensione del libro, lo Stato italiano è stato, invece, condannato dalla Corte Europea per i diritti dell'uomo proprio in merito a quel fatto.

La Grande Camera della CEDU ha stabilito che lo Stato italiano è responsabile per aver violato il diritto alla vita, poiché non c'era "l'assoluta necessità" di mantenere Magherini immobilizzato a terra in posizione prona e senza adeguate linee guida a tutela della sua incolumità. 
Fatto che è stato rimarcato (purtroppo troppo poco) in questi giorni in connessione con la morte a Bologna, sempre durante un arresto/fermo di polizia, di Abderrahim Fakir: la Corte ha anche ordinato all'Italia di risarcire la famiglia per i danni subiti e ha anche evidenziato gravi lacune nella formazione delle forze dell'ordine sulle tecniche di immobilizzazione e sui rischi di asfissia.
Durante l'intervento delle forze dell'ordine Abderrahim Fakir, sostanzialmente come Riccardo Magherini, è rimasto a terra per circa cinquanta minuti implorando aiuto. Solo grazie a filmati esterni la vicenda non è stata subito derubricata.
Chi volesse approfondire la storia dolorosa di Riccardo Magherini trova il mio articolo qui: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2025/12/gli-inadeguati-unombra-oscura-nella.html
Lungi, da garantista sempre, dal voler compiere processi sommari, ma anche consapevole che, spesso, in casi simili la verità è stata occultata (pensiamo, solo per fare due esempi fra i tanti, a Federico Aldovrandi o a Stefano Cucchi) mi ha molto colpito il comunicato stampa che ho ricevuto due giorni fa, di prima mattina, sul mio cellulare da parte della Cub, il sindacato a cui, da novembre, aderisco, su quanto avvenuto ieri a Bologna e sulla morte di Abderrahim Fakir.

Ripeto, nessun processo sommario, ma necessaria, più doverosa necessità di accertare, pienamente, verità e responsabilità.

il fatto è avvenuto, peraltro, il 19 luglio, giorno in cui, oltre al giudice Paolo Borsellino si ricordano gli agenti e la agente della sua scorta caduti/a con lui:  Agostino Catalano, Emanuela Loi, (prima donna caduta in servizio della Polizia di Stato), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Tornando a Bologna e ai fatti tragici avvenuti, tutti da verificare con oculatezza e senza pregiudizi, ma anche senza sconti, praticamente nessuno ci ha raccontato, oltre alle "origini marocchine" e alle "escandescenze" non ben precisate, chi fosse: Abderrahim Fakir, l'uomo di quarantatre anni morto, completamente disarmato, durante il fermo.

Intanto non era uno sbandato (non che la cosa cambi qualcosa ovviamente sulla dignità della vita umana), ma un lavoratore, ma anche un datore di lavoro, un ex militante sindacale. 

Non lavorava in un posto qualsiasi, ma nel luogo principe, a Bologna, della postmodernità turbocapitalista, ma anche di alcune pratiche sindacali innovative: l'interporto di Bologna.

Era in Italia dall'età di sette anni, quindi, se non di diritto, certamente di fatto, era cittadino italiano (e anche questo non cambia nulla sulla dignità della vita umana, ma è bene ribadirlo).

Questo il testo del comunicato della Cub:


La Confederazione Unitaria di Base condanna fermamente quanto accaduto a Bologna, dove Abderrahim Fakir, lavoratore ed ex iscritto al SI Cobas, è morto durante un intervento della Polizia di Stato.

Le immagini diffuse sollevano interrogativi gravissimi sulle modalità dell’immobilizzazione e sull’uso della forza. «Basta, aiuto», si sente urlare nel video, mentre l’uomo viene trattenuto a terra. È necessario accertare rapidamente e con piena trasparenza la dinamica dei fatti e tutte le eventuali responsabilità.

Quanto avvenuto si inserisce in una successione sempre più preoccupante di episodi caratterizzati da un uso sproporzionato della forza, che rischiano di rendere il nostro Paese sempre più simile agli Stati Uniti di Trump e alle pratiche repressive dell’ICE.

La CUB esprime solidarietà alla famiglia, ai compagni di lavoro e al SI Cobas e sosterrà lo stato di agitazione proclamato nella provincia di Bologna e lo sciopero indetto per lunedì 20 luglio, dalle ore 22, in tutte le aziende dell’Interporto di Bologna.

Invitiamo le lavoratrici, i lavoratori e i compagni, anche provenienti da altri luoghi di lavoro e da fuori Bologna, a partecipare affinché sia forte e ampia la denuncia per la morte di Abderrahim Fakir. 

IO SARO' PRESENTE!    #cubnazionale #cubbologna #sciopero #giustizia

Anche se non sono stato presente fisicamente a Bologna, per ragioni familiari, allo sciopero e alle manifestazioni in memoria di Abderrahim Fakir. ho deciso che, come ho fatto con Riccardo Magherini, la cui vicenda, risarcimento alla famiglia da parte dello Stato italiano compreso (quando morì, Magherini aveva un figlio, Brando, di soli due anni...) non ho mai più smesso di seguire, non mi dimenticherò, anche quando i riflettori si saranno spenti e gli scioperi/manifestazioni di solidarietà terminati, di Abderrahim Fakir. 

Parlando in generale, a un giorno dall'anniversario del corteo del G8 di Genova, nel ricordare anche la morte di Carlo Giuliani (senza renderlo un eroe, cosa che, da nonviolento, non ho mai voluto fare) non è stato possibile in alcun modo accettare che, per citare il libro/conversazione su polizia e democrazia, ad opera dell'ex poliziotto e sindacalista parmigiano Luigi Notari, le forze dell'ordine operino, come, senza alcun dubbio è successo a Genova, e, come probabilmente, anche se dovrà essere accertato, è avvenuto a Bologna: "al di sotto della legge".


Riuscimmo, pur a fatica, ad evitare questa deriva al tempo del terrorismo politico, degli anni di piombo e delle stragi (nere, di Stato e di mafia), a maggior ragione dobbiamo farlo oggi, ai tempi dell'ICE e delle folli giustificazioni/strumentalizzazioni politiche delle pallottole in libertà e degli omicidi compiuti a sangue freddo, come nel caso, sinceramente incredibile, di Mario Roggiero.

Anche le forze dell'ordine, non così di rado, sbagliano. 

E, come ha ammonito la Corte Europea dei diritti dell'uomo, come è successo al giovane Placanica durante il G8 di Genova del 2001, può capitare di non essere adeguatamente formati e, semplicemente, di commettere errori (anche molto gravi).

Nel ricordare che è morto un uomo: c'è una cosa che non possiamo assolutamente permettere, anche perchè, come hanno ben capito gli abitanti di Minneapolis durante i raid e gli omicidi deliberati dell'ICE, (non sto affermando che a Bologna sia avvenuta la stessa cosa) tutti, cittadine e cittadini, siamo a rischio, insieme alla democrazia, alla libertà, alla giustizia, alla stessa umanità.

Nessuna impunità quindi, si faccia piena luce, e in senza dilazioni, su quanto successo ad Abderrahim Fakir. 

Anche per rendere la giusta memoria a chi, giudice antimafia o poliziotto/a di una scorta, proprio il 19 luglio, ma del 1992, ha perso la vita per difenderla, la nostra fragile, imperfetta, precaria, spesso inadeguata democrazia.

Francesco Lauria