sabato 17 gennaio 2026

GLI OCCHI DI SANDRO CI SARANNO A FIRENZE. PER LA CONVERSIONE DELLO SGUARDO DI OGNI SINDACALISTA

 

Sono passati sei mesi dalla scomparsa di Sandro Antoniazzi.

E' davvero difficile spiegare con le parole il suo sguardo dotato di una intelligente dolcezza, il suo grande cuore.

Faremo in modo, non solo attraverso il suo ricordo, per cui Bruno Manghi ci ha già fatto avere alcune riflessioni, che il suo sguardo mai banale, i suoi occhi mai spenti, mai stanchi di credere, ci siano a Firenze, il 31 gennaio, in occasione dell'incontro: "Rigenerare democrazia".

Sandro Antoniazzi (1940 – 2025) è stata una figura storica del sindacalismo italiano, nota anche al di fuori del sindacato stesso per il suo impegno civile e sociale.
Antoniazzi ha dedicato oltre trent'anni alla CISL (e prima alla Fim-Cisl), ricoprendo incarichi di vertice: 
Segretario Generale della CISL Milano: dal 1979 al 1988.
Segretario Generale della CISL Lombardia: dal 1988 al 1992.
Nel 1997 è stato il candidato sindaco del centrosinistra a Milano, sfidando Gabriele Albertini. Successivamente è stato consigliere comunale dal 2001 al 2006. 
Oltre al sindacato, ha guidato importanti istituzioni milanesi:
Presidente del Pio Albergo Trivulzio (sostituendo il "mariolo" Chiesa) (1992) e della Fondazione San Carlo (1994).
Membro della Commissione "Iustitia et Pax" della Diocesi di Milano.
Fondatore del sindacato inquilini Sicet e dell'associazione Comunità e Lavoro, oltre che della rivista Politica e Amicizia. E di tante, tantissime altre opere, a partire dal "Centro Operaio" negli anni sessanta (tra Sesto San Giovanni e Milano) proprio con Bruno Manghi e Giovanni Bianchi.
È scomparso nel luglio del 2025 all'età di 85 anni. 
Il suo pensiero è raccolto in numerose pubblicazioni, tra cui Lettera ai lavoratori (2014); ricordiamo inoltre il volume Cura e democrazia (2023 che ispira la prima parte dei lavori del 31 Gennaio) Non si può, ovviamente, dimenticare, il suo lascito, la splendida autobiografia: "Combattere la bella battaglia". (2025).
Ripartiamo, seguendo il gradito e opportuno suggerimento della moglie Lea, proprio dalle parole di Sandro, che, concludendo la sua autobiografia, prima dell’appendice, riassumeva l’essenzialità dello spirito del sindacalista:

I lavoratori sono i mandanti e il sindacalista non è un superiore, ma un lavoratore tra i lavoratori, qualcuno che è al servizio dei lavoratori.

La sua si può ben definire una missione, oserei dire una missione messianica: il sindacalista va tra i lavoratori, in mezzo alla gente, e porta un messaggio di solidarietà, giustizia, speranza, convivenza fraterna, che sono tutti beni messianici, quelli della terra promessa.

Per questo essere sindacalisti è un motivo di orgoglio che convive con l’apprezzamento e la considerazione da riservare alla classe lavoratrice, a cui il sindacalista appartiene.”

Per parte mia telefonata non dimenticherò la nostra ultima telefonata, drammatica e dolce allo stesso tempo, il filo flebile della voce:

"Francesco, sta venendo l'ambulanza per portarmi all'Hospice. Saluta gli amici, sono contento, sai, di aver finito il libro. Proprio contento".

Io che sono sempre solo un fiume di parole ho solo balbettato un: "Grazie Sandro, ti voglio bene!".

Le ultime parole che ho ascoltato da Sandro sono state, sempre con un filo minimo della voce: "Anch'io".

Non scenderà il silenzio. E la morte, Sandro, non: "avrà l'ultima Parola".

Te lo prometto.

Francesco Lauria

venerdì 16 gennaio 2026

ANNA VINCI, BIOGRAFA DI TINA ANSELMI, SU COSTITUZIONE, P2 E REFERENDUM GIUSTIZIA


Le riflessioni di Anna Vinci, biografa ed amica di Tina Anselmi, a partire da due articoli di Francesco Lauria, sui "ritocchi" alla Costituzione, il Piano eversivo della loggia massonica occulta P2 guidata da Licio Gelli e l'imminente referendum sulla giustizia per cui si voterà il 22-23 marzo 2026.

Per approfondire gli spunti di Francesco Lauria commentati da Anna Vinci:




giovedì 15 gennaio 2026

RIGENERARE DEMOCRAZIA. GAETANO SATERIALE: LA CGIL E IL SINDACATO, VISTI DA DENTRO.

A moderare, nel pomeriggio, l'evento nazionale: "Rigenerare democrazia" che si svolgerà sabato 31 Gennaio a Firenze, dalle 10 alle 17, sarà Gaetano Sateriale.

Qui trovate davvero tutte le informazioni aggiornate sull'incontro, comprese le modalità di iscrizione (obbligatoria): https://sindacalmente.org/content/firenze-idee-per-rigenerare-sindacato-e-democrazia/

Gaetano Sateriale (Ferrara, 5 giugno 1951) è un politico, sindacalista e saggista italiano, sindaco di Ferrara dal 1999 al 2009. 

Laureato in scienze politiche all'Università di Bologna, è stato impegnato all'Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara. Qui ha pubblicato i suoi primi lavori di ricerca sull'economia ferrarese e sulla politica della casa in Italia. 

Nel 1975 si è iscritto al Partito Comunista Italiano, nel 1977 è stato assunto dalla Camera del lavoro di Ferrara, con l'incarico di costituire l'Ufficio Studi. Nel 1980 è diventato Segretario Provinciale del Sindacato Chimici della CGIL, nel 1984 diviene Segretario Regionale e nel 1987 è stato chiamato a dirigere, a Roma, il Dipartimento Industria e Contrattazione della CGIL.

Nel 1992 è entrato nella segreteria nazionale del Sindacato Metalmeccanici (Fiom-Cgil), come responsabile dell'Ufficio Contrattazione. 

Nelle elezioni comunali del 13 giugno 1999 viene eletto sindaco di Ferrara al primo turno con il 54,6% dei voti. Viene riconfermato nelle consultazioni del 12 e 13 giugno 2004 dove ottiene al primo turno il 54,4% dei consensi. Resta in carica sino al 22 giugno 2009. 

Dal 2010 si occupa di politica industriale per la Cgil nazionale, in stretta collaborazione con Susanna Camusso. Dal 2011 al 2013 è Coordinatore della Segreteria Generale della Cgil. Poi responsabile del Piano del Lavoro della Cgil e direttore editoriale della casa editrice della Cgil Ediesse. 

Fino al 2020 ha diretto il dipartimento Cultura e Memoria per lo Spi Cgil Nazionale. È stato Presidente dell'Associazione Nuove Ri-Generazioni fondata dalla Fillea Cgil (Edili e Affini) Cgil e dallo Spi-Cgil  

Oggi, da pensionato, collabora con Il Diario del Lavoro, ASviS e Riabitare l'Italia.

 Sateriale è anche un apprezzato musicista.

Le sue pubblicazioni, in prevalenza saggistiche, ma non solo, sono svariate:

Saggi su sindacato e politica:

-          Corso Italia 25. La Cgil raccontata da dentro (leggi la recensione di Francesco Lauria su Il Diario del Lavoro: https://www.ildiariodellavoro.it/corso-italia-25-la-cgil-raccontata-da-dentro-di-gaetano-sateriale-editore-rubbettino/ )

-          Verso il ’68. Un po’ prima, un po’ dopo

-          Contrattare l'innovazione digitale. Una cassetta degli attrezzi 4.0

-          Solidarietà

-          Come il welfare crea lavoro. Guida per contrattare nel territorio

-          Mente locale. La battaglia di un sindaco per i suoi cittadini contro lobby e partiti

Opere di Narrativa

-          Tutti i colori dello zucchero

-          Profondo lago

-          Piazza Ariostea

-          Dai banchi e dalle officine

 VI ASPETTIAMO A FIRENZE!!!

mercoledì 14 gennaio 2026

UN PROGETTO CONFORME (COME LA DIVISIONE SINDACALE) AL PIANO P2: FIRMIAMO E VOTIAMO NO A UNA PESSIMA, ANTIDEMOCRATICA RIFORMA SULLA GIUSTIZIA

Qualche settimana fa il Ministro della Giustizia (la Grazia lasciamola perdere...) Carlo Nordio ha dichiarato di: "non conoscere il Piano di Rinascita Nazionale della P2 e di Licio Gelli e che, comunque, se Gelli aveva ragione, di non vedere la ragione per la quale bisognerebbe rinunciare ad una opportuna riforma della magistratura e della giustizia".

Al di là del fatto che una dichiarazione del genere, da sola, meriterebbe la dimissioni per autoammessa incompetenza e per inquietante complicità, perchè, come diceva l'indimenticabile Tina Anselmi: "la verità la ricercano solo coloro che hanno la forza di sopportarla", verifichiamo intanto questa insidiosa affermazione della ex "toga nera" (e non si tratta di un ovvio riferimento cromatico):

Come ci ricordava Giuliano Turone: il cosiddetto Piano di rinascita democratica della Loggia massonica P2 nacque a metà degli anni Settanta del secolo scorso come documento politico originariamente destinato a rimanere segreto (forse Nordio è rimasto lì...)

Il Piano, come è noto, venne redatto tra il 1975 e il 1976, non a caso nel periodo di governo  guidato da Aldo Moro, (in realtà due esecutivi: il Moro IV ed il Moro V) le cui aperture nei confronti dell'eurocomunista Enrico Berlinguer non furono mai ben accolti dai circoli atlantici (palesi e occulti).

Va ricordato che, al di là dell'effimero risultato post scomparsa di Berlinguer, il più importante risultato del Pci in Italia si ebbe proprio con le elezioni anticipate del 1976.

E' importantissimo l'ultimo discorso pubblico di Moro nel 1978 pochi giorni prima del suo rapimento da parte delle Brigate Rosse (e con loro, non sappiamo ancora da parte di chi...) ai gruppi parlamentari democristiani con una maggioranza della Dc che si era espressa contro qualsiasi accordo politico (al di là della passata c.d. "non sfiducia") con i comunisti, avendo dalla propria parte una esplicita dichiarazione del Dipartimento di Stato Usa.

I tragici fatti del 16 marzo 1978, giorno della fiducia al Governo Andreotti, sono noti a tutti (forse persino a Nordio, diamogli questa apertura di credito...) anche se, con Marco Damilano, siamo ancora alla ricerca di un: "atomo di verità".

Non va dimenticato quello che avvenne nel mondo sindacale, preceduto, nel 1972, dall'incredibile vicenda della c.d. "Uilm Democratica" (nome significativo nel suo paradosso) che espulse illegittimamente il segretario generale Uil Giorgio Benvenuto, poi reintegrato attraverso quattro diversi processi.

Il Piano prevedeva, come è noto, non solo la separazione delle carriere nella magistratura, ma anche la distruzione del processo di unità sindacale (all'epoca potenzialmente organica, non solo d'azione) facendo leva sui gruppi (allora) minoritari di destra della Cisl e i più consistenti gruppi di destra della Uil (in particolare socialdemocratici e destra repubblicana, guidata da Raffaele Vanni).

Nel 1975 ci furono, come è noto, dichiarazioni esplicite e pubbliche da parte del Dipartimento di Stato americano, ancora troppo scarsamente studiate, specialmente in Italia, a favore di una scissione a destra della Cisl, sul modello di quanto successo due-tre anni prima con la scissione a destra delle Acli e la nascita dell'Mcl (Movimento Cristiano Lavoratori).

Non è un caso che su questa vicenda io ed Emilio Gabaglio, che aveva trovato documenti e studi nordamericani (canadesi per la precisione) ci fossimo ripromessi di approfondire.

Purtroppo Emilio non c'è più.

La vicenda della ipotetica scissione è parzialmente nota.

Quando ho scritto il libro: "Sapere, Libertà, Mondo" sulla figura del sindacalista Pippo Morelli ho raccolto plurime e, almeno per me, non discutibili testimonianze sul fatto che la "sinistra Cisl", allora maggioritaria ed in particolare la Fim, si fosse premunita con buste di denaro fornite alle articolazioni territoriali e, soprattutto, doppioni delle chiavi delle sedi.

Ci si apprestava ad una lotta giudiziaria e di anima per salvare l'unità sindacale e l'indipendenza della Cisl dalla destra della Democrazia Cristiana, dalla Cei e da poteri, occulti e palesi, stranieri.

Non vorrei essere mal interpretato.

Nella destra della Cisl c'erano fior fior di sindacalisti (penso, ad esempio a Sartori della Fisba e al toscano Grazzini) e vi erano ragioni del dissenso del tutto sindacali mentre non va dimenticato che anche il Pci, non solo la Dc, era molto, molto freddo rispetto al processi di unità sindacale e alla possibile annullamento del concetto, anche gramsciano, del sindacato come "cinghia di trasmissione", come "strumento" del Partito.

Sappiamo poi come andarono le cose, e l'accordo politico tra destra e sinistra Cisl a fine anni Settanta, dopo tre congressi terminati all'arma bianca (e con maggioranze interne variabili, nel primo, quello del 1969, pochi ricordano che Pierre Carniti e Franco Marini erano schierati insieme, perdenti, contro il segretario generale Bruno Storti che, nel frattempo, svoltava a sinistra per sopravvivere, facendo inorridire ampie parti della sua Dc, con la famosa relazione congressuale del luglio 1969: "Potere contro potere").

Tornando alla giustizia, non dimentichiamo che il Piano P2, insieme alla frantumazione del processo di unità sindacale, prevedeva riforme radicali in materia di ordinamento giudiziario, tali da minacciare l'indipendenza della magistratura: responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull'operato del pm, riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento, separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici.

E' lo stesso Nordio, con l'aggiunta dell'incredibile trovata, stile anni duemila, "gratta e vinci", del sorteggio previsto esclusivamente per la parte togata del Csm, a dirci che questa riforma è, orgogliosamente, nel solco, nell'ispirazione, è completamento del Piano eversivo della P2.

Non dimentichiamo poi il prossimo tassello finale, la: "modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio è eletto dalla Camera all'inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso le elezioni del successore".

Insomma, non mi stupisce, che figure legate alla Cisl (in gioventù in realtà assimilabili alla sinistra radicale in quanto esponenti dei "Cristiani per il socialismo") come il Magnifico Rettore Giuseppe Acocella, rivendichino, su tutti i social, di considerarsi: "cattolici per il sì", sulla scia, ad esempio, di Paola Binetti, di ruiniana (anche se piuttosto ondivaga a seconda di chi è al potere) memoria.

Non stupisce, il pur non esplicito, ma, a mio parere sostanziale avallo, leggendo le interviste di Daniela Fumarola, pur con qualche velleitaria critica, della Cisl a questa pericolosissima riforma.

Non mi stupisce nemmeno la soddisfazione che ho provato ieri sera nel firmare formalmente per il No al Referendum alla Giustizia, comodamente da casa, in soli tre-quattro minuti, utilizzando il mio Spid.

Siamo ad un pelo dalle cinquecentomila firme certificate ed è questa la ragione per cui il Governo, rompendo ogni prassi consolidata, ha anticipato la consultazione referendaria al 22-23 marzo prossimi.

Per strozzare il dibattito e per impedire la crescente consapevolezza dei cittadini e mobilitazione della società civile (ovviamente SENZA la Cisl).

Firmiamo tutti e tutte, strasuperiamola questa importante barriera delle cinquecentomila firme!

E, soprattutto, il 22-23 marzo prossimi, ricordiamoci che in ballo non c'è una questione tecnica che non ci riguarda come cittadini, ma il futuro di una democrazia nata dal sangue della Resistenza e riaffermata con le lotte e i diritti, conseguiti nei difficili anni Settanta.

Facciamolo ricordando, onorando Tina Anselmi, staffetta partigiana e sindacalista, prima Ministra donna della nostra Repubblica (sempre nei vituperati anni Settanta), Presidente (iper osteggiata) della Commissione Parlamentare di inchiesta sulla P2.

La nostra (e non solo la nostra) democrazia, come noto, è già ampiamente sotto attacco.

Non da ora, ovviamente. 

Basta rileggere (ma non inviamolo a Nordio, magari ci trova altri spunti...) il Piano di Rinascita Democratica della loggia massonica occulta Propaganda 2, guidata da Licio Gelli

Da Pistoia.

Francesco Lauria

martedì 13 gennaio 2026

RIGENERARE DEMOCRAZIA. MATTIA SCOLARI: UN SINDACALISTA IN RIVOLTA, DALLA PARTE DEGLI ULTIMI

I lavori dell'incontro nazionale: "Rigenerare Democrazia" che si svolgerà a Firenze il prossimo 31 Gennaio 2026, saranno conclusi, prima delle decisioni delle associazioni promotrici, da Mattia Scolari.

Mattia Scolari, segretario generale della Cub (Confederazione Unitaria di Base) di Milano è nato nel capoluogo lombardo nel 1991 ed è cresciuto nell’hinterland milanese.

E' laureato in "Relazioni di lavoro" presso l'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.

Si è impegnato, sin da giovane, tra la sinistra radicale e le mobilitazioni sulle politiche per l’abitare e l’antisfratto.

Da poco più di dieci anni svolge il ruolo di operatore sindacale per la Confederazione Unitaria di Base, uno dei più importanti e storici sindacati di base in Italia, nata, tra il 1991 e il 1992, dall'esperienza trentennale della Fim Cisl milanese guidata da Piergiorgio Tiboni.

Scolari si occupa di organizzare prevalentemente, ma non solo, i lavoratori dei settori del commercio e turismo; ha seguito importanti vertenze sindacali di natura provinciale e nazionale.

E’ estremamente critico nei confronti della politica della “concertazione sociale” ed è per questo impegnato nel rivendicare il diritto dei lavoratori ad eleggere i propri delegati sindacali, a poter votare le piattaforme rivendicative e le ipotesi di accordo, a designare i propri rappresentanti ai tavoli di contrattazione.

Guida oggi la CUB di Milano, la più grande provincia attiva nell’organizzazione di base, promotrice, insieme ad altre realtà di movimento, delle più importanti mobilitazioni cittadine degli ultimi anni per il lavoro stabile e contro la precarietà, per il diritto all’abitare, in favore della pace.

Per consultare il programma, i documenti preparatori ed iscriversi all'incontro nazionale a Firenze di sabato 31 Gennaio è sufficiente aprire questo link: 

https://www.prendereparola.it/2025/12/25/rigenerare-democrazia-la-partecipazione-nei-corpi-intermedi-per-una-politica-della-cura/

Per approfondire le attività della Cub di Milano è, invece, possibile cliccare su:

www.cubmilano.org

lunedì 12 gennaio 2026

FIRENZE 31 GENNAIO: SIMONA LAING E IL "COSTO DI ESSERE SCOMODA"

Il 31 Gennaio prossimo la sessione mattutina del convegno: "Rigenerare democrazia" che si svolgerà a Firenze dalle 10 alle 17, sarà introdotta e moderata da Simona Laing, dirigente di lungo corso nell'ambito delle farmacie pubbliche e private.

Tutte le informazioni sull'incontro e per l'iscrizione ad esso possono essere ritrovate sui siti: www.sindacalmente.org; www.il9marzo.it; www.prendereparola.it; www.cubmilano.org 

Ma chi è Simona Laing?

  • Manager e dirigente: ha ricoperto ruoli di vertice in aziende farmaceutiche pubbliche o partecipate, occupandosi di gestione strategica, riorganizzazione, controllo di gestione e sviluppo di servizi innovativi.

  • È stata presidente e amministratore delegato di Farcom SpaLa società che gestisce le farmacie comunali di Pistoia, Direttore Generale presso Farmacap, farmacie comunali di Roma attualmente è Direttore Generale presso le farmacie comunali di Grosseto. 

  • In Toscana è stata nominata coordinatrice della commissione farmacie di Confservizi Cispel Toscana, un ruolo associativo importante per le farmacie pubbliche della regione.

  • Autrice del libro "Burla Ciao" (romanzo no global).

Ma Simona Laing si racconta benissimo da sola in questo video del novembre scorso che ha avuto, su Facebook, migliaia di visualizzazioni.

Un video cui lei stessa da un titolo: "Il costo di essere scomoda" e che può essere visualizzato qui:

Nel video Simona Laing ripercorre la sua incredibile vicenda alla guida delle Farmacie Comunali di Roma (Farmacap).

E’ il racconto di false accuse (tutte archiviate) subite anche da dirigenti e dipendenti di FarmaCap, meri strumenti (ma anche oggettivi protagonisti) della “macchina del fango”, volta, peraltro, a coprire evidenti ruberie.

C’è, nel video, anche una riflessione sui limiti della stampa.

Due i filoni principali toccati: uno legato al tema dell’approccio alla selezione della classe dirigente (persone oneste, capaci, competenti e meritevoli o fedeli, capaci solo di abbassare la testa?), l’altro, legato alla questione delle discriminazioni di genere.

Se Simona fosse stata un uomo le sarebbe successo tutto quello che le è vergognosamente accaduto?

La determinazione della dirigente racconta delle accuse di “mancanza di tenuta” nel ricoprire ruoli dirigenziali, in quanto “donna fragile” e, magari, un po’ isterica.

Una condizione di: "necessaria difesa permanente" che rende difficile semplicemente anche il lavorare.

Simona si rivolge, in solidarietà, alle tante donne come lei: “non mollate!”

Rospi enormi da ingoiare, con altre donne stesse che si accaniscono, ma, nonostante questo, Simona si impegna, anche se c'è ancora oggi chi non le da pace.

E' la lotta per un Paese nuovo che sani a livello culturale, emotivo e sistemico, i deficit evidenti delle organizzazioni pubbliche e private.

Una battaglia in cui donne e uomini devono fare sistema (e: "immischiarsi") per donare, consegnare un mondo più giusto alle nuove generazioni di cittadini/e e lavoratori/lavoratrici.

domenica 11 gennaio 2026

LA CRISI DI PENSIERO DEL SINDACALISMO (OLTRE LA METAFISICA). ABSTRACT INTERVENTO DI SAVINO PEZZOTTA (FIRENZE 31 GENNAIO 2026)

Il 31 Gennaio prossimo, dalle 10 alle 17 si terrà a Firenze l'incontro: "Rigenerare democrazia". 

Tutte le informazioni sul programma e le modalità di iscrizione sono raggiungibili a questo link: www.prendereparola.it 

Pubblichiamo, per stimolare il dibattito in vista di Firenze, un abstract dell'intervento che Savino Pezzotta (già segretario generale Cisl nazionale) terrà in apertura dei lavori del pomeriggio del 31 Gennaio prossimo.

Oltre la metafisica del sindacalismo (di Savino Pezzotta)

In questi anni nel discutere con gli amici dell’associazione Prendere Parola e quelli che frequento nella quotidianità e nel valutare i loro interventi mi sono convinto che la crisi attuale del sindacalismo non sia organizzativa, ma di pensiero.

1. Una crisi non organizzativa, ma di pensiero

La crisi del sindacalismo contemporaneo viene raccontata come una questione di numeri: iscritti che diminuiscono, rappresentanza che si assottiglia, capacità contrattuale che si indebolisce. È una lettura comoda, perché consente di intervenire con correttivi tecnici: campagne di tesseramento, riforme statutarie, rinnovamento generazionale delle classi dirigenti. Ma questa spiegazione è insufficiente. La difficoltà che il sindacato attraversa oggi è più profonda: riguarda il modo stesso in cui pensa il lavoro, il conflitto e la rappresentanza.

Siamo di fronte non a una crisi contingente, ma al logoramento di una metafisica. Una metafisica pratica, mai dichiarata, che ha sostenuto il sindacalismo moderno per tutto il Novecento e che oggi non regge più l’urto della realtà.

2. Il non detto che reggeva il sindacato

Il sindacato continua a cercare un soggetto che non c’è più e, non trovandolo, finisce per rappresentare soprattutto ciò che resiste ancora alle trasformazioni: lavoro stabile, settori protetti, identità già riconosciute. Così facendo, perde contatto con una parte crescente dell’esperienza lavorativa contemporanea.

3. La dissoluzione del soggetto unitario

Il lavoro oggi è frammentato, intermittente, mobile. Spesso non ha un luogo preciso, ne orari definiti, spesso non produce un’identità riconoscibile. È lavoro cognitivo, affettivo, relazionale; è lavoro che invade la vita e che, proprio per questo, fatica a essere nominato come tale.

Non si tratta di dire che il lavoro è scomparso. Al contrario: ha colonizzato l’esistenza. Ma proprio perché è ovunque, non è più facilmente rappresentabile. Il sindacato rischia di diventare cieco di fronte alle nuove forme di sfruttamento.

4. Rappresentanza: una crisi che non è solo politica

La crisi della rappresentanza sindacale viene spesso letta come disaffezione o individualismo. Ma questa interpretazione rovescia il problema. Non è che i lavoratori non vogliano più partecipare; è che non si riconoscono nelle forme della partecipazione offerte.

La crisi della rappresentanza, dunque, non è solo organizzativa. È una crisi ontologica: riguarda ciò che il sindacato pensa di rappresentare e il modo in cui pensa di farlo.

5. Oltre le grandi narrazioni

Per uscire da questa impasse è necessario un cambio di sguardo. Pensare a un oltre la storia compiuta non va inteso come una moda teorica o come resa al relativismo, ma come presa d’atto della fine delle grandi narrazioni totalizzanti.

Continuare a ridurre il conflitto a ciò che è negoziabile ai tavoli istituzionali significa lasciare senza nome una parte decisiva della sofferenza sociale.

6. Dal sindacato-istituzione al sindacato-pratica

Il passaggio cruciale riguarda la forma. Il sindacato si è pensato prevalentemente come istituzione: apparati, ruoli, procedure, mediazioni. Ma oggi questa forma rischia di diventare autoreferenziale.

Una visione attuale del sindacalismo vuol dire spostare l’asse: dal sindacato come struttura al sindacato come pratica situata. Non un soggetto sovrano che parla a nome di altri, ma un dispositivo che ascolta, accompagna, rende visibile ciò che è invisibile.

7. La nostalgia come forma di rimozione

Il mondo del lavoro non tornerà com’era, insistere su questa attesa significa ritardare l’unico compito serio oggi possibile: inventare forme nuove di azione collettiva dentro un mondo radicalmente cambiato.

8. Un sindacalismo senza fondamenti, ma capace di stare nella ferita

Andare oltre la metafisica del sindacalismo significa accettare che non esistono più fondamenti garantiti, né soggetti privilegiati della storia, né automatismi emancipativi. Il sindacato, se vuole tornare a essere una forza viva, deve accettare di abitare l’incertezza.

Un sindacalismo capace di stare nella frattura, di nominare ciò che ancora non ha nome, di accompagnare vite lavorative spezzate senza pretendere di ricomporle dall’alto. Solo così potrà tornare a essere non un residuo del passato, ma una pratica necessaria del presente.

sabato 10 gennaio 2026

"AMBRO". QUELLO SCIOPERO E QUEL SORRISO ETERNI NELLA NEVE. SCIVOLANDO (SENZA CADERE) TRA PARMA, BOLOGNA, PORRETTA E PISTOIA

Questa volta, essendo carico di tanti libri su Bruno Buozzi e il sindacalismo socialista, recuperati il giorno prima all'Istituto Parri di Milano, non me la ero sentita di affrontare, nella notte di gennaio, i 45 minuti a piedi che separano casa mia dalla stazione ferroviaria di Parma.

Sceso quindi dal mio comodo passaggio, sono entrato in una stazione quasi deserta.

Pochi minuti prima delle sei del mattino, treno anticipato e percorso incognito causa sciopero.

Una parola antica, che Don Lorenzo Milani spiegava ai suoi ragazzi e alle sue ragazze come una fondamentale "arma non violenta", proprio come il voto.

Avevo barattato quindi il mio comodo intercity Parma-Prato (cancellato) con un regionale, di quelli lenti, ottocenteschi, che salutano i condomini sulla Via Emilia (tra la Via Emilia e il West avrebbe detto qualche scrittore ispirato...) fino a Bologna.

Un viaggio quindi, abbastanza lungo, di cui sinceramente non ricordo praticamente nulla.

Devo aver anche russato, viste le espressioni non proprio amichevoli, al mio risveglio, dei vicini di posto, proprio mentre si approssimavano i molteplici binari dello snodo ferroviario più importante del Paese.

Scendo speranzoso.

Il successivo regionale per Prato mi era stato garantito al..."99%".

Niente, ieri eravamo nel famigerato 1%, d'altronde io sono, come è noto, un uomo testardamente di minoranza. Il regionale per Prato, già non proprio una freccia alata, si sarebbe, infatti, fermato, nel nulla a San Benedetto val di Sambro.

Mentre cerco di capire cosa fare per arrivare alla meta finale di Pistoia (la più emiliana delle città toscane, come ci dice il buon Francesco Guccini...) vago per Piazzale Ovest della Stazione (l'Est, quello dei treni per Prato aveva perso di interesse...).

Ascolto due anziani dai tratti inequivocabilmente arabi parlare tra loro, proprio vicino alle aiuole abbastanza curate del piazzale, appena spruzzate da una resistente neve.

L'accento sarebbe da studiare da parte degli antropologi: un misto di vocali aspirate (arabe non toscane!) e di accento emiliano, un mix stupefacente, tra memoria, baffi argentati e globalizzazione.

Riascolto la frase: "Oggi scioperano".

Guardo meglio i giubbotti dei due. C'è un marchio blu scuro di una cooperativa di pulizie, abbastanza nota.

Ecco il senso di quello...: "scioperano".

Uno dei due anziani lavoratori mediorientali emiliani dice all'altro: "E' importante, è per la sicurezza. Hai visto quello che è successo, proprio qui?"

L'altro lavoratore annuisce e questa volta non c'è accento. Non ci sono, infatti, parole. Solo uno sguardo profondo, di chi ne ha vissute probabilmente tante nella vita, ma che non si abitua alla morte, soprattutto se insensata, violenta.

Alzo gli occhi. Guardo il cielo, oltre la tettoia.

Mi vergogno un po'. Io che mi ero pure quasi lamentato dei disagi dello sciopero!

Poi guardo dietro i due. Proprio lì, a Piazzale Ovest. Luogo di tante mie corse per prendere nei decenni della mia vita, un sempre incombente regionale in coincidenza, diretto verso Parma.

Uno striscione bianco, le scritte nere.

"Ciao Ambro. IC Bo"

Ambro è Alessandro Ambrosio, giovane capotreno ucciso sul lavoro, nel parcheggio aziendale, dai fendenti del tutto gratuiti e folli di un coltello. 

L'autopsia dice morto in: "tre secondi".

Accendo il telefono. Apprendo delle foto sfogliate, quel tardo fatale pomeriggio, due ore prima del fatto, insieme a Francesca, la fidanzata: guardavano, insieme le immagini del paese di lui: San Giuseppe Vesuviano.

Il sogno di una vita insieme, figli meticci, tra il Vesuvio e il West.

Purtroppo questa volta l'Emilia è diventata davvero il selvaggio West, senza regole, senza pudore, senza pietà. Senza appello.

E Alessandro, il capotreno con il sorriso nella neve, chitarrista nella sua band, in tre secondi ha cessato di vivere, sognare, suonare, attraversare binari e paesi sulle rotaie.

Quasi come in un sogno, non bello lo confesso, alzo ancora lo sguardo e, questa volta, mi accorgo di un inatteso treno per Porretta Terme, in grande ritardo. 

Se mi sbrigo posso prenderlo, al volo, di corsa, come al solito.

Di lì, anche allungando un braccio, Pistoia si vede, si tocca, è laggiù, verso un'altra pianura, quella che porta anche a Prato e a Firenze.

Anche se la storica e diradata ferrovia Porrettana è più economica della direttissima via Prato, con gli algoritmi dei biglietti ora non si scherza.

Fermo una giovane con la divisa di Trenitalia, sembra trattenere un sorriso sotto gli occhiali.

Mi ispira fiducia.

Ci prendo. 

"A volte basta guardare bene gli occhi delle persone per capire tante cose".

Mi sorride e mi dice: "Non ti preoccupare, sono io la capotreno del Porretta. Lo aspettiamo insieme."

Salgo, appoggio i miei tanti libri e, questa volta, non dormo.

Fin da Vergato la neve cresce sempre di più. Non solo nelle montagne, anche nei paesi, nelle piccole stazioni.

Io che non ho trovato a dicembre la neve in Islanda, penso tra me e me, la trovo a Vergato, viaggiando lento, lento, fino a Porretta.

Arriviamo.

I naufraghi del treno, in ritardo, delle 7.17 da Bologna (tre o quattro oltre a me)  si riconoscono perchè vagano con lo sguardo, nonostante la neve e il Reno appaiano splendidi di fronte agli occhi.


Gli altri tirano fuori le bacchette da trekking e fermano felici la corriera blu per Corno alle Scale e per l'Abetone.

Quanto dovrò aspettare?

Quando scenderò le colline verso Pistoia?

Trascino il trolley (si i libri non stavano tutti nello zaino, sono fatto così...) e la prima cosa che rischio di assaporare di Porretta è una lastra di ghiaccio.

Barcollo, barcollo.

Scivolo. Ma non cado.

Con un po' più di accortezza raggiungo la vicina, e a me nota, stazione delle corriere. Con i suoi murales jazz e folk, i suoi fiati, i volti "negri" che significano musica, ritmo, festival.

Mentre i ricordi e le stelle musicate del Porretta Soul Festival di tanti anni prima fanno capolino nella mente e nel cuore, apprendo, non senza qualche titubanza da un autista ("io sono di San Marcello, quelli di Pistoia sono sempre poco affidabili...") che ho due ore di tempo e di attesa.

Già l'attesa.

Chi si ricorda cosa è?

Oggi ci sono i cellulari, non esiste più l'attesa.

Ci sono i whatsup, di cui sono un consumatore seriale, non si ascolta più il silenzio.

O quasi.

A Porretta oltre alla neve, c'è il mercato.

E io mi avventuro, sempre a colpi di trolley e di libri sul sindacalismo riformista tra Ottocento e Novecento, tra le bancarelle.

Resisto alla pasticceria, per fortuna dei gradini ghiacciati mi fanno da muro.

Raggiungo la chiesa (ovviamente in salita, mai una gioia eh!) attraversando un passaggio fluviale pieno zeppo di anatre.

Uno sguardo verso l'alto, una preghiera per Alessandro e per Francesca.

Negli occhi gli occhi proprio di San Giuseppe, in questo caso emiliano, di confine, non proprio vesuviano.

Piano piano, viene quasi il tempo di salire sulla corriera blu per Pistoia, che, nonostante le dicerie di campanile provenienti da San Marcello Pistoiese, arriva in perfetto orario.

Poche curve e passiamo, come sempre da Pavana, comune di Sambuca Pistoiese.

La strada non può farmi risuonare nella mente di versi di Vorrei e al suo indigeno abitante, proprio Francesco Guccini..

Penso a Francesca, intenta quel giorno a guardare, insieme al suo Alessandro, presa nel sognare le case, le strade, i campanili di San Giuseppe Vesuviano.

Risuona Vorrei, nei versi dal poeta cantautore più emiliano che esista...

"Vorrei

Camminare di casa nel tuo giardino

Respirare nell'aria sale e maggese

Gli aromi della tua salvia e del rosmarino

Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero

Parlando con me del tempo e dei giorni andati

Vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero

Come se amici fossimo sempre stati

Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci

E i ciuffi di parietaria attaccati ai muri

Le strisce delle lumache nei loro gusci

Capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

E lo vorrei

Perché non sono 

quando non ci sei..."

La neve si scioglie sulla Porrettana, 

questa volta fatta di asfalto, non di rotaie.

Goccia dopo goccia, il tempo, troppo veloce,

la trasforma in acqua.

Il canto di Guccini continua, intimamente universale:

"Vorrei restare per sempre in un posto solo
Per ascoltare il suono del tuo parlare
E guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
Impliciti dentro al semplice tuo camminare
E restare in silenzio al suono della tua voce
O parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
Dimenticando il tempo troppo veloce
O nascondere in due sciocchezze che son commosso
Vorrei cantare il canto delle tue mani
Giocare con te un eterno gioco proibito
Che l'oggi restasse oggi senza domani
O domani potesse tendere all'infinito
E lo vorrei
Perché non sono quando non ci sei
E resto solo coi pensieri miei ed io..."

La frase di Guccini rimane irrisolta, immersa in un'eco di nostalgica speranza.
E' ora di scendere, riabbracciare la città.
Portare nel cuore la neve, fotografia nell'anima.
Il sole non sempre la scioglie,
la neve rimane, pensata, di fronte a noi, 
insieme alla cascate del Reno,
Rimane anche di fronte al buio, 
al pozzo nero della morte, 
perchè continuiamo a credere.
Una luce fa capolino e bonariamente guarda,
incastonata, forse un po' nascosta, 
tra colline ormai lontane.
Pistoia è arrivata, 
l'attesa, 
almeno per oggi,
è finita.
E' tempo di credere.
Ho voglia di credere.
"...Come la neve".
Francesco Lauria

venerdì 9 gennaio 2026

RIGENERARE DEMOCRAZIA. 31 GENNAIO 2026, FIRENZE: SAVINO PEZZOTTA

La relazione di apertura del pomeriggio dell'incontro: "Rigenerare Democrazia. La partecipazione nei corpi intermedi per una politica della cura" che si svolgerà nella giornata di sabato 31 gennaio 2026 a Firenze (sulla salita che porta a Fiesole e Barbiana) sarà affidata a Savino Pezzotta, già segretario generale nazionale della Cisl ed attualmente presidente dell'Associazione Prendere Parola.

Tutte le informazioni sull'incontro ed  il link per iscriversi sono raggiungibili sui siti internet:

www.sindacalmente.org - www.il9marzo.it - www,prendereparola.it - www.cubmilano.org

Ma chi è Savino Pezzotta?

Qui di seguito una sua biografia, tra impegno sociale, sindacale e politico.

Domani pubblicheremo, invece, l'abstract del suo intervento.

Savino Pezzotta, bergamasco, è un sindacalista e politico italiano.

Dopo le scuole elementari va a lavorare, come tanti ragazzi della sua età, in una piccola azienda metalmeccanica del suo paese (Scanzorosciate). 

Il 4 aprile 1959 è assunto come operaio tessile alla Reggiani Spa di Bergamo, azienda che opera nel settore del finissaggio, dove resta fino al 1974. A seguito di una serrata operata dall'azienda per contrastare lo sciopero nazionale per il rinnovo del CCNL, e per creare un'alternativa al sindacato aziendalista messo in campo dalla direzione (Lista Indipendenti Reggiani), nel 1963 si iscrive alla CISL.

Successivamente viene eletto nella Commissione Interna e poi nel 1969 nel Consiglio di fabbrica. Entra nel direttivo provinciale della FILTA-CISL (Federazione Italiana Lavoratori Tessili Abbigliamento), nel 1972 entra nella Segretaria Provinciale. Si batte per l'unità sindacale ed è tra i promotori della FULTA di Bergamo (Federazione Unitaria Lavoratori Tessili Abbigliamento). 

Il primo maggio del 1974 viene chiamato a fare l'operatore sindacale nella zona di Grumello del Monte (zona a forte presenza di aziende bottoniere e dell'abbigliamento), poi sarà impegnato nella zona di Zingonia e Treviglio.

Viene eletto segretario Provinciale dei tessili e successivamente segretario generale della Unione Provinciale Cisl. Nel corso della sua attività sindacale nella FILTA, si appassiona alla cooperazione e partecipa alla costituzione di cooperative di produzione-lavoro nell'ambito del settore. Da cattolico impegnato, a 14 anni si iscrive alla DC e nel 1972 aderisce all'esperienza politica di un gruppo di cattolici progressisti di sinistra che, rompendo il collateralismo con la DC, danno vita al Movimento Politico dei Lavoratori.

Per questo movimento partecipa alle elezioni politiche del 1972 candidandosi alla Camera nel collegio di Brescia-Bergamo, senza essere eletto. Con lo scioglimento del piccolo partito si dedica esclusivamente all'attività sindacale. Dopo vari incarichi sindacali nel 1993 diventa segretario regionale della CISL in Lombardia, incarico che lascia nel dicembre del 1998. La grande passione per il sindacato e l'impegno nel sociale, lo portano in quegli anni a ricoprire l'incarico di Presidente della Comunità dei Sindacati delle Regioni delle Alpi Centrali (ARGE-ALP).

Nel dicembre del 1998, entra a far parte della Segreteria Confederale della Cisl di cui è segretario Sergio D'Antoni, dove in seguito assume le funzioni di Vicario. Consigliere CNEL dall'ottobre 1999, il 4 dicembre 2000, viene eletto Segretario Generale della Cisl, incarico che gli venne riconfermato, con il più ampio consenso di voti, dal Primo Consiglio Generale della Cisl, sia dopo il XIV Congresso del giugno 2001 che dopo il XV Congresso del luglio 2005. È stato vicepresidente della CISL Internazionale e membro del Comitato Esecutivo della CES.

Al sorgere di questioni interne, relative ai tempi della successione, mantenendo fede alla convinzione che l'unità del sindacato sia sempre un bene e volendo evitare la rottura nella Cisl, si dimette dall'incarico nel 2006, poco prima delle consultazioni politiche del 9 e 10 aprile, per "rimarcare l'autonomia del sindacato di fronte alle elezioni”. È stato presidente della Fondazione Ezio Tarantelli e presidente della Fondazione per il Sud, e dal 2006 al 2014 Presidente del CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati).

L'8 febbraio 2008 partecipa alla costituzione del movimento politico della Rosa per l'Italia, di cui diventa presidente. È stato fautore dell'accordo elettorale con l'Unione dei democratici Cristiani e di Centro (UDC) che ha dato vita all'Unione di Centro, con la quale si candida alle elezioni politiche del 2008 e viene eletto deputato.

Il 17 gennaio 2013 ha lasciato l'Unione di Centro ed ha aderito al Gruppo misto della Camera. Non ha accettato le proposte a ricandidarsi ritenendo esaurita la sua esperienza politico-istituzionale.  

Continua ad interessarsi delle questioni sociali, di pace e di cooperazione internazionale attraverso l'associazione "Educatori senza Frontiere" fondata da don Antonio Mazzi ed è attualmente Presidente dell’Associazione Prendere Parola.