Guardare negli occhi la sofferenza delle persone?
I significati più profondi?
Bagaglio o lasciapassare?
Quali principi morali e politici?
Tralasciando chi, almeno per l'inesistente credibilità umana e politica che le riconosco, non merita di essere citata, mi voglio soffermare sulle parole (molto belle se non fossero state soprattutto un sotterfugio tattico-procedurale) del capogruppo Avs-Sce-Possibile Francesco Branchetti nel consiglio comunale di Pistoia dello scorso lunedì.
Sono frasi con cui ha furbescamente anticipato le diverse comunicazioni del centrodestra sullo scempio istituzionale, avvenuto la settimana prima, in merito alla porzione del cimitero della Misericordia di Pistoia dedicato ai bambini e alle bambine mai nati/e e che sono in totale contraddizione rispetto al precedente improvvido comunicato di Alleanza Verdi Sinistra realtà a cui sempre lo stesso Branchetti appartiene (gemellato con il quasi partito Avs, attraverso una specie di sua residuale associazione locale...)
Un comunicato, quello di Avs-Sce-Possibile, che è stato, forse ancor più delle dichiarazioni del
sindaco (forse a sua insaputa) Giovanni Capecchi, e forse escludendo le recenti devastanti, violente e patriarcali "posizioni" di Non Una di Meno Pistoia, davvero il punto più basso di questi difficili, brutali e anche penosi, dieci giorni.
E’ risultato totalmente assurdo sinceramente, me lo si conceda, che si sia di fatto chiesto alla capogruppo-consigliera Cinzia Cerdini di non affrontare nulla che si collegasse alla vita e alla cura.
Ma, cattolici o non cattolici, quale perverso nichilismo dei valori e dell'etica si è abbattuto, come uno tsunami, su buona parte della cosiddetta "sinistra" pistoiese?
In particolare su quella che nel 2022 si definiva: "del sogno, della cura, del servizio" e che io stesso, all'epoca, ho convintamente votato?
Ma stiamo scherzando?
Nel consiglio comunale del 12 ottobre, invece, interventi farlocchi e strumentali a parte, c'è stata anche una importante, opportuna riflessione, laica, come ha affermato giustamente la vicesindaca Pd Stefania Nesi, su un tema delicato e intimo, non solo su un luogo.
Affidiamoci allora al suo e al, come sempre, opportuno, intelligente, corretto, intervento della capogruppo Fdi in consiglio comunale Francesca Capecchi.
Per chi voglia imparare un po' di "Amore politico" sono recuperabili qui...
Francesca Capecchi: https://www.facebook.com/share/v/1DLGZVrLWo/
Stefania Nesi: https://www.facebook.com/share/v/1F6ppYNYLs/
In sintesi, utilizzando il filo del discorso, intelligentemente convergente di due donne di grande valore e sensibilità come Stefania e Francesca...
Il 3 ottobre scorso, in consiglio comunale, è stata ricordata la celebrazione di una funzione religiosa in un cimitero dell’Arciconfraternita della Misericordia e che accompagna tante fragilità, con regolare e quasi decennale convenzione, a fianco del Comune di Pistoia e delle Diocesi di Pistoia e di Pescia.
La Misericordia, che, come ha rimarcato inutilmente e strumentalmente il novello mangiapreti Branchetti, ha origini e valori di fondo cristiani, è oggi un’associazione pienamente laica, senza, per questo, dover rinnegare le proprie radici, la propria storia.
La convenzione con il Comune di Pistoia, nella sua versione più recente, è del 2019, e, rispetto a quella precedente, è stata rinnovata e rivista a seguito dell'ampliamento del cimitero (che, lo dice Francesco Lauria, non Francesca Capecchi o Stefania Nesi, a differenza di quanto scrive con ignoranza non giustificabile Non una di meno di Pistoia è privato, appunto convenzionato, non pubblico, nel senso di statale-comunale. Ma sono sottigliezze che, a chi vive imbevuto della propria cieca, intollerante e intollerabile ideologia, non si possono davvero chiedere...)
Nella convenzione rinnovata e rivista nel 2019, anche a seguito dell'ampliamento del cimitero, è stato inserito il servizio
della sepoltura dei feti.
Che cos’è questo luogo?
Come ha detto, in questo caso, Stefania Nesi?
E' un luogo che raccoglie tante storie, private, intime e molte di queste storie sono storie di sofferenza che non conosciamo (non ha detto tutte, Lavinia Ferrari, Non una di meno, Dimmi dove quando, Benji e Fede, etc...).
Sensibilità diverse, plurali, ma accompagnate da una sofferenza che
deve trovare un luogo in cui questa sofferenza sia custodita.
E’ quello il senso di questa porzione di cimitero: un
luogo per custodire un figlio una figlia che (magari per ragioni diverse, molteplici, senza alcun giudizio) non è mai nato/a.
Un nome, un volto che magari i genitori hanno visto o anche
solo immaginato…
Ci avviciniamo, ci hanno detto, da donne e da madri, da responsabili esponenti delle istituzioni, Francesca e Stefania, a comprendere cosa sia questa sofferenza, il
dolore immenso della perdita di un/una figlio/a
Un dolore cui possiamo esprimere soltanto laicamente
vicinanza e rispetto (…)
In questo dibattito, come ha detto anche Francesca Capecchi, nessuno/a ha messo in discussione, nemmeno per un attimo, la Legge
194 del 1978.
E Francesca e Stefania, pur con le loro più che legittime convinzioni personali, intime, come la loro storia, non la mettono mai in discussione la Legge 194 (al di là, su Stefania, delle voci messe in giro ad are dal mondo vicino a Giovanni Capecchi durante la competizione per le primarie di coalizione del campo largo, voci che ha dovuto smentire con un famoso video...).
E' stato affermato in consiglio comunale...
"La legge 194/1978 è una Legge della Repubblica firmata dalla cattolica Tina Anselmi (…) che riconobbe, promulgandola, che le storie delle gravidanze non sono tutte uguali.
(…) Oggi dobbiamo uscire da quest’aula con un intento
condiviso: la libertà di scelta dell’interrompere una gravidanza, non esclude la
libertà di ricordare il proprio dolore privato in un luogo pubblico."
E io, nel giorno, nella mattina in cui Pistoia ricorda l'assassinio di Ugo Schiano (personalmente non ci sarò perchè a Bologna ad iniziare il mio viaggio di ricerca e narrazione nelle "oasi del volontariato e della fraternità") sono orgoglioso di Francesca e di Stefania.
Ma ho ascoltato e ascolto con rispetto e doverosa attenzione, lo dico con orgoglio, nonostante le nostre enormi differenze politiche, anche Cinzia.
Ho ascoltato, parlando di una autentica difensora, facilitatrice, suscitatrice della Vita, anche nella professione, Anna Maria Celesti
Ovviamente, cari pseudosinistri e pseudosinistre pistoiesi...
Ugo Schiano, operaio metalmeccanico comunista, padre, è stato ucciso dal piombo del potere, il 16 ottobre 1948 durante una manifestazione passata alla storia come la “marcia della fame”.
Anche Schiano, insieme alla dignità del lavoro e della cittadinanza, della democrazia, difendeva la vita.
E non c'è alcuna contraddizione, nel rispetto del credo e della storia personale di ognuno/a (la mia, su questo punto è, come quella di tanti/e, intimamente dolorosa) tra la porzione del cimitero della Misericordia e il suo sacrificio di uomo del popolo, ultimo tra gli ultimi, fragile tra i fragili.
Quello di Ugo Schiano è stato un sacrificio, un altissimo prezzo pagato per tutti/e coloro che credono nella libertà, nell'uguaglianza, nella solidarietà, nella democrazia.
Nel Respiro della Vita.
Una testimonianza, quella di Ugo Schiano, che va trasmessa con impegno e costanza, non solo negli anniversari, alle giovani e alle future generazioni.
Senza memoria, infatti, non ci può essere futuro.
Solo così, andando alla ricerca della nostra identità perduta, in questo presente strappato, repressivo, potremo, insieme, difendere la democrazia, il lavoro, i diritti, il futuro, il pianeta (oggi è anche il giorno dell'importante sciopero per il clima promosso da Fridays for Future...)
Io sono orgoglioso e debitore della memoria e del sacrificio del comunista Ugo Schiano.
Ma ringrazio, da persona e da cittadino, anche Cinzia, Francesca, Anna Maria, Stefania.
Da loro, soprattutto su certi temi, ho solo da imparare.
E' vero, senza voler per questo alimentare stereotipi di genere al contrario, un uomo, un maschio normalmente ha, su alcuni argomenti, una marcia in meno.
Ma io ci sto, ogni giorno, e non da solo, lavorando, credendo nella difesa e nella promozione della Vita, in ogni sua forma; opponendomi con costanza all'economia e alla incultura dello scarto, con ogni mia energia, con ogni mio battito, con ogni mia speranza di futuro.
Sono un "maschio che si immischia" che prova ad avere cura, che prende parte e che crede, con amici e testimoni che mi insegnano e mi correggono, in una "maschilità di pace", opportuna contraddizione nonviolenta in un mondo in guerra.
Ho imparato, in oltre venti anni di impegno sindacale, con gli ultimi e per gli ultimi, che il conflitto non va cancellato, negato, fa parte della vita.
Ma ho imparato anche, tra mille errori fatti e che continuo a fare, che non esiste guerra (comprese quelle dirette contro le persone) che non meriti di essere disonorata, disertata.
Che non esiste fucile che non meriti di essere spezzato.
Non esiste esercito che non meriti di essere disarmato.
Non immagino per-dono, certo in un percorso riparativo e ricucitore di verità e giustizia, che non meriti di essere donato. Con fiducia, e senza pretese, affidato.
Tutto questo lo provo a vivere ogni giorno, pur nelle mie contraddizioni e cadute, anche nel confronto arricchente e difficile con mio figlio Jacopo e, in una sofferta separazione, reciprocamente rispettosa e amorevole, con mia moglie Serena.
Ed è qui, nell'intersezionalità delle condizioni e dei generi, uso una parola del lessico del vero femminismo, non di quello farlocco e impostore, egemone a Pistoia, che possiamo costruire una nuova e rinnovata cultura delle emozioni e del rispetto.
E' qui che possiamo non solo combattere, ma proprio provare ad eliminare la violenza di genere e tra i generi.
Diritti sociali, civili, inviduali e diritti del lavoro non sono mai stati in contraddizione.
Vogliamo il pane.
Ma vogliamo anche le rose.
E non possiamo fare a meno della poesia.
Come scriveva una grande donna del Novecento, Simone Weil, ma anche come ci ha testimoniato negli anni, a Pistoia, un grande ed umile uomo di cui ho sentito parlare da Annamaria Celesti in consiglio comunale, senza averlo mai direttamente conosciuto.
Parlo di Massimo Passi, da poco prematuramente e dolorosamente scomparso che, non a caso, era Presidente di una cooperativa sociale che si chiama: "Il Poeta",
Restiamo umani/e.
Sempre, per sempre e comunque.
Francesco Lauria

















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