Ieri, proprio mentre Giovanni Capecchi, con qualche fibrillazione, varava la sua Giunta, usciva un breve e davvero molto bello articolo sulla città di Pistoia.
L'occasione era l'arrivo, dall'Abetone, della celeberrima corsa Mille Miglia in città, di cui ho avuto sentore anche io nella notte, mentre un po' provato, devo ammetterlo, accompagnavo mio figlio e un suo amico in discoteca a Montecatini, superando un paio di "Balilla" e di "Topolino".
L'articolo, davvero ispirato, era stato pubblicato, cartaceo ed online, su Il Resto del Carlino, sulla pagine dei "motori", appunto, quindi fuori dalla confort zone dei media pistoiesi, una sorta di pieno riconoscimento pervenuto dalla vicina Emilia, la mia.
Il titolo: "Pistoia, la città che sa stupire in silenzio".
Il testo, invece, è recuperabile qui: https://www.ilrestodelcarlino.it/speciali/motori/pistoia-la-citta-che-riesce-a-stupire-in-silenzio-f201fd6a
Invito chi ha a cuore questa città a leggerlo, peraltro è molto più breve dei miei prolissi scritti.
Il giornale ci propone una: "mappa di tesori nascosti, in cui è possibile toccare la bellezza".
Mentre ascoltavo i "nuovi" nomi della Giunta e dello staff di Giovanni Capecchi (e pensavo: "questa città è proprio piccola..."), stimolato dalla lettura del quotidiano bolognese, sono, di nuovo, ritornato con la mente al mio primo incontro con questa città, "la più emiliana delle città toscane", come ha spesso affermato, tra note e bicchieri di vino, l'uomo del confine appenninico: Francesco Guccini.
Era un pomeriggio di primo autunno del 2005 e iniziavo, proprio da Pistoia, la mia ricerca, in Toscana e Veneto, sull'integrazione sociolavorativa degli immigrati e la lotta alle discriminazioni, anche doppie e triple, ma a partire dai luoghi di lavoro.
Era, pur iperprecario, il mio primo impiego, incarico importante, nell'ambito di un progetto nazionale ed europeo, molto ampio che andava dalla Cisl all'Arci, dalla Cgil al mondo del terzo settore ed era guidato dall'Imed, il defunto, ma benemerito Istituto per il Mediterraneo, originariamente promosso da Cgil, Cisl e Uil.
Il partenariato di ricerca, denominato "L'Arco della legalità", raggiungeva anche istituzioni comunali di Francia e Spagna, come Digione e Girona.
In quei viaggi avrei conosciuto, fatta mia l'umanità: non dimenticherò mai, ad esempio, l'incontro con i conciatori indiani e africani di Arzignano in Veneto e un'Italia già profondissimamente trasformata, già di fronte ad una scelta: integrazione e convivenza, nuova cittadinanza o razzismo, ghetti e, in Veneto, tanta, tanta Lega, allora quella originale, delle micropatrie regionali, quella che: "ce l'aveva duro", anche se il leader Umberto Bossi era stato colpito, da circa un anno, da un grave ictus celebrale.
Tornando a Pistoia, come ho già raccontato, io andavo a visitare la Provincia, allora guidata già da un po' da Federica Fratoni, per incontrare e conoscere un fiore all'occhiello del territorio, il "Centro antidiscriminazioni".
Lo abbiamo ricordato durante la campagna elettorale, il 13 maggio scorso, presso la libreria Lo Spazio, grazie all'Associazione Sognare da Svegli e a Barbara Beneforti, una delle anime di quella, purtroppo cancellata, preziosa realtà.
Il Centro antiscriminazioni aveva due caratteristiche importanti: era, innanzitutto una struttura pubblica, con le istituzioni che si facevano carico dei problemi e delle soluzioni, ma rappresentava anche un grande, innovativo, partecipativo strumento della sussidiarietà verticale ed orizzontale, con i comuni del territorio provinciale, a partire dal capoluogo, e con il mondo del volontariato e dell'attivismo politico per l'inclusione pienamente coinvolti e partecipi, pur nella chiarezza dei ruoli.
Aveva fatto allora scalpore il, per l'epoca davvero rivoluzionario, riconoscimento di status rifugiato di un giovane uomo albanese omosessuale, vittima, da uomo, di doppia discriminazione.
Ricordo che mi aveva colpito l'impegno positivo, di prevenzione di discriminazioni e razzismo, ad esempio, nella montagna pistoiese, possibile terra di approdo di nuova immigrazione, anche a causa dell'allora già ben avviato spopolamento di area interna.
Quel giorno, che non scorderò mai, quel giorno in cui mai avrei pensato che per, ormai quindici anni, mi sarei trasferito in questa città, Pistoia, effettivamente, seppe "stupirmi in silenzio".
Dopo gli incontri istituzionali, le interviste, etc. proprio come nell'articolo del Carlino, mi colpì: "l'eleganza geometrica del romanico pistoiese". Mi colpì, insomma, Pistoia con il suo essere una: "delle gemme più preziose ed ingiustamente timide della Toscana".
Mi persi con il naso in sù nella Cattedrale di San Zeno con la sua torre (e che tanti, anche pistoiesi credono dedicata a San Jacopo...) e incontrai, davvero in ammirato silenzio, i colori del fregio in terracotta che contraddistingue l'allora ancora in attività antico Ospedale del Ceppo, con l'opera del Della Robbia.
Un conto era averlo visto e studiato nei libri di storia dell'Arte, al mio liceo classico emiliano, un conto era trovarsi lì, e, sempre come scrive il Resto del Carlino, toccare, quasi con mano, proprio la bellezza.
Mentre un paio di nomi, per me davvero eticamente indigesti, direi indigeribili, risuonavano nella Sala Maggiore del Comune e il sindaco attaccava al balcone la bandiera della Pace (chissà che fine avrà fatto fare alla borsa con la colomba che gli ho portato da Guernica in campagna elettorale...) ho provato a calmare la mia rabbia profonda, profondissima, con il silenzio.
Sono uscito e ho guardato quella Piazza, quasi vuota (la città, almeno quella che aveva "vinto", era ancora tutta dentro il Palazzo Comunale) un po' come era quasi vuota, nel primissimo pomeriggio, la Piazza Duomo di Pistoia di oltre venti anni fa.
Mi affacciavo nel 2005, al sindacato e alla ricerca sociale. Venivo da un'indimenticabile ricerca sul campo in Bosnia, nelle Bosnie, per la mia tesi di laurea, alla ricerca, ostinata di nuova umanità, nuovo sole, nuova pace.
Una pace "non fredda" come quella che, purtroppo, gli accordi e gli irrisolti di Dayton hanno regalato a quei luoghi martoriati, oggi di proprietà di un turbocapitalismo globalizzato (occidentale, ma anche arabo, cinese e indiano), e ancora preda a un micronazionalismo maledetto che farebbe impallidire, fosse ancora vivo, persino Umberto Bossi.
La Giunta è fatta e la timida Pistoia ha un nuovo Governo (chi detiene il Potere), dopo un po' di, tutto sommato fisiologici, tentennamenti.
Non riesco ad essere felice, nemmeno un po', peraltro al Potere, fin troppo, sono allergico.
Non riesco più, e davvero mi sforzo tantissimo, a crederci.
La contraddizione tra "fatti reali" e "valori proclamati" è, davvero, troppo, troppo forte.
Ci sono sorrisi sguaiati che mi si conficcano dolorosi nella carne, senza alcuna invidia, anzi con un po' di commiserazione, direi di disperata pietà.
Me ne vado in silenzio.
Uscendo mi tocca pure circumnavigare Don Massimo Biancalani... giunto a metterci la firma sul potere.
Mi placo.
Osservo ancora una volta, lasciando Piazza Duomo, quella bellezza che mi aveva così colpito positivamente e silenziosamente ventuno anni fa.
Ma ho solo voglia di fuggire, scappare, teletrasportarmi altrove.
Magari di farmi una doccia o uno "shampoo", come direbbe Giorgio Gaber.
E pensare ad altro.
Francesco Lauria


















.jpg)





