mercoledì 5 agosto 2026

NOMINA ALESSIO DOLFI: UNA VICENDA TRISTE E INCREDIBILE. IL DOPPIO STANDARD DEL CENTROSINISTRA (E DEL PD) TRA PISTOIA E FOLLONICA

Devo essere sincero quando ho letto i titoli della Nazione (scoprendo solo poi che fosse l'edizione di Grosseto del mese di giugno di quest'anno...) ho pensato che riportassero le dichiarazioni indignate di esponenti dei, fin troppo buoni e distratti, esponenti del centrodestra o dell'estrema sinistra pistoiesi, sulle decisioni istituzionali che hanno catapultato a Palazzo di Giano l'assunzione del giovanissimo Alessio Dolfi, noto esponente, al di là dei legami familiari, della "sinistra capecchiana e furfariana" del Pd pistoiese.

No, i titoli gridati della Nazione, raccontavano della vera e propria sollevazione del Partito Democratico di Follonica contro la nomina di un social media manager da parte del sindaco di centrodestra del comune costiero della provincia di Grosseto (si veda oltre...)

Una nomina che, se non erro, peraltro prevede un prudente incarico annuale e uno stipendio sinceramente modesto (corrispondente, casualmente, esattamente alla mera indennità di 25.000 euro, percepita dal Capo di Gabinetto di Capecchi Manuele Braghero in qualità di anche Vice Presidente di Acque Spa).

Un partito, quello Democratico, nel quale non senza diverse controversie politiche, Alessio Dolfi (come risulta dai suoi curriculum in rete persino nel sito del Pd della Toscana) ha ricoperto incarichi come membro della segreteria comunale pistoiese fino a pochissime settimane prima delle elezioni amministrative, pur risiedendo singolarmente, come è noto, in un altro comune (Serravalle Pistoiese).

Quasi subito dopo l'esito elettorale Alessio Dolfi è stato assunto, con uno stipendio di tutto rispetto, certamente superiore al suo omologo di centrodestra nel Comune di Follonica, in qualità di responsabile social media manager strettamente personale all'interno dell'Ufficio di Gabinetto del sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi che ha motivato pubblicamente la sua nomina anche con il fatto che il Dolfi, da poco iscritto, credo, a Lettere Moderne presso l'Università di Firenze, necessiti del suo personale aiuto durante i compiti e gli studi.

E' noto, peraltro, che per pasticci e atti illegittimi (forse anche illeciti, ma su questo bisogna verificare ulteriormente...) combinati nelle nomine e nella gestione delle figure del Portavoce e del Capo di Gabinetto, il Comune di Pistoia e il sindaco allora in carica (Renzo Berti) hanno subito una durissima e definitiva condanna, anche risarcitoria, da parte della Corte dei Conti.

Si tratta di un atto che ha fatto "scuola" in tutti i Comuni italiani in cui il nome: "Pistoia" equivale tristemente a quello che mai bisogna fare, anzi, direi, nemmeno pensare.

Lasciando (almeno per ora) l'ipotesi di illeciti, concentriamoci, invece, su atti che, come la nomina di Alessio Dolfi, appaiono (anche in questo caso è necessaria una, peraltro doverosa, verifica) illegittimi.

Per quale motivo, a mio parere, consultate (e non meramente con l'intelligenza artificiale) la giurisprudenza e la prassi in materia la nomina di Alessio Dolfi a social media manager personale nell'Ufficio di Gabinetto del sindaco di Pistoia non appare legittima?
Perchè: "l'utilizzo di fondi pubblici per scopi personali o promozionali - come sembra essere avvenuto in questo caso - viola il principio di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, configurando un uso distorto degli uffici di staff e potenziali profili di danno erariale".
Ci muoviamo, va riconosciuto, sul filo di lana: il Comune di Pistoia potrebbe eccepire, che ne so, che Alessio Dolfi non si occuperà, ad esempio, del, peraltro non troppo lontano, compleanno di Giovanni Capecchi o della promozione dei suoi libri (ci pensa da solo il sindaco che, tra poco, promozionerà e presenterà nei canali comunali, come è legittimo, ma forse non proprio opportuno, il proprio recente volumetto su Pinocchio).
I limiti normativi degli uffici di staff
  • L'Articolo 90 del TUEL (Testo Unico Enti Locali): consente ai sindaci di creare uffici di supporto (staff) a contratto, ma esclusivamente per l'esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo proprie dell'organo politico, non per la cura della persona o della reputazione privata del politico.
  • Il principio di pertinenza istituzionale: La comunicazione pubblica (regolata in Italia dalla Legge 150 del 2000) deve riguardare l'attività dell'ente, i servizi e le informazioni di pubblica utilità per la cittadinanza.
  • Il divieto di sviamento del fine: destinare risorse e personale pagato dal Comune per la promozione esclusiva dell'immagine personale del sindaco viola il nesso di corrispettività tra la spesa pubblica e il beneficio per la collettività, un principio ribadito con fermezza anche dalla giurisprudenza contabile.
I rischi legali e contabili
  • Danno erariale: La Corte dei Conti sanziona e condanna gli amministratori pubblici che utilizzano denaro o personale dell'ente per finalità estranee ai compiti istituzionali.
  • Responsabilità amministrativa: Lo stipendio erogato al dipendente di staff per mansioni di natura puramente politica o personalistica può essere considerato una spesa ingiustificata e posta a carico del sindaco che ha disposto la nomina (come è avvenuto, in passato, all'ex sindaco di Pistoia Renzo Berti).
1. Comunicazione Istituzionale vs Comunicazione Politica
La Legge 150 del 2000, che disciplina l'attività di informazione e comunicazione delle Pubbliche Amministrazioni, traccia una linea netta tra ciò che può essere finanziato dall'ente e ciò che deve rimanere a carico dei singoli partiti o dei politici. 
Comunicazione Istituzionale (A carico del bilancio pubblico)
  • Obiettivo: Informare i cittadini sui servizi erogati, sulle scadenze, sulle normative locali, sulle allerte meteo e sulle iniziative di pubblica utilità.
  • Tratto distintivo: È neutrale, impersonale e priva di finalità propagandistiche o di ricerca del consenso elettorale. Il focus è l'Ente (il Comune), non la persona che lo guida.
  • Strutture dedicate: L'Ufficio Stampa e l'Ufficio per le Relazioni con il Pubblico (URP). 
Comunicazione Politica (Vietata con fondi dell'ente)
  • Obiettivo: Promuovere l'immagine del singolo amministratore, esaltare i meriti personali della sua fazione politica o attaccare gli avversari.
  • Tratto distintivo: Mira alla ricerca del consenso e alla fidelizzazione dell'elettorato.
  • La figura del Portavoce: La Legge 150/2000 prevede la figura del Portavoce (assegnabile allo staff), il quale ha una funzione fiduciaria e può occuparsi della comunicazione di "indirizzo politico". Tuttavia, la giurisprudenza evidenzia che persino il portavoce (quindi, in questo caso non Alessio Dolfi, ma Gabriele Acerboni) deve muoversi entro i confini delle attività politico-istituzionali dell'ente, senza mai sfociare nella cura esclusiva dell'immagine privata o della reputazione personale del Sindaco. 
2. Gli orientamenti della Corte dei Conti
La Corte dei Conti interviene nei casi in cui i soldi dei contribuenti vengano distorti per finanziare la cosiddetta "propaganda personalistica" o l'attività di cura dell'immagine privata degli amministratori. I giudici contabili applicano rigorosamente alcuni criteri: 
Il principio dell'impersonalità della comunicazione
Secondo la consolidata giurisprudenza contabile, i canali di informazione pubblica e le risorse umane destinate alla comunicazione non possono essere usati come una "vetrina" per il Sindaco. I post sui social media istituzionali o gestiti da personale di staff devono descrivere i provvedimenti dell'Amministrazione e non contenere lodi personali, foto focalizzate unicamente sul volto dell'amministratore in contesti non istituzionali, o post dal tono prettamente elettorale.
Orientamenti e casistiche di condanna per danno erariale
Nei casi in cui sia emerso un uso distorto degli uffici di staff per scopi personali, la Corte dei Conti ha stabilito che:
  • Mancanza di utilità per l'ente: pagare un professionista (come un Social Media Manager) per gestire pagine personali del sindaco o per fare unicamente "storytelling" della sua figura privata configura un danno erariale diretto. Questo avviene perché l'ente locale sostiene un costo a fronte del quale non riceve alcuna utilità pubblica, realizzandosi invece un arricchimento ingiustificato del politico.
  • Profili di colpa grave: la giurisprudenza (si veda l'orientamento espresso in tema di assunzioni illegittime in staff, es. Corte dei Conti, Sez. Giurisdizionale, confermato nei principi da Cassazione Civile) ribadisce che il Sindaco risponde a titolo di colpa grave se firma contratti di collaborazione o incarichi di staff le cui mansioni reali si rivelano estranee alle finalità istituzionali sancite dall'[Articolo 90 del TUEL].
  • Il caso dei periodici e dei social "di parte": molte sentenze contabili (es. le storiche pronunce sulle pubblicazioni dei giornalini comunali focalizzati solo sul volto del Sindaco, applicabili oggi per analogia ai profili social e alle sponsorizzazioni web) puniscono le spese sostenute per diffondere messaggi volti a evidenziare il successo personale del Sindaco anziché informare i cittadini. In questi contesti, i giudici condannano gli amministratori a restituire di tasca propria le somme spese per i compensi dei professionisti o per i costi di gestione della comunicazione contestata.

Ma lasciate le dotte citazioni giurisprudenziali, divertiamoci insieme a leggere su la Nazione le dichiarazioni del Partito Democratico di Grosseto (sì, lo so il Pd è un partito "federalista" e variegato, però...), in merito all'assunzione da parte di un sindaco di un social media manager...

https://www.lanazione.it/grosseto/cronaca/social-media-manager-follonica-jg6wexwr

Follonica, 10 giugno 2026 – Polemiche sulla nomina del nuovo social media manager del Comune di Follonica. Il nuovo soggetto è stato assunto per la promozione turistica tramite affidamento diretto sulla piattaforma Start Toscana. Un figura che al Comune costerà 25mila euro per un anno, con possibilità di estendere il contratto ad un secondo anno.

Tra i compiti della nuova figura già individuata dall’ente c’è anche quello di formare il personale del Comune sulla gestione dei canali social, una specifica attività che sarà considerata un elemento aggiuntivo dell’appalto. Dalla determina pubblicata sull’albo pretorio del Comune la nuova figura dovrà concentrarsi sul turismo e sul marketing territoriale negli ambiti culturali e sportivi, organizzare e gestire i canali social, fare dei piani editoriali, creare i materiali, redigere report e proporre e attuare un percorso di formazione ai dipendenti comunali rispetto alla gestione dei canali social.

Cristiano Battisti

“Rimaniamo increduli di fronte ad un impiego così avventato dei soldi pubblici dice Cristiano Battisti (ritratto nella foto), vicesegretario e responsabile della legalità per il Partito Democratico di Follonica – Si tratta di soldi versati dai cittadini attraverso le tasse, ci vuole molto più rispetto nell’accedere alle risorse pubbliche. Non è accettabile veder spendere oltre 25 mila euro per un social media manager, quando il Comune di Follonica ha già nel suo organico le figure adatte a svolgere questo tipo di lavoro”.

“O l’amministrazione Buoncristiani ritiene che le persone già presenti in Comune non siano in grado di svolgere questo lavoro o i dipendenti non sono ingaggiati in modo condiviso da tutta la giunta – afferma Battiti – Effettivamente i social del comune sono incentrati sulla figura del sindaco e molto poco sugli assessori. Inoltre, dalla determina di affidamento diretto del servizio di social media manager, non si capisce che tipo di lavoro dovrà svolgere questa nuova figura. Non sappiamo la quantità di lavoro che avrà né si conoscono gli obiettivi che dovrà raggiungere. Non è chiaro, quindi, se la cifra impiegata, può essere congrua o meno al lavoro richiesto. Sono tante le domande alle quali dovrà rispondere l’amministrazione follonichese “prima tra tutte – conclude – perché ritiene necessario spendere ulteriori risorse pubbliche per affidare all’esterno attività che potevano essere svolte dagli uffici”.

Che altro aggiungere, a parte ricordare la promessa elettorale da parte di Giovanni Capecchi (non mantenuta senza fornire alcuna spiegazione in merito) di ridursi sensibilmente l'indennità di sindaco, parametrandola al suo precedente stipendio, per contribuire alla riduzione dei costi della politica?

Una promessa fatta, poco prima delle primarie, in primis ai tanti cittadini e cittadine che, me compreso, avevano firmato per la sua candidatura.

Credendoci.

Francesco Lauria

MESSAGGIO IN BOTTIGLIA PER I/LE VIOLENTI/E "GUARDIANI/E DELLA RIVOLUZIONE CAPECCHIANA"

Il dibattito politico in rete spesso si fa violento, irrispettoso delle persone, irto di leoni e di leonesse da tastiera.

Personalmente, a differenza dell'attuale neosindaco di Pistoia, non ho mai pensato, nè ritenuto di essere un "maestro della comunicazione nonviolenta", ma ho sempre adottato un criterio: documentarsi e mai dichiarare cose che non possono essere dimostrate.

Lo stesso Giovanni Capecchi, tramite il suo portavoce, nel commentare meno di un paio di settimane fa, la questione dell'affiliazione alla loggia P2 di suo nonno Ilvo, potente accademico e banchiere democristiano, non ha potuto che darmi ragione, pur indirettamente, ma pienamente.

Qui c'è stato subito un cortocircuito: l'aver raccolto informazioni, ormai storiche, sui una figura pubblica come Ilvo Capecchi che, affiliazione alla loggia segreta ed eversiva P2, guidata dal suo concittadino Licio Gelli a parte, ha ricoperto, anche a livello regionale e fiorentino, importantissimi incarichi, fino a reggere per dieci anni, direi incontrastato, la banca cittadina (e dieci anni nel mondo bancario sono tanti) è stato pubblicamente e aggressivamente tacciato come: "dossieraggio nei confronti di Giovanni Capecchi e della sua famiglia".

Lasciamo stare gli insulti (qualche volta da me rintuzzati) ricevuti dal factotum Tiziano Carradori, ma soprattutto i suoi: "inviti a tacere", riservati a me, ma, in questi mesi, anche a ben più importanti esponenti del centrosinistra (e del Pd in particolare...) a lui sgraditi, in quanto non sufficientemente e acriticamente affezionati al suo "cocco" Giovanni, di cui ha curato minuziosamente e, bisogna riconoscere, con efficacia quasi militare la vittoriosa campagna per le primarie e non solo...

I vari: "che problemi hai cretino?" o "ti vomitiamo fuori da Pistoia" li derubrico al fatto che, come disse agli albori di internet il compianto Umberto Eco, "la rete ha dato diritto di parola davvero a chiunque".

Un po' più insidiosa è quella che, sempre per usare un gergo proprio tratto dal vocabolario del nuovo sindaco è la  c.d. "macchina del fango".

E' noto che la macchina del fango non agisce principalmente in pubblico, ma colpisce chi è considerato "deviante" o comunque scomodo, nell'ombra, con vigliaccheria, lanciando il sasso e ritirando la mano.

Quello che è successo, ad esempio, in questi giorni in alcune chat di Partito è, sinceramente, sconcertante: mi riferisco  ad insulti, diffamazioni aggravate (dal mezzo e dal fatto che il diffamato non possa nè difendersi, nè replicare) e, addirittura, calunnie.

Ma anche a vere e proprie "pubbliche" minacce di provvedimenti, censure, azioni, confezionate nei confronti di chi ha avuto l'ardire di mettere qualche like a miei articoli, badate bene, esclusivamente NON inerenti a questioni pistoiesi.

Come per i plurimi incarichi del capo di Gabinetto Braghero o la per me davvero inspiegabile e politicamente impropria, messa a carico della collettività di figure del tutto "private" come giovanissimi social media manager (Alessio Dolfi) che curano unicamente l'immagine del sindaco e non contenuti istituzionali, ci sono innanzitutto questioni politiche, etiche e di opportunità.

Attaccare poi le persone da posizioni di potere non è mai una cosa sana, ma certamente può essere solo moralmente e non giuridicamente censurabile.

Diffamare e calunniare persone che non possono difendersi, inventare improbabili retroscena, mettere in moto una specie di caccia alle streghe con metodi da bassifondi, può, invece, avere profili oltre che eticamente, penalmente rilevanti.

C'è poi il tema dell'ignoranza diffusa (chi scrive si ritiene di intelligenza e cultura medie).

Quando, ad esempio, ho parlato, rispetto ai sostenitori maggiormente fanatici e aggressivi di Giovanni Capecchi di: "guardiani della rivoluzione" come, peraltro faccio in questo stesso articolo, mi sono visto replicare, tra vari irripetibili insulti, che sì, stavo parlando con dei "fieri comunisti".

Insomma non si era colta non una citazione dottissima, ma quello che uno studente di scuola media, nemmeno troppo preparato, sa certamente: e cioè che i pasdaran/guardiani della rivoluzione sono un corpo specifico creato dall'ayatollah Khomeini nel 1979. E i pasdaran hanno il compito, a Teheran come a Pistoia, appunto, di vigilare sulla, per loro "corretta", applicazione della rivoluzione stessa.

Ora  magari ne ridiamo, ma, in realtà, nei primi anni della rivoluzione iraniana anche in Italia e in ambienti insospettabili, c'era chi, magari fingendo di non aver mai letto l'illuminante intervista di Oriana Fallaci a Khomeini, si ostinava a dare credito a quel fanatico, oscurantista e medioevale del capo supremo sciita.

Un dittatore che, sua volta, aveva spodestato un altro capo di stato autoritario, in questo caso asservito all'Occidente, come lo scià, Reza Phalavi.

Vedendo le tante foto di matrimoni celebrati anche tra membri del ristretto cerchio del sindaco di Pistoia, mi possono anche essere venuti in mente i famosi "matrimoni maoisti" a molti ricordati da Nanni Moretti, esattamente venti anni fa, con l'incipit del suo film, "Il caimano", dedicato a Silvio Berlusconi.

Non ho, però, mai palesato prima d'ora questo mio pensiero, altrimenti, probabilmente, mi sarei preso altri insulti (e va bene) e altre ingiurie e calunnie (e non va più bene).


Link all'intro del film "Il Caimano" con il matrimonio (con cessione di beni al Partito...) maoista-marxista-leninista: https://www.youtube.com/watch?v=7QX90cX-31Y

Non in tanti sanno, poi, che il leader supremo, osannato e davvero venerato dei maoisti italiani di Servire il Popolo, Aldo Brandirali, ha terminato, decenni dopo, la propria carriera politica come esponente di Comunione e Liberazione e come Assessore al Personale e alle partecipate di Forza Italia presso il Comune di Milano.

Come chi mi conosce sa bene se, normalmente, da quasi anarchico non sono portato a voler ingolfare la già ingolfata giustizia italiana, da un po' di tempo a questa parte la mia soglia di tolleranza si è, però, di molto abbassata.

E' bene che, soprattutto nelle frange più violente e fanatiche della "rivoluzione capecchiana" qualcuno/qualcuna si calmi, altrimenti la magistratura dovrà cominciare fare presto il proprio corso, di cui attenderemo, pazienti, i risultati.

Non la ritengo una questione personale, ma democratica.

E la pongo esattamente come la pose, ovviamente più in grande, lo stesso Giovanni Capecchi in San Domenico, a Pistoia, il 28 febbraio scorso, lanciando, con successo, la propria candidatura e denunciando con durezza la polverosa e appiccicosa" palude" della politica cittadina pistoiese.

Spero e credo di essere stato chiaro. 

A buon intenditore/a, poche (almeno per uno tendenzialmente prolisso come il sottoscritto) parole.

Francesco Lauria

martedì 4 agosto 2026

SAN RAFFAELE: PERCHE' E' STATA LICENZIATA LA SINDACALISTA MARGHERITA NAPOLETANO? UNA STORIA GRAVISSIMA CHE RIGUARDA TUTTI/E.

Perchè è così importante, da cittadini/e, conoscere le ragioni (motivi veri, non quelli finti) per le quali è stata, qualche giorno fa, pretestuosamente licenziata Margherita Napoletano, presso l'Ospedale San Raffaele di Milano?

Margherita è una storica lavoratrice, sindacalista, coordinatrice delle Rsu presso il San Raffaele, ed è esponente nazionale della Cub Sanità.

Le ragioni del suo gravissimo licenziamento che ha, davvero, indignato tutti e tutte, a prescindere dalla sigla sindacale e, direi, persino dalla collocazione politica, sono totalmente da ritrovare nella sua coraggiosa, competente, generosa, ostinata azione di tutela delle persone e dei lavoratori/lavoratrici presso il grande complesso ospedaliero privato dell'ospedale del capoluogo lombardo.

Chi volesse capire di più e farsi una cultura, da un lato come si fa davvero sindacato in un luogo di lavoro difficile e dall'altro come non si tutelano le persone e i pazienti nella sanità privata, spesso con turni al limite dello sfruttamento, contratti nazionali (Aiop) non rinnovati per decenni, progressioni tabellari che penalizzano i più deboli da un punto di vista salariale come gli infermieri e le infermiere, promesse non mantenute da parte dell'azienda, smantellamento brutale e immediato dei contratti integrativi.

C'è però un punto che congiunge tutti i tasselli di questo sistema, mi si passi il termine tautologico, malato: l'esternalizzazione della privatizzazione sanitaria e della cura attraverso appalti a cooperative che, anche in reparti assolutamente delicati, secondo Margherita (sarà poi la magistratura a fare luce) hanno messo, alla fine del 2025, durante uno dei famigerati cambi di appalto, gravemente a rischio, almeno in un caso, anche la vita di un paziente.

Tutto questo è stato raccontato magistralmente e pacatamente da Margherita al canale Youtube Rosso Fastidio il primo marzo scorso, ma anche, con enorme impatto, sulla Rai (servizio pubblico) nella trasmissione Report (anch'essa sotto attacco) nell'ambito dell'inchiesta: "La punta dell'iceberg".

Rosso Fastidio è, peraltro, lo stesso canale che, con migliaia di visualizzazioni, ha raccontato anche il mio licenziamento discriminatorio, illegittimo, ritorsivo, retroattivo e politico, subito da parte della Cisl nazionale a ottobre 2025 e su cui inizierà a pronunciarsi il Tribunale del Lavoro di Firenze il prossimo 21 ottobre 2026.

Qui il link dell'intervista a Margherita Napoletano a Rosso Fastidio, assolutamente da visionare, per capire, da cittadini e cittadine, lavoratori e lavoratrici, che fine sta facendo, assediato da privatizzazioni ed esternalizzazioni selvagge e da contrazione voluta delle risorse nella Sanità Pubblica (non solo nella Regione Lombardia governata da oltre trent'anni dal centrodestra) il Sistema Sanitario Nazionale, promosso nel 1978, con voto sostanzialmente unanime del Parlamento, dalla Ministra della Sanità Tina Anselmi.

https://www.youtube.com/watch?v=9kSSPJh3wVA&t=1165s

Margherita Napoletano è stata licenziata dall'Ospedale San Raffaele sulla base di formali e del tutto pretestuose, direi ridicole, fantomatiche violazioni delle norme di sicurezza interne.

Lo stesso San Raffaele, appartenente al Gruppo San Donato, che, con turni di 48 ore da parte degli infermieri, con istantanei cambi di appalto non accompagnati dalla minima formazione necessaria, anche in reparti più che critici, sembra aver messo a rischio, invece di curare, la salute dei propri pazienti.

Ma che cosa viene specificamente contestato a Margherita che, lo ricordo, è la coordinatrice di tutte le Rsu (rappresentanze sindacali unitarie elette dai lavoratori e dalle lavoratrici) della struttura milanese?

Tenetevi forte...

  • Presenza non autorizzata: l'accusa, davvero ridicola, di aver introdotto (peraltro come faceva senza alcun problema da decenni) e ospitato all'interno di una sala assegnata al sindacato una studentessa liceale.
  • Tutoraggio improprio: l'aver fatto da tutor alla studentessa, impegnata in un percorso di alternanza scuola-lavoro (PCTO), mettendo a rischio la sicurezza della struttura (come? Incredibile...)
  • Abuso del diritto di critica: la direzione ha contestato il superamento dei limiti consentiti nell'esercizio della libertà sindacale e del diritto di critica. E questo punto, credo, anche per il ruolo rivestito da Margherita, si commenti da solo. 
  • Aver fatto presente e mostrato a una studentessa (che non era una passante, ma che era coinvolta in percorsi formali di alternanza-scuola lavoro) che esistono dei diritti costituzionali e dei luoghi e dei processi democratici sul posto di lavoro rappresenta, oggi, nel 2026, la peggiore delle colpe, da reprimere con la massima e cieca durezza. Senza alcuno spazio per il dialogo.

    La gravissima vicenda subita da Margherita Napoletano ha lasciato davvero sbigottiti, innescato fortissime e generalizzate proteste interne all'ospedale, sfociate in scioperi della fame di lavoratori e sindacalisti (cui anche io ho partecipato), presidi permanenti dei lavoratori incatenati alle panchine (e intimoriti dall'azienda) e, ovviamente, l'avvio del ricorso legale per impugnare il licenziamento.


    Incontrandola per portarle la mia solidarietà, mi hanno colpito molto la sua calma, determinazione, ostinata speranza.

    Il non guardare mai solo a se stessa, a quello che le è successo personalmente, dopo decenni di lavoro. Un lavoro che, pur nelle difficoltà quotidiane, lei stessa ama e porta avanti, da sempre, con impegno, competenza, passione. 

    Hanno fatto il giro del web le sue foto con i cartelli non sul suo personale reintegro, ma del movimento: "Sanitari per Gaza".


    Margherita non è una sindacalista a tempo pieno, pur avendo responsabilità importanti, anche nazionali, nella Cub Sanità, ma una rappresentante eletta dai suoi colleghi e dalle sue colleghe sul suo posto di lavoro che, peraltro, la Legge, lo Statuto dei Lavoratori dovrebbe tutelare meglio dalle temerarie ritorsioni padronali.

    Il 6 agosto, alle ore 16, insieme ad altre vicende molto esemplificative, paradigmatiche dello sfruttamento del lavoro e della compressione dei diritti democratici, la storia, la vicenda, il licenziamento di Margherita approderanno alla Camera dei Deputati.

    Non importa, in questo caso, la sigla politica che, meritoriamente, ha deciso di accendere i riflettori e di aprire, finalmente, un dibattito serrato su quello che sta avvenendo nel nostro paese, anche attraverso i famigerati decreti sicurezza promossi e approvati dal Governo di destra guidato da Giorgia Meloni.

    Quando, in piazza a Prato, salendo su una panchina e brandendo un megafono improvvisato (finalmente "sindacalista da marciapiede", come ci esortava ad essere, con il suo esempio, l''indimenticabile Pierre Carniti...), ho parlato ai lavoratori pachistani licenziati dai pronto moda e repressi dalla polizia, li ho guardati tutti negli occhi.

    Li ho visti.

    Ho visto la loro paura e la loro determinazione, ho percepito come solo insieme si può resistere un minuto di più rispetto al padrone, allo sfruttamento, alla più vigliacca delle repressioni e delle menzogne.

    Ho ascoltato le loro parole, spesso tradotte dall'urdu, meglio, sulle orme di Don Lorenzo Milani, ho ascoltato il loro "prendere parola", il loro esempio di "cittadini sovrani", termine che nessun Salvini o Vannacci potrà mai usurpare, rubare, distorcere, stravolgere nel significato.

    Don Lorenzo, prima dell'esilio di Barbiana nel 1954, mille volte si è confrontato, si è esposto sullo sfruttamento del lavoro nella piana pratese e sestese a San Donato di Calenzano (certi nomi, nella storia, curiosamente ricorrono...).

    Mille volte ci ha detto, più tardi anche in Lettera a una professoressa, insieme ai  ragazzi e alle ragazze di Barbiana, che il voto e lo sciopero sono strumenti sacrosanti e che fare, essere sindacalista, rappresentante dei lavoratori è un modo, importante, per praticare l'amore e dare un senso alla vita.

    Per "cercare un fine", per costruire, insieme, Giustizia.

    Prendendo a prestito l'incipit di un libro di Salvatore Livorno, pensando proprio a Milano, dove per decenni ha operato, prima di trasferirsi nell'autunno della vita a Gerusalemme, riprendo le parole del Cardinale Carlo Maria Martini proprio sulla figura del (della) sindacalista.

    Parole che voglio dedicare a Margherita Napoletano e a tutti/tutte coloro che, me compreso, sono con lei, con cuore, anima e corpo, in questa dura, difficile e lunga, ostinata e bellissima lotta nonviolenta:

    "Il (la) sindacalista è colui (colei) che si mette in leale rapporto con gli altri, responsabile dei diritti umani, capace di reggere l'utopia e di contagiare anche coloro con cui opera agli stessi suoi entusiasmi.
    Sa essere presente e sa motivare le scelte, conosce il più possibile il lavoro di ciascuno e, perciò è competente, cerca di capire e guarda all'essenziale.
    Non ha preoccupazioni per i propri interessi monetari e rifiuta il privilegio che è il tarlo di ogni convivenza.
    Preoccupandosi di ciascuno(a) difende non i soldi, ma il valore delle persone, lottando anche per il giusto riconoscimento economico". 

    # IO STO CON MARGHERITA.
    PER IL SUO DIRITTO AL LAVORO E ALLA DIGNITA'
    E PER IL DIRITTO DI TUTTI E DI TUTTE
    AD UNA SANITA' DEMOCRATICA, ACCESSIBILE ED EFFICIENTE
    PRESIDIO PUBBLICO DI VALORE COSTITUZIONALE.

    Francesco Lauria