Sono rimasto esterrefatto, addolorato e, sinceramente, sono anche comprensibilmente arrabbiato.
Altro che strumentalizzazioni...
Proprio come le centinaia, forse migliaia di pistoiesi (e non solo), molti/e anche di sinistra e di centrosinistra, alcuni addirittura ex parlamentari e membri di Governi della Repubblica che hanno gridato, non solo sui social, il loro sdegno che è stato ed è, allo stesso tempo, etico, umano e politico.
Quanto accaduto, infatti, durante il consiglio comunale di Pistoia (tutto) dello scorso 5 ottobre e anche prima; quanto continuato anche dopo con dichiarazioni pilatesche e scentrate (Giovanni Capecchi) e di una gravità e cecità assoluta (Alleanza Verdi Sinistra Pistoia) lascia davvero sgomenti.
Non si tratta di un'iperbole.
Per chi volesse approfondire nel merito lascio un link ad un servizio della televisione locale Tvl, notoriamente irriducibile sostenitrice di questa giunta e di questa amministrazione, come gran parte dei media locali e regionali.
https://tvl.it/notizie/cronaca/cimitero-mai-nati-caos-a-palazzo-di-giano/
Nel servizio ci sono le dichiarazioni di una consigliera di Avs, Lavinia Ferrari, le reazioni e le gravissime, davvero gravissime affermazioni sulla questione dei bambini e delle bambine mai nati/e, sia del sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi che, ancora peggio, dell'aggregazione di partiti Avs (Alleanza Verdi Sinistra).
Non stiamo parlando di parole "con toni infelici", ma di un vero attacco ai diritti, alla libertà, anche religiosa, alla democrazia integrale di tutti e di tutte.
Soprattutto è un attacco a quelle donne e a quegli uomini che, per motivi diversi, hanno vissuto il dramma (lo è sempre e questo non comporta alcun giudizio) di una vita mai nata, una vita fragile, eppure presente, che vive in noi, nei nostri ricordi, nella nostra fragilità di destino, persino nei nostri sensi di colpa e di inadeguatezza.
Ridere di tutto questo, deridere non solo la morte, ma anche la vita, non è un'intemperanza giovanile, un infortunio casuale, ma la spia di un estremismo spietato, totalmente privo, appunto di umanità, incapace di vedere, comprendere, supportare, amare la ferita dell'altro/a.
Certamente, sulla gestione cimiteriale dei bambini e delle bambine mai nati/e ci sono, su questo non ha torto il sindaco Capecchi, non ha nemmeno torto la consigliera Pd Antonella Cotti, dei possibili rischi di strumentalizzazione, ci sono stati episodi gravi, gravissimi denunciati anche del Movimento per la Vita, penso ai casi di Roma e di Brescia.
Ma nella ordinarietà, i cimiteri dei bambini e delle bambine mai nati/e esistono in tutta Italia e non sono certamente, nemmeno lontanamente, un attacco ai diritti e alla libera e sacrosanta emancipazione delle donne.
Certamente e lo testimonia anche la recente preghiera del nostro Vescovo Augusto Mascagna non lo sono a Pistoia.
Non servono le mie parole, basta leggere le decine e decine di testimonianze di donne di sinistra, centro, destra, apolitiche, che hanno inondato Pistoia e la rete con il loro sdegno, il loro dolore, la loro comprensibilissima rabbia dopo il penoso, almeno a tratti, consiglio comunale dello scorso 5 di ottobre.
Se l'atto davvero vergognoso è stato compiuto dalla consigliera di Avs Lavinia Ferrari (da cui, lo dico per trasparenza oltre a una concezione che si è rivelata diametralmente opposta della vita, delle relazioni, dell'umanità, della democrazia, della verità, mi dividono forse una quindicina di cause reciproche in Tribunale o sulla via di esso) io seguo, solo in questo, Giovanni Capecchi, non credo che "la croce" se la vogliamo chiamare così, debba essere lasciata solo a lei.
Solo su di lei.
Troppo facile prendersela soltanto con chi viene definita, con agile, veemente violenza digitale, volendo citare solo le definizioni più benevole, quella: " strana", "troppo giovane" "arrogante e atea", "estremista" "intollerante" e mi fermo qui...
Il tema politico principale è, infatti, la risposta davvero pilatesca, imbarazzante per tutti/e a partire da lui stesso, del sindaco Giovanni Capecchi in consiglio comunale e poi, peggiorando ancora le cose, nei comunicati stampa e nelle successive ospitate televisive.
Ma appare ancora più grave la posizione (se le vogliamo dare dignità politica) di Alleanza Verdi Sinistra Pistoia.
Bastava chiedere scusa, come hanno peraltro sottolineato, anche pubblicamente, non pochi esponenti del mondo Avs-Sce-Possibile, compresi candidati/e non eletti, ma parecchio votati, che hanno preso duramente e pubblicamente le distanze da quanto successo l'altro ieri in un consiglio comunale direi quasi profanato.
Con i comunicati di Avs, siamo davvero all'attacco violento e becero, intollerante e giuridicamente analfabeta, alla libertà di espressione e, nello specifico, anche alla libertà religiosa.
Persino Palmiro Togliatti, secondo me, si sta rivoltando nella sua tomba.
Bastava, lo ripeto, chiedere scusa, mostrare di avere capito.
Tutti/e possono sbagliare.
Non è la prima volta per la signora Ferrari in consiglio comunale, ma una frase infelice o anche molto infelice può, invero, capitare e capita a chiunque.
Il problema, che assume connotati principalmente politici e valoriali, pubblici, è quando si ignora con arroganza il grande dolore provocato avendo utilizzato, peraltro, il proprio ruolo e le proprie prerogative istituzionali.
Avs giunge, per difendere Ferrari, ma a questo punto soprattutto il sindaco Capecchi, ad attaccare duramente e subdolamente la Misericordia di Pistoia (e quindi anche il Vescovo Mascagna) giungendo a chiedere conto, con incredibili tracotanza e ignoranza, della stessa "cattolicità" della Misericordia.
Tutto questo mentre, anche Avs, in queste settimane, plaudeva, in coro con le altre forze politiche di ogni colore, alla possibilità che la Misericordia stessa trasferisse da Firenze la propria sede regionale o addirittura nazionale in città.
Siamo davvero al ridicolo.
Come se non esistessero legittimamente in Italia cimiteri, non solo confessionali, ma anche orgogliosamente laici o addirittura "a-cattolici".
Quanto accaduto ci fa capire alcune cose:
- ci sono persone e forze estremiste ed intolleranti nella maggioranza "larghissima" e nelle istituzioni che sostengono il sindaco Giovanni Capecchi;
- di fronte ad un infortunio verbale grave (come sembra ammettere anche il comunicato del Partito Democratico di Pistoia) non si ha nemmeno più lontanamente la capacità di chiedere scusa (e questo vale per Ferrari, Capecchi, Avs);
- la postura "della politica dell'abbraccio" e "dell'amministrazione della gentilezza" tanto spudoratamente sbandierata da Giovanni Capecchi e da alcuni suoi tracotanti pasdaran, rappresenta, a mio parere, una vera e propria truffa politica: siamo di fronte alla promessa del pugno tra i denti e ad un amministrazione che non sembra saper realmente, autenticamente prendere le distanze, lo dico per esperienza diretta, nè dalla violenza (a volte anche fisica) ne dall'intolleranza;
- nella "palude" della politica pistoiese, si creano vere e proprie logiche di clan, sistemi cementati dal potere per il potere, che si autotutelano e colpiscono con vera cattiveria chi non la pensa come loro, chi è fuori dal cerchio e fuori dal giro, chi rimane persona libera, chi ha il coraggio della pubblica denuncia;
- si ha spesso una concezione di chi ha un credo religioso (soprattutto cristiano) e/o una militanza politica non di sinistra, o di una sinistra alternativa, non incasellabile nei partiti conservatori per natura degli amministratori e delle amministratrici, come di persone che non possono che: "fare ribrezzo". "Trogloditi" (altro che rispetto delle disabilità...) fuori dal tempo e dalla storia, residui da espellere, "vomitare" al più presto al di fuori delle mura di una città finalmente riconquistata dopo la "barbarie" della destra;
- al di là di tante parole al vento, si pensa di non dover mai rendere conto nè delle idee, nè delle azioni, nè degli atti amministrativi, nè delle disfunzioni tecniche e organizzative (al di là delle vacue e fintissime affermazioni a vanvera sulla partecipazione democratica).
- un esempio lampante di quanto esposto precedentemente è, per me, la malagestione del Presidente del consiglio comunale, l'ora Pd Paolo Tosi. Penso all'odg della ormai famosa e famigerata seduta dello scorso 5 ottobre, con l'esclusione sospetta, e, a mio parere anche illegittima e immotivata, della comunicazione proposta dal consigliere Matteo Pomposi, sulla trasparenza e la pubblicazione obbligatoria dei rendiconti delle spese dei candidati alle scorse elezioni amministrative di maggio;
- c'è, infine, un tema chiarissimo di commistione, a volte anche economico-finanziaria, non solo politico-ideale-gestionale con realtà associative, culturali, persino imprenditoriali (sì, mi riferisco, senza alcun profilo di illiceità o persino di illegittimità, anche all'associazione promossa da una nota libreria-bacaro del centro, gestita da un veronese e da un romano) in cui non si capisce davvero dove inizia la società civile e dove comandano, invece, i partiti, il governo del potere.
E non vale la foglia di fico di essere in procinto di ospitare, a denti stretti allo Spazio, la presentazione di un libro in cui interverrà (magari scortato!) anche Alessandro Tomasi, l'ex sindaco di centrodestra, attuale portavoce dell'opposizione in Consiglio regionale (visto? Alessandro Tomasi legge!) ;
E' una situazione direi oggettiva, in cui non si ha proprio alcuna idea di cosa siano il valore dell'autonomia e della libertà, ma ci si inchina, invece, in tutti i modi e in tutte le forme, alla comodità triste dell'essere una mera e interessata, a tratti parassitaria, "cinghia di trasmissione".
Rispetto all'infortunio grave di Lavinia Ferrari, alla tracotanza intollerante e liberticida, insensibile di Avs, preferisco concentrarmi sul parallelo, pur in assenza di Gesù, tra Giovanni Capecchi e Ponzio Pilato.
Entrambi, infatti, erano esponenti di governo e di potere. Mi paiono somigliarsi davvero tantissimo, pur a duemila anni di distanza.
E pensando a Giovanni Capecchi mi è venuta in mente una serata, di cui ho letto sui libri, anche perchè all'epoca avevo quattro anni, e che mi è stata raccontata nei minimi particolari da diversi dei protagonisti, purtroppo alcuni oggi scomparsi.
La sera del 28 agosto del 1983 a Brentonico, in Trentino, nell'ambito della "scuola estiva" di formazione politica organizzata dalla Lega Democratica e dalla Rosa Bianca - associazioni di punta del cattolicesimo democratico italiano - Achille Ardigò, Paolo Giuntella, Roberto Ruffilli e Pietro Scoppola ricordavano Aldo Moro e Vittorio Bachelet (...)
La presentazione, come scrive Vincenzo Passerini, intendeva essere, nel programma di quegli incontri di formazione politica, non solo un commosso ricordo di due grandi personalità assassinate dai terroristi delle Brigate Rosse (Moro rapito il 16 marzo, con il massacro dei cinque uomini della sua scorta, e ucciso il 9 maggio 1978; Bachelet ucciso il 12 febbraio 1980), ma anche una riflessione sugli insegnamenti che i molti giovani provenienti da tutta Italia che frequentavano quella "scuola" di politica potevano trarre dalla testimonianza spirituale, morale e civile di Aldo Moro e Vittorio Bachelet.
(...) Memoria e innovazione, storia e futuro si intrecciavano nel tentativo di immaginare nuovi scenari politici sia per i cattolici democratici sia per la politica italiana nel suo complesso.
(...) Non sorprende che il tema di quella scuola-laboratorio del 1983, che si svolse dal 27 al 31 agosto, fosse: Essere di "sinistra" oggi, con la parola sinistra tra virgolette, inevitabilmente, poichè ancora sei anni si sarebbero dovuti attendere per assistere alla caduta del Muro di Berlino e dei regimi comunisti dell'Est europeo.
Tutte le sere di quella scuola, in cui anche i relatori e le relatrici si pagavano da soli il viaggio e servivano i pasti comunitari, si concludevano con la "preghiera della notte", alle 23.30.
Il binomio memoria-futuro che dava un'impronta così forte alla "scuola" lo ritroviamo fortissimo nella serata in ricordo di Moro e Bachelet.
Il dolore e il rimpianto per la perdita di due così grandi personalità, amiche e maestre di molti dei presenti, non suscitano la nostalgia, ma la ricerca di ragioni più forti di speranza e di impegno.
Questi i titoli delle relazioni della densa serata:
Pietro Scoppola: "Lo spazio della coscienza";
Roberto Ruffilli (anche lui caduto vittima delle Brigate Rosse nel 1988): "Conta la buona battaglia non il successo";
Achille Ardigò: "Democrazia integrale";
Paolo Giuntella: "Per gli altri".
Ne ricordo ancora un'altra di sera tanti, tantissimi anni fa.
Anzi si tratta quasi di una notte in cui io e Paolo Giuntella ci trovavamo in Piazza Duomo, a Parma, dopo aver presentato nella mia città (io vivevo già a Roma e qualche volta ero anche stato ospitato dai suoi figli nella casa vicina alla Rai), il suo bellissimo libro: "Il fiore rosso. I testimoni, futuro del cristianesimo".
Ricordo anche che la Gazzetta di Parma, il quotidiano conservatore degli industriali della città, avrebbe pubblicato all'indomani un breve articolo sulla serata, banalizzando le profonde riflessioni di Paolo, indimenticato giornalista del Tg1, ma anche grande testimone, narratore e animatore sociale, come un mero attacco a Papa Benedetto XVI.
Che, effettivamente, fin dalla sua precedente persecuzione nei confronti della teologia della liberazione, quando guidava il Sant'Uffizio, non era propriamente saldo nel nostro "pantheon".
Ricordo le luci dei lampioni della piazza e un ex Presidente della Provincia di Parma e dell'Azione Cattolica, Corrado Truffelli, che ci raggiunge in bicicletta, abbraccia Paolo e ci saluta.
Ricorderò sempre, come un tatuaggio nel cuore, nella carne e nell'anima la frase che, mi ricordò Giuntella e che aveva fatto da cornice alla serata dell'agosto del 1983 che ho raccontato.
Una frase che poi ritrovai in una parzialmente consunta foto di archivio mentre campeggiava dietro ai relatori di quella sera trentina...
"Non esiste il centro tra la giustizia e l'ingiustizia".
La frase, citata e appesa come monito e testimonianza di fronte a tutti/e, in particolare ai giovani partecipanti della "scuola", era di Rodomiro Tomic.
Tomic, cileno, è stato un esponente laico, progressista, di ispirazione cristiana, fiero e duro oppositore delle destre e del regime militare e fascista del generale Augusto Pinochet.
Nel 1970 era anche stato candidato alla Presidenza del Cile, ha scritto testi bellissimi sul riformismo radicale, cito, uno per tutti, "La rivoluzione nella libertà" in cui si schierava apertamente, profondamente dalla parte degli ultimi, degli svantaggiati, degli impoveriti, pur da posizioni non marxiste.
Da quella notte parmigiana, quella frase, insieme a quella di Don Lorenzo Milani: "Fai strada (ai poveri) senza farti strada" è da sempre stata il mio faro, tra mille cadute, errori e incoerenze, o, se vogliamo, la mia intima luce interiore.
Ecco, caro Giovanni,
io credo, perdonami se te lo rimarco ancora una volta, che occorra avere il "coraggio della scelta".
Saper pagare i prezzi, anche a costo della vita, come ci hanno insegnato, tra gli altri/le altre, Aldo Moro, Vittorio Bachelet, Roberto Ruffilli, Oscar Romero, Marinella Garcia Villas...
Con il sorriso e la gratitudine tra le mani, con la "gioia dell'impegno".
E le mani, non ce le si può sempre lavare, anzi dire/scrivere, come hai fatto una volta con me, atterrendomi, di "averle legate" pur essendo nella condizione non solo di credere. Totalmente, senza riserve.
Bisogna essere, contemporaneamente liberi e responsabili; le mani, ci ha insegnato don Primo Mazzolari, non servono nè pulite, nè in tasca.
Non occorre, affatto, essere degli eroi, dei super uomini o delle super donne.
Mi dirai, ma se poi perdo il potere, faticosamente conquistato?
Se poi perdo lo status e l'ammirazione, a volte sincera, a volte strumentalmente interessata di tanti/e?
In quel caso, caro Giovanni, rimarresti tu, intero.
Ti consiglio una poesia di Franco Arminio, che spesso mi aiuta, quando anche io, ahimè, divento il peggior "presidenzialista" di me stesso, a tornare all'essenziale e alla ricerca, spesso difficile, spesso tortuosa, in salita, della Verità:
"Guardare
gli angoli nascosti del mondo
da più vita dello stare dalla parte
dei migliori, dei riusciti.
Il grande stile degli umani
è piangere, ridere, camminare,
sentire di non avere nulla tra le mani".
Il deserto, come quello che ho attraversato in questi ultimi terribili, solitari, violenti tredici e poi quattro mesi, caro Giovanni è, appunto, la "cornice del nulla", come scrive Arturo Paoli.
Per scoprire valori allo stato nascente bisogna accettare di "essere respinti lì dove nascono le cose".
Bisogna imparare, custodire, praticare, la "pazienza del nulla".
Senza alcun rancore.
Anzi, con l'ostinata Speranza di un nuovo e rinnovato Dialogo di Pace Vera.
"Ho bisogno di credere"... https://www.youtube.com/watch?v=uedtrwR93dM&list=RDuedtrwR93dM&start_radio=1
Francesco Lauria

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