Quando scrissi un articolo a urne aperte, ben conscio della sicura vittoria di Giovanni Capecchi alle elezioni amministrative di Pistoia, addentrandomi nelle origini genealogiche della sua famiglia, in diversi tra i miei pochi lettori, rimasero sorpresi di una mia voluta, e direi importante, omissione.
Nonostante la mia gentilezza, il neo sindaco si arrabbiò parecchio, promettendomi una sintesi della storia della sua famiglia (in particolare del ramo paterno) che, però, non è mai giunta.
Ho, quindi, provveduto da solo.
Tornando alla mia omissione, all'epoca non volli calcare la mano e, in attesa anche di compiere studi e analisi più puntuali, rinunciai a rimarcare quello che a Pistoia è noto, ma non notissimo: un nonno di Giovanni, Ilvo, fu potente esponente del potere bancario e accademico toscano e, soprattutto, risultò ufficialmente tra i (sorprendentemente non moltissimi) affiliati pistoiesi alla loggia massonica deviata P2. Loggia guidata, come arcinoto, dal pistoiesissimo Licio Gelli.
Le tessera di affiliazione di Ilvo Capecchi alla P2, nell'elenco ritrovato nel 1981 a Castiglion Fibocchi fu la numero 205.
Il tutto è consultabile su questo importante sito (e su molti altri...): https://www.stragi.it/archivio/doc/66.pdf
Come è, abbastanza noto, anche se non a tutti/e, nonno Ilvo Capecchi (1922-2003) è stato un esponente politico di spicco di area democristiana a Pistoia (nello specifico della ondivaga e multiforme, oltre che rilevantissima in regione, corrente fanfaniana) e ha ricoperto importantissimi incarichi tra cui quello di Presidente della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, secondo alcune fonti dal 1957, ma io ritengo solo dal 1962 (a giudicare i documenti conservati alla biblioteca Forteguerriana e utilizzati, nel 2024, per una mostra sulla storia della banca, dalla data del 26 giugno di quell'anno).
La guida di Ilvo Capecchi dell'istituto di credito si protrasse fino al 1974, anno, peraltro, della grande debacle della Dc a guida fanfaniana, sconfitta, insieme all'Msi, nel referendum sul divorzio (slogan, fortunatamente sfortunato degli esponenti fanfaniani: "Sì, come il giorno delle nozze!").
Per l'occasione fu ritirato fuori dalla naftalina persino il destrorso democristiano Mario Scelba.
Tornando alla dimensione pistoiese, va riconosciuto, in ogni caso, che Ilvo Capecchi abbia guidato la banca accompagnando una fase di forte espansione del tessuto florovivaistico e industriale pistoiese.
Va poi detto che, al momento del ritrovamento degli elenchi (che, come è noto, e come è evidente anche dalle diverse numerazioni, erano solo parziali) la figura di Ilvo Capecchi risultò: "in sospeso", qualifica che nella loggia di Gelli poteva significare cose diverse: un adepto non in piena regola con i pagamenti alla loggia stessa o, più probabilmente, una figura particolarmente importante del mondo accademico, politico e bancario (e Ilvo Capecchi era appartenente a tutti e tre questi mondi) la cui affiliazione avrebbe dovuto essere tenuta ancor più riservata delle norma, per favorire gli obiettivi, politici e di potere, della loggia stessa, enunciati nel famoso ed eversivo Piano di Rinascita Democratica.
Va ricordato, inoltre, che Ilvo Capecchi, non risulta abbia mai smentito, almeno da analisi piuttosto approfondite che ho svolto in diverse settimane, la propria appartenenza alla loggia massonica P2, ma se mi sbagliassi, ovviamente, sarei pronto a correggermi e a scusarmi.
Capecchi (Ilvo) fu una figura rilevante anche da un punto di vista culturale, in particolare grazie ai suoi studi che fondevano competenze storiche e competenze economiche.
Di professione prima preside e poi docente universitario, Capecchi (Ilvo) ha dedicato gran parte della propria carriera alla ricerca e alla pubblicazione di saggi di storia economica, lavorando a stretto contatto anche con l'Accademia dei Georgofili a Firenze.
È stato autore di numerosi testi, tra cui spiccano gli studi sul Monte di Pietà di Pistoia e sull'agricoltura.
Nel 1973 è stato anche insignito dell'onorificenza di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
A cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, Ilvo Capecchi guiderà poi il "Centro agricolo sperimentale" della Facoltà di Agraria di Firenze, venendo, in quella veste, colpito dalla rivelazioni degli elenchi degli iscritti alla P2 ritrovati a Castiglion Fibocchi.
Se è vero che il potere cittadino a Pistoia, dal punto di vista strettamente politico, fosse saldamente in mano al Partito Comunista, diversa e più plurale era stata, fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la geografia del potere economico e bancario, a partire, anche, dalle casse rurali, ambito del quale il nonno dell'attuale sindaco di Pistoia era particolarmente esperto.
A Pistoia, a partire, in particolare dagli anni Settanta del c.d. "compromesso storico",, poi, divenne noto anche il manuale spartitorio alla Breda ferroviaria, spesso implicitamente veicolato anche dai sindacalisti locali: tre assunzioni alla volta spettavano al Pci e una alla Dc.
Tornando alla "più grande industria della città", appena visitata nella sua odierna dimensione giapponese da Capecchi (Giovanni) e dalla sua giunta, insieme all'"ambasciatrice" Caterina Bini, va ricordato, poi, che un sindacalista della Breda, Lido Scarpetti, divenne, negli anni Novanta del Novecento, sindaco della città, con un giovane consigliere comunale presente in Palazzo di Giano fin dal 1994, e qui parliamo sempre di Capecchi, e sempre di Giovanni, nipote di Ilvo.
Il giovane Capecchi (Giovanni) fu esponente delle liste Verdi, nate dalla confluenza tra i Verdi del Sole che Ride e Arcobaleno, questi ultimi nati, a loro volta, nel 1989, da una costola di Democrazia Proletaria, cui aveva aderito il sempre giovanissimo Giovanni.
Una scelta, quest'ultima, compiuta sulle orme di un altro Capecchi, il padre Giuliano, vera figura in discontinuità con la storia familiare e fondatore, fra le varie cose, nel 1968 (tre anni prima della nascita di Giovanni) del Centro di Documentazione di Pistoia, tutt'ora attivo presso la Biblioteca San Giorgio.
Tornando a nonno Ilvo, egli, certamente, non era di sinistra e certissimamente non era comunista.
Tralasciando il tema, certamente complesso, dei rapporti tra mondo cattolico e massoneria in particolare in Toscana, nel caso di Capecchi (Ilvo) non si pose mai il dilemma ricorrente, anche se sciolto, in origine, dalla Terza Internazionale nel 1920, con l'influsso fondamentale di Leon Trotsky: divieto, incompatibilità assoluta tra appartenenza contestuale al Partito Comunista e alla massoneria.
D'altronde, al di là delle locali spartizioni di potere, c'è qui un elemento di coerenza politica: la natura estremisticamente anticomunista, oltre che autoritaria, della Loggia Massonica P2.
Il tema della compatibilità tra contemporanea adesione al Partito e alla massoneria, riguarderà, molti anni dopo, il neonato Partito Democratico in buona parte erede del Pci (almeno in Toscana).
Esso verrà affrontato in maniera sorprendente, nei primi anni Duemila, da Agostino Fragai, nel 2026 grande spin doctor della candidatura a sindaco di Pistoia di Capecchi (Giovanni) e, all'epoca, assessore regionale, poi presidente della Commissione di Garanzia sempre regionale del partito (il Pd).
Va ricordato, infine, che Fragai è stato in passato, funzionario, fin dai primi anni Ottanta, del Pci di Pistoia che, come rivendicato con orgoglio pubblicamente dallo stesso Fragai era, all'epoca, una corazzata da circa 8.000 iscritti/e.
Ma questa, almeno in parte, è un'altra storia (continua...)
Francesco Lauria
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