domenica 16 agosto 2026

MONTALE: NEL TEMPO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO, IL RADDOPPIO DELL'IMPIANTO SI PUO' E SI DEVE DEMOCRATICAMENTE E RESPONSABILMENTE EVITARE.

Il tema del c.d. "raddoppio" del termovalorizzatore di Montale sta monopolizzando l'attenzione dell'opinione pubblica di tutta la provincia di Pistoia (e non solo...) con fratture trasversali a tutto il mondo politico di centrosinistra e centrodestra.

Va ricordato che, alla fine del 2025, undici partiti del centrosinistra-campo largo di Pistoia hanno sottoscritto, anche sulla gestione del ciclo dei rifiuti, un accordo programmatico, poi fatto integralmente proprio dai candidati alle primarie Giovanni Capecchi (vincente) e Stefania Nesi.

Sul tema, annoso e complesso, della gestione dei rifiuti gli undici partiti (poi diventati dodici con l'arrivo di Azione di Calenda...) scrivevano, riprendendo la parola d'ordine: "Rigenerare Pistoia"...

"Rigenerare Pistoia significa anche rigenerare il rapporto tra servizio pubblico e comunità. Per questo vogliamo una nuova stagione di politiche sui rifiuti, basata sulla prossimità ai cittadini, sulla sostenibilità ambientale e su scelte fondate su  efficienza e innovazione." Sulla raccolta la questione appariva piuttosto lineare e il programma si sviluppava correttamente così: "il modello porta a porta dovrà essere il riferimento del sistema, ma con un principio chiaro: ogni territorio ha bisogni, densità e morfologie differenti. La gestione in montagna non può essere uguale a quella dei quartieri urbani o del centro:    per    questo    dovranno    essere    pianificati    servizi    calibrati,    misurati    su    percorrenze    reali,    costi,    distanze    e    capacità    di    conferimento." Il campo larghissimo aggiungeva: "il Comune dovrà contrattare con Alia le modalità di raccolta dei materiali in modo da essere meno invasivi e più rispettosi nelle strutture storiche della città e degli agglomerati periferici". 

Oltre ad un generico impegno sulla riduzione dei costi della Tari non mancava una riflessione più ampia: "Accanto all’organizzazione tecnica, serve un investimento culturale e digitale: percorsi informativi con la cittadinanza, strumenti semplici per monitorare il servizio, ascolto attivo delle esigenze locali e trasparenza sui risultati del ciclo di raccolta. Vogliamo fare di Pistoia una città modello nell’economia circolare, con un’attenzione concreta al recupero dei materiali, alla riduzione degli sprechi, al ciclo completo del rifiuto: un obiettivo prioritario, dopo aver rimediato ai disastri    della destra, è creare le condizioni per andare verso la strategia rifiuti zero. (...) Una città che migliora il sistema dei rifiuti rigenera la fiducia dei cittadini e rigenera l’ambiente, trasformando un servizio essenziale in una leva di innovazione, partecipazione e sostenibilità sociale."   

Va sinceramente riconosciuto che la proposta attualmente in discussione sulla gestione del ciclo dei rifiuti non è semplicemente il "raddoppio" dell'impianto esistente. Lo scenario gestionale "ottimizzato" prevede la realizzazione a Montale di un nuovo termovalorizzatore da circa 100.000 tonnellate annue, quindi con una capacità circa doppia rispetto all'attuale impianto, ma considerato che il vecchio impianto verrebbe progressivamente dismesso/smantellato e sostituito dal nuovo, caratterizzato (e ci mancherebbe dopo tanti anni...) da tecnologie più avanzate.

Il problema di fondo è la carenza di alternative per la chiusura del ciclo dei rifiuti nell'ATO Toscana Centro (e non solo a dir la verità...) anche a seguito della complessa vicenda della mancata costruzione dell'impianto di Case Passerini.

La Regione Toscana stessa ha evidenziato che l'attuale capacità di trattamento termico di Montale è insufficiente, almeno nelle condizioni attuali, rispetto al rifiuto urbano residuo prodotto nell'ambito.

Il sindaco di Montale Ferdinando Betti ha, come noto, assunto in questi ultimi tempi una posizione nettamente favorevole poichè:

  • il nuovo impianto sarebbe un'opportunità pragmatica per Montale;
  • la chiusura del termovalorizzatore senza una soluzione alternativa produrrebbe problemi di smaltimento;
  • potrebbero aumentare i costi per i cittadini;
  • ci sarebbero conseguenze occupazionali;
  • Montale potrebbe ottenere benefici economici e ambientali dalla nuova struttura;
  • il nuovo impianto sarebbe, come detto, tecnologicamente più moderno dell'attuale.

Betti ha quindi votato favorevolmente in sede ATO allo scenario delle 100.000 tonnellate, sostenendo, un po' frettolosamente, che la sua amministrazione sia (compresa Avs?) compatta sulla scelta.

Il PD locale di Montale ha poi, invece, preso le distanze dal proprio sindaco, contestando non tanto la necessità di affrontare il problema dei rifiuti, quanto il metodo e la scelta specifica delle "100.000 tonnellate" a Montale.

Il PD prevede un referendum consultivo sulla questione e accusa la (sua...) amministrazione di avere assunto una posizione definitiva troppo presto.

In particolare sono contestati:

  • i tempi frettolosi della decisione;
  • l'insufficiente partecipazione dei cittadini;
  • il fatto che il Consiglio comunale non abbia avuto, anche secondo il partito di maggioranza relativa, un ruolo adeguato;
  • il fatto che il sindaco abbia espresso in ATO un consenso netto allo scenario delle 100.000 tonnellate;
  • la mancanza di una discussione sufficientemente approfondita sulle alternative.

E' noto poi che, almeno a Montale, le opposizioni di centrodestra, con notevoli dosi di strumentalità siano in larga parte fortemente contrarie al cd. "raddoppio dell'inceneritore" con posizioni che. peraltro, si differenziano da quelle del centrodestra sia in provincia, che in Regione che a livello nazionale.

Si è delineata, quindi, una frattura politica trasversale poichè vi sono almeno quattro questioni politiche diverse che si sono sovrapposte.

Il Comune di Montale, come è noto, ospita già da moltissimi anni l'inceneritore e una buona parte della popolazione, del tessuto associativo e delle forze politiche ritiene che, senza alcun dubbio, che il territorio abbia già dato il proprio contributo.

La nuova struttura da 100.000 tonnellate viene quindi percepita come una stabilizzazione cronica, una promessa tradita e un ampliamento sovrastimato del ruolo di Montale nel sistema regionale dei rifiuti.

Una sorta di enorme e permanente: "ingiustizia geografico-territoriale", cui le associazioni ambientaliste più avvedute accompagnano anche una riflessione sistemica sul futuro della produzione e dello smaltimento dei rifiuti.

Secondo una visione "tradizionale" della gestione dei rifiuti, l'ATO Toscana Centro ha effettivamente un problema di capacità impiantistica: la documentazione regionale, pur nella cronica mancanza di dati attendibili e aggiornati, segnala che l'attuale sistema non sia sufficiente, almeno in apparenza e senza innovazioni di significative, per garantire l'autosufficienza nello smaltimento.

La contestazione prevalente al raddoppio dell'impianto di Montale non, però, è semplicemente: "non vogliamo il termovalorizzatore."

ma... "non si può decidere un impianto da 100.000 tonnellate senza una vera discussione con la popolazione e senza valutare pubblicamente e trasparentemente le alternative."

Su questa posizione pare attestarsi, ad esempio, non solo il Pd di Montale, ma anche quello di Agliana.

Da qui la richiesta di referendum, non priva di incognita politiche, ad esempio: quale sarà, alla fine, la posizione del Pd a livello provinciale?

Gli oppositori al termovalorizzatore mettono naturalmente in discussione anche l'opportunità di aumentare significativamente la capacità di incenerimento in generale e proprio nell'area della Piana Prato-Pistoia, già caratterizzata da problematiche ambientali e storicamente sottoposta a particolare attenzione per la qualità dell'aria.

La Regione Toscana, peraltro, ha aggiornato il monitoraggio dei comuni della Piana: Montale è sempre stato tra quelli individuati nell'area di superamento Prato-Pistoia proprio per la qualità dell'aria.

Già da molti anni si è poi discusso se mantenere il termovalorizzatore di Montale oppure dismetterlo/trasformarlo per altre funzioni, ad esempio per il trattamento dei fanghi.

Nel dibattito regionale è emerso che. se alcune proposte di gestione prevedono il mantenimento della funzione di termovalorizzazione, altre fondate ipotesi puntano alla trasformazione o alla dismissione dell'impianto.

Nel 2025, in Consiglio regionale, Montale veniva ancora descritto come un impianto importante per evitare il ricorso alle discariche, ma bisognoso di una forte trasformazione della propria configurazione.

Nel marzo 2026 c'è stata, peraltro, una convergenza trasversale contro l'ipotesi di prolungare ulteriormente la vita dell'attuale impianto oltre la scadenza prevista (già sforata...) anche se il problema oggettivo dell'ATO permane poichè l'attuale sistema di trattamento non apparirebbe congruo a garantire l'autosufficienza e quindi, se si esclude il nuovo impianto di Montale, occorrerà individuare concretamente altre e differenti soluzioni.

Sintetizzando: la questione in gioco non appare solo: "inceneritore sì/inceneritore no", ma è diventata una partita centrale su chi decide sul ciclo dei rifiuti, con quale mandato e sulla base di quale alternativa/visione industriale e politica.

Oltre al Partito Democratico, per comprendere, ad esempio, la posizione del (piuttosto silente) sindaco di centrosinistra di Pistoia Giovanni Capecchi, non va dimenticato l'orientamento di Alleanza Verdi e Sinistra, che, in particolare nella campagna per le elezioni regionali del 2025, ha sostenuto con convinzione la chiusura dell'inceneritore di Montale, indicando come obiettivo il 100% di raccolta differenziata.

La posizione di AVS, salvo possibili e opportunistici ripensamenti, è quindi più vicina a quella degli ambientalisti che a quella del PD o di altre forse centriste del c.d. "campolargo".

A fronte delle notizie del rilancio dell'incenerimento dei rifiuti a Montale a luglio 2026 si è costituito un vero e proprio fronte contro il raddoppio, con numerose e variegate associazioni che hanno iniziato una mobilitazione coordinata e straordinaria, si pensi, non esaustivamente, a:

  • Medicina Democratica
  • Rifiuti Zero
  • IoNonCiSto di Agliana e Montale
  • Associazione Beni Comuni
  • Attiva Prato
  • TAT – Tutela Ambiente e Territorio di Montefoscoli

Meno convinta appare Legambiente, molto probabilmente condizionata da tradizionali collateralismi politici con il centrosinistra.

Queste organizzazioni hanno organizzato assemblee pubbliche e stanno lavorando alla costituzione di un comitato esteso ai territori di Montale, Agliana, Prato, Montemurlo, Quarrata e Pistoia.

È dunque attivo un fronte territorialmente molto più ampio del solo Comune di Montale e che coinvolge sia Pistoia che Prato.

Politici e amministratori dei due capoluoghi non sono assolutamente fuori della partita, anzi.

Il fronte ambientalista propone una prospettiva di dismissione del termovalorizzatore, con la valorizzazione della c.d. "chimica circolare", non la sua sostituzione con un impianto più grande, pur più avanzato tecnologicamente.

Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe, figura storica del movimento Rifiuti Zero, ha definito il raddoppio una scelta sproporzionata e ha sostenuto che, dopo decenni di attività dell'impianto, sarebbe necessario valutare ciò che esso ha prodotto anziché progettare un nuovo termovalorizzatore di dimensioni molto maggiori. 

Non si discute soltanto delle emissioni del nuovo impianto, ma del modello generale e regionale di gestione dei rifiuti.

Medicina Democratica ha, poi, una storia molto lunga di opposizione all'impianto.

Già nel 2009 l'associazione ha pubblicato approfondimenti sulla contaminazione da diossine collegata all'inceneritore e, negli anni successivi, ha sostenuto la necessità definitiva della chiusura.

Nel 2017 Medicina Democratica e il Comitato per la chiusura dell'inceneritore di Montale hanno portato all'attenzione della Procura della Repubblica di Pistoia le gravi criticità gestionali evidenziate dall'ARPAT sottolineando anche come: non si potesse ragionare sul nuovo impianto come se Montale fosse un territorio ambientalmente neutro.

Nel 2015, ad esempio, l'impianto è stato chiuso precauzionalmente dopo il superamento dei limiti di legge relativi alle emissioni di PCDD/F (diossine/furani).

Se, a maggioranza, l'ATO Toscana Centro sostiene, in sostanza, che la raccolta differenziata funziona, ma rimane una quantità significativa di rifiuto indifferenziato e pertanto gli impianti disponibili (solo Montale...) sono insufficienti, con la conseguente necessità di aumentare la capacità di trattamento, gli ambientalisti rispondono, giustamente, che questa è una conseguenza delle scelte sulla modalità di gestione dei rifiuti, non una necessità naturale e permanente.

Anziché dimensionare il sistema sulla quantità di rifiuto oggi prodotto, bisognerebbe ridurre progressivamente il rifiuto residuo aumentare sensibilmente riuso, riciclo, raccolta differenziata e recupero di materiali.

Si tratta della filosofia Rifiuti Zero, quella cui, secondo l'orientamento programmatico proposto agli elettori e alle elettrici nel maggio 2026, dovrebbe tendere, senza indugi, anche il Comune di Pistoia, ora amministrato (come Montale peraltro...) dal centrosinistra.

Un'altra forte e motivata critica trasversale è quella relativa al fatto che il mantenimento dell'impianto a Montale, attraverso un affidamento pluriennale a un soggetto industriale, rischi di finanziarizzare la gestione del servizio rifiuti e di trasferire profitti al gestore anziché massimizzare il beneficio per il territorio.

C'è quindi un'opposizione politica e soprattutto sociale al "raddoppio" di Montale basata su tre diversi livelli:

1.    ambientale: no al nuovo termovalorizzatore;

2.    sanitario: che vede come ineludibile, anche per la storia del territorio, la chiusura dell'impianto esistente;

3.    economico-politico: che si oppone alla trasformazione della gestione dei rifiuti in un'attività industriale orientata al profitto (le famose "opportunità" del sindaco Betti...)

La questione di Montale sembra diventata, inoltre, un caso nazionale di frattura interna al centrosinistra e al centrodestra sulla politica dei rifiuti.

Concludendo: la domanda e la sfida decisive appaiono: quanto è realistico lo scenario alternativo al raddoppio? 

Davvero, con raccolta differenziata, riciclo, riduzione dei rifiuti e impianti di trattamento alternativi, con, insomma, lo scenario "Rifiuti Zero", si possono evitare le famigerate 100.000 tonnellate di capacità termica?

Il referendum, poi, può riguardare davvero solo i cittadini e le cittadine di Montale, pure tenendo giustamente conto del loro enorme contributo e sacrificio di questi ultimi decenni?

Sono questi i temi su cui il fronte ambientalista deve approfondire, comunicare, convincere, senza farsi invischiare dalle plurime contraddizioni dei partiti di ogni schieramento e di molti amministratori.

L'alternativa al raddoppio non è semplice, ma con la volontà e la coerenza politica e programmatica, appare, a detta di chi scrive e per le ragioni esposte, senza alcun dubbio possibile/desiderabile.

La politica del "raddoppio" dell'impianto di Montale è solo apparentemente quella più responsabile, ma è, invece, solo quella più semplice e ingannevolmente redditizia.

Una politica vera, non solo sui rifiuti tiene, invece, presente come caposaldo, l'impatto delle politiche sulle nuove e sulle future generazioni. A Montale, a Pistoia, in tutto il Pianeta, che è l'unico che abbiamo.

Nel tempo del rovinoso, incontestabile, vorticoso cambiamento climatico è infatti importantissimo imboccare decisamente, consapevolmente, responsabilmente il percorso verso i Rifiuti Zero, anche per gli inevitabili e positivi effetti sulla gestione democratica, ecologica e partecipativa del cico stesso.

Un altro tema da affrontare è quello, democratico, delle c.d. "assemblee climatiche". Non la mera consultazione di un momento, ma strutture partecipative, riconosciute, estese e permanenti, che affrontino appunto la questione ecologica, non solo relativa ai rifiuti, a partire dai livelli locali, ma con un'ottica e una visione globali.

Rispetto alla questione specifica, escludendo categoricamente la possibilità di fare profitto sulla salute dei cittadini e delle cittadine, va considerata, infine, anche la questione della sostenibilità economica e dei forti costi attualmente sostenuti, sia per la raccolta che per lo smaltimento, da tutti gli abitanti e dall'intero tessuto economico e produttivo.

Futuri efficientamenti, infatti, basati sulla quantità e non sulla qualità, sono tutti, assolutamente, da dimostrare.

Francesco Lauria, Presidente Associazione Sognare da Svegli.

"SOLO I CINICI E I CODARDI NON SI SVEGLIANO ALL'AURORA": UN ORIZZONTE DA SANT'ANNA DI STAZZEMA, IL 16 DI AGOSTO (terza parte...)

Lungi da me biasimare chi lo scorso 16 agosto, peraltro di domenica, ha dormito qualche ora in più.

Io, però, da ex pendolare, mi sveglio sempre presto senza fatica e domenica 16 agosto, prima di scendere al mare con un mio famigliare adolescente, ho scelto di assecondare, con la "rivolta tra le dita", un verso particolarmente famoso e citato del compianto Francesco Guccini, tratto dalla sua bellissima e piuttosto recente canzone Don Chisciotte: "solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora..."

Così, fondendo nel mio immaginario Guccini eil filosofo Michel Foucault, ho deciso di "evadere" dalle strade consuete e ho iniziato le numerose curve in salita che, dai margini alla Versilia, portano a Sant'Anna di Stazzema.

Lo so, il 12 agosto è appena passato: gli anniversari possono rivestire grande potenza e grande significato, sono importanti, ma mi hanno insegnato, in particolare nel ricordo della strage di Piazza Fontana e dell'"Italia del 12 dicembre", che contano molto anche gli altri 364 giorni dell'anno, specialmente quelli, come nella prima mattina a Sant'Anna di Stazzema (a parte i pochi abitanti apparentemente ancora dormienti) in cui non si incontra nessuno/a.

Ha fatto benissimo, comunque, il Comune di Pistoia, il 12 agosto scorso, a tornarci a Sant'Anna, dopo anni e anni di colpevole e grave assenza.

Ma che cosa è successo a Sant'Anna di Stazzema il 12 agosto 1944? 

Che cosa ci dicono, oggi che stanno scomparendo uno ad uno gli ultimi bambini di allora superstiti, le cinquecento sessanta vittime civili e innocenti di quella abominevole strage nazista, che non risparmiò nemmeno la piccola Anna Pardini, nata da soli venti giorni?

Lasciamo che sia il racconto di Neri Marcorè a ricostruire sul filo della memoria...

ttps://www.facebook.com/watch/?v=420912560011211 

Come ci parla oggi quel luogo, cosa ci dicono i resistenti "fiori di Sant'Anna"?

La salita all'ossario monumentale che è anche, per i credenti, una via Crucis, è, in questi mesi, costellata di disegni di bambini e bambine provenienti da tutto il mondo, in particolare da tantissimi contesti di guerra: a partire da Gaza e dalla Cisgiordania palestinese, dall'Ucraina, dal Congo...

Ci sono anche i disegni dei bambini delle Isole Salomone, vittime della guerra climatica e dell'azione dell'uomo sugli oceani che, fra non molto, cancelleranno ogni traccia di molte isole e arcipelaghi...

Uno dei simboli di Sant'Anna, luogo europeo della memoria, è, infatti, il girotondo, purtroppo interrotto per sempre, dei bambini e delle bambine, tanto che proprio il girotondo, insieme a questo luogo, è il protagonista di una significativa canzone de La Casa nel Vento: "Girotondo a Sant'Anna":

Link: https://www.youtube.com/watch?v=Ydwuk9hBUWg

Mentre salivo a Sant'Anna, in una solitaria mattinata domenicale d'agosto, tenevo tra le mani un piccolissimo e prezioso libro, edito da Cronache Ribelli:

Contiene le intime parole dell'anarchico calabrese Bruno Misefari e si intitola: "Diario di un disertore".

Non è un caso che il testo sia stato inserito nella collana: "Pane e rose - sentieri di liberazione".

Misefari che, proprio come Guccini ha fatto decenni dopo, professava ideali libertari e antimilitaristi, pagò con il carcere, in Italia come in Svizzera, il rifiuto all'arruolamento e le proprie azioni nonviolente antiinterventiste durante l'"inutile strage" della Prima Guerra Mondiale.

L'anarchico calabrese scontò con la detenzione e il confino, prima di morire giovane, anche la sua strenua opposizione al fascismo.

Nella postfazione di questo prezioso e per nulla comodo, rassicurante diario viene citato un altro, famoso testo, si tratta di "Guerra alla guerra" di Ernst Friedrich, anarchico tedesco, internato in manicomio (un po' come si faceva in Italia e anche a Pistoia all'inizio degli anni Sessanta del Novecento, vent'anni dopo la strage di Sant'Anna di Stazzema) per aver disertato la chiamata alle armi.

Nel 1924 Friedrich decise di mostrare al mondo il vero volto del primo conflitto mondiale. Il suo testo conteva, infatti, un'ampia rassegna di fotografie che mostravano i corpi deformati dei reduci della Grande guerra; una condanna senza appello verso la propaganda bellicista e nazionalista.

Eppure, esattamente venti anni dopo la pubblicazione di quel fondamentale e coraggiosissimo volume, avviene la terribile strage di Sant'Anna di Stazzema.

Ha scritto benissimo, proprio in questo agosto, Valentina Pazè, su Il manifesto in un contributo critico intitolato: La giustizia e la pace dei forti. In guerra ha ragione chi vince: "(...) e allora oggi, prima ancora che Kant o Bobbio, dovremmo rileggere, e far leggere a scuola, Eric Maria Remarque e Claude Eatherly, il pilota di Hiroshima divenuto amico di Günther Anders. Il primo per ricordarci ciò di cui è fatta, davvero, la guerra: sangue e merda, terrore e morte, corpi maciullati, menti devastate. Il secondo per riflettere sui veleni che la guerra inocula anche in chi la combatte «dalla parte giusta» e torna a casa celebrato come un eroe, ma abitato per sempre da incubi e fantasmi."

Il suo contributo è così denso che merita un'attenta lettura integrale: https://ilmanifesto.it/la-giustizia-e-la-pace-dei-forti-in-guerra-ha-ragione-chi-vince?fbclid=IwY2xjawTvnh5wZG9mBWV4dG4DYWVtAjEwAGJyaWQRMXlpR1BRUHRxaVVxR0xMcXRzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEezBeOuJM2H7FYRe0snc-MgVEJqqn_l2-EzwmY6QtQBlOKFbKov1Ptl3G9sGw_aem_Q8w4MSaxun08vor-j4wxIg

Tornando a Sant'Anna non è un caso che il cammino verso l'ossario monumentale sia costellato di piccole sculture che mostrano, spesso attraverso "l'Epifania dei volti", lo strazio della guerra in sè e delle rappresaglie sui civili indifesi in particolare.

Scrive Emmanuel Levinas: "il linguaggio nasce dalla vertigine che ci afferra quando siamo di fronte alla rettitudine del volto (...) Nell'approssimarsi del volto, la carne si fa verbo, la carezza Dire".

A Sant'Anna il silenzio parla, diventa voce.

Non solitudine, monito.

Salire a Sant'Anna di Stazzema, nel rispetto e nella preghiera per le vittime, a partire dalla piccola Anna (Santa Anna a sua volta...) significa anche pensare, credere che, ancora oggi, le idee e le azioni possano cambiare il mondo.

Significa anche sognare e lottare concretamente per un futuro senza eserciti.

Sognare e lottare perchè il potere non sia dominio, violenza, tortura, reclusione, punizione (torniamo a Foucault), ma spazio, condivisione, servizio, cura, ascolto.

Significa sognare e lottare per una "maschilità" , come quella impersonata da Bruno ed Ernst, che non abbia timore, senza indugi, di: "disonorare la guerra" ed affermare la Pace".

Da Sant'Anna là dove, come nella canzone de La Casa nel Vento, le nuvole carezzano il cielo e si scorge il mare tra gli alberi, l'orizzonte ci mostra un azzurro che si confonde proprio con quello dell'infinito.

A Sant'Anna si ascolta, appunto, anche il vento, quello stesso vento bambino che Francesco Guccini ha immortalato per sempre cantando coraggiosamente di Auschwitz.

Il mistero e il messaggio di Sant'Anna stanno proprio in quel girotondo bambino, istante ed eternità nello stesso tempo.

Non si tratta di un girotondo che cancella il terrore o che ci porta al sicuro.

La tempesta continua.

Si tratta di un girotondo che, nella sua fragile e imperfetta gioia, ci ricorda che il destino dell'umanità non è rappresentato dal potere della guerra, ma dalla mano tesa, aperta, fiduciosa della Pace.

Il girotondo di Sant'Anna è, infatti, una scelta. Politica.

La memoria, il lutto ci accompagnano nella discesa, verso il mare, verso la quotidianità della terra.

Il girotondo di Sant'Anna,però non si e non ci ferma alla morte, ma, come un'opportunità colta in una domenica di aurora: è un sogno.

Uno sogno che si fa, insieme e concretamente, da svegli. 

Tornando resistenti nella città, senza smettere mai di porci: "domande consuete", inondati e silenziosamente colorati da orizzonti, musica, disegni di Pace. 

(Con questa terza puntata il racconto finisce e al tempo stesso ricomincia: link alla prima puntata: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/08/non-innamoratevi-del-potere-patriarcato.html

link alla seconda puntata: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/08/seconda-parte-non-innamoratevi-del.html ).

Francesco Lauria

venerdì 14 agosto 2026

(Seconda parte) "NON INNAMORATEVI DEL POTERE": PATRIARCATO E FASCISMO SECONDO ROSANNA VIRGILI, MICHEL FOUCAULT, FRANCESCO GUCCINI... OLTRE VANNACCI.

Che cosa ci spiegano di potere e patriarcato (mediterraneo) Michel Foucault e Francesco Guccini e come si conciliano con le riflessioni della teologa femminista Rosanna Virgili?

Per chi volesse leggere la prima parte di questo articolo, con i contenuti, in particolare, della Virgili ecco il link: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/08/non-innamoratevi-del- potere-patriarcato.html 

Come è universalmente noto, Michel Foucault (1926-1984) è stato uno dei grandi pensatori del panorama filosofico europeo contemporaneo. 

Le sue ricerche sul potere e la verità hanno fortemente rivoluzionato la filosofia e la storia nella seconda parte del Novecento.

Ha ragione Deborah Borca nella sua nota introduttiva ad un recente libretto edito da Feltrinelli che racchiude alcuni scritti del pensatore francese e li intitola: "Introduzione alla vita non fascista", utilizzando una sua frase originale (pubblicata nella prefazione all'opera: "Anti Edipo" di Deleuze e Guattari) Foucault è un autore più citato che veramente utilizzato e letto.

Una specie di ciliegina sulla torta, di ketchup che va bene (quasi) su tutto: e ciò rappresenta davvero un peccato perchè le sue opere (sia i saggi, lunghi e brevi, che le raccolte delle sue lezioni universitarie al Collège de France) sono una preziosa lente di ingrandimento e bussola per i tempi rovinosi e furiosi di oggi.

Personalmente non posso affermare di essere un grande esperto di Foucault.

Ho, però, impiegato la prima parte dell'estate a rileggere, con attenzione, gran parte delle sue opere principali, lo ammetto anche spinto dalle improvvide dichiarazioni del Ministro dell'Istruzione (e del Merito...) del Governo Meloni, Giuseppe Valditara.

Il Ministro salviniano, attaccando a testa bassa soprattutto il Foucault di "Sorvegliare e punire" (senza capirci probabilmente granchè, o forse capendo molto e la cosa sarebbe più preoccupante per la nostra democrazia...) lo ha definito "cattivo maestro", anzi addirittura: "generatore di dissoluzione".

Io, probabilmente, ragiono proprio al contrario di Valditara.

Di Foucault, ovviamente in maniera articolata (anche perchè c'è, coerentemente, una continua evoluzione del suo pensiero) apprezzo tutte le opere, ma ritengo: "Sorvegliare e punire" un caposaldo attualissimo per comprendere, attraverso la sociologia della filosofia e della storia, il tormentato mondo di oggi, anche al tempo dell'intelligenza artificiale, del dating turbocapitalista e della pervasività invasiva, in ogni campo, degli algoritmi.

Rispetto a Foucault sono proprio i contenuti che preferisco e che molto mi avevano colpito anche durante il percorso di dottorato di ricerca, oltre che rappresentare per me uno dei punti di riferimento (insieme a Paulo Ferire e a Don Lorenzo Milani) durante il percorso della mia seconda laurea in scienze della formazione - educazione degli adulti, presso l'Università di Lille, in Francia.

Non fu un caso: quel percorso di studi "maturi" interagiva contestualmente con la mia lunga e variegata esperienza lavorativa, militante, auspichevolmente emancipatoria, di formatore sindacale in ogni parte d'Europa.

Ma che cosa fa così paura a Valditara?

La ormai consolidata edizione economica di Einaudi lo definisce un "testo ormai classico che ricostruisce l'evolversi dell'"ortopedia sociale", con cui si è arrivati alla nascita della prigione.

Forse, traendo le parole di Foucault proprio da "Sorvegliare e punire", possiamo comprendere meglio le paure penose e del tutto a-contestualizzate di Valditara:

"Si imprigiona chi ruba, si imprigiona chi violenta, si imprigiona anche chi uccide. Da dove viene questa strana pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medioevali? Una nuova tecnologia piuttosto: la messa a punto, tra il XVI il XIX secolo, di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Tutto un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, si era sviluppato nel corso dei secoli classici negli ospedali, nell'esercito, nelle scuole, nei collegi, nelle fabbriche: la disciplina. Il XVIII secolo ha senza dubbio inventato la libertà, ma ha dato loro una base profonda e solida, la società disciplinare, da cui dipendiamo ancora oggi". 

E' importante ricordare (anche a Valditara) che la riflessione del filosofo francese non solo è assolutamente adatta a descrivere i meccanismi, anche perversi, dell'intelligenza artificiale, ma, nei "furiosi anni Venti del Duemila" anche la progressiva e spietata militarizzazione ("maschilizzante...") della società, dell'economia, della politica, di molti ambiti del lavoro (quest'ultimo sotto altri aspetti, come quelli delle tutele e della soggettività relazionale e collettiva, invece sempre più frammentato, frantumato...)

Messe da parte le penose affermazioni di Valditara che, magari, come filosofo gli preferisce l'ex compagno di partito Vannacci, Foucault ci fornisce parole e soggetti, ma delinea, senza rigidità e appiattimenti, anche un metodo.

Come già accennato, egli ha studiato numerosissimi e innovativi temi: dalla storia della follia, alla nascita del sistema penale, dalla storia della sessualità all'origine delle scienze umane e del sapere medico.

Giustamente ci ammonisce ancora Deborah Borca, non dobbiamo, poi, compiere l'errore da matita rossa di leggerlo semplicemente come uno storico/filosofo che descrive una serie di eventi passati, dobbiamo, invece, cogliere l'opportunità di partire dalla tensione che attraversa le sue opere e che: "mette in cortocircuito la storia con noi stessi".

Dobbiamo continuare a leggere e meditare Foucault, insomma, soprattutto per lavorare su noi stessi, sui nostri modi di pensare e sulle nostre pratiche, per raggiungere un cambiamento concreto e radicale che coinvolga, partendo dalle soggettività degli individui, anche le dimensioni collettive, comprese quelle istituzionali, di cui facciamo parte.

Come ampiamente riconosciuto sono tre i fuochi principali della riflessione, attualissima, di Foucault: verità, potere e soggetto.

Foucault, indagandone, ricostruendone l'origine ci aiuta a mettere in discussione verità (di potere) apparentemente incontestabili, date.

Egli ci porta, in modo davvero eccezionale, a rimettere al centro i processi di emarginazione, divisione della società, espulsione del diverso e a contestare, in primis a noi stessi, le nostre idee e concezioni di normalità, razionalità, regola e, appunto, verità.

Foucault ci aiuta anche, se lo vogliamo, se ne prendiamo davvero coscienza, a compiere un esercizio fondamentale: riconoscere il "piccolo fascista" che abita dentro di noi e che riproduce acriticamente, privo di memoria e coscienza, le dinamiche del potere.

Quello del filosofo francese non è e non vuole essere un sistema universale per comprendere la realtà o, peggio, la verità, ed è un grande pregio, ricolmo di contemporaneità, per chi ha sviluppato, come lui, i suoi studi al tempo del trionfo, diremmo del "potere" e dell'"immaginario" delle ideologie, anche progressiste.

La "genealogia" di Foucault mette radicalmente in discussione noi stessi e i nostri saperi, insieme alla loro presunta e presupposta neutralità.

Il potere, per Foucault, non si detiene o si cede, sostanzialmente mai.

Non c'è, non può esistere una mera logica economica del "possesso".

Il potere si esercita, spesso non da soli, ma con conflitti e alleanze, scontri e strategie tra i diversi soggetti.

Il potere è qui sta la chiave di volta, anche per un riflessione su patriarcato, fascismo e femminismo: non si limita a reprimere, escludere e a dominare: il potere è insidioso, attraente, e, per usare proprio le parole di Foucault: "produce anche piacere".

Ognuno di noi, anche se tentiamo di non dircelo, di far finta di nulla non è solo "l'oppresso", ma anche un: "agente del potere".

E' questa, a mio parere, una riflessione, un pilastro per tutte le analisi riferite al maschile, al patriarcato e alle sue contestazioni (non ce ne voglia l'ex generale Vannacci...) , ma anche allo sviluppo e alle contraddizioni, anche gravi, interne al pensiero e a molte pratiche femministe, specialmente recenti.

Proprio per questo occorre un lavoro, meglio un agire su noi stessi7e, proprio per questo dobbiamo ritrovare la soggettività all'interno della storia e della nostra personale storia.

Foucault, nella sua introduzione all'"Anti Edipo", omaggiando curiosamente San Francesco di Sales, ce lo dice chiaramente: quel testo di Deleuze e Grattari, aiutandoci a scovare anche le più piccole tracce di fascismo nei nostri corpi è una sorta di: "Introduzione alla vita non fascista".

Foucault, attraverso Deleuze e Grattari, ci fornisce una pista, un molteplice sentiero e pensiero di azione per la nostra quotidianità:

"- liberate l'azione politica da ogni forma di paranoia unitaria e totalizzante;

- fate crescere l'azione, il pensiero e i desideri per proliferazione, giustapposizione e disgiunzione, piuttosto che per suddivisione e gerarchizzazione piramidale;

- affrancatevi dalle vecchie categorie del Negativo (la legge, il limite, la castrazione, la mancanza, la lacuna) che il pensiero occidentale ha così a lungo sacralizzato come forma del potere e modo di accesso alla realtà;

- preferite quel che è positivo e multiplo, la differenza all'uniformità, i flussi alle unità, le concatenazioni mobili ai sistemi;

- considerate che quel che è produttivo non è sedentario, ma nomade;

- non immaginate che si debba essere tristi per essere militanti, anche se quello che si combatte è abominevole;

- è il legame del desiderio con la realtà (e non la sua fuga nelle forme della rappresentazione) a possedere una forza rivoluzionaria;

- non utilizzate il pensiero per dare a una pratica politica un valore di verità; nè l'azione politica per screditare un pensiero, come se essa non fosse che pura speculazione;

- utilizzate la pratica politica come intensificatore del pensiero e l'analisi come un moltiplicatore di forme e di campi dell'azione politica;

- non esigete dalla politica che essa ristabilisca i "diritti" dell'individuo come li ha definiti la filosofia;

- l'individuo è il prodotto del potere; quel che è necessario è "disindividualizzare" le varie concatenazioni per moltiplicazione e spostamento;

- il gruppo non deve essere il legame organico che unisce gli individui gerarchizzati, ma un costante generatore di "disindividualizzazione";

- NON INNAMORATEVI DEL POTERE."

Risuona, in tutto questo, l'ultima lezione di Foucault al Collège de France:

"Non dimenticate di smascherare, abbiate il coraggio (...) Non tralasciate. Non abbandonate il compito. Deridete le istituzioni false e inaccettabili, umanamente rivoltanti. Fate della vita una resistenza”.

Con questa riflessione che riguarda il soggetto, ma anche i gruppi, i movimenti, le associazioni, le istituzioni, il filosofo incontra la poesia, la musica che criticano, "smascherano il potere" ogni potere, volgendo lo sguardo agli/alle altri/e quanto a se stessi/e.

Nell'epoca della guerra infinita e della militarizzazione sociale, Michel Foucault continuadecostruire il potere, anche il nostro,

Supera, allontana con forza patriarcato e"vita fascista", incontra virtualmente, in questo tempo indefinito, le note e le parole di Francesco Guccini con le sue poetiche, mai comode canzoni... comprese quelle, forse non tra le più note, che affrontano non solo il potere, ma anche tematiche "femministe"...

"Solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora"...

Link: https://www.youtube.com/watch?v=pUR2QxLJRE8

Francesco Lauria (continua...)

"NON INNAMORATEVI DEL POTERE": PATRIARCATO E FASCISMO SECONDO ROSANNA VIRGILI, MICHEL FOUCAULT, FRANCESCO GUCCINI... OLTRE VANNACCI (prima parte).

Devo dire che, senza esagerare nel dargli credito perchè non ha senso "nobilitare" una figura qualunquista e opportunista come il generale Vannacci, mi ha piuttosto colpito la sua proposta programmatica di promozione del: "patriarcato mediterraneo".

Ho cercato di comprendere meglio questa posizione volutamente iper-provocatoria e ho notato che è stata ampiamente analizzata dalla scrittrice e biblista Rosanna Virgili su Famiglia Cristiana.

Chi volesse leggere tutta l'interessante riflessione della nota teologa può raggiungere questo linkhttps://www.famigliacristiana.it/famiglia-educazione/vannacci-patriarcato-mediterraneo-gesu-famiglia-bibbia-glpoxsnm

In sintesi la tesi è questa: il “patriarcato mediterraneo” evocato da Vannacci non coincide con la famiglia cristiana. Dalla Bibbia al Vangelo, la storia racconta un'evoluzione, un percorso ancora non del tutto compiuto:  il passaggio dal potere del padre alla responsabilità della paternità: non dominio, ma cura, servizio e fraternità.

Virgili sottolinea, non senza una punta di ironia: "immagino che l’ex generale Vannacci quando nel suo Programma, in una parte dedicata alla famiglia e alla relazione uomo-donna, parla della necessità di difendere il “patriarcato mediterraneoalluda ad una forma tradizionale di famiglia legata alle generazioni precedenti gli anni Cinquanta del Novecento".

Quella, per intenderci, raccontata magistralmente anche da Paola Cortellesi nel suo film di grande successo nazionale ed internazionale: "C'è ancora domani"

Partendo anche dalla propria storia familiare sui monti Sibillini, tra Marche ed UmbriaRosanna Virgili smonta, fa a pezzetti, il concetto di Vannacci, vago e vacuamente uniformante, statico nel tempo e impreciso nello spazio, di patriarcato mediterraneo.

La scrittrice marchigiana accenna anche a modelli del tutto alternativi come le aree di matriarcato presenti storicamente in alcune aree interne della Sardegna e non solo.

C'è poi un passaggio chiave della riflessione di Rosanna Virgili su Vannacci e il suo vetusto "patriarcato mediterraneo" che preferisco riportare letteralmente:

"Egli (Vannacci ndR) imputa, inoltre, alla scomparsa del patriarcato l’aver determinato un aumento della violenza sulle donne. Ed auspica che la legge sul femminicidio venga abolita prima possibile. 

La violenza sulle donne è allora oggi aumentata forse perché nel patriarcato quella violenza era legittimata ed il femminicidio si chiamava “delitto d’onore” che permetteva – sino al 5 agosto 1981 – di riservare pene ridotte a chi uccideva la moglie od anche la sorella e la figlia, per l’onore della famiglia?!"

Virgili aggiunge:

"Vorrei che Vannacci e tutti coloro – uomini e donne – che in Italia sono già od aspirano a governare, conoscessero e, quindi, maturassero rispetto verso l’arduo cammino della nostra civiltà, verso le sue radici e le sue conquiste, che si rendessero consapevoli di quanto impegno, quanto travaglio, quanto coraggio, quanta sapienza sia stata spesa proprio nel bacino del Mediterraneo sin dai tempi “biblici”, per dare un ruolo vitale alla famiglia, per regolare e rendere dignitosi e fecondi i rapporti uomo-donna, moglie-marito, padri, madri e e figli, nonni e nipoti".

Tralasciando molte altre riflessioni di profondo valore per le quali rimando al testo integrale pubblicato da Famiglia Cristiana riporto un'ulteriore citazione di Rosanna Virgili:

"Vorrei dire a Vannacci che più maschilità non vuol dire più paternità, al contrario, più paternità vuol dire più umiltà, più ascolto, più educazione alla fratellanza, alla giustizia, alla mitezza, alla cooperazione, alla pace, più cura degli altri, più responsabilità verso il bene comune e, quindi, verso i figli di tutti, siano o non siano greco-romani, cristiani o mediterranei".

Dando valore all'evoluzione della società la biblista non dimentica il patriarcato mediterraneo antico – che probabilmente è proprio quello che auspicherebbe Vannacci.

Un patriarcato antico – che si trasformò presto in potere del padre sui figli e del marito sulla moglie. 

Qui la Bibbia ci può dire molto. Nel matrimonio dei patriarchi biblici l’amore non interveniva – se non del tutto casualmente – nel matrimonio, ma lo scopo del prender moglie era quello di ottenere da lei una discendenza. I figli erano per i padri e non viceversa. 

La moglie - ci ricorda sempre Virgili - doveva essere “acquistata” pagando un prezzo al padre che l’aveva generata e cresciuta e che di lei era proprietario sinché non venisse ceduta al marito.

 I figli di una donna erano appartenenti a suo marito che considerava la prole la sua prima ricchezza e proprietà e per questo nel patriarcato biblico era prevista la poligamia, come era previsto il ripudio (un diritto del marito e non della moglie, salvo in casi rarissimi) specialmente quando la donna risultava sterile.

C'è poi un passaggio della teologa che ci fa comprendere pienamente la vera e propria rivoluzione rappresentata da Gesù:

"La legge, poi, che regolava l’adulterio era terribile: se trovata in flagrante la moglie doveva esser lapidata, presa a sassate, appunto: “assassinata”. Questo era il patriarcato mediterraneo antico e biblico: è proprio sicuro Vannacci che “non dev’essere criminalizzato?”. Vorrei ricordare che il primo a farlo è stato proprio Gesù! (cf. Gv 8,7).

L'articolo ci ricorda poi che non soltanto, dunque, Vannacci per difendere il patriarcato dovrebbe abolire il vigente e riformato diritto di famiglia (la legge del 19 maggio 1975, n. 151) e cancellare molti articoli della Costituzione Italiana (Articoli 3, 29, 37, 51, eccetera) nonché misconoscere i fondamenti delle carte dei Diritti Umani e Civili universali che gli Stati e le grandi Organizzazioni Internazionali hanno insieme prodotto, ma nessun italiano od italiana che fosse d’accordo con lui potrebbe dirsi “cristiano”. 

Gesù, infatti, abbatte i fondamenti antropologici, socio-economici, giuridici, e persino teologici del patriarcato biblico. 

Le conclusioni di Virgili sono illuminanti:  "Gesù non fu mai patriarca nella sua vita terrena ma si fece eunuco per il Regno dei cieli: “figlio nel cuore del padre” in quanto amico e fratello, in virtù non di un potere né di una potenza, non della ricchezza, non della proprietà, non della differenza, ma di una Umanità che l’Amore trasforma. In un battesimo dove: “non c’è più giudeo né greco, schiavo né libero, maschio né femmina” (Gal 3,28).

L'ex generale Vannacci sicuramente obietterà che la Virgili è donna (e quindi, secondo lui, magari poco si può intendere di maschi e patriarcato); penso quindi possa essere utile riprendere il rapporto con il femminismo ed il potere in generale di due figure maschili, molto significative e diverse fra loro, come il compianto cantautore e poeta Francesco Guccini, da pochi giorni scomparso, ed il filosofo francese (quindi mediterraneissimo) Michel Foucault.

Francesco Lauria (continua...)

giovedì 13 agosto 2026

BIBLIOTECA SAN GIORGIO: LE PROMESSE MANCATE (PER ORA) DELLA GIUNTA CAPECCHI E OTTO PISTE CONCRETE DI SOLUZIONI/IMPEGNO.

In campagna elettorale, sui temi culturali e di rapporto, soprattutto, con studenti e studentesse uno dei (condivisibili) mantra di Giovanni Capecchi, sia quando ancora non era candidato a nulla, sia quando era candidato alle primarie del centrosinistra, sia quando era candidato sindaco, è stato l'allargamento degli orari della biblioteca comunale San Giorgio di Pistoia.

Ad esso Capecchi ha sempre teso collegare la questione connessa anche se indipendente, della ripresa dello sviluppo dell'Università a Pistoia come sede decentrata, ma significativa.

Su quest'ultimo punto sono intervenuto pubblicamente anche io nei mesi scorsi, rilevando come non fosse obbligatorio concentrarsi solo sull'Università di Firenze, ma anche andassero prese in considerazione, almeno, anche Pisa e Bologna (ci sono, infatti, diverse sedi universitarie decentrate in Italia al di fuori del territorio della regione della sede principale).

Si possono ritrovare entrambe le promesse di Giovanni Capecchi, ad esempio, a questo link, ma potremmo prendere qualsiasi testata giornalistica locale: https://www.reportpistoia.com/capecchi-prolungare-lapertura-della-biblioteca-fino-alle-22-e-far-tornare-luniversita-a-pistoia/

Ora, mentre ricostruire un vero insediamento universitario è questione complessa che non si può affrontare ed ottenere in un giorno, l'allargamento degli orari e delle giornate di apertura della Biblioteca comunale appare, a tutte e a tutti, ovviamente più semplice.

Nelle ultime settimane Capecchi, spalleggiato dal suo influencer Alessio Dolfi, ha esultato per gli importantissimi finanziamenti che interverranno su alcuni problemi strutturali dell'edificio della biblioteca e che, fra l'altro, causavano una singolare e poco dignitosa comparsa di ombrelli e di teloni da campeggio dentro e non fuori la struttura, anche a seguito di poche gocce di pioggia.

Il neo sindaco ha però, con scarso stile, dimenticato che il merito di questi finanziamenti (forse anche un po' tardivi, ma ingenti) è totalmente ascrivibile all'amministrazione precedente, nemmeno a quella di Annamaria Celesti, ma proprio quella di Alessandro Tomasi.

Al di là delle questioni di stile (peraltro lo stesso ex sindaco Tomasi brinda pubblicamente con Capecchi e ne parla spesso bene, contento lui...) il tema degli orari della biblioteca, ripeto, è stato ampiamente trattato come promessa elettorale dall'attuale sindaco di Pistoia e appare quindi stringente.

Un primo elemento è lo smacco subito dal capoluogo di provincia e dal settimo comune per popolazione nell'intera regione Toscana, dalla ben più piccola (quattro volte e mezzo di meno rispetto agli abitanti...) amministrazione cugina di Montecatini Terme.

Ora Montecatini non è diventata improvvisamente Harvard o Yale, non verrà frequentata al posto della Sorbona di Parigi, ma, con l'allungamento degli orari della biblioteca comunale stabilito a luglio scorso, ha, pur non di molto, superato senza alcun dubbio quelli di Pistoia: https://www.iltirreno.it/montecatini/cronaca/2026/08/05/news/orario-continuato-alla-biblioteca-ce-lo-hanno-chiesto-tanti-cittadini-1.100903242

Rispetto agli orari della biblioteca comunale che, su altri fronti ha anche tanti meriti, Pistoia è poi in piena zona retrocessione tra i capoluoghi di Provincia toscani avendo una situazione simile, come ore totali di apertura settimanali, a Grosseto e Siena, peggiore rispetto a Lucca e a Prato, molto peggiore rispetto a Firenze, Pisa, Arezzo. Massa non può essere presa in considerazione perchè in questo momento la biblioteca comunale opera in una sede provvisoria.

Non va dimenticato che Pistoia viene di molto superata anche da Siena che può contare su un'ampia apertura delle biblioteche universitarie (aperte a tutti gli utenti) e anche Arezzo ha buona agibilità su questo essendo una sede distaccata importante proprio dell'Università di Siena (cosa che non è Pistoia, ad esempio, rispetto all'Università di Firenze e non solo, come abbiamo già rilevato).

In sintesi Pistoia è, in Toscana, non considerando Massa, all'ultimo posto insieme a Grosseto per gli orari di apertura complessivi sulle sette giornate della settimana e la totale mancanza di aperture serali e domenicali.

Una mozione consiliare risalente all'anno scorso proponeva peraltro di valutare proprio aperture serali e festive, come in diversi altri capoluoghi toscani (non ci si riferisce solo a Firenze), pertanto Giovanni Capecchi non si è inventato nulla di originale, ha solo insistito sul punto dandolo, sostanzialmente, per acquisito/acquisibile.

Tralascio gli annunci della nuova amministrazione comunale sul forte rafforzamento dell'insediamento universitario a Pistoia (ricordiamoci che, pensiamo solo a Prato, non a Firenze, in Toscana esistono anche tante università americane...) che sono, davvero, tutti da verificare.

Provo a suggerire un percorso graduale al sindaco e ai suoi influencer, ormai stabilmente parte del suo staff, tra l'altro facendo presente che, anche qui, basterebbe volgere lo sguardo non alla New York di Mamdani, ma più modestamente oltre il Reno, alla piccola Porretta Terme:

- aperture serali e domenicali sperimentali, collegate ad eventi musicali/culturali specifici, da aumentare progressivamente;

- inizio graduale con apertura del solo piano inferiore, sfruttando anche un possibile allargamento degli orari del bar interno, specialmente nei mesi estivi, ma non solo;

- realizzazione di un accordo sindacale partecipativo e innovativo con i/le dipendenti, anche per verificare la disponibilità e le condizioni dell'introduzione (senza esagerare e nei termini di legge e contratto collettivo) di possibili ore di straordinario dei lavoratori/lavoratrici, in attesa di un possibile/auspicabile rafforzamento numerico e conseguente ringiovanimento anagrafico della popolazione lavorativa;

- coinvolgimento (non esclusivo, ma importante) dell'associazione degli amici della Biblioteca San Giorgio e di altre associazioni, penso, ad esempio, alle stesse organizzazioni sindacali: Auser, Anteas, al fine dell'allargamento, in sicurezza, degli orari di apertura al pubblico;

- progetti specifici con associazioni non solo della terza età, ma anche giovanili;

- sinergie con le altre biblioteche, come accade in tutti gli altri comuni italiani che hanno più di una biblioteca comunale tranne che a Pistoia (penso alla mia Parma, non a Milano o a Roma...) che, solo per fare un esempio, adottano le chiusure estive non tutte insieme, ma in maniera alternata e coordinata;

- verifica della presenza di fondi disponibili/aggiudicabili (anche a bando) di Fondazioni bancarie (non sempre e per forza la sola Fondazione Caript, ma almeno a livello regionale), della Regione Toscana o Europei, sfruttando, per esempio, il fatto che la San Giorgio sia un punto certificato di informazione del programma europeo Erasmus Plus.

- ultima, ma non ultima, vista anche la declamata attenzione alle fragilità della Giunta del campo larghissimissimo, sarebbe importante ripristinare finalmente la collaborazione (soprattutto per il prestito dei libri ai detenuti, ma non solo) tra Biblioteca San Giorgio e casa circondariale di Pistoia.

Oggi siamo al giorno ottanta non dalla mera elezione, ma dalla proclamazione a sindaco di Giovanni Capecchi.

Il 5 settembre (2026... eh) scadranno i famosi primi cento giorni rispetto ai quali si era promesso di compiere una prima verifica delle cose fatte/impostate/instradate.

Considerando che anche in altri campionati (non solo in quelli delle biblioteche, ma penso, ad esempio, al basket) Pistoia e Montecatini nel 2026/2027 dovranno confrontarsi più volte, io suggerirei di rimboccarsi le maniche per non perdere tutti i derby (e non mettiamoci pure Porretta...) e trovare delle soluzioni che oltrepassino la mera politica dell'annuncio e del racconto (talvolta messianico...)

Ho proposto sette piste concrete di impegno, senza, per il momento, parlare di Università (tema ovviamente sinergico).

Nessuna di queste piste, da sola, è risolutiva, ma tutte insieme, senza alcun dubbio, lo sono.

Da Giovanni Capecchi e dalla sua Giunta/maggioranza, i cittadini e le cittadine non ideologizzati/e e onesti/e, quelli che si fanno un mazzo così, magari da pendolari, per restituire in tempo un libro alla Biblioteca comunale San Giorgio, di ritorno dal lavoro a Firenze o a Lucca, si aspettano risposte concrete e tempestive.

Non promesse mancate o il giubilo per i risultati conseguiti, in realtà, da altre, precedenti, amministrazioni del Comune di Pistoia, rispetto alle quali si è peraltro rivendicata, un giorno sì e l'altro pure, una più che netta discontinuità.

Francesco Lauria, Presidente Associazione Sognare da Svegli