venerdì 31 luglio 2026

OLTRE IL SINDACATO CHE LICENZIA PER RITORSIONE E REPRESSIONE. E CHE VIENE CONDANNATO: PER DIRITTO E COSTITUZIONE.

Ieri, quando ho sentito Stefano Pisetta al telefono (era la prima volta) ho ascoltato una voce sollevata, come quella di chi, nell'ultimo anno e mezzo, ha subito davvero qualsiasi cosa e che ora, finalmente,, anche se solo al 99%, perchè su dieci punti richiesti se ne è visti riconoscere dal giudice nove, si sente risarcito, di nuovo visto. Mi sento persino di dire, giustamente riabilitato.

Ascoltandolo mi sono immaginato la sua solitudine, il suo isolamento, la macchina del fango contro di lui, la quasi totalità di colleghi e colleghe che non ti salutano più, chi per conformismo, chi per interesse, chi per mera paura mista a vigliaccheria e bieco opportunismo.

Ho anche pensato, con immenso dolore, a Fabrizio Scatà, ex segretario nazionale Fai Cisl, che oggi, purtroppo credo non casualmente, non c'è più, dopo le tantissime e pesantissime umiliazioni subite.

Fabrizio, colpito dalla mia gravissima vicenda personale, mi aveva raccontato, insieme alla moglie, la beffarda e devastante, umiliazione subita dal sindacato cui aveva dedicato la vita e lo aveva fatto, durante una lunga e soffertissima telefonata che, ovviamente, non potrò mai più dimenticare.

Perchè Fabrizio è finito polverizzato, frantumato (termine che piace tanto ad alcune "dirigenti" sindacali...) pochi giorni dopo il nostro doloroso colloquio, tra le lamiere fracassate della sua auto.

Come ha spiegato ieri il, sempre sia lodato, blog il9marzo.it (sì, ho cambiato opinione, solo gli stupidi non lo fanno mai...), se la vogliamo raccontare molto in breve, semplificando, Stefano Pisetta, già segretario generale per dodici anni, era stato licenziato dalla Filca Cisl trentina (il sindacato dei lavoratori edili) con l’accusa (non ci crederei se non conoscessi storie simili, tipo la mia...) di aver mandato un messaggio privato ad un collega in cui criticava il segretario generale in carica e ne auspicava la sostituzione. 

Poco più di un anno dopo, il licenziamento è stato giudicato illegittimo dal Tribunale di Trento che ha riconosciuto il diritto ad un risarcimento pari a 12 mensilità.

Vai al link su Youtube: https://youtu.be/vPB4A8KxqKg 

E' quindi l'avvocato di Stefano, Marco Cianci, a entrare nel merito, con una dichiarazione pubblica ripresa da numerose agenzie di stampa:

"La recente sentenza n.86/2026 del Tribunale di Trento sezione lavoro, emessa dal Giudice dott. Giorgio Flaim in data 21/07/2026, ha affrontato un caso molto particolare: l’illegittimità del licenziamento di un proprio dipendente da parte di un’importante federazione sindacale del Trentino.

Il sig. Stefano Pisetta, assistito dall’avv. Marco Cianci, ha infatti impugnato il licenziamento irrogatogli dalla Filca-Cisl del Trentino in data 06/03/2025 e basato su diverse motivazioni, tutte per lo più riconducibili alle critiche manifestate dallo stesso Pisetta al segretario generale dell’organizzazione.

In particolare, il sindacato ha contestato a Pisetta di aver inviato un messaggio whatsapp a un collega (uno che NdR pare fosse molto interessato ad occupare proprio il posto di Pisetta...) in cui suggeriva l’opportunità per il bene dell’organizzazione di sostituire il segretario, ritenuto non idoneo. 

Inoltre, veniva contestato che in altre occasioni Pisetta avrebbe espresso pareri critici nei confronti del segretario al cospetto di colleghi e di soggetti esterni all’organizzazione. 

La sentenza ha riconosciuto innanzitutto l’inutilizzabilità ai fini del giudizio del messaggio whatsapp in quanto tutelato dal diritto costituzionale alla segretezza della corrispondenza.

Il Giudice ha ritenuto comunque pienamente legittimo per un associato al sindacato (pure laddove ne sia lavoratore dipendente) rivolgere critiche nei confronti del segretario davanti ai membri dell’organizzazione e anche formulare progetti volti alla sua sostituzione. 

Ciò anche alla luce dello stesso Codice Etico della CISL che esprime principi organizzativi democratici che garantiscono la partecipazione degli associati alla vita dell’associazione.

Di conseguenza la sentenza ha dichiarato illegittimo il licenziamento e ha condannato Filca CISL a corrispondere a Pisetta un risarcimento pari a 12 mensilità.

Stefano Pisetta, che ha lavorato alle dipendenze di Filca CISL sin dal 1999 e ne è stato segretario generale per 12 anni, ha dichiarato:

Questa vicenda mi ha amareggiato, mi ha danneggiato sia economicamente, sia professionalmente, ed è anche stata calpestata la mia dignità. 

Mi auguro che un fatto così grave non succeda mai più nel sindacato. 

Al Sindacato dove ho dato molto e ricevuto altrettanto fino a questo spiacevole episodio”.

Va ricordato, e ne parlo per esperienza diretta, che quello di Stefano Pisetta, non è certo il primo caso di provvedimenti motivati dall’espressione di opinioni critiche interne all’organizzazione sindacale, in questo caso, come frequentemente accade, la Cisl. 

Lo stesso ex segretario generale Cisl Luigi Sbarra, quando era commissario della categoria dei lavoratori agricoli, la Fai Cisl, dopo che essa era stata commissariata collettivamente, anche da lui, soltanto per un libero e sacrosanto voto espresso in un congresso nazionale, allontanò lo studioso e formatore Giampiero Bianchi portando come prova alcuni sms passatigli da un paio di servi del potere …

Come scrive il9marzo.it, il problema non è l’inidoneità del segretario della Filca di Trento (o di quelli del Piemonte che “non parevano inconsapevoli” della presenza di chi era legato alla ‘ndrangheta tra i dirigenti locali della loro organizzazione a Torino), o di quella del segretario generale nazionale, ma della Cisl in quanto tale. 

Una Cisl dove i dirigenti pro tempore si comportano come i padroni della ferriera e non come chi riveste un mandato democratico, potendo quindi sempre essere mandato a casa da chi lo ha eletto.

Per questo, questi pseudo-dirigenti sindacali non si rendono nemmeno conto del fatto che certe questioni non devono essere decise in tribunale, ma nei congressi o, almeno, negli organismi deputati.

In vista della mia prima udienza presso il Tribunale del Lavoro di Firenze (21 ottobre prossimo) contro la Cisl confederale, a seguito del mio licenziamento nullo, illegittimo, ritorsivo, discriminatorio, infame e politico, lo dico anche sulla base della sentenza del Tribunale del Lavoro di Trento, non mi sento, sinceramente, non solo per scaramanzia, di cantare prematuramente vittoria.

Non certo perchè non sia convinto delle mie lapalissiane, evidenti, inscalfibili ragioni.

Ma perchè il potere, le "organizzazioni" si adattano, colpiscono in silenzio con risorse illimitate, anche utilizzando leccaculo sempre pronti all'uso e sono in grado, come è stato scritto non da me, ma citando la mia vicenda personale e sindacale da altri, di annientare, frantumare le persone, non tanto per cattiveria, ma per autoconservarsi.

Per difendere lo status quo, per sopravvivere ai propri fallimenti valoriali e operativi, per reprimere qualsiasi idea, non solo di motivato e democratico dissenso, ma proprio in generale.

E la Cisl, a mio parere, almeno finchè ci saranno questo sciagurato governo di centrodestra e questa dirigenza nazionale ad esso devota, categorie comprese, rappresenta, pertanto, un pezzo di potere che mi fa paura (non ritengo migliori, peraltro, nel metodo, le gestioni del potere dei governi del centrosinistra, il potere, ahimè, è potere...)

Non canto quindi vittoria e non smetto, lo dico con sincerità, di avere paura.

Di sentirmi dentro la solitudine, l'abbandono, l'ipocrita vigliaccheria.

E però, mi hanno insegnato, che occorre, come ha fatto benissimo a Trento Stefano Pisetta, forte della sua dignità e della sua storia sindacale, delle tante volte che ha rischiato e lottato non per se stesso, ma per i lavoratori più fragili e deboli: "resistere anche un solo minuto più del padrone".

Anche, anzi soprattutto, quando questo padrone si qualifica sfacciatamente come sindacato: avendo rovinosamente dimenticato, del sindacato, l'etimologia ("fare, essere giustizia insieme", dal greco antico), i valori, la mission, financo, sinceramente, la memoria e il ricordo.

Un sindacato, quello vero, che, deve sapersi e potersi riconoscere come: "comunità inclusiva ed educante".

Un sindacato, come insegna la storia della Cisl (quella vera): in cui il "guscio fragile" e prezioso della formazione sia rivolto alla costruzione comune, dal basso, con libertà, responsabilità e protezione, del pensiero critico, non alla trasmissione di una misera "dottrinetta" dei capi.

Un sindacato che, come affermava con estrema modernità, il fondatore della Cisl, Giulio Pastore (che, pur da cattolico, fece dismettere la cappella interna del Centro Studi Nazionale Cisl di Firenze), non deve mai rischiare di: "mortificare la concezione di vita di ciascun lavoratore."

Un sindacato: "mosaico", "carovana", non caserma autoritaria.

Un sindacato che come ricordò Papa Francesco, proprio ai delegati e alle delegate del congresso nazionale della Cisl, nel giugno 2017, una settimana dopo aver pregato, a Barbiana, sulla tomba di Don Lorenzo Milani, ispiratore di tanti sindacalisti, sappia, collocandosi "tra profezia e innovazione", non lasciare mai indietro chi si trova: "ai margini della città del lavoro".

Un sindacato che NON ha sempre tutte le risposte, ma che non rinuncia mai a farsi e a fare tutte le domande necessarie.

Un sindacato, infine, che, come la politica, uso una bellissima frase di Tina Anselmi, che prima che personalità di partito e delle istituzioni è stata partigiana e sindacalista: "deve saperci far sperimentare la gioia condivisa dell'impegno, della passione".

Oggi brindiamo con Stefano, pur con il dispiacere che non ci sia stata la ciliegina sulla torta della reintegra sul posto di lavoro.

Un tema, quest'ultimo, molto complesso e dibattuto che ci riporta, come ha giustamente ricordato l'avvocato Cianci, ai diritti costituzionali.

Ad un articolo 39 non pienamente e non integralmente attuato, per fondate ragioni storiche (la vicinanza con l'era fascista e con il sindacato fantoccio di stato, subordinato al Partito e al Governo, subordinato al potere).

Oggi, però, siamo in una fase del tutto diversa, in cui, peraltro, si stanno riscrivendo, come fossero questioni solo private, le regole della rappresentanza e della rappresentatività nei luoghi di lavoro.

Passando dai casi individuali al senso collettivo anche qui occorre vigilare e lottare.

Il sindacato, visti anche i finanziamenti pubblici che riceve soprattutto attraverso il sistema dei servizi individuali, deve rendere conto, essere trasparente, e lo deve essere davvero, non per finta.

Non solo: il sindacato, i sindacati, pur combattendo strenuamente, ovviamente, il dumping contrattuale, non possono godere di privilegi, monopoli e riserve acquisite della rappresentanza, senza inquinare, profondamente, la nostra democrazia.

Proprio in Cisl mi è stato insegnato e io stesso ho insegnato, formando centinaia, migliaia di sindacalisti e sindacaliste, il valore democratico del sindacato come associazione, patto tra pari, che si mettono insieme per riequilibrare i rapporti di forza e, appunto, di potere.

Non solo: il valore democratico del sindacato come soggetto di trasformazione sociale radicale e collettiva.

Io mi riconosco, infatti, nel sindacato in chi trasforma il potere non in dominio arbitrario, ma in servizio e bene comune, tutelando, per primi, i più fragili, i più deboli.

Ci ho, come Stefano, dedicato la vita. Per me  il sindacato non è, citando il sociologo cislino Bruno Manghi, solo un mestiere, ma una missione.

E' la Vita.

Non un "potere su" (sopra gli altri), ma un "potere con" e un "potere per" (insieme e con un orizzonte condiviso di senso).

Proprio in Cisl mi è stato insegnato che il sindacato, infatti, non è solo fare tessere e/o archiviare numeri (iscritti e soldi), magari ora con l'algoritmo, e che il sindacato, quello vero, non può non confrontarsi con la totalità dei lavoratori e delle lavoratrici, a partire dagli ultimi (sì, dagli ultimi, non dai penultimi).

Il sindacato, quello vero, proprio perchè riconosce valore all'associazione dei soci, non può mai ricercare benefici e risultati solo per se stesso e per i propri iscritti/e (o peggio ancora, soltanto per i propri dirigenti apicali).

Quando restituii, per mia scelta e con dolore immenso (un mio collega che fece la stessa cosa, poco prima, dopo quarant'anni di militanza mi confidò di aver pianto tutta la notte...) affermai che credevo (e credo) che il vero militante, politico o sindacale, sia colui o colei che fa, senza ideologismi o inutile moralismi, ma con determinazione: "della differenza tra fatti e valori una questione personale".

Oggi sono stanco, ferito, assetato di Pace, lo ammetto.

Ma non mi piegherò.

Perchè, proprio come scrissi lasciando la Cisl, ricordando il celebre paradosso del volo del calabrone, io, nel sindacato, quello vero, ci credo ancora.

Fin nelle budella. A caratteri scolpiti nell'anima.

E resisto, pensando anche ai tanti e tante, sindacalisti e sindacaliste (Delio, Simone, Margherita, fermandomi alla sola Cub...) che vengono massacrati e licenziati da padroni spietati (che non possono essere definiti imprenditori o aziende) per il loro solo essere al servizio, attenti al bene dei lavoratori e delle lavoratrici e al bene comune.

E oggi, però, brindo, insieme a Stefano Pisetta, alla sua famiglia e agli amici veri, quelli, pochi, che rimangono, restano, resistono insieme a te anche nei momenti di grave, disperata difficoltà. 

Quelli che restano anche nelle sconfitte, come mi ha insegnato personalmente l'indimenticabile segretario generale della Cisl (quella vera...) Pierre Carniti.

Quelli che ti guardano, sempre, negli occhi, ti vedono e ti sanno dire, restando, anche quando sbagli.

Restare nelle vittorie, me lo ricordava spesso Pierre con il suo sorriso sornione e il suo immancabile sigaro, invece, "è troppo facile".

Francesco Lauria

giovedì 30 luglio 2026

VERTIGINE: "NELLE MANI E NEL CUORE, ANCORA, IL FUTURO DEL MONDO". LOTTA, MEMORIA, SCRITTURA DI NICOLA RUGANTI.


Ho acquistato Vertigine in piena campagna elettorale per le amministrative di Pistoia, bucando in pieno, per impegni di lavoro, la prima presentazione a Pistoia del secondo libro di Nicola Ruganti, realizzata alla Galleria Moon.

Ero stato anche incuriosito, lo ammetto, dal fuoco di fila molto duro, in alcuni casi quasi violento, che Ruganti aveva subito, principalmente via social e corridoi, da diversi dei sostenitori/sostenitrici dell'ex sindaco Samuele Bertinelli impegnatissimi/e, in quel momento, a sostenere la "moderata" Stefania Nesi, principalmente per bloccare la strada al futuro sindaco, lo sgraditissimo, anche per ragioni storico-amministrative, Giovanni Capecchi.

Ma l'importanza di questi aspetti è svanita, fin dalla prima riga della prefazione del mio amico Marco Damilano (in questo con Ruganti siamo accomunati, Marco ha firmato anche la prefazione del mio volume su Don Lorenzo Milani e il mondo del lavoro) e del romanzo dell'ex consigliere comunale di Pistoia ed ex referente del sistema teatrale pistoiese.

Perchè Vertigine (Bordeaux Edizioni, 2026), come segnalato da molte recensioni, e non solo da quelle amiche, è un libro, insieme, prezioso e bellissimo, delicato e scompaginante, perchè è un romanzo che unisce attraverso una splendida e documentata scrittura, formazione personale, memoria storica (in particolare sugli anni Settanta e primi anni Ottanta) e riflessione civile.

Il libro, senza voler anticipare troppo, compratelo e leggetelo, inizia con l'immagine di una trottola e di una stella, un nonno affettuoso che, credo, voglia significarci proprio il valore della memoria, delle radici, che alimentano la vita, la crescita e il sogno di una bambina di dieci anni che incontra il vortice (la vertigine?) dell'acqua e del fiume. 

Acqua ristoratrice certo, ma anche gorgo maledetto che prova a portartele via le radici e le stelle, fino alla foce, fino al mare.

Ci sono storie, poi, che non si trovano tra i libri di scuola e a questo servono i romanzi.

La protagonista di Vertigine è Anna, diciottenne, che vive nella, solo parzialmente misteriosa, città di T. 

Grazie alla sorella Irene, Anna entra nella campagna elettorale di Ernesto, candidato sindaco, e conosce Paolo, un militante quarantenne ancora convinto che la politica possa cambiare la realtà, pur essendo segnato da molte delusioni.

Attraverso assemblee, sezioni di partito, rapporti di amicizia e sentimentali, Anna scopre che fare politica significa anche confrontarsi con la storia italiana: il terrorismo nero, gli anni di piombo, l'assassinio del magistrato Mario Amato (altro vero centro del romanzo), il caso Valerio Verbano, le connivenze istituzionali, la memoria delle stragi, la loggia massonica eversiva (un po' pistoiese...) P2.

La vicenda privata della protagonista diventa, così, un percorso di crescita e di presa di coscienza civile, perchè Anna, grazie a Ruganti, ci prende per mano e ci accompagna nella memoria e nella storia, nella politica e nella violenza, nella militanza e nella città (T. diventa così un luogo anche universale) nel sogno e nella dura realtà.

Ormai più di venti anni fa Jovanotti, in "Mi fido di te", cantava: "la vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare".

C'è anche questo, secondo me, nel bel libro dell'autore pistoiese ora trasferitosi nella capitale.

Ma la "Vertigine" di Nicola Ruganti è anche la sensazione di chi si affaccia alla politica senza sapere se sarà salvato o travolto; il confronto con una storia nazionale fatta di ideali (viene evocato, ovviamente, Enrico Berlinguer), ma anche di violenza e rimozione.

"Vertigine" rappresenta ancora la difficoltà di scegliere se impegnarsi o ritirarsi di fronte alla complessità del presente.

Qui ci viene in aiuto la postfazione del libro, altrettanto prestigiosa e preziosa, a firma di Luigi Cancrini.

Cancrini è stato autore, in questi ultimi giorni, di considerazioni apprezzate e sacrosante sullo scellerato provvedimento del Governo di destra in merito all'allargamento della punibilità penale dei minori fin dai 14 anni ("sorvegliare e punire", avrebbe detto Michel Focault, autore tanto odiato/ripudiato dall'attuale famigerato Ministro dell'Istruzione (e del Merito...) Valditara...)

Cancrini, pur parlando con durezza della dissoluzione morale e organizzativa della politica, ci aiuta, nel libro dell'insegnante pistoiese, a tirarci fuori dal pozzo nero del dolore, del silenzio, della paura, della sfiducia (Jovanotti al contrario...) del riflusso e scrive:

(...) "Anche le idee, tuttavia, sono importanti e Ruganti lo sa. Lo spazio per ricominciare c'è sempre. Come ci dimostrano in fondo, le persone che scendono di nuovo in piazza per Gaza, il nuovo Vietnam, e così come fanno, al termine di Vertigine, i giovani nelle cui mani e nel cui cuore c'è ancora una volta il futuro del mondo".

Leggendo Cancrini e, soprattutto nei suoi giusti e onesti chiaroscuri, Ruganti, ho pensato a LOTTA.

Classe 2002, nata un anno dopo Genova 2001 e le nostre speranze tradite, stuprate dal potere, con LOTTA, abbiamo discusso insieme in una conversazione, anche con Aluisi Tosolini, a venticinque anni da Genova, pubblicata dalla rivista Le parole e le cose, il 20 luglio scorso e raggiungibile a questo link: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/07/genova-2001-2026-detonazione.html

Nella sua ultima canzone, ACT NOW,  LOTTA, giovane artista vegan e queer, ci offre un'opera che nasce dall'urgenza di questo momento storico. 

Non solo un brano (e, parafrasando Ruganti, non solo un romanzo...), ma una chiamata all'azione.

Canta la giovane artista della mia terra, attiva in tutto il mondo:

"Sono anni che aspetto

questo momento

cambiare il silenzio

in movimento!

Ronzano i droni

sulla mia testa

tendo il mio arco

e dico basta

Vedo il collasso

ma il movimento

come uno sciame

rompe il cemento".

E continua...

"Non è un'esercitazione

è la mia detonazione

siamo in agitazione

cariche e in posizione

Siamo in mobilitazione!"

Coerentemente con quanto canta LOTTA, il romanzo di Nicola Ruganti non ci propone, infatti, una mera nostalgia della militanza degli anni Settanta od Ottanta. 

Vertigine, proprio come la musicista e cantante parmense, si chiede e ci chiede se oggi sia ancora possibile credere nella politica come strumento di trasformazione collettiva. 

La memoria del passato non è, infatti, un museo, ma qualcosa/qualcuno/qualcuna che continua a interrogare il presente e il futuro, con l'arte, scrittura e musica.

Come nella seconda strofa di ACT NOW:

"Schegge per strada

l'ansia che passa

cori e megafoni

ognuno a tempo sotto cassa!

Siam tutte queen

fanculo ai king

tra PPM sti BPM

Siamo ad un passo

dal sabotaggio

e lo blocchiamo quest'ingranaggio!"

Pensando anche a Sergio Amato, figlio del giudice Mario Amato, assassinato a Roma, nel 1980, dal terrorismo nero dei Nar, non ci sono solo i muscoli, la mobilitazione, la detonazione.

Non ci sono solo l'arte, la musica, la poesia, l'incanto.

Ci sono momenti, io uno lo sto vivendo rovinosamente ora, in cui la politica sembra essere soltanto, inquietante silenzio, depistaggio, dissoluzione e, perchè no, morte, suicidio, come è scritto ancora nel libro, individuale e collettivo.

E allora, più intimamente, ACT NOW, continua così, tra vertigini e appigli:

"Ho solo queste ossa fragili

ho solo queste gambe stanche

ma sanno ancora andare avanti

sanno ancora fare passi

Sento la rabbia che ribolle

e questo peso folle

se lo porto insieme a te

mi fa un po' meno male."

E allora, se è vero che la politica è un mestiere difficile, come scrive Ruganti (ma anche una passione difficile aggiungo io), dove tutti credono di aver la soluzione perchè pensano a se stessi: "per i propri bisogni le parole si trovano sempre".

Continua l'autore: "Quando, infine, si deve rispondere a tante necessità diverse, di comunità, singoli, associazioni di categoria, imprenditori, operai, sindacati... Ecco, a quel punto il politico non lo invidia più nessuno..."

Forse, in verità, non abbiamo più bisogno/desiderio di politici, ma di militanti che fanno, creano, insieme, Politica.

Il militante, è stato detto, è colui/colei: "che fa della differenza tra fatti e valori una questione personale".

E' una frase che, invano, ho provato a riproporre, pubblicamente, proprio all'imminente futuro sindaco Giovanni Capecchi.

Ma oggi rimango solo su Nicola Ruganti e, come lo definisce opportunamente Marco Damilano, sul suo "reportage della memoria", dove la storia intima, personale, familiare diventa storia civile, passione, impegno, responsabilità collettiva.

E allora LOTTA (insieme al Paolo del romanzo che ha quasi il doppio dei suoi anni...) ci sprona e ci aiuta, ci sorregge, nella Vertigine, con la sua concretezza, con il suo rompere il silenzio del potere con il suono, dolcemente forte e comunitario, della rivolta:

"Questa non è un'esercitazione

questa non è un'esercitazione

In posizione! Mobilitazione! 

ACT NOW."

Francesco Lauria

P.S. No, oggi a Campiglio, non recupererò la presentazione di Vertigine perduta in campagna elettorale.

Anche questa volta ho altri impegni, peraltro intimi, familiari. 

Non mi nascondo dietro a un dito: penso, infatti, che se si condivide la propria "Vertigine" con chi concepisce e vive la politica in modo paradossalmente patriarcale, violento, vissuto e condiviso solo come affermazione di se stessi, non si vada lontani.

Si cade.

Ma non importa.

Per rialzarsi, infatti, se ci sono, come direbbe Jovanotti, la voglia, l'aspirazione e l'ispirazione, il desiderio, l'ostinata speranza di volare, credere, condividere, politicamente e pacificamente amare...

"... bisogna prima cadere".

mercoledì 29 luglio 2026

GIUNTA CAPECCHI: NO QUELLA DI IERI SERA A BONELLE NON E' STATA VERA PARTECIPAZIONE. CONFIDIAMO IN UNA RIPARTENZA A SETTEMBRE.

Non troverete sui social molte immagini dell'incontro di ieri sera a Bonelle del sindaco Giovanni Capecchi e degli assessori Giusti e Silimberghi (parlanti) nonchè Nesti, Trallori e Nesi (vicesindaca) silenti, ma in ascolto.

Giannessi assente, ma rappresentato, immagino, da famigliari stretti, Setaro credo abbia già raggiunto, per le vacanze, il paese natio nel Cilento interno, Banci, ...

Ieri a Bonelle, in piazza Modesta Rossi non c'è stato, infatti, il solito bagno di folla con carenza di parcheggio che ha caratterizzato tutto il percorso elettorale di Giovanni Capecchi sia durante la campagna per le primarie che durante la fase successiva di confronto con Annamaria Celesti e Fabrizio Mancinelli.

Anche arrivando in lieve ritardo, ieri nella frazione, ad esempio in Via Pisa, il parcheggio si trovava ampiamente (e la frazione non è nota per l'abbondanza copiosa degli stalli...)

Venendo al merito, dopo un'introduzione del sindaco e un, sinceramente confuso, intervento del pluridelegato assessore Giusti, dopo un breve intermezzo di Elena Silimberghi che, come è noto, giocava in casa, ci sono stati una decina di interventi equamente divisi tra militanti di centrosinistra e più "puri" abitanti del quartiere, con alcune figure ibride.

Inutile dire che il tema principe è stato l'annosa e antica questione della sicurezza e urbanistica relativa alla celeberrima e famigerata: "strettoia di Bonelle".

La proposta iniziale di Matteo Giusti e cioè di realizzare subito importanti e definitivi marciapiedi, istituire il senso unico alternato con i semafori e, sostanzialmente, avviare un intervento senza possibilità di ritorno, è stata immediatamente bocciata.

Dopo una serie di sagge osservazioni si è corretto e, anche con la benedizione del sindaco, si è optato, invece, per una sperimentazione (che, se ho capito bene l'ultimo intervento di Capecchi, immagino a settembre, sarà di una ventina di giorni) dove simulare la presenza di marciapiedi e inserire semafori, appunto, sperimentali anche per valutare gli effetti degli stessi, nei vari orari, sulla scorrevolezza del traffico.

Altri temi sono stati: la questione della ex(?) scuola, il tema, anch'esso antichissimo, della pista ciclabile verso l'ospedale, la mancanza di nuovi parcheggi e la mancata cura di quelli esistenti, anche rispetto agli stalli per i disabili, la presenza di aree di vera e propria discarica a cielo aperto con potenziali e concreti pericoli in particolare per i bambini che giocano (evidentemente a Bonelle ci sono ancora bambini che si ritrovano insieme all'aperto, meno male...)

E' stato sollevato, credo giustamente, anche il tema della clinica privata San Paolo, cresciuta molto negli ultimi anni, che è sostanzialmente priva di proprio parcheggio e che con medici, personale, utenti incide non poco sugli spazi ad essa limitrofi.

Una questione che mi ha sinceramente sorpreso e preoccupato è stata, invece, la totale mancanza di riflessione, soprattutto da parte della Giunta, sugli effetti dei cambiamenti viabilistici nella frazione rispetto a quelle vicine: ad esempio Ramini e San Pantaleo.

E' chiaro che questi effetti, con entrambe le soluzioni di intervento ipotizzate, ci saranno: il non ascolto contestuale dei cittadini e delle cittadine delle altre frazioni connesse con Bonelle rischia, secondo me, di creare conflitti, fraintendimenti, sindromi "nimby" (ieri ho scoperto, peraltro, che anche Bonelle ha il suo centro storico che si differenzia significativamente dal quartiere: "Bonelle '80")...

Stiamo parlando comunque di una roccaforte del centrosinistra e ieri, infatti, erano presenti diversi notabili locali: da Agostino Fragai a Luciano Mazzieri.

L'incontro, sinceramente, più che con i cittadini/e era con il comitato principale della frazione, di estrazione chiaramente Pd, anche se, giustamente (non, questa volta, nel senso dell'assessore) c'è stato chi ha fatto pubblicamente notare che l'altro comitato di cittadini presente che, evidentemente è un po' più pluralistico, non sia stato coinvolto.

Un anziano ex consigliere comunale Pd abitante della frazione ha fatto un lungo mea culpa sugli errori passati non tanto delle amministrazioni di centrodestra (comunque criticate), ma di quelle di centrosinistra (Berti e Bertinelli) colpevoli, in particolare sulla pista ciclabile e soprattutto sul suo percorso, di essere state del tutto a-partecipative e anche inconcludenti (tanto che il progetto, in realtà, è stato poi approntato, anche se non realizzato, dalla Giunta Tomasi).

Un ulteriore giusto tema fatto presente dai cittadini e dalle cittadine è stato quello del coinvolgimento e della valorizzazione dell'ampio e variegato tessuto associativo che a Bonelle è antico e importante.

Nonostante abbia iniziato (senilità?) a darmi del Lei devo dire anche che ho concordato molto ieri con l'intervento di Luciano Mazzieri, uno dei due segretari di circolo del Pd del Comune di Pistoia, ad aver professato fede in Giovanni Capecchi fin dall'inizio.

Mazzieri, pur lodando e stralodando tutti quanti, ha fatto notare che occorrerebbero percorsi più strutturati e attrezzati di quello molto classico e reciprocamente frontale di ieri sera (giro del sindaco a stringere le mani di tutti o quasi, interventi di sindaco e assessori, altri interventi in sequela dei cittadini e dei rappresentanti del comitato principale di quartiere con alcune risposte, magari non definitive etc. etc.).

Mazzieri è tornato su una proposta, mai definitiva in realtà, di Giovanni Capecchi maturata in campagna elettorale.

L'idea di rianimare, pur nei termini e nei confini restrittivi delle nuove draconiane norme, le vecchie circoscrizioni/quartieri elettivi.

E' un tema che mi sta molto a cuore.

Il 2 maggio scorso ne dibattemmo informalmente io, Francesco Branchetti e lo stesso Giovanni Capecchi (presente anche il ras locale, futuro presidente del consiglio comunale Tosi) a Iano.

In quell'occasione, registrando il consenso sia di Branchetti che di Capecchi (sempre Giovanni) feci l'esempio virtuoso, anche se da approfondire e misurare sulla distanza, del comune di Vaglia, nella "provincia" metropolitana di Firenze. 

Ma, sia chiaro, Vaglia non è solo. 

Gli esempi che seguono indicano, secondo me, che la strada proposta e annunciata ieri per la trasformazione del comitato di quartiere principale (che, secondo il suo stesso portavoce avrebbe: "terminato la sua funzione") in Pro Loco, non segnano il migliore o comunque l'unico percorso partecipativo e associativo da avviare.

Il Comune di Vaglia nell'ambito della Città Metropolitana di Firenze, rappresenta, infatti, un esempio emblematico di come i comuni frammentati in numerose frazioni (un po' come Pistoia, anche se in miniatura) cerchino di superare la scomparsa delle vecchie circoscrizioni, puntando su strumenti alternativi di democrazia partecipativa, assemblee territoriali itineranti e figure di garanzia istituzionale.
Di seguito una, spero utile, descrizione:
1. Il Garante dell'Informazione e della Partecipazione
A differenza dei tentativi di rianimare vecchi organi burocratici, Vaglia ha applicato rigorosamente le normative regionali toscane (L.R. 65/2014 e L.R. 10/2010) istituendo formalmente la figura del Garante dell'Informazione e della Partecipazione.
  • Il ruolo: Non è un comitato di quartiere, ma un'autorità tecnica che ha il compito di assicurare che i cittadini siano coinvolti fin dall'inizio nella redazione degli atti di governo del territorio.
  • Applicazione: Viene attivato in modo sistematico durante i processi urbanistici più importanti, come le varianti al Piano Strutturale e al Piano Operativo, obbligando il Comune a validare pubblicamente le osservazioni inviate dalla comunità.
2. Le Assemblee Itineranti nelle Frazioni
Il territorio di Vaglia è fortemente parcellizzato in frazioni storiche e distanti tra loro, come Bivigliano, Pratolino, Caselline, Fontebuona e Montorsoli. L'amministrazione comunale adotta strutturalmente il metodo delle assemblee pubbliche itineranti ("L'Amministrazione Incontra i Cittadini"). 
  • I membri della giunta e del consiglio si spostano fisicamente nei singoli circoli e centri civici del territorio.
  • L'obiettivo è raccogliere le istanze locali (manutenzioni, viabilità, decoro) simulando lo storico ruolo di ascolto di prossimità che un tempo apparteneva alle circoscrizioni, ma senza la struttura dei costi o le barriere burocratiche di un consiglio circoscrizionale.
3. Co-progettazione e Inclusione Territoriale
La partecipazione locale a Vaglia passa anche attraverso progetti finanziati da bandi di fondazioni bancarie o regionali, focalizzati sulla co-costruzione di risposte ai bisogni sociali.
  • Progetto "Un paese ci vuole": Sviluppato in collaborazione con associazioni e i circoli del territorio, promuove laboratori di socializzazione e integrazione interculturale direttamente nei luoghi nevralgici delle frazioni (es. circolo La Famiglia di Bivigliano o presso Pratolino). 
  • Patti di Comunità educante: Attraverso percorsi pubblici come "educhiAMOci", la cittadinanza, le famiglie e i professionisti pianificano insieme nei centri civici i servizi e gli interventi educativi territoriali. 
Come dovrebbe ben sapere lo spin doctor-coordinatore della campagna elettorale di Capecchi (Giovanni) Agostino Fragai, data l'esperienza di consigliere e assessore in Regione Toscana, la Regione Toscana mette a disposizione dei Comuni una delle legislazioni sulla partecipazione più avanzate d'Italia (regolata storicamente dalla L.R. 69/2007 e successivamente dalla L.R. 46/2013). 

Queste normative hanno permesso la nascita di diversi modelli locali per sopperire alla mancanza delle vecchie circoscrizioni, raggruppabili in tre macro-categorie operative: 
1. I Consigli Territoriali di Partecipazione (CTP)
Molti comuni medio-grandi hanno istituito organismi che ereditano la divisione territoriale delle circoscrizioni ma funzionano come laboratori di progettazione partecipata, senza i costi della vecchia burocrazia politica.
  • Pisa: ha sostituito le circoscrizioni con i Consigli Territoriali di Partecipazione (CTP). Pur non avendo poteri deliberativi vincolanti, i CTP gestiscono assemblee pubbliche, propongono progetti di quartiere e utilizzano lo strumento dei laboratori locali su urbanistica e verde pubblico.
  • Livorno: Ha attivato percorsi basati sui Consigli di Zona, assemblee aperte focalizzate sulla sicurezza stradale, sul decoro urbano e sulla resilienza dei quartieri post-alluvione.
2. L'Amministrazione Condivisa e i Regolamenti sui Beni Comuni
Il modello più diffuso in Toscana si basa sull'applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale (Art. 118 della Costituzione) tramite la stipula di Patti di Collaborazione tra cittadini e amministrazione per rigenerare spazi pubblici.
  • Lucca: È stata tra le prime province toscane a recepire massivamente il Regolamento sui Beni Comuni in collaborazione con Labsus. Qui i cittadini si organizzano spontaneamente per gestire parchi, ex scuole di frazione o aree abbandonate tramite "amministrazione condivisa", bypassando la necessità di una circoscrizione burocratica.
  • Castelfiorentino / Empolese Valdelsa: Utilizzano un avviso pubblico strutturato sui Beni Comuni per permettere a gruppi informali di cittadini di proporre interventi di rigenerazione urbana e micro-manutenzione.
  • Firenze: Applica il regolamento per interventi diffusi nel centro storico e nelle periferie (ex Q5 e Q4), integrando associazioni e comitati in piani di gestione collaborativi.
3. I Bilanci Partecipativi (Co-decisione Finanziaria)
In questo modello, i cittadini non si limitano a consultarsi, ma votano direttamente come spendere una percentuale del bilancio degli investimenti comunali.
  • Follonica: Ha fatto scuola in Toscana con la progettazione partecipata di grandi spazi (come la riconversione della ex Colonia Marina "La Casa sul Mare" e dell'area ex ILVA), chiamando i cittadini a decidere le funzioni d'uso delle strutture pubbliche dismesse.
  • Arezzo / San Casciano in Val di Pesa: Hanno sperimentato in passato formule di Bilancio Partecipativo o bandi specifici (es. "I Love San Casciano"), dedicando fondi comunali esclusivamente ai progetti più votati dai residenti delle singole frazioni.
Tutti questi percorsi confluiscono digitalmente nella piattaforma regionale PartecipaToscana (Open Toscana), che fa da incubatore e mappa i processi attivi sul territorio regionale.