In questi ultimi giorni ho smesso di muovermi disordinatamente come (vista la stazza raggiunta) un ippopotamo furioso (curando le ferite della vicenda, incredibile e scandalosa, che coinvolge, insieme a me, pezzi di centrosinistra pistoiese molto vicini al neosindaco Giovanni Capecchi) e ho ricominciato, per fortuna e per mia salute, a guardare fuori di me.
Devo tutto questo, principalmente, a tre persone, due delle quali fino a sabato non le conoscevo nemmeno, e che reputo tutte speciali.
Si tratta di Delio Fantasia, leader sindacale presso la Fiat di Cassino e per questo licenziato da Stellantis, come fossimo negli anni Cinquanta del Novecento, Lorenzo Vivoli, componente della segreteria nazionale dell'Flmu Cub, licenziato dopo più di trent'anni di lavoro da Tim perchè colpevole di aver supportato sindacalmente dei lavoratori in appalto (Fibercoop) usando qualche volta una mail aziendale, e Antonella Bundu, che è difficile descrivere in poche parole se non come leader di Toscana Rossa e consigliera a Firenze per Sinistra Progetto Comune e come lei stessa si propone: "donna nera, fiorentina e di sinistra".
Per chi volesse approfondire l'interessantissima biografia di Antonella è disponibile questo link: https://www.firenzecittaaperta.it/antonella-bundu-la-mia-storia/ che è lo stesso che mandai a tutti i miei amici e contatti quando decisi, un po' in extremis per la verità, di sostenerla e votarla alle ultime elezioni regionali dell'autunno 2025 (altro periodo per me più che turbolento, qualcuno mi avrà fatto il "malocchio"...).
Tornando a sabato scorso, sono davvero grato alla Cub nazionale per aver promosso a Firenze, e quindi in solidarietà all'ultimo, in ordine di tempo, dei licenziati, Simone, un convegno di altissimo livello e di importante partecipazione sul tema: libertà sindacale e licenziamenti repressivi.
Il convegno ha permesso di raccontare le storie personali: Delio, Simone, ma anche altri, tra cui io, ed è stato molto utile anche per gli interventi di tre giuslavoristi impegnati nella difesa dei lavoratori e delle lavoratrici insieme al sindacalismo di base e alla Cub in particolare: Simone Bisacca, Pino Marziale, Andrea Danilo Conte. (Qui il link ai lavori completi del convegno: https://www.youtube.com/live/Seajx3kmElY)
Ha colpito molto Antonella, che lo ha ripreso ieri sera a Pistoia al Circolo Arci della Fornaci, e ha colpito anche me, il racconto dello sciopero di solidarietà di Pinerolo di alcuni anni fa, rispetto al licenziamento di un delegato sindacale.
Si tratta del licenziamento di un esperto della Fiom in Fiat che aveva utilizzato la mail aziendale per la diffusione di un volantino (realizzato, peraltro, nei contenuti da lavoratori polacchi) ai tempi della vicenda di Pomigliano.
La Fiat provò a colpire un singolo e un simbolo, ma la risposta fu stupefacente e coinvolse per due settimane di scioperi e mobilitazioni tutte le aziende del territorio (Pinerolo) mentre in tutti e tre i gradi di giudizio si arrivò alla reintegra del lavoratore.
Si tratta di quindici anni fa: oggi non è possibile fare finta che alcune cose non siano cambiate, che non ci siano maggiore paura, minore solidarietà e tanti lavoratori e lavoratrici che, per timore, rinunciano alla tutela e alla giustizia.
Intendiamoci, nei confronti di Delio, Simone, ma anche mia, non sono mancate ampie e importanti manifestazioni di solidarietà, non solo dall'Italia, ma, a un certo punto, si sono, quasi inevitabilmente, fermate, affievolite, mentre, ad esempio nei confronti di Delio, venivano pronunciate sentenze del lavoro più che discutibili.
Torniamo a quanto hanno detto gli avvocati, invitando a tornare agli albori del movimento sindacale e alle casse di resistenza create, non occasionalmente, in occasione degli scioperi. Il lavoratore non deve avere solo l'avvocato gratis, ma anche il rischio di causa coperto perchè le condanne nei loro confronti al pagamento delle spese di giustizia sono sempre, purtroppo, più frequenti, in barba allo spirito originario del nuovo processo del lavoro, approvato nel 1973.
Nel mio intervento durante il convegno, dove mi è stata data l'attenzione di intervenire dopo Delio e Simone, sono tornato sulla terribile e "frantumante" vicenda del mio licenziamento dalla Cisl e dal Centro Studi Nazionale fiorentino della confederazione, dopo venti anni di impegno e passione (minuto 1.51.00 del filmato, ma per chi volesse un racconto più breve rimando, come sempre, alla mia sintetica intervista dell'epoca a Radio Onda d'Urto: "Licenziamento per ingiusta causa": https://www.youtube.com/watch?v=2FbPtHxAPsw&t=209s )
Ciò che accomuna le nostre storie (ma anche altre raccontate con commozione, dolore, rivolta, durante i lavori) è la compressione dei diritti, come ha affermato giustamente la Cub, "dentro un processo di destrutturazione" ad opera del turbocapitalismo, un processo simbolico, giuridico, economico e politico.
Al convegno è intervenuta anche Antonella Bundu, assolutamente sul pezzo, dopo un'intera mattinata di ascolto, quaderni pieni di appunti, vero spirito di servizio e sinergia nella lotta.
Antonella ha anche parlato dell'impegno della sua lista comunale nello "stanare" Tim, azienda che ha licenziato scriteriatamente Simone Vivoli e che gode di appalti e affidamenti non indifferenti da parte del Comune di Firenze.
Un po' come degli ufo siamo poi planati alla stazione di Santa Maria Novella per il presidio di solidarietà nei confronti di Simone.
Era sabato pomeriggio e i turisti erano molti di più dei lavoratori, dei pendolari, ma i volantini sono stati tutti consegnati.
Tante mani ci hanno detto di no, ma non sono mancati i giovani, i lavoratori e le lavoratrici che si sono fermati ad ascoltare, perchè ribellarsi a licenziamenti ritorsivi e discriminatori è una lotta che riguarda la libertà di tutti e la democrazia per tutti e per tutte.
Prima di ascoltare ieri sera tutto di un fiato Antonella sulla vicenda incredibile, scandalosa della Flotilla, prima di ascoltare la sua composta emozione nel ricordare la paura, le torture, le violenze subite sia dall'esercito che dalla polizia israeliana, dopo i veri e propri rapimenti, non avevo, però, compreso tutto.
Mi sono fermato, senza fiato, mentre ci raccontava delle divise da carcerato più piccole, utilizzate per la attiviste della Flotilla più minute: sono le tute che, normalmente, vengono usate per i bambini palestinesi imprigionati, dai dodici anni in sù.
Pensiamoci quando riflettiamo sull'inerzia complice dei nostri governi e dell'Unione Europea, o sul fango, anche mediatico, che è stato riversato sulla spedizione internazionale (settanta paesi rappresentati dagli attivisti e dalle attiviste sulle navi), che i giornalacci di destra, anche italiani, hanno definito, senza vergogna: "Love boat".
Tutto è connesso.
E' connessa la repressione nei luoghi di lavoro, sono connessi i reiterati e sempre più duri decreti sicurezza (che, di fatto, impediscono le manifestazioni spontanee e che hanno portato a sanzioni pecuniarie assurde. Pensiamo ad esempio ai i fatti di Prato rispetto alla "remigrazione", che, anche in quel caso hanno coinvolto, con una sanzione di 10.000 euro, Antonella).
C'è un collegamento diretto con la repressione internazionale, la fine del diritto internazionale e una società, patriarcale e maschilista (dove non mancano, però, donne più patriarcali di Trump).
Una società che, fra poco, sarà dipendente dall'economia della guerra e del riarmo.
Dobbiamo forse "vivere" come nella peggiore delle caserme: disabituarci a pensare, avere terrore di disobbedire, smettere di pensare anche solo di poter avere diritti?
In questo mondo capovolto, i penultimi non devono guardare in cima alla piramide, ma competere, invece, con gli ultimi, senza appello e senza alcuna razionalità.
Ieri sera con Antonella ci siamo guardati, parlati, riconosciuti, lei ha ricordato, emozionandomi, il mio licenziamento davanti a tutti e a tutte all'inizio del suo intervento.
Due ore dopo, mentre io, andavo, esausto, a letto, mi ha colpito la sua capacità di passare in un attimo dalla testimonianza alla musica, dal dolore alla gioia, dalla fermezza alla dolcezza.
Anche con la musica si rompe il silenzio, anche con la musica si connettono, trasversalmente, le speranze e le lotte.
Ci sono tante, forse non abbastanza conosciute, esperienze di resistenza (Gkn, ma non solo) e di mobilitazione dal basso.
Il lavoro che stanno facendo i Sudd Cobas a Prato, ma ormai anche in provincia di Pistoia, è egregio, sindacato vero, puro, duro, oserei dire scintillante.
I licenziamenti ritorsivi, le multe preventive, la repressione permanente, l'aggressione alla dignità nel lavoro, le macchine del fano incidono sulle nostre vite, ci rubano il futuro, ci terremotano il presente.
Se non capiamo che il nostro destino è strettamente collegato a quel bambino palestinese di dodici anni che veste la tuta da prigioniero nel sistema repressivo israeliano, se non capiamo che dobbiamo sostenere, con tutte le nostre forze e risorse, quelle parti di società in Israele che, coraggiosamente, si ribellano a tutto questo, di futuro non ne abbiamo e non ne avremo.
Anche di questo sono grato a Delio, Lorenzo e Antonella.
Anche grazie a questo, dopo quasi un anno, in cui, ogni mattina, mi sono svegliato con le lacrime agli occhi, riesco a vivere il mio dolore sul lavoro, non come una tragedia privata, ma, con tutti i miei limiti, come un'ostinata, direi anche coraggiosa, resistente, aspirazione non estemporanea di volontà e di dignità
Perchè, se ci sono tanti modi di arrivare alla verità, la Verità esiste.
E la si può declinare, comprendere, amare, urlare. INSIEME.
Francesco Lauria



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