Ho letto con grande attenzione, ma anche crescente delusione, la proposta di accordo quadro sulle relazioni industriali, la contrattazione e la rappresentanza varata da Cgil Cisl Uil.
Chi scrive ha sempre creduto in una democrazia ampia, a partire dai luoghi di lavoro e al valore associativo del sindacato.
Legge o non legge, si è sempre ritenuto fondamentale che i lavoratori e le lavoratrici possano scegliere e organizzarsi liberamente nel sindacato che più gli aggrada.
E' una questione fondamentale di democrazia che, ormai, riguarda, ovviamente le organizzazioni sindacali (con il fardello dell'attuazione completa o meno dell'articolo 39 della Costituzione), ma anche i sempre più svuotati partiti politici.
Se è un'illusione pericolosa imporre la democrazia interna a partiti e sindacati con la forza dello Stato, allo stesso tempo evitare qualsiasi controllo e un minimo di rispondenza tra quanto è reale e quanto è proclamato, sarebbe necessario.
Anche perchè, paradossalmente, si chiede meno a organizzazioni con milioni di iscritti e strutture enormi eroganti servizi rispetto alle piccole associazioni post riforma del terzo settore.
Venendo all'accordo, sinceramente io non ci trovo quasi nulla di significativo e non ridondante. Magari mi sbaglio.
Gli ultimi quindici anni di tensioni geopolitiche e di oscillazioni dei prezzi dell'energia sembrano non aver insegnato nulla poichè viene confermato il riferimento all’indice IPCA NEI (cioè depurato dei prezzi dei prodotti energetici).
Risibile, perchè non esigibile, viste le reali dinamiche temporali periodiche dei rinnovi contrattuali, la proposta di verifiche annuali tra le parti sull'andamento del costo della vita.
Il punto più incisivo dell' accordo è una più circoscritta deinizione del TEM (trattamento economico minimo) e TEC (trattamento economico complessivo).
L'obiettivo, di Cgil Cisl Uil non sbagliato in sè, ma del tutto parziale e non risolutivo, anche in rapporto al vituperato decreto Primo Maggio, promosso da Giorgia Meloni e alla questione dei criteri per il salario minimo, è garantire a sé stesse l'esclusiva della contrattazione, con una definizione più stringente del TEC, valorizzando il trattamento economico complessivo in funzione di un teorico contrasto ai contratti pirata.
L'unico sguardo al di fuori di se stesse delle tre organizzazioni confederali è questo passaggio: "Devono essere individuati criteri aperti affinché possano concorrere anche sigle diverse da CGIL CISL UIL in parte già aderenti agli accordi interconfederali a suo tempo definiti.".
Morte perenne e totale, insomma, ai sindacati che, per legittima scelta, decidono, invece, di non firmare il Testo Unico del 2014.
Nella bozza di accordo vi è poi l'unico passaggio, a mio parere, positivo (ma tutto da gestire concretamente, organizzativamente, giuridicamente) sul fatto che le Parti (quindi, però, sempre i confederali...) introdurranno meccanismi che consentano l'elezione delle RSU anche su iniziativa dei lavoratori.
Forse, finalmente, Cgil Cisl e Uil si sono rese conto che le aziende in cui i rappresentanti sindacali unitari sono eletti democraticamente sono, in realtà, sempre meno.
Insomma, un accordo che registra il deludente e antidemocratico quadro esistente e che, attende, comunque, i peggioramenti per i lavoratori che verranno proposti dal mondo associato delle imprese.
Mondo delle imprese, che, in realtà, appare quasi già contento così, si pensialla reazione ufficiale al testo di Confindustria, per bocca del Vicepresidente Marchesini: "È positivo che i sindacati abbiano trovato una linea comune, il documento che abbiamo ricevuto da loro è una buona base di discussione e continueremo il confronto con l'aspettativa di arrivare a un'intesa in tempi brevi".
Evito di approfondire le richieste, piuttosto velleitarie e simboliche, sulla formazione continua e la certificazione delle competenze. Avendo lavorato una vita su questi temi, che ritengo ancora importanti, ma che devono essere realmente esigibili, so che possono essere affrontati solo con accordi ad hoc e non come postille aggiunte ad intese generali.
Il più entusiasta dell'accordo unitario, ovviamente lodato con generosità anche da Daniela Fumarola e Maurizio Landini, è apparso, quasi fuori dalle righe, Pierpaolo Bombardieri che ha dichiarato:
“Consentire a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, in tutti i luoghi di lavoro, di votare liberamente i propri rappresentanti non è solo un atto di autentica democrazia, ma anche la premessa per garantire l’applicazione di contratti davvero dignitosi, spazzando via quelli pirata che intossicano il mondo del lavoro e generano povertà e sottomissione.
Ora – ha proseguito Bombardieri – dopo questo atto di responsabilità di Uil, Cisl e Cgil, l’attenzione si sposta sui tavoli dei negoziati con le parti datoriali. A loro abbiamo già presentato questa piattaforma. Se il confronto produrrà gli esiti sperati, avremo scritto una pagina storica delle relazioni sindacali. Realizzeremo così – ha concluso Bombardieri – una riforma copernicana del mondo del lavoro, nella prospettiva della crescita economica e del rispetto della dignità delle persone”.
Inutile dire, con tutto il rispetto per Bombardieri, che una tale enfasi sulla "rivoluzione copernicana", legata alla bozza di accordo confederale, non pare condivisa da nessuno a parte il leader della Uil.
Il nodo da risolvere e che non viene toccato dall'accordo tra Cgil Cisl e Uil è relativo a quei sindacati che non firmano il Testo Unico sulla Rappresentanza del 10 gennaio 2014 affrontando un'immotivata esclusione dai tavoli di contrattazione integrativa, la perdita di legittimazione nel firmare accordi validi per tutti i lavoratori, e limitazioni nella costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali (RSA),
Proprio rispetto alle RSA non va dimenticata la perdita di rappresentanza diretta nei luoghi di lavoro: le regole stabilite dal Testo Unico favoriscono l'istituzione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) basate sul consenso elettorale, rendendo più difficoltoso o svantaggioso il mantenimento delle sole RSA per i sindacati non aderenti.
E' proprio quello che appare l'intento del segretario generale Bombardieri, generalizzare le Rsu, in qualche modo erodendo anche i residui spazi di libertà rispetto ai non firmatari di quello che, va ricordato, è semplicemente un patto tra privati e non una Legge dello Stato.
Ciò sempre anche un modo,nemmeno tanto velato, di aggirare la sentenza n. 156 del 30 ottobre 2025, attraverso la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato (senza esserne sufficientemente conseguente) l'illegittimità dell'attuale articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori.
La norma è stata, infatti, bocciata nella parte in cui escludeva le sigle sindacali firmatarie di contratti dalla possibilità di costituire Rappresentanze Sindacali Aziendali (RSA).
Non va dimenticato che i punti chiave della pronuncia della Consulta includono:
- Estensione dei diritti: Il diritto di costituire una RSA e di accedere ai diritti sindacali (ex Titolo III dello Statuto dei Lavoratori) non è più un'esclusiva dei soli sindacati firmatari del contratto applicato in azienda;
- Riconoscimento delle sigle minoritarie: La tutela viene ampliata alle associazioni sindacali "comparativamente più rappresentative sul piano nazionale", anche se non hanno firmato il contratto collettivo o partecipato alle relative trattative aziendali;zRappresentatività effettiva: La Corte ha ritenuto irragionevole legare l'agibilità sindacale alla sola sottoscrizione degli accordi, tutelando invece il pluralismo e la rappresentatività effettiva delle organizzazioni nei luoghi di lavoro
Ma il mondo delle grandi associazioni, il mondo della cultura, tutti coloro che hanno a cuore la democrazia sostanziale e sussidiaria nel nostro Paese, non hanno, davvero, nulla da dire?
Io credo, invece, che le regole della rappresentanza e della contrattazione riguardino tutti, non le singole sigle.
Nessuno vuole un mondo perfetto, ma almeno un po' migliore, maggiormente partecipato, coraggiosamente aperto.
Sottolineava nel 2015 Piergiorgio Tiboni, leader del sindacalismo di base: "la conquista di una stabile ed effettiva democrazia nei luoghi di lavoro è essenziale anche per il mantenimento della democrazia nella società.
E aggiungeva con lungimiranza: "Se milioni di lavoratori per la maggior parte del loro tempo attivo vengono costretti a subire metodi autoritari,ciò crea le condizioni perchè quel modello pervada l'insieme della società".
Quella delineata nella bozza di accordo interconfederale appare, in realtà, la certificazione di una radicata e forse definitiva decadenza anche perchè Cgil Cisl e Uil appaiono autossolversi inspiegabilmente di fronte alla pervasiva diffusione del lavoro povero in Italia, certificata ogni anno, dall'ottimo rapporto dell'Iref, l'istituto di ricerca promosso dalle Acli.
Senza anche dimenticare il lavoro completamente irregolare, il caporalato che elimina ogni legittima rappresentanza sindacale, confederale o meno, e la dimensione feroce dello sfruttamento e della precarietà, è chiaro, a mio parere, che è impossibile non accompagnare oggi, nel nostro paese, ogni riflessione sull'applicazione (o meno) dell'art. 39 con la necessaria, indiscutibile, urgente, anche da un punto di vista giuridico, generalizzazione dell'applicazione dell'art. 36.
E' attraverso, infatti, l'eliminazione dello scandalo della povertà lavorativa che si gioca prioritariamente il ruolo del sindacato nel futuro; una povertà lavorativa che non si può, davvero, con onestà e calcolatrice alla mano, confinare ai soli contratti pirata e al dumping rispetto alle intese firmate da Cgil Cisl e Uil.
Un tema che, ovviamente, coinvolge e include la questione dell'affidamento degli appalti pubblici ad ogni livello e la riflessione sul salario minimo.
Tornando alla questione della rappresentanza, per una vera democrazia nei luoghi di lavoro in Italia, dovremo, ahimè, attendere ancora a lungo e, soprattutto, non imprigionare il sindacalismo libero e conflittuale in schemi che gli sono estranei e che ne comprimono la libertà di azione nel territorio e l'agibilità concreta nell'ambito della rappresentanza e dell'azione concreta di tutela nei luoghi di lavoro.
Qui il testo della proposta di accordo:
Francesco Lauria, iscritto Cub Milano.



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