domenica 14 giugno 2026

LA SAGGEZZA DEGLI UCCELLI NELL'"ERA CAPECCHI". 23 GRAMMI DECISIVI TRA ANIMA, CADUTE e VOLO.

Con la nomina del Presidente e del Vice Presidente del Consiglio Comunale, il giuramento del Sindaco e l'esposizione delle linee programmatiche del mandato, inizia, diciamo anche operativamente, a Pistoia quella che i suoi seguaci più fedeli hanno iniziato a chiamare: "Era Capecchi".

Come è noto, l'ampio successo al primo turno del Professore di letteratura italiana presso l'Università per stranieri di Perugia aveva fatto parlare di Pistoia come laboratorio nazionale, positivo, quasi miracoloso, intreccio tra l'alchimia tra i partiti del campo larghissimo, e le forze civiche progressiste messe insieme dal candidato sindaco.

Le significative difficoltà nella composizione della Giunta, con tanto di assessora ai servizi educativi chiamata all'ultimo istante, senza alcun preavviso, dopo il rifiuto, alla Celestino V, di Irene Bottacci, segretaria comunale del Partito Democratico pistoiese, hanno mostrato la verità: un matrimonio piuttosto a freddo, con realtà scarsamente amalgamate tra di loro e con radicati personalismi e correnti interne (anche alle stesse liste e partiti).

Conformemente alla Legge lo stallo è stato risolto da un colpo di mano del sindaco, il famoso ultimatum delle 18.30 (chi è dentro e dentro e chi è fuori è fuori), ma è chiarissimo che gli incidenti potranno, senza contromisure, essere tanti, quasi strutturali.

Si pensi alla Lista Civica, dove molti candidati nemmeno si conoscevano; ad Avs divisa almeno in quattro parti che a fatica, ormai, si parlano tra loro: Sinistra Italiana (Nesti), Verdi (Beneforti), Sinistra Civica Ecologista (quel che resta di Branchetti) e Possibile (Vannucci, non in consiglio) o alla Casa Riformista, orfana della leadership non voluta dal sindaco di Tina Nuti, e trasformatasi in un condominio stretto ed iperlitigioso. 

Una casa abitata faticosamente dalle varie anime centriste di cui Capecchi ha ritenuto di premiare solo quella di Italia Viva, con la nomina di una ex supporter del sindaco di destra Alessandro Tomasi, nella figura di Olimpia Banci, che si dice molto apprezzata a Firenze, nei residui salotti renziani esistenti.

Direi non pervenuti i Cinque Stelle (prima si liberano di una leadership egoista e meglio è), ma anche Rifondazione Comunista, delusa dal risultato elettorale che, nonostante la vittoria di Capecchi, l'ha tenuta fuori dal consiglio comunale.

Un discorso a parte meriterebbe il Partito Democratico, sempre più diviso in tre tronconi: gli iperschleiniani serravallini, da Simona Querci ad Alessio Dolfi (tutto in famiglia...) che esprimono il rampante e pluridelegato funzionario dell'Arci Matteo Giusti, i riformisti (in senso ampio, ci sono anche gli ex cuperliani, bertinelliani) da sempre scetticissimi sulla figura del nuovo sindaco, e i. c.d. "tralloriani", vera e propria corrente personale ottocentesca, non priva di meriti, radicamento e competenze (guardate come è rinato, ad esempio, il circolo di Capostrada), ma flessibile come un trattore senza benzina a lato strada.

Non sta meglio, ovviamente il centrodestra.

In attesa delle funamboliche performance del non più eletto, il quasi eterno Alessio Bartolomei, ora approdato alla corte del generale Vannacci in Futuro Nazionale, il dilemma, sinceramente è uno solo, ma fondamentale.

Andare avanti imperterriti e fino a settantasette anni (non me ne voglia) con Annamaria Celesti o accettare la leadership naturale e brillante (ma non accettata da tutti/e) di Francesca Capecchi?

Non ci sono solo questi dolori, ad esempio: il mondo civico moderato, organizzato da varie figure tra cui in questi anni è emerso soprattutto l'assessore jacopeo Alessandro Sabella, si polverizzerà?

Ma soprattutto, quando realizzeranno a destra che occorre fare opposizione, oltre che tirare calci in bocca (e non a porta vuota) ad Alessandro Tomasi?

Come si muoveranno i nuovi giovani arrivati a suon di preferenze (e nel secondo caso anche posti nei Cda che contano...) Matteo Pomposi, quasi da Ramini e Dario Baldassarri, erede di una dinastia berlusconian-pistoiese in Forza Italia? Infine, al di là delle dichiarazioni di rito, il principe decaduto Gabriele Sgueglia, lascerà la politica per l'alta sartoria?

Rimane poi Pistoia Rossa ,che ha patito, a mio parere, il suo essere residuale e scollegata dal progetto ben più ambizioso e ampio di Toscana Rossa, guidato dalla bravissima Antonella Bundu, oltre che sondaggi, volutamente pompati, che, con il ricatto del voto utile, le hanno tarpato le ali.

Antonella Bundu sarà a Pistoia domani sera, al circolo delle Fornaci; andatela a sentire, ci vada anche Fabrizio Mancinelli, il prof. di fisica che in campagna elettorale, oggettivamente, ha fatto il meglio possibile, e si provi a ripartire.

Con un centrodestra così timido, provato, confuso e privo, almeno per ora, di una guida sicura e lungimirante, Pistoia ha bisogno anche di un'opposizione di sinistra, non estremista, che sappia vigilare, monitorare, mobilitare, comunicare, approfondire.

Farlo da fuori del consiglio comunale è moto difficile, ma non è impossibile.

Infine, siamo nell'era Capecchi, parliamo di Giovanni Capecchi (e sì, facciamola sta riforma, più cognomi per i pistoiesi, perchè qui, con tutti sti Capecchi, si perde il conto...)

Ho ritrovato, in questi giorni, un libro che un mio docente universitario, lo splendido ambasciatore Pasquale Antonio Baldocci, mi regalò il giorno della mia laurea a Gorizia, presso l'Università di Trieste, in Scienze Internazionali e Diplomatiche: era il 27 ottobre 2004  e il libretto, ad opera di Erik Sablè, si intitolava: "La saggezza degli uccelli".

Pensando ai grandi entusiasmi che, soprattutto all'inizio, Capecchi (Giovanni) ha saputo largamente suscitare (anche in me), più volte avevo paragonato il suo percorso, non tanto ad una cavalcata trionfale (lui su questo è fortunatamente non macho-maschilista), ma ad un volo.

Come scrive Sablè nel primo capitolo introduttivo del suo gustosissimo libretto, in molte tradizioni religiose, credenze popolari e mitologie, l'anima è un uccello.

Se il corpo appartiene alla terra, l'anima è legata al cielo. E' un principio alato - scrive il letterato francese - una coscienza ascendente, fluida, libera, che risiede in profondità, imprigionata nell'"argilla del corpo" come "un uccello in gabbia".

E spesso, in queste ultime settimane, al di là dei suoi colpi di coda, come nell'ultimatum stile Trump per la Giunta, il neo sindaco mi è sembrato proprio un "uccello in gabbia".

Il mistico curdo Barhram Elahi parla dello: "stato dell'anima quando penetra nel corpo, simile ad un uccello esiliato dal nido e imprigionato in una gabbia stretta e buia" (La via della perfezione).

E il grande poeta sufi Farid al-Din Attar - scrive ancora Sablè - la paragona ad un "uccello celeste imprigionato nella trappola del corpo". 

D'altronde lo stesso Platone parlava, già nel Timeo, di "quest'anima che ci solleva dalla terra verso la parentela con il cielo, perchè noi siamo una pianta celeste, non terrena".

E' proprio l'anima che alcuni studiosi hanno provato a misurare pesando un corpo prima in vita e poi subito dopo la morte.

La differenza di peso, come immortalata anche in diverse canzoni, penso ad esempio ad Ermal Meta, era esattamente di 23 grammi.

Immaginavo, almeno durante la prima parte della campagna elettorale, il volo e l'anima di Giovanni come fragile, minuscola, infreddolita, una piccola massa di piume colorate, delicata, leggere e quindi INDISTRUTTIBILE.

Per il poeta sufi, l'anima uccello ha nostalgia dell'azzurro del cielo. Aspira ad innalzarsi in volo.

Vuole segretamente la luce delle altitudini trasparenti.

E, ne sono sicuro, certamente vi aspira anche il neo-sindaco.

L'anima è, quindi, sentita come una spinta ascendente, una volontà di sfuggire alla pesantezza, alla "gravità".

Conclude la sua introduzione Sablè: Esiste infatti una maledizione della gravitazione. Per questo l'uomo del mito si immagina sempre "caduto" da qualche paradiso su una terra maledetta perchè pesante.

Il sogno segreto dell'uomo così si rivela:

Diventare uccello e vivere con la saggezza di quella che Sablè, ma prima di lui possiamo intravedere anche la grandezza umile di San Francesco d'Assisi, chiama proprio: "l'Anima Uccello".

Nonostante tutto quello che di male ho pensato di lui, nonostante tutto quello che ho detto (a volte sbagliando parecchio nei toni) in queste settimane di caduta, quantomeno nel nostro acerbo rapporto personale, io a Giovanni Capecchi quei 23 grammi indistruttibili di anima e di volo auguro di trovarli o, magari, di ritrovarli.

Il volo ci permette, dall'alto di valutare le cose, magari l'evolvere di una città, appunto con saggezza.

L'anima ci regala, invece, quella spinta ascendente, quella capacità di non accettare le cose così come sono che, anche da calabroni, non perfettamente in linea come l'uccello Capecchi, ci permette, paradossalmente, di volare.

E allora che volino anche i grassi, gli sgraziati, quello che non sperano più.

Ritrovare la "Grazia e il Volo", come cantava Francesco Guccini, nella sua stupenda e poco conosciuta "Vorrei" può diventare, così, un obiettivo personale e collettivo, politico.

Un sogno condotto da svegli. E non da soli.

In bocca al... insomma, lasciando in tranquilli i lupi, una volta tanto, francescanamente, Pace e Bene.

E... buon lavoro!

Francesco Lauria

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