Scrivo queste note, non potendo essere presente oggi (sono a Roma per lavoro) all'incontro promosso presso il Comune di Pistoia in vista dell'auspicabile e importante gemellaggio tra Pistoia e la città di Gerico.
Una città, come è noto, governata dall'Autorità Nazionale Palestinese, con un sindaco, Salem Ghrouf che, proprio come quello di Pistoia, rimarrà in carica dal 2026 al 2030.
Va ricordato che, nove mesi fa, con un'altra amministrazione, la città di Gerico ha firmato il gemellaggio con il Comune di Bergamo.
La popolazione di Gerico è integralmente palestinese con circa 20.000 musulmani e una piccola comunità cristiana di circa 500 unità.
Questa città che è anche patrimonio culturale dell'Unesco, una delle più antiche abitate del pianeta, ha molto da dirci e rappresenta sicuramente una scelta più che opportuna di impegno e responsabilità di fronte al genocidio del popolo palestinese perpetrato a Gaza e, potenzialmente, anche in Cisgiordania, dal governo israeliano.
Aggiungo un elemento che, spero, Pistoia possa fare proprio, ricordando Giuseppe Gozzini, recluta che, il 13 novembre 1962, presso il Car della città, si rifiutò di indossare la divisa dell'esercito, venendo poi trasferito nel manicomio militare.
Gozzini non fu il primo obiettore di coscienza in assoluto (si pensi a Pietro Pinna o ai testimoni di Geova), ma il suo gesto rappresentò, all'inizio degli anni Sessanta, un vero e proprio spartiacque a livello nazionale, anche nel fermento cattolico nel clima legato al Concilio Vaticano II.
In coerenza con questa storia e approvando senza alcuna riserva il gemellaggio con la città palestinese di Gerico, sottolineo quanto sia importante che si operi anche al fine di sostenere i militanti e le militanti nonviolenti/e e pacifisti palestinesi e israeliani.
Vanno sostenute, soprattutto, le azioni congiunte di disobbedienza civile, verso la logica della creazione del nemico e della istituzionalizzazione permanente del conflitto.
Riporto una storica lettera, pubblicata il 21 settembre 2003, vigilia di Rosh Hashan, capodanno ebraico, firmata da ventisette militari israeliani e ripresa nel bellissimo libro a cura di Marco Deriu e dell'Associazione Maschile Plurale: "Disonoriamo la guerra. Percorsi e proposte per una maschilità di pace".
La lettera è stata ripresa anche in occasione delle Letture di Pace che si svolgono ogni due lunedì a Pistoia.
"(...) Noi che siamo stati educati ad amare lo Stato d'Israele, noi che siamo cresciuti nell'Idf e viviamo l'aviazione come una scelta importante, ci rifiutiamo di partecipare ad attacchi aerei sulla popolazione civile. Definiamo queste azioni illegali e immorali, oltre che la diretta conseguenza di un'occupazione che è causa di corruzione morale per la stessa società israeliana".
Si chiedeva, nel 1991, quindi in una fase storica sicuramente più aperta alla speranza e al dialogo rispetto a quell odierna, il grande pacifista sudtirolese Alexander Langer:
"Come sarà la società israeliana di oggi e di domani, se una grande parte degli adulti (uomini e donne) che si incontrano - anche a congressi scientifici o a manifestazioni artistiche - è stato in servizio in un esercito di occupazione, ha perquisito case, arrestato persone, forse sparato o minacciato con armi, o interrogato spietatamente?"
Ovviamente l'azione di sostegno alle iniziative congiunte dei pacifisti e dei nonviolenti israeliani e palestinesi non può non tenere conto di quanto, già nel giugno del 1992, lo stesso Langer affermò al Parlamento Europeo, come hanno, recentemente riportato in un prezioso saggio su come lui stesso abbia affrontato la questione palestinesi i docenti universitari Maria Chiara Rioli e Lorenzo Banducci:
"(...) Bisogna dire che ogni giorno che passa, la parte palestinese diventa più debole. A questo punto estremisti, come noi chiamiamo i fondamentalisti, ostacolano in ogni modo questo processo con le loro iniziative violente che seminano odio e incomprensione. Quando parlo di estremisti o fondamentalisti intendo riferirmi ai gruppi, alle forze politiche, che pretendono di togliere e usurpare i diritti degli altri, terrorizzandoli e tentando di cacciarli via. Credo che gli estremisti e i fondamentalisti siano tanto più pericolosi quando hanno dietro di sè uno Stato. Questo vale tanto che lo Stato si chiami Iran o Israele."
Infine, le risorse.
Il bando della Commissione Europea per i gemellaggi fra città — denominato CERV-2026-CITIZENS-TOWN-TT (Town Twinning) e inserito nel programma Cittadini, Uguaglianza, Diritti e Valori (CERV) — scade il 23 settembre 2026 alle ore 17:00 (ora di Bruxelles).
- Budget totale: La Commissione Europea mette a disposizione 6 milioni di euro complessivi.
- Importo per progetto: Il contributo europeo è compreso tra un minimo di 8.455 € e un massimo di 50.745 €.
- Modalità di erogazione: Il finanziamento avviene in modalità lump sum (somma forfettaria). Non è richiesta una rendicontazione analitica delle singole spese, ma il pagamento è vincolato al raggiungimento effettivo dei risultati e del numero di partecipanti concordati.
- Comuni e municipalità.
- Comitati di gemellaggio.
- Autorità locali e regionali, o associazioni che le rappresentano.
- Transnazionalità: Il progetto deve coinvolgere comuni di almeno due Paesi ammissibili, di cui almeno uno deve essere uno Stato membro dell'Unione Europea.
- Numero minimo di partecipanti: Gli eventi organizzati devono prevedere un minimo di 50 partecipanti diretti, inclusi almeno 25 partecipanti internazionali invitati (provenienti dal comune partner).
- Durata: I progetti devono avere una durata flessibile compresa tra i 6 e i 12 mesi.
- Attività finanziabili: Organizzazione di seminari, workshop, conferenze, festival culturali, dibattiti pubblici e campagne di sensibilizzazione sui temi dell'integrazione e dei diritti dell'UE.
- Presentazione delle domande: Entro il 23 settembre 2026 tramite il Funding & Tenders Portal della Commissione Europea.
- Valutazione: Tra ottobre 2026 e febbraio 2027.
- Comunicazione dei risultati: Marzo 2027.
- Firma del contratto (Grant Agreement): Giugno 2027


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