domenica 26 luglio 2026

UNA LEGGE (FUOCO AMICO) E TANTO ALTRO "CONTRO" GIOVANNI CAPECCHI? (seconda puntata…)

È rimasto agli atti, anche perché diversi media ne fornirono la versione integrale, il discorso di annuncio della propria candidatura a sindaco di Pistoia di Giovanni Capecchi nella cornice amica del convento di San Domenico, il 28 febbraio 2026.

Vi partecipai e intervenni anche io, annunciando tra non pochi applausi che, deluso dal fulmineo e mai concordato ritiro di Simona Laing, avrei, nel mio piccolo, sostenuto il professore.

E l’ho fatto davvero, organizzando fino a tre giorni dal voto, incontri pubblici, iniziative, ma anche giri nei paesi e nelle famiglie, ad esempio Arcigliano, luogo dove peraltro vive la neo “segretaria particolare” Alice Trippi che, allora, si fece vedere, se non sbaglio, proprio solo di striscio.

In quel celebre discorso, Capecchi (Giovanni), osannato da centinaia di sostenitrici e sostenitori, oltre che rivendicare il proprio “venire dal basso”, scelto e sostenuto dai cittadini e dalle cittadine come piace ancora dire a lui, con un po’ di autoincensamento, parlò, come è noto, dalla “palude politica e amministrativa pistoiese” e del fatto che i poteri che non erano solo contrari, ma “contrarissimi” alla sua candidatura, stavano preparando su di lui vari dossier e macchine del fango.

Annunciò, alla fine dell’incontro, una delle tante scoperte dell’acqua calda e che cioè, candidandosi, aveva palesemente violato il codice etico da lui sottoscritto della Fondazione Caript. Capecchi non lo negava, ma ricordava (sinceramente non a torto) anche di essere in buona compagnia.

Certo, ci si dovrebbe chiedere, ma se un codice etico viene violato da tanti (a sinistra, come al centro, come a destra) ha ragione di esistere? Non andrebbe un po’ rivisto?

Giriamo queste domande ai membri del Consiglio generale della Fondazione Caript, spesso ereditari da generazioni, un po’ come nelle monarchie arabe, in quanto componenti delle potenti famiglie di Pistoia e Pescia.

Un altro tema ricorrente in città era lo scandalo, direi vergognoso, montante presso l’Università per stranieri di Perugia, dove è professore associato proprio Giovanni Capecchi.

Si sa che l’Università di Perugia ha visto, in primis, frantumata la propria reputazione, costruita in tanti anni, con l’esame farsa in lingua italiana del calciatore Luis Suarez che, in realtà, di italiano non spiccicava quasi una parola.

Come ha riportato il Fatto Quotidiano, la successiva vicenda di Perugia è riassumibile nel processo che ha visto imputati l’ex rettrice dell’Università per stranieri Giuliana Grego Bolli, la docente Stefania Spina (esaminatrice di Suarez ai tempi dell’inchiesta originaria, ndr), l’ex direttore di Dipartimento Daniele Piccini e il professore universitario Paolo Di Giovine, il giudice per l’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio.

Gli imputati sono accusati di aver orchestrato una girandola di favori: da un lato, assicurare il superamento dell’Abilitazione scientifica nazionale (Asn) e la vittoria di concorsi per alcuni docenti; dall’altro, garantire posizioni vantaggiose a candidati indicati da colleghi o amici. Un concorso per ricercatore in Glottologia e Linguistica in cambio della garanzia di una abilitazione. Tutto avvenuto tra il 2018 e il 2020.

Il meccanismo contestato è quello che altre inchieste in passato hanno in parte svelato: Grego Bolli, Spina e Di Giovine (presidente della Commissione per l’abilitazione scientifica nazionale) avrebbero agito per garantire a Spina l’abilitazione e la vittoria di un concorso, mentre in cambio Di Giovine avrebbe chiesto che un concorso per ricercatore all’Università per Stranieri di Perugia fosse assegnato a Valentina Gasbarra, con commissari predisposti. 

Un secondo filone riguarda la docente Federica Annamaria Venier, condannata a due anni e otto mesi, per aver favorito la nomina di Samu Borbala in cambio di un giudizio positivo per Spina.

Infine, la rettrice avrebbe anche indotto Piccini a non chiamare in servizio la vincitrice legittima di un concorso, per favorire un candidato interno, Giovanni Capecchi (Capecchi, però, non risulta indagato  - aggiungo io - non si sa mai…)

Tutto questo in un contesto, secondo la procura di Perugia, in cui venivano mossi o si muovevano commissari compiacenti. Contattati preventivamente perché i nomi fossero poi comunicati al direttore del Dipartimento per la formalizzazione della nomina. Raffaele Cantone, procuratore di Perugia, già ai tempi dello scandalo Suarez, aveva valutato di percorrere la contestazione della corruzione.

Quanto esposto, almeno in buona parte, non riguarda direttamente il prof. Giovanni Capecchi, ma una domanda sorge spontanea: davvero il futuro neosindaco di Pistoia non si è accorto di nulla? Stava disperso nel bosco, magari in attesa di essere “colto” da Agostino Fragai?

Chissà.

La prossima udienza del processo di Perugia è fissata per il 21 settembre prossimo. Si vedrà.

Diamo poi per analizzata ed esperita la questione della dimostrata adesione alla loggia massonica eversiva P2 del nonno di Giovanni Capecchi, Ilvo, altro accademico rilevante e, soprattutto, per dieci anni Presidente democristiano della Banca di Pistoia e Pescia (direbbe Pierluigi Bersani, mica della mera Fondazione, “non stiamo qui a far la punta alle piramidi!”).

Per i pochi che se la fossero persa, visti i numeri di lettura del blog, il link all’articolo è questo: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/07/giovanni-giuliano-e-ilvo-i-capecchi-tra.html

Infine, come è noto, Giovanni Capecchi, nella lunga campagna elettorale, ha più e più volte promesso pubblicamente che, una volta eletto sindaco, si sarebbe ridotto lo stipendio, riparametrandolo al suo precedente di professore universitario associato proprio a Perugia.

La differenza, lorda e netta, dopo gli aumenti sanciti dal Governo Draghi (non c’entrano nulla, a differenza di quello che si spara a vanvera nel centrosinistra pistoiese, né Giorgia Meloni – una volta tanto – né Alessandro Tomasi), è notevole.

I soliti pasdaran del sindaco hanno affermato che Capecchi (Giovanni) non si sia autodecurtato lo stipendio adducendo una serie di false motivazioni:

1)    - perché non voleva colpire gli emolumenti degli assessori (falso, la riduzione dello stipendio del sindaco non ha effetti sugli emolumenti ai componenti della sua Giunta);

2)   -  perché gli aumenti sarebbero stati finanziati dallo Stato e non dal bilancio comunale (vero solo in parte e, comunque, non si esaurisce in nessun modo la questione etica);

3)    - perché non sarebbe possibile, dopo la riforma Draghi, ridursi per i sindaci lo stipendio (falsissimo, è solo un po’ più complicato, ma ci sono diverse modalità per farlo e di devolvere, come hanno fatto diversi sindaci, anche negli ultimi mesi, i fondi in eccesso in appositi canali di pubblica utilità).    

Il tutto all’interno di un contesto che ha visto l’ingresso oneroso nello staff del sindaco di una figura che non ha nulla a che fare, a mio parere, con il ruolo istituzionale di Capecchi, ma con la sua, invero un po’ ripetitiva, autopromozione personale tramite storytelling. 

Si tratta del, da poco diplomato, Alessio Dolfi, peraltro, come è noto, figlio della consigliera regionale Pd (di osservanza furfariana) Simona Querci (di qui il simpatico soprannome: “ghianda” originariamente coniato nel Pd di Casalguidi…), sostenitrice di Capecchi dalla prima ora, contrariamente alle indicazioni, diciamo prevalenti, del suo partito. 

Querci è stata “eletta” alle ultime elezioni del 2025 nel listino bloccato di Eugenio Giani, rispetto al quale i suoi colleghi consiglieri regionali del Pd, anche pistoiesi, hanno già raccolto le firme per l’abolizione.

Non solo: si è registrato il significativo aumento di stipendio della “segretaria particolare” di Capecchi Alice Trippi, ma appare ancor più grave, a mio parere, l’ad personam monstre assegnato al capo di Gabinetto, quasi pensionando, Emanuele Braghero, peraltro neo vicepresidente di Acque Spa (da cui riceverà ogni anno, dalla nomina di aprile scorso, un’ulteriore indennità di 25.000 euro…)

Qui il comune di Pistoia, secondo me, opinione personale per carità, vista la condizione di titoli di studio di Braghero analoga a quella del Dolfi, gioca davvero con il fuoco, considerati i drammatici precedenti, relativi a capo di Gabinetto e Portavoce della giunta di Renzo Berti, che hanno comportato la condanna definitiva da parte della Corte dei Conti e il relativo risarcimento.

La vicenda legale ha fatto scuola, peraltro, proprio come precedente, in tutti i comuni italiani.

Mi si chiederà, ma la legge-fuoco amico del titolo dell’articolo rispetto a Capecchi (Giovanni)?

È presto detto.

Due giorni fa il quotidiano dei vescovi Avvenire ha titolato: “Cottarelli: «Serve una legge contro le promesse irrealizzabili che vengono fatte in campagna elettorale» L’economista rilancia la sua proposta (depositata nel 2023) per obbligare i partiti e i candidati a spiegare come finanzieranno i provvedimenti. Raccolte 31mila firme con una petizione.

Insomma Capecchi (Giovanni) ha promesso, già fin da prima della campagna delle primarie, di ridurre i costi della politica e di utilizzare questi fondi generatisi in primis attraverso il riparametrarsi del proprio stipendio.

Ha, invece, accettato in pieno, almeno fino ad ora, l’aumento dello stipendio fino a raggiungere e forse superare (almeno a livello lordo) più o meno il doppio di quello percepito concretamente, ad esempio, dal tanto vituperato Samuele Bertinelli nel 2017. 

Va considerato che Bertinelli versava anche l’8% al Pd di Pistoia, mentre Capecchi (Giovanni) sembra aver rifiutato qualche promesso sacrificio personale a favore delle cittadine e dei cittadini che, spinti anche da queste assicurazioni (un tantino populiste, ma tantè) lo hanno votato a fine maggio di quest'anno.

Insomma Cottarelli, che di centrodestra non è, propone una legge che, probabilmente condannerebbe Capecchi (Giovanni) a mantenere le proprie promesse.

Fatte e subito dimenticate da una città distratta e in buona parte disposta a firmare deleghe in bianco, anche perché condizionata (fino a quando?) dallo storytelling, ora pagato con i soldi pubblici dei cittadini di Pistoia.

Rimane, invero, un'altra ipotesi.

Che ci porterebe, sempre insieme a Capecchi (Giovanni), sindaco sempre attento alle periferie, su in collina, sempre nel comune di Pistoia, a Le Piastre.

Magari con una clamorosa partecipazione del neosindaco, incurante di qualsiasi conflitto di interessi (caso Setaro-Bucciantini non docet...), al campionato italiano della Bugia.

Certo i tentativi a Le Piastre potrebbero essere molteplici.. , andando oltre la, un po' banale,riduzione dello stipendio. Ad esempio:

- i vivaisti pistoiesi come esempio fulgido e indiscutibile di transizione ecologica coerente con il cambiamento climatico;

- un bel progetto "rifiuti zero" coerente con le asserite attitudini ecologiste del sindaco che eviti il raddoppio dell'inceneritore di Montale;

- la diminuzione generalizzata della Tari per il prossimo anno (vedi sopra);

e, forse in pole position, volendo proprio vincere facile facile...

- la nomina di un assessore/a anche a metà tempo, anche, che ne so, con delega ai boschi e ai cimiteri, non iscritto/dirigente dell'Arci di Pistoia.

Facendo i migliori auguri per il campionato italiano della Bugia a tutti/e i/le potenziali partecipanti, rimandiamo le ulteriori considerazioni alla terza puntata...

Francesco Lauria (continua…)

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