mercoledì 19 agosto 2026

ASCOLTARE IL VERO RESPIRO DI VICOFARO E RAMINI: UNA RIVOLTA CHE E' IL NOSTRO NUOVO INIZIO.

"La ribellione inizia da un respiro."

Questa frase ha coinvolto e avvolto lo spettatore del film "Palestina '36. Memoria di una rivolta", proiettato ieri sera a Pistoia, con grande emozione del pubblico, durante la rassegna Cinema sotto le stelle.

Si tratta di un bel lungometraggio che ci ricorda la grande rivolta araba del 1936 contro l'occupazione dell'Impero britannico e che ha il pregio di fare luce su ciò che è successo in Palestina prima della Nakba del 1948.

Un faro sulle gravi responsabilità europee, e inglesi in particolare, oltre che sulle radici di classe e sociali, non solo nazionaliste, delle rivolte e degli scioperi contro l'occupazione coloniale e la scelta di favorire, in maniera indiscriminata, gli insediamenti ebraici a scapito dell'autoctona popolazione palestinese.

"Palestina '36", senza dimenticare l'antica corruzione delle elitès arabe, ci porta dentro la soggettività esistenziale e culturale, non solo nazionalista, del popolo palestinese e, della rivolta, ci racconta le scelte e i duri prezzi pagati, soprattutto dai più fragili, cristiani compresi.

Il film ci mostra, ci fa toccare con il cuore e con la mente, una soggettività conquistata: individuale e collettiva.

Proprio poco prima della visione avevo ascoltato le dichiarazioni televisive di don Massimo Biancalani, a seguito della sua definitiva rimozione, decisa dal Vaticano, dalle parrocchie di Vicofaro e Ramini.

Le affermazioni di Biancalani mi avevano colpito perchè, ancor più del solito, dietro toni solo apparentemente bassi, anzi un pochino bastonati, rivelavano il suo cronico immaginario coloniale, direi quasi imperiale, da maschio bianco occidentale.

"Sarò con i ragazzi - ha detto l'ex parroco - ci sarò io. Loro sono venuti a me e hanno rimesso le loro esistenze nelle mie mani. E' mio dovere cercare con tutti i mezzi di proteggerli..."

In mattinata mi ero recato a Ramini: nella bottega alcuni migranti avevano preso delle bibite dicendo davanti a me, riferendosi ovviamente al sacerdote: "Paga babbo..."

Questi due semplici esempi, anche lessicali, ci raccontano dieci anni e più di Vicofaro e Ramini e il perchè di un fallimento totale, solo sancito, certificato con grande ritardo dalla Santa Sede.

In questi dieci anni le parrocchie non hanno solo interrotto la loro esperienza pastorale, come scritto nel volantino del nuovo Vescovo di Pistoia e Pescia, essa è stata fatta letteralmente e deliberatamente saltare in aria.

Il provvedimento vaticano prende atto, con toni durissimi e un po' burocratici, di una scelta scellerata e irresponsabile di divisione, non di reciproca integrazione e accoglienza.

I migranti non vengono, infatti, accolti, non si integrano nella comunità, con le loro specificità e culture, "vengono, si affidano direttamente" a Biancalani che li tutela, li protegge, li copre, e, contemporaneamente, li annienta.

Vicofaro e Ramini non ci raccontano, infatti, di percorsi di autonomia e di emancipazione, non si sono nutriti dell'incontro, ma della separatezza, dell'incomunicabilità, della dipendenza, dell'improvvisazione, a volte anche molto pericolosa.

Vicofaro e Ramini non hanno rappresentato ponti, ma muri altissimi, quegli stessi confini che i migranti hanno coraggiosamente attraversato, magari a piedi, per migliaia e migliaia di chilometri.

Le concrete attuali macerie della e nella chiesa di Vicofaro i cui calcinacci, solo poche ore prima dell'imminente funzione episcopale, risultano ancora caduti sulle scale di ingresso della di Santa Maria Maggiore, ci raccontano una notte ecclesiale, un tradimento pieno del Vangelo sia nei confronti dei migranti che dell'intera comunità parrocchiale.

Anche la tolleranza verso lo spaccio di droga che ha costretto più volte (almeno tre) negli anni il Tribunale di Sorveglianza di Firenze a definire Vicofaro un luogo che "portava" verso la reiterazione della delinquenza e non di riabilitazione/rinascita, dimostra il fallimento educativo di chi utilizzava e utilizza a sproposito e come spot Don Lorenzo Milani e la scuola di Barbiana, senza averli mai veramente compresi, studiati, vissuti.

Oltre al tema religioso, centrale, c'è, poi, anche quello non eludibile della politica e del suo fallimento.

Di una destra che ha spesso solo strumentalizzato alla ricerca di facili consensi elettorali, ma soprattutto di una sinistra superficiale, radical chic, che ha sostenuto Biancalani solamente per ideologia, convenienza, opportunismo, quieto vivere, mera apparenza.

Era facile demandare tutto all'imperatore paternalista e santissimo, ammassare migranti su migranti, persone su persone, senza il minimo standard di sicurezza e di dignità, senza impegnarsi per un'accoglienza diffusa e più esigente, anche più professionale, quando necessario.

Personalmente ho sempre sostenuto le stesse posizioni almeno dal 2017, assistendo al progressivo peggioramento e degrado dei due luoghi di ammassamento, divenuti, nei fatti, ex parrocchie e, come dice giustamente il provvedimento vaticano di censura a Don Biancalani, centri illegali.

Ho subito per le mie posizioni su Vicofaro e Ramini, insieme a molti altri/e, specialmente, ma non solo di sinistra, minacce, insulti, attacchi, derisioni, diffamazioni, calunnie.

Ho assistito con dolore e con rabbia al facile crearsi di praterie nella destra più becera, quella che non aspettava altro che i passi falsi, mediatici e non, di Massimo Biancalani e del suo sempre più ristretto, isolato e isolante cerchio di adepti.

Di Vicofaro e Ramini, migranti e comunità, non si è sentito mai e sottolineo mai, in questi anni, il vero respiro, ma solo l'affanno di un monologo, sempre più ripetitivo, sempre più illusorio, sempre più falso, sempre più pericoloso.

Ha ragione, in questo caso, l'ex sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi: nelle esperienze di Vicofaro e di Ramini, anche volendo sforzarsi con la massima buona volontà, non si riesce a trovare nulla, assolutamente nulla di positivo.

E ha avuto ragione anche l'attuale sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi quando ha affermato sulla stampa, appena eletto, che l'esperienza di Vicofaro e di Ramini, in nessun modo, fosse da imitare, replicare, conservare.

E ora?

Ora non basta recriminare sul passato, sul tempo perso e sui rischi corsi, sulle ferite non rimarginate.

Ora bisogna vivere il presente e costruire, insieme, il futuro.

Bisogna parlarci con i migranti ancora a Ramini, costruire con loro dei percorsi reali di soggettività, ben sapendo che ci sono situazioni diversissime: da chi ha un lavoro, parla l'italiano e si è integrato benissimo a chi vive nel pieno disagio, ai margini, tra mille problemi, paure e fragilità.

Non esiste una risposta uguale per tutti, ma deve esistere una risposta, un'opportunità per tutti.

E' questa l'occasione di coinvolgere le comunità, non solo di Ramini e di Vicofaro, ma di Pistoia e Pescia, di mettere in gioco davvero le parrocchie, come ha provato a fare, con timidezza e inefficacia, l'ex vescovo Fausto Tardelli, autodimissionatosi dopo lo sgombero di Vicofaro.

Occorre supportare, sostenere chi proverà a rimettere in piedi le due parrocchie, a far ripartire la vita ecclesiale e pastorale, non solo i presbiteri, anche i laici/le laiche, i giovani, i catechisti, i diaconi, le associazioni.

Sarà importante che entrambe queste parrocchie e queste comunità, una volta rinate, non cancellino il tema dell'accoglienza, ma lo sviluppino in forme più mature, partecipate, dal basso non dall'alto e senza pseudoilluminati recordman mondiali di autorefenzialità e acritica autocelebrazione.

Guardiamo tutti e tutte con speranza al nuovo Vescovo Augusto, al suo camminare deciso sui crinali delle montagne più ripide, al suo volersi mettere con la sua chiarra in scia al ritmo della batteria suonata dai ragazzi.

20 agosto, ore 18. 

Occorrerà fare silenzio, stringerci in preghiera a Vicofaro.

Ascoltarlo quel respiro che è anche un respiro, fiamma di rivolta rispetto alla rinuncia ad incidere realmente nella storia, nella vita delle persone.

Dovremo fare nostre le parole di Santa Caterina da Siena e di Andrè Gouze: "La mia vita è infiammata. Penso che ogni vita debba essere infiammata, ogni vita deve cercare l'intensità. La vita non è preziosa se non diventa una stella, un fuoco".

Vicofaro e Ramini, Pistoia, Pescia non devono diventare barche da regata, di velocità.

Ma canoe.

Quelle in cui si pagaia coordinati e si danno, insieme, il ritmo e la direzione.

Quelle in cui ci si aspetta quando necessario.

Luoghi in cui si vede la ferita dell'altro, senza giudicarla.

Senza sentirsi migliori, salvifici perchè servono occhi, sguardi diversi.

Una nuova armonia.

Serve ascoltare il respiro dell'amore nell'epoca della globalizzazione e dell'interdipendenza.

Servono la Pace, la "scelta della convivenza", la "conversione ecologica", nel tempo della guerra permanente.

Serve, infine, una "rivolta senza armi".

Proprio come in quella canzone che un grande poeta e cantautore appena scomparso, abitante delle "greppe" del nostro Appennino, ha regalato, come in un soffio eterno, all'intera umanità.

Francesco Lauria

Nessun commento:

Posta un commento