Prima mattinata del 26 dicembre 2021: la via Modenese, porta di accesso alla collina e alla montagna pistoiesi, un po' prima di casa mia a Gello, aveva avuto, nella notte tra Natale e Santo Stefano, un ospite inatteso: un grande blocco di pietra, un enorme masso si era staccato, a causa del maltempo, dal versante collinare che, in parte, era anche franato.
Se il distacco fosse avvenuto in un giorno e in un'ora più trafficati eventuali automobilisti o, peggio, ciclisti, avrebbero potuto patire, indubbiamente, serie conseguenze.
Via Modenese fu bloccata per quasi due mesi, l'amministrazione comunale di centrodestra decise, dopo un periodo di disorientamento, di adottare il senso unico per proteggere e mettere in provvisoria sicurezza parte della carreggiata, per poi cambiare idea di fronte alle proteste dei residenti e degli utenti e introdurre, dal febbraio 2022, l'attuale senso unico alternato, con odiatissimo semaforo annesso.
Da allora molta acqua è, letteralmente, passata e la collina sopra la via Modenese continua a guardare minacciosa in giù, con una popolazione residente, tra Capostrada e il ponte di Gello, particolarmente arrabbiata, colpita, almeno per un tratto, non solo dai disagi alla mobilità e dall'inquinamento delle macchine ferme al semaforo, ma anche da cronici allagamenti dovuti alla pendenza sbagliata della carreggiata, all'intasamento di parte delle condotte fognarie e da una collina sempre più incolta, a tratti selvaggia, nonostante si trovi, quasi, in piena città.
Siamo poi vicini a cinque anni pieni ormai trascorsi e almeno ai quattro rispetto ai quali Alessio Bartolomei, ex democristiano, poi berlusconiano, poi centrista e futurista finiano, indi salviniano, e ora vannacciano, allora Assessore ai lavori pubblici, assetto idrogeologico e protezione civile, aveva promesso una celere e "decisa", diremmo oggi, seguendo il suo nuovo mentore, "maschia", mediterraneamente patriarcale, soluzione.
E' noto che il problema risenta del contenzioso su a chi spettino i costosi lavori di messa in sicurezza della collina: se al proprietario privato o al Comune di Pistoia, ma, come ha detto giustamente ieri il sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi a Castello di Cireglio, non è che si possa battere il record del mondo del mancato intervento e un investimento, anche ingente, su quel tratto stradale/boschivo va fatto.
Occorre quindi la messa in sicurezza della zona sovrastante, ripristinando la viabilità originaria ed eliminando l'odiatissimo, inquinante semaforo.
Per una strana coincidenza, in tutt'altra situazione, tra gli ombrelloni di Poveromo (Marina di Massa), mi ero trovato a discutere del masso natalizio di Capostrada e delle sue durature conseguenze, solo ventiquattro ore prima, con un commerciante proprio della zona, esausto e arrabbiato per le reiterate mancate soluzioni delle Giunte Tomasi/Celesti che hanno avuto tre effetti fortemente negativi:
- le conseguenze sulla viabilità di una fondamentale via di accesso alla collina e alla montagna pistoiesi;
- l'aumento esponenziale dell'inquinamento, in particolare nel tratto tra Capostrada e il ponte sull'Ombrone a Gello, anche per la consuetudine, sempre impunita, degli automobilisti di non spegnere mai il motore in attesa al semaforo;
- la desertificazione commerciale della zona, spesso denunciata anche con manifestazioni e sui media locali, che ha visto, come affermato da Giovanni Capecchi durante l'incontro con la cittadinanza al circolo "Il cantuccio" di Castello di Cireglio, sparire negozi (spesso "saltati" tramite tangenziale) e, soprattutto, botteghe alimentari, scomparse da Ponte Calcaiola alla montagna (Cireglio capoluogo compresa...)
Giovanni Capecchi, che a Castello di Cireglio da ex Presidente del Parco Letterario intitolato a Policarpo Petrocchi, giocava in casa, dopo la lunga introduzione dell'Assessore Mattia Nesti, sull'annoso tema della raccolta dei rifiuti in montagna, ha promesso che risolverà quanto prima possibile il problema sulla via Modenese, e che il Comune di Pistoia:" ci metterà i soldi, dovessimo anche ristrutturare, per questo, due palestre in meno..."
Senza evocare di nuovo l'ex generalissimo Vannacci (non me ne voglia il suo neo discepolo pistoiese Bartolomei...) sui rifiuti e il rapporto con Alia/Plures, pur con il pregio di una tendenziale sincerità, Mattia Nesti, con i suoi modi felpati, sempre molto in punta di piedi, mi ha fatto venire in mente una battuta che, una decina di anni fa, mi aveva fatto l'ex storico grande leader della Cisl Pierre Carniti mentre mi parlava delle differenze caratteriali tra lui e il duraturo segretario generale della Cgil Luciano Lama...
"Sai Francesco - mi aveva confidato, sorridendo, Carniti - la differenza tra me e Luciano è presto detta: se io tornassi a casa e trovassi mia moglie a letto con un altro, inizierebbe certamente una mia zuffa furibonda con l'amante, mentre se la stessa cosa fosse successa a Luciano lui, senza dubbio, avrebbe detto all'intruso: a questo punto, consideriamo la situazione complessiva, i pro e i contro, e, anche con mia moglie, parliamone e trattiamo!".
Un sindacalista vero come Carniti tutto era, in realtà, tranne che, , un "sindacalista d'assalto", nonostante il titolo mai amato di una sua biografia.
Semmai, stando sempre tra i lavoratori e le lavoratrici, come amava lui stesso dire, Carniti poteva definirsi, " sindacalista da marciapiede", e la sua affermazione su Lama, pur nell'ironia, non rappresentava una critica feroce, ma l'espressione di una vera ammirazione e simpatia per chi avrebbe contrattato, come l'amico e compagno Luciano, "anche con il diavolo".
Per inciso, va ricordato che, nel 1984-1985, Lama, pur piegandosi, non aveva condiviso, almeno tatticamente, forse qualcosa di più, le scelte di Enrico Berlinguer che portarono all'inattesa e rovinosa sconfitta nel referendum promosso dal Pci sulla sterilizzazione parziale della scala mobile, promossa, previo accordo con Cisl, Uil e socialisti della Cgil, dal governo guidato da Bettino Craxi.
Tornando, segno dei tempi, da Carniti, Lama e Berlinguer a Mattia Nesti, l'assessore ha promesso, sui rifiuti, degli aggiustamenti, delle garbate proteste, ma ha anche ammesso che, sul metodo di raccolta , il Comune sia vincolato ai contenuti dell'accordo stretto con Alia-Plures per almeno altri quattro anni.
Ieri sera, devo ammetterlo, mi sono perso la prima parte dell'incontro, provenivo, infatti, da Momigno, dove avevo lasciato mio figlio con un amico, e avevo dato retta, non alla mia esperienza di ormai "immigrato stabile" a Pistoia (non me ne voglia sempre il Bartolomei...), ma all'algoritmo di Google Maps.
Al di là del fatto che le competenze siano ripartite tra Comune e Provincia di Pistoia, la scellerata scelta di fidarmi della multinazionale mi ha portato a viaggiare, al buio, tra Fagno, Sarripoli, Gello, Campiglio per poi risalire, tra stretti tornanti mal asfaltati, verso Castello di Cireglio.
Ieri sera, trattando anche dall'antica annosa, dibattutissima questione dell'arrivo del metano a Castello e delle lunghissime trattative con Toscana Energia, si è dibattuto del ritorno della popolazione verso la montagna pistoiese, anche a seguito degli effetti del cambiamento climatico.
Sono tutti temi che portano a riflettere, progettare, investire sulla montagna, anche quella maggiormente periferica rispetto a Castello (ieri erano presenti cittadini persino di Orsigna) spesso, in questi ultimi decenni, trascurata, abbandonata anche perchè ormai poco rilevante demograficamente e, quindi, elettoralmente.
Una Pistoia policentrica e attenta alle fragilità, non può che partire da qui, sperando che quelle pronunciate ieri sera, a partire dalla soluzione per Via Modenese, non rimangano solo promesse.
Mentre riprendevo la macchina, a incontro terminato (e facevo il salame a Google e al relativo algoritmo, procedendo verso Le Piastre...) osservavo la statua austera e vigile dell'agitatore, lessicografo, letterato e poeta, il "castellano", Policarpo Petrocchi.
Ci eravamo trovati nei locali della storica associazione: "Onore e Lavoro", promossa dallo stesso Policarpo e che ebbe, come presidente onorario, Giuseppe Garibaldi.
Policarpo Petrocchi, come è noto, attaccatissimo a Castello di Cireglio, fu un grande riformatore sociale (e quando serviva, con gli operai, i carbonai e i contadini, anche agitatore) e promotore di bene pubblico.
Se Petrocchi è ricordato per aver portato a Castello la scuola elementare, ma anche il collegamento stradale proprio con la Via Modenese, è interessante ricordare come fu promotore anche dell'acqua come bene pubblico, comune, condiviso, facendo installare, a Castello, due fontane.
Ieri sera Giovanni Capecchi ha promesso anche di intervenire celermente sulla fonte del Faggione, sempre a Castello, storicamente legata alla memoria del paese, ma oggi sostanzialmente prosciugata, poichè patisce problemi di scarsità d'acqua purtroppo sempre più frequenti, in questa epoca rovente, nell'Appennino pistoiese.
Del futuro del Parco Letterario, istituito nel 2021, si discuterà nella Festa del Parco stesso, tra il 28 ed il 30 di agosto prossimi.
Come ha scritto proprio Giovanni Capecchi in un saggio di, ormai diversi anni fa: "Petrocchi, non è semplicemente nato a Castello di Cireglio. La sua presenza e il suo legame con il paese sono molto forti (...) Ci sono scrittori che non hanno raccontato i posti in cui hanno vissuto e altri che, invece, hanno dedicato a questi luoghi poesie, racconti e romanzi (...)".
Proprio rispetto ai "suoi" carbonai Petrocchi denunciava: “lavoro continuo, pochissimo riposo, prezzi bassi, nutrimento cattivo.".
Nel settembre 1896 si impegnò, come detto, a formare una “lega di carbonai per far cessare gli abusi che i padroni fanno all’operaio”. Parlava, discuteva, cercava di convincere ed operava con la solita tenacia con cui aveva lavorato per migliorare il suo paese, sopportando “spine”, “bene” e “beghe” (un po' come il mio amico, Marco immigrato a Castello...).
Come ho già accennato, fu così che fu fondata nel 1880 con “ i capi famiglia di Castello” la Società di mutuo soccorso “Onore e lavoro” sorta per “migliorare come e meglio si può la condizioni morali e materiali del paese”.
Rileggiamole le poesie, ma anche i libri, "I fiori di campo", le "letture toscane" di Policarpo Petrocchi.
Rileggiamo i suoi incipit leggeri, le sue dediche poetiche, concrete e mai immuni alla Speranza...
"(...) C'è un'infinita tratta di gente cui quattro mura intanfite (mura di scòla, per esempio) han levato la forza di salir alto, eppure è tutta gente che ha desiderio di vita. Raccomandati a loro. Se fra tanti campi dove c'è viva la Natura, s'annoveri anche ultimo il tuo non ti paja poco figliolo; avrai toccato il cielo con un dito. Addio, portati bene e spera. Tu non sei più tra' pupilli; non ho il diritto di dirti più. Stai sano e vivi felice."
A Castello di Cireglio, come ovunque nel mondo, si parte e si resta, si dimora e si sconfina. Si nasce, si cresce, si ama e si muore. Si sogna.
Si piange, si ride, si attende.
Ciò che rimane nel cuore di un figlio, di figli e figlie anche non di sangue, è l'orizzonte, saldo nelle proprie radici, grato alla memoria, ma infinitamente rapito nello sguardo.
Come nell'incanto di un'illusione: "profumata" e mai rinnegata.
Francesco Lauria





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