giovedì 20 agosto 2026

"SE MI GUARDI, VEDI". VICOFARO: LE PAROLE OPPORTUNE DEL VESCOVO MASCAGNA E I/LE "CATTIVI/E MAESTRI/E" DELLA SINISTRA DA SALOTTO.

"(...) Devo dire che in questa esperienza di "Venerdì Santo", tutti abbiamo perso.

Pistoia, e più in generale il nostro Paese, non aveva risolto ieri, non ha risolto oggi il tema dell'accoglienza sociale di bassa, soglia. E' un cantiere aperto in cui la Diocesi, per prima è impegnata.

Dopo un anno di Sabato Santo (lo sgombero avvenne l'anno scorso, proprio di luglio), questa parrocchia vuole fare Pasqua, vuole fare un passaggio"(...)

(...) Al momento stiamo studiando una soluzione per la parrocchia di San Niccolò di Ramini, così da custodire l'esperienza di accoglienza dei migranti e provvedere al più presto alla cura pastorale della comunità.

Ora è il tempo di Santa Maria Maggiore, è il tempo di questa comunità.

Ripartiamo, insieme.

Da dove?

Ripartiamo dalla nostra pochezza, dalla nostra fragilità, ripartiamo dal nostro Battesimo."

Ci inchiniamo, di fronte a queste ispirate, attente, consapevoli, impegnative parole del Vescovo Mascagna, parole pronunciate ieri nell'omelia durante la celebrazione (finalmente!) dell'Eucarestia nella Chiesa di Vicofaro, parole che sono anche un progetto da condividere e in cui impegnarsi, un "cantiere aperto" di cura della fragilità, a partire da quella di tutti/e noi.

E ci fanno amaramente sorridere i numerosi attacchi già lanciati e i commenti di scherno, miseri, ignoaranti e ideologici della sinistra da salotto, forse ieri più fiorentina che pistoiese (un po' di sano pudore non fa mai male).

Le speculazioni di questa sinistra intellettualoide e solo fintamente radicale, ma in realtà istituzionale, incrostata di potere per il potere, valgono bene la famosa frase pronunciata, provocatoriamente, da Don Lorenzo Milani, nei confronti di Padre Ernesto Balducci:

"La tua rivista non vale nemmeno per pulirsi il culo, perchè la carta è troppo lucida!".

Quando la cultura, secondo Don Lorenzo, non era in primis strumento di emancipazione per i poveri, a partire dai "suoi" piccoli contadini/mezzadri, essa diveniva, infatti, un lusso inutile, valido, a malapena, appunto per "pulirsi il culo".

Per Don Lorenzo il vero, il buon maestro, come ha provato ieri a essere il Vescovo Mascagna, con tutti i riconosciuti limiti e gli irrisolti della situazione e del contesto, deve sapere guardare, anticipare il futuro ed è colui che, nella cultura (ma anche nella fede) non trova interesse se essa riguarda solo se stessi.

Se essa non: "guarda, scruta, vede".

Pensando a queste parole, rimanendo commosso nella celebrazione dell'Eucarestia di liberazione e rinascita nella Chiesa di Santa Maria Maggiore a Vicofaro, mi sono venute in mente, come monito, la parabola del fico sterile e, come esempio, la figura, com i suoi dubbi, di Simone Weil.

Ha scritto recentemente il filosofo Byung-Chul Han, inventore del concetto di "psicopolitica", nel suo: "Parlare di Dio. Un dialogo con Simone Weil":

"L'odierna crisi della religione non è semplicemente riconducibile al fatto che determinati contenuti della fede abbiano smarrito la loro validità, che non crediamo più in Dio o che la Chiesa abbia perso ogni autorevolezza. Vi sono piuttosto motivi strutturali dei quali non siamo affatto consapevoli, ma che sono responsabili dell'assenza di Dio. Tra essi c'è il declino dell'attenzione. La crisi della religione è in tal modo anche una crisi dell'attenzione, una crisi dello scrutare e dell'udire. Dio non è morto. E' morto l'uomo al quale Dio si rivelò".

Nel tempo bastardo dei social e dei video scrollati, Han ci ricorda anche che:

"La percezione è divenuta estremamente ingorda. Le manca qualsiasi ampiezza contemplativa. Non fa che mangiare: il consumo è il suo atteggiamento di base (...) Visto che è intenta a mangiare senza sosta, non può più vedere".

Simone Weil scrive: "Quaggiù guardare e mangiare sono due. Bisogna scegliere l'uno o l'altro. Entrambi sono chiamati amare. Sono coloro a cui talvolta capita di restare per qualche tempo a guardare invece di mangiare hanno qualche speranza di salvezza".

Solo l'anima che digiuna sa scrutare.

E allora il digiuno dall'Eucarestia a Vicofaro, come a Ramini, ci deve insegnare l'opportunità non solo di scrutare, ma di "vedere".

Scutare e vedere le comunità ritrovate o che si stanno ritrovando, il loro tempo, come ci insegna il Vescovo Mascagna.

Scrutare e vedere i cittadini migranti che non possono essere lasciati in balia delle onde e, allo stesso tempo, delle ideologie, dei politici, dei "cattivi maestri".

Questo vale, ovvviamente, per chi, da destra, ha strumentalizzato, trovando l'occasione di utilizzare disagi e paure, reali e percepiti, per promuovere l'esclusione e l'emarginazione dei più deboli, dei "diversi", degli"intrusi a casa nostra".

Ma vale soprattutto per quella sinistra da salotto di donmilaniana memoria (e non ce ne voglia il sostanzialmente incolpevole Balducci...) che ha inquinato le acque, avvelenato il clima, gigioneggiato con chi, come Don Massimo Biancalani, non scrutava e non vedeva (vede?) altri che se stesso.

Una sinistra finta in cui le persone, l'integrazione, l'accoglienza, la comunità risultano fattori secondari, inutili.

Scrive ancora Simone Weil:

"Chi sa guardare si svuota, diventa nessuno".

E allora con un Vescovo che in due mesi ha saputo impostare la soluzione a problemi complessi che altri (compreso il suo predecessore) non hanno saputo/voluto affrontare in anni e anni, dobbiamo "digiunare per vedere".

Digiunare non dalla parola, perchè "prendere parola", con consapevolezza, significa mettersi in gioco e in mezzo, pagare dei prezzi come, per tutta la vita, ha saputo pagare il priore di Barbiana.

Occorre, invece, digiunare dall'incapacità dell'attesa, del sogno, del progetto.

Dalla vacuità.

Non possiamo tenere, come diceva Don Primo Mazzolari, citato anche da don Lorenzo, infatti, "le mani, pulite, in tasca".

Il "secondo tempo", dopo Vicofaro, non potrà che essere quello della comunità di Ramini con la scelta di mantenere, radicalmente riveduta e corretta, l'accoglienza di bassa soglia, a partire dai migranti.

Ma non potrà essere Ramini, da sola, a sobbarcarsi il peso, la responsabilità dell'accoglienza, della reciproca integrazione, dell'incontro, dell'emancipazione degli ultimi e delle ultime (non c'è solo, infatti, un'immigrazione maschile, ci sono le donne, le famiglie, l'opportunità delle seconde generazioni...)

Per tutto questo non ci servono, però, "cattivi maestri", coloro che, nella Vita, cercano una sedia, una poltrona, la carriera, non un fine.

Ci serve, invece, un "sindacato del bene", senza aver la presunzione di essere perfetti, di non sbagliare mai; un "fare, essere giustizia insieme", nella cura, nell'attenzione, nella concretezza.

Certo, il contesto sociale, politico e antropologico, fra decreti sicurezza e repressione (non appannaggio esclusivo di questo Governo) non ci aiuta.

Non ci aiuta la politica, non ci aiutano le leggi che precarizzano l'esistenza di tutti e tutte, a partire dai migranti.

Non serve, ad esempio, essere fan sfegatati della politica migratoria del premier spagnolo Pedro Sanchez per comprendere il rischio mortale per l'Europa e per l'Italia della politica migratoria del Governo Meloni.

Il modello spagnolo, favorito dall’integrazione di molti sudamericani di lingua spagnola, non è acriticamente replicabile ovunque. Ma il Governo italiano, sospendendo isolatamente, pelosamente e deliberatamente il Trattato di Schengen contro la sola Spagna, paese non confinante, ha minato in maniera grave ogni velleità di coesione europea, inginocchiandosi alle politiche dell’amica e camerata Marine Le Pen.

Ciò che si è determinato, quindi, non è stata solo la ritorsione della Spagna ma anche di altri paesi che d'ora in poi, anche su altri dossier, si sentiranno più liberi di fare da soli e di rifiutare sinergie con l'Italia (magari con l'esclusione della Danimarca, guidata da una "sinistra" xenofoba e opportunista...).

Venendo alla concretezza delle politiche locali: regionali e comunali, il tema è quello di una sussidiarietà intelligente e circolare: non l'ammassamento privo di dignità delle persone, non l'annientamento delle comunità che accolgono, ma la capacità, non semplice, di stare, insieme, alla stessa tavola.

Il "community matching" nelle politiche migratorie, in un mix equilibrato di professionalità e volontariato, è proprio questo.

Se il Comune di Pistoia, ieri alla Messa a Vicofaro era presente il sindaco Giovanni Capecchi, vuole dare un segno, vero, non simbolico, di discontinuità deve impegnarsi su questo.

Non basta, infatti, un materasso appoggiato su un marciapiede per accogliere.

Ci vuole un progetto di comunità.

Non una comunità perfetta, di buoni. Ma una comunità vera, in carne, ossa e... occhi.

Buoni e cattivi, ci ha detto ieri il Vescovo, sono tutti invitati alla stessa messe, il tema è, poi, quello di rispondere, non per finta, alla chiamata.

Lo si può fare riscoprendo "l'armonia degli sguardi", ma anche spazzando via, come i mercanti dal tempio, i cattivi e le cattive maestre della finta sinistra delle ideologie e dei salotti.

Anche quelli/quelle che, a Pistoia, ancora ieri starnazzavano sui giornali locali, millantando, sull'immigrazione, competenze ed esperienze gonfiate e prive di senso di realtà e di lealtà.

Serve una comunità, intera, non a pezzi, che: "se guarda, vede".

Non una: "sinistra (o una Chiesa...) senza popolo".

Un po' come, tantissimi anni fa, intuì, durante un celebre viaggio in India, Pierpaolo Pasolini, incontrando, conoscendo una giovanissima e sostanzialmente sconosciuta, Madre Teresa di Calcutta.

Un po' come, dieci anni prima, disse Papa Giovanni XXIII, visitando i detenuti nel carcere di Regina Coeli: "Ho messo i miei occhi nei vostri occhi".

Vicofaro, Ramini, Pistoia, il mondo ne hanno desiderio, attesa, bisogno.

Sta a tutti/e noi, credenti e non credenti, provare a rispondere alla chiamata e mettere, indossare, cito ancora il Vescovo Mascagna: "il velo nuziale", promessa e premessa di comunità.

Il secondo tempo, di cui ci ha parlato il Vescovo, infatti, è ora.

"Sorprendendo le città e trascinando l'alba con gli zingari di neve". 

Un po' come, con la "pelle fatta di sale e d'attesa", nella canzone del gruppo rock dei Gang: "Se mi guardi, vedi", dedicata implicitamente e sorprendentemente proprio all'incontro, opportuno, inaspettato e spiazzante tra Pasolini e la giovane Madre Teresa.

Tra gli "intoccabili".

"Cose che soltanto il cuore può vedere..."



Francesco Lauria

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