Se si utilizza, come fonte primaria la recentissima Relazione annuale 2026 del Garante regionale della Toscana sull'attività 2025, che contiene una sezione specifica intitolata: “Pistoia – a cura dell'avv. Tommaso Sannini, Garante Comune Pistoia” possiamo sintetizzare alcuni elementi rilevati a livello istituzionale rispetto alla casa circondariale del capoluogo in continuità con le riflessioni che ho recentemente e personalmente svolto dopo un approfondimento sul penitenziario pistoiese e che sono riscontrabili qui: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/08/sentire-cio-che-non-fa-rumore-il.html
La relazione de Garante dei detenuti di Pistoia afferma, in sintesi che nel 2025 nel carcere:
- il sovraffollamento del carcere è la criticità principale;
- celle progettate per una persona vengono utilizzate da due, (e in passato da tre) detenuti;
- è stato soppresso il servizio medico notturno;
- sono presenti carenze nella Polizia penitenziaria (aggiungo io che il comandante della polizia penitenziaria di Pistoia, figura apprezzata, ha recentissimo deciso di andarsene e cambiare ambito lavorativo);
- c'è un solo funzionario giuridico-pedagogico;
- permangono problemi relativi a vitto, sopravvitto, dentista, visite specialistiche, manutenzione e apparecchiatura a raggi X;
- il 6 dicembre 2025 si è purtroppo verificato un suicidio.
Secondo aggiornatissimi dati ufficiali del Ministero della Giustizia la scheda ministeriale di Pistoia indica attualmente 76 posti regolamentari e 86 detenuti, rilevazione aggiornata al 28 luglio 2026.
Sembrerebbe un elemento quasi positivo se confrontato, ad esempio, alle situazioni più gravi del carcere di Sollicciano a Firenze o del complicatissimo carcere di Prato, ed è in parte lo è.
Nella risposta del Ministero della Giustizia a un'interrogazione parlamentare del 24 aprile 2026 si precisa che nel solo 2025 sono stati trasferiti da Pistoia 41 detenuti verso altri istituti, proprio per mantenere l'equilibrio tra capienza e presenze. Il Ministero afferma inoltre che si ricorre sistematicamente a provvedimenti di "sfollamento" per Pistoia.
Questo elemento rafforza i contenuti della relazione relativa al 2025 del Garante Sannini sul problema del sovraffollamento, che risulta allievato solo da provvedimenti tampone oltre dal forte turn over dei detenuti che non può che essere quasi strutturale in un penitenziario che ospita molti (troppi) carcerati in attesa di giudizio o condannati a pene detentive inferiori a cinque anni.
Se facciamo un salto indietro di oltre dieci anni e analizziamo la relazione del precedente Garante dei Detenuti, nominato dalla giunta di Samuele Bertinelli dobbiamo analizzare la relazione finale dell'allora Garante Antonio Sammartino, datata 28 febbraio 2015.
La relazione di Sammartino appare un documento particolarmente interessante perché contiene dati, osservazioni e conclusioni riferite alla situazione del carcere alla fine del suo mandato triennale.
Il Garante dei detenuti di Pistoia dell'epoca, cui seguirono sette e oggettivamente gravi lunghi anni di vacatio, si contraddistinse per un aspetto coraggioso e peculiare: la capacità di contestare dati e soprattutto posizioni non condivisibili, come quando l'Asl di riferimento si espresse incredibilmente valutando, per Pistoia, una “capienza tollerabile” di 118 persone a fronte di 64 posti regolamentari; numeri davvero inaccettabili.
Il Garante Sammartino prese esplicitamente ed esplicitamente le distanze da quella stima e le sue considerazioni sul sovraffollamento nel 2015 coincidono sostanzialmente con quelle del Garante Sannini nel 2025-2026: l'aumento della popolazione detenuta incide, infatti, sugli spazi, sull'organizzazione e sulla qualità della vita delle persone, ma anche degli operatori di qualsiasi ambito professionale.
Ma perchè (a vari livelli) esiste in Italia (e non solo...) il Garante dei detenuti?
La ragione di fondo è che la persona detenuta rimane titolare di diritti fondamentali, ma si trova in una condizione di particolare vulnerabilità perché non può autonomamente sottrarsi all'amministrazione che gestisce la sua privazione della libertà.
Il Garante nasce quindi come una figura di controllo esterno, indipendente e non giurisdizionale, destinata a fare da intermediario tra la persona privata della libertà e le amministrazioni pubbliche.
Il riferimento costituzionale fondamentale è l'art. 27, comma 3, della Costituzione, secondo cui:
le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
L'idea di fondo è dunque che la tutela dei diritti non possa essere affidata soltanto all'amministrazione penitenziaria e che serva una figura esterna e terza, complementare alla magistratura di sorveglianza.
Questa impostazione emerge molto chiaramente nei lavori parlamentari che portarono all'istituzione del Garante nazionale.
Va, però ricordato, che in Italia la figura non è nata inizialmente con una legge nazionale, ma dal basso.
A partire dalla fine degli anni Novanta e soprattutto negli anni 2000, Comuni e Regioni hanno, infatti, iniziato autonomamente a istituire Garanti dei detenuti, attraverso propri atti normativi.
Nel 2013, quando il Parlamento discuteva l'istituzione del Garante nazionale, erano già presenti 12 Garanti regionali, 8 provinciali e 25 comunali.
Il passaggio decisivo avviene con il decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146, convertito nella legge 21 febbraio 2014, n. 10.
L'articolo 7 del decreto istituisce, infatti, il:
Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.
La scelta non fu casuale: arrivò in un momento (peraltro oggi per nulla risolto) di fortissima crisi del sistema penitenziario italiano, caratterizzato dal sovraffollamento e dalle condanne della Corte europea dei diritti dell'uomo.
Particolarmente importante era stata la sentenza Torreggiani e altri c. Italia della Corte EDU, relativa alle condizioni di sovraffollamento carcerario.
Il Garante nazionale, autorità dello Stato, è oggi denominato Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (GNPL).
Si tratta, in realtà, di un organo collegiale di tre componenti: Presidente e due membri, con mandato quinquennale non prorogabile. I componenti devono essere indipendenti e competenti in materia di tutela dei diritti umani.
Il Garante nazionale non si occupa soltanto delle carceri, ma la sua competenza riguarda in generale i luoghi di privazione della libertà personale, quindi, tra gli altri:
- istituti penitenziari;
- camere di sicurezza;
- strutture per persone sottoposte a determinate forme di restrizione;
- CPR e altri luoghi di trattenimento;
- strutture per minori;
- alcune strutture sanitarie e assistenziali nelle quali si realizza una privazione della libertà.
Non va poi dimenticato il Meccanismo nazionale di prevenzione della tortura e dei trattamenti o pene inumani o degradanti, secondo il Protocollo opzionale alla Convenzione ONU contro la tortura.
Esistono poi Garanti regionali istituiti e variamente regolati specificamente dalle leggi regionali che ne definiscono poteri e mandato e, non in tutta Italia, anche Garanti provinciali, figura resa meno centrale dall'indebolimento delle Province stesse a seguito della sciagurata legge "Renzi-Del Rio".
Ci sono, poi, e qui veniamo a Pistoia, i Garanti comunali.
Essi sono molto importanti perché rappresentano spesso il livello più vicino concretamente alla singola persona detenuta e al singolo istituto penitenziario.
Va ricordato, però. che se il Garante comunale può/deve, ad esempio, occuparsi delle persone detenute in un carcere situato nel territorio comunale. egli od ella non è/sono, "tout court", il "Garante del carcere", ma il Garante territoriale del Comune, con le competenze attribuitegli dall'atto istitutivo.
A Pistoia, a differenza che in altre (prevalentemente grandi) città il mandato del Garante non è pluriennale, ma dipende sostanzialmente dalla fiducia del sindaco,, decadendo nella sostanza che l'elezione di un nuovo primo cittadino, e, soprattutto, di un nuovo Consiglio Comunale.
Ma che cosa può (deve...) fare un Garante comunale dei detenuti?
Il Garante comunale può/deve:
- entrare negli istituti;
- parlare con tutte le persone detenute;
- raccogliere segnalazioni e reclami;
- verificare condizioni materiali e organizzative;
- dialogare con direzione, amministrazione penitenziaria, servizi sanitari, enti locali ecc.;
- segnalare violazioni o disfunzioni;
- chiedere chiarimenti alle amministrazioni;
- proporre interventi;
- svolgere attività di mediazione;
- elaborare rapporti e relazioni (annuali);
- portare all'attenzione delle istituzioni problemi sistemici.
- indipendenza e terzietà (dalla politica, dall'amministrazione penitenziaria, etc...);
- numero e qualità delle visite in carcere;
- ascolto diretto dei detenuti;
- capacità di individuare criticità concrete;
- rapporto con Direzione/DAP e altre amministrazioni;
- follow-up: cosa è stato effettivamente ottenuto dopo le segnalazioni;
- uso di dati verificabili e fonti;
- capacità di distinguere problemi strutturali, responsabilità amministrative e casi individuali.
A Pistoia, anche se la proposta, sulla base delle candidature pervenute, è, di fatto del Sindaco in carica è il Consiglio comunale che, attualmente, elegge il Garante.
Non si deve trattare quindi di una semplice ratifica di una nomina del Sindaco.
La prova concreta è l'atto con cui è stato scelto l'attuale Garante Sannini: il Comune di Pistoia riferisce espressamente che, nella seduta dell'11 aprile 2022, il Consiglio comunale, mediante votazione a scrutinio segreto, ha eletto proprio l'avvocato Tommaso Sannini, che è risultato vincitore, a maggioranza, solo alla terza votazione con 18 preferenze.
Siamo di fronte a un'opportunità politica.
Su questo tema il sindaco Giovanni Capecchi e la sua maggioranza devono fare, sulla base ovviamente delle candidature pervenute (ma che, siamo sinceri vengono anche politicamente sollecitate...) una scelta chiara, precisa, direi programmatica.
Le modalità di elezione, peraltro ulteriormente modificate nel 2024, dopo alcune pessime figure realizzate nel 2021 offrono anche l'opportunità, almeno, di cercare un consenso più collegiale, ovviamente solo se i presupposti etici e progettuali sono condivisi. (in molti ricorderanno la bocciatura politica subita da Giulia Melani, attuale presidente della Società della Ragione, allora unica candidata, certamente preparata e competente).
Proprio per questo è importante che ci sia un vero e trasparente dibattito pubblico, soprattutto una volta che il Presidente del Consiglio Comunale Tosi, avrà emanato l'Avviso di selezione e nomina.
C'è, poi, un tema delicato, relativo ai costi della politica.
Abbiamo uno staff del sindaco e un sindaco stesso che sono giunti davvero, per vari motivi, ai massimi di spesa possibili/tollerabili per un Comune come quello di Pistoia e su cui presto in consiglio comunale, anche dopo le interpellanze dei consiglieri Pomposi e Baldassarri, si dovranno necessariamente fornire alcune spiegazioni/delucidazioni rispetto alla legittimità di alcune nomine e sulle loro modalità di retribuzione,
Nel 2021 il Consiglio Comunale, a Pistoia, ha ritenuto che, contrariamente a quanto accade quasi ovunque, il Garante dei detenuti non avesse diritto ad alcun compenso.
Si tratta di un errore arrivato fino ad oggi e che chi scrive ritiene sia opportuno sanare.
Se crediamo davvero nel ruolo del Garante dei detenuti egli od ella, dovrà avere una figura di segreteria di supporto a tempo pieno o quasi (a differenza di quanto accade oggi) e anche percepire anche un sobrio rimborso/indennità.
Non si deve diventare ricchi, infatti, ricoprendo questo ruolo, ma non si può nemmeno cedere alle sirene populiste sui costi della politica e delle istituzioni (quando sono giustificati), peraltro a fronte di spese ingenti su altri fronti come la complessiva retribuzione dello staff del sindaco Capecchi (direi sindaco compreso, viste alcune promesse elettorali non ottemperate, magari in attesa che vengano del tutto dimenticate...)
Anzi, anche se non dovrebbe essere necessario, se proprio volesse compiere uno dei suoi fortunati gesti simbolici, il sindaco Giovanni Capecchi dovrebbe, come annunciato in campagna elettorale, ridurre il proprio stipendio (parametrandolo, come da lui preannunciato, al suo precedente salario di professore associato all'Università per stranieri di Perugia).
Tutto ciò verificando la possibilità tecnica (molto probabilmente possibile sulla base della normativa vigente) di destinare, direttamente o indirettamente, il risparmio ottenuto proprio al Garante dei detenuti di Pistoia e al suo Ufficio.
Concludendo, il carcere non è un elemento esterno alla città, il carcere, con tutti/e coloro che lo abitano, che ci lavorano, che vi gravitano, è, deve sempre essere, parte integrante della città e della comunità.
Ovviamente se vogliamo essere concretamente e politicamente coerenti rispetto alla nostra, a parole, amata Costituzione e non ci vogliamo, invece, limitare, solo a leggerla senza comprenderla davvero, magari declamandone a memoria casuali estratti.
Senza, politicamente, viverla.
Francesco Lauria, Presidente Associazione Sognare da Svegli.




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