mercoledì 5 agosto 2026

MESSAGGIO IN BOTTIGLIA PER I/LE VIOLENTI/E "GUARDIANI/E DELLA RIVOLUZIONE CAPECCHIANA"

Il dibattito politico in rete spesso si fa violento, irrispettoso delle persone, irto di leoni e di leonesse da tastiera.

Personalmente, a differenza dell'attuale neosindaco di Pistoia, non ho mai pensato, nè ritenuto di essere un "maestro della comunicazione nonviolenta", ma ho sempre adottato un criterio: documentarsi e mai dichiarare cose che non possono essere dimostrate.

Lo stesso Giovanni Capecchi, tramite il suo portavoce, nel commentare meno di un paio di settimane fa, la questione dell'affiliazione alla loggia P2 di suo nonno Ilvo, potente accademico e banchiere democristiano, non ha potuto che darmi ragione, pur indirettamente, ma pienamente.

Qui c'è stato subito un cortocircuito: l'aver raccolto informazioni, ormai storiche, sui una figura pubblica come Ilvo Capecchi che, affiliazione alla loggia segreta ed eversiva P2, guidata dal suo concittadino Licio Gelli a parte, ha ricoperto, anche a livello regionale e fiorentino, importantissimi incarichi, fino a reggere per dieci anni, direi incontrastato, la banca cittadina (e dieci anni nel mondo bancario sono tanti) è stato pubblicamente e aggressivamente tacciato come: "dossieraggio nei confronti di Giovanni Capecchi e della sua famiglia".

Lasciamo stare gli insulti (qualche volta da me rintuzzati) ricevuti dal factotum Tiziano Carradori, ma soprattutto i suoi: "inviti a tacere", riservati a me, ma, in questi mesi, anche a ben più importanti esponenti del centrosinistra (e del Pd in particolare...) a lui sgraditi, in quanto non sufficientemente e acriticamente affezionati al suo "cocco" Giovanni, di cui ha curato minuziosamente e, bisogna riconoscere, con efficacia quasi militare la vittoriosa campagna per le primarie e non solo...

I vari: "che problemi hai cretino?" o "ti vomitiamo fuori da Pistoia" li derubrico al fatto che, come disse agli albori di internet il compianto Umberto Eco, "la rete ha dato diritto di parola davvero a chiunque".

Un po' più insidiosa è quella che, sempre per usare un gergo proprio tratto dal vocabolario del nuovo sindaco è la  c.d. "macchina del fango".

E' noto che la macchina del fango non agisce principalmente in pubblico, ma colpisce chi è considerato "deviante" o comunque scomodo, nell'ombra, con vigliaccheria, lanciando il sasso e ritirando la mano.

Quello che è successo, ad esempio, in questi giorni in alcune chat di Partito è, sinceramente, sconcertante: mi riferisco  ad insulti, diffamazioni aggravate (dal mezzo e dal fatto che il diffamato non possa nè difendersi, nè replicare) e, addirittura, calunnie.

Ma anche a vere e proprie "pubbliche" minacce di provvedimenti, censure, azioni, confezionate nei confronti di chi ha avuto l'ardire di mettere qualche like a miei articoli, badate bene, esclusivamente NON inerenti a questioni pistoiesi.

Come per i plurimi incarichi del capo di Gabinetto Braghero o la per me davvero inspiegabile e politicamente impropria, messa a carico della collettività di figure del tutto "private" come giovanissimi social media manager (Alessio Dolfi) che curano unicamente l'immagine del sindaco e non contenuti istituzionali, ci sono innanzitutto questioni politiche, etiche e di opportunità.

Attaccare poi le persone da posizioni di potere non è mai una cosa sana, ma certamente può essere solo moralmente e non giuridicamente censurabile.

Diffamare e calunniare persone che non possono difendersi, inventare improbabili retroscena, mettere in moto una specie di caccia alle streghe con metodi da bassifondi, può, invece, avere profili oltre che eticamente, penalmente rilevanti.

C'è poi il tema dell'ignoranza diffusa (chi scrive si ritiene di intelligenza e cultura medie).

Quando, ad esempio, ho parlato, rispetto ai sostenitori maggiormente fanatici e aggressivi di Giovanni Capecchi di: "guardiani della rivoluzione" come, peraltro faccio in questo stesso articolo, mi sono visto replicare, tra vari irripetibili insulti, che sì, stavo parlando con dei "fieri comunisti".

Insomma non si era colta non una citazione dottissima, ma quello che uno studente di scuola media, nemmeno troppo preparato, sa certamente: e cioè che i pasdaran/guardiani della rivoluzione sono un corpo specifico creato dall'ayatollah Khomeini nel 1979. E i pasdaran hanno il compito, a Teheran come a Pistoia, appunto, di vigilare sulla, per loro "corretta", applicazione della rivoluzione stessa.

Ora  magari ne ridiamo, ma, in realtà, nei primi anni della rivoluzione iraniana anche in Italia e in ambienti insospettabili, c'era chi, magari fingendo di non aver mai letto l'illuminante intervista di Oriana Fallaci a Khomeini, si ostinava a dare credito a quel fanatico, oscurantista e medioevale del capo supremo sciita.

Un dittatore che, sua volta, aveva spodestato un altro capo di stato autoritario, in questo caso asservito all'Occidente, come lo scià, Reza Phalavi.

Vedendo le tante foto di matrimoni celebrati anche tra membri del ristretto cerchio del sindaco di Pistoia, mi possono anche essere venuti in mente i famosi "matrimoni maoisti" a molti ricordati da Nanni Moretti, esattamente venti anni fa, con l'incipit del suo film, "Il caimano", dedicato a Silvio Berlusconi, ma non ho mai palesato questo mio pensiero prima d'ora, altrimenti, probabilmente, mi sarei preso altri insulti (e va bene) e altre ingiurie e calunnie (e non va più bene).


Link all'intro del film "Il Caimano" con il matrimonio (con cessione di beni al Partito...) maoista-marxista-leninista: https://www.youtube.com/watch?v=7QX90cX-31Y

Non in tanti sanno, poi, che il leader supremo, osannato e davvero venerato dei maoisti italiani di Servire il Popolo, Aldo Brandirali, ha terminato, decenni dopo, la propria carriera politica come Assessore al Personale e alle partecipate di Forza Italia presso Comune di Milano.

Come chi mi conosce sa bene se, normalmente, da quasi anarchico non sono portato a voler ingolfare la già ingolfata giustizia italiana, da un po' di tempo a questa parte la mia soglia di tolleranza si è, però, di molto abbassata.

E' bene che, soprattutto nelle frange più violente e fanatiche della "rivoluzione capecchiana" qualcuno/qualcuna si calmi, altrimenti la magistratura dovrà cominciare fare presto il proprio corso, di cui attenderemo, pazienti, i risultati.

Non la ritengo una questione personale, ma democratica.

E la pongo esattamente come la pose, ovviamente più in grande, lo stesso Giovanni Capecchi in San Domenico, a Pistoia, il 28 febbraio scorso, lanciando, con successo, la propria candidatura e denunciando con durezza la polverosa e appiccicosa" palude" della politica cittadina pistoiese.

Spero e credo di essere stato chiaro. 

A buon intenditore/a, poche (almeno per uno tendenzialmente prolisso come il sottoscritto) parole.

Francesco Lauria

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