venerdì 4 settembre 2026

UNA PREZIOSA "FOLLIA" DA PISTOIA AL MONDO: "NON UCCIDERE" E IL CORAGGIO DI GIUSEPPE GOZZINI. PER UN 4 NOVEMBRE "DISARMATO E DISARMANTE".

  "Ogni uomo, con le sue azioni e con le sue omissioni, è responsabile del        destino dell'umanità".
(Helder Càmara)

Esattamente fra due mesi, all'inizio di novembre, ricorderemo i sessantacinque anni dall'uscita di un film che ha, a suo modo, cambiato la storia.
Si tratta di: "NON UCCIDERE - TU NE TUERAS POINT", film del 1961 di Claude Autant-Lara.

Quest'opera, coraggiosissima, quasi temeraria per l'epoca, sull'obiezione di coscienza che raccontava un fatto reale avvenuto in Francia nel 1949, fu vietata e censurata, in particolare in Italia, nonostante un cast importante e la presenza, nella colonna sonora, di una canzone: "L'amour et la guerre", cantata da una vera star di quel periodo: Charles Aznavour.

Si tratta di un lungometraggio che, nell'intreccio delle due storie che lo contraddistinguono, verte sia sull'obbedienza che sulla disobbedienza, sulla banalità del male, così come sulla normalità luminosa e coraggiosa del "bene".

Il giovane protagonista, rischiando una diagnosi "politica" di pazzia, andando incontro al carcere e, chissà a quanti altri problemi futuri, è perfettamente consapevole dei prezzi da pagare alla salvaguardia della propria coscienza, individuale e civile.

Non ci sono scappatoie possibili, favoritismi, compromessi silenziati.

C'è, invece, lo scandalo opportuno di una scelta che aprirà la strada a tanti e a tante e che, oggi, di fronte al trionfo della militarizzazione dell'economia, della società, della politica, financo dell'educazione, assume una nuova, rinnovata, opportuna, urgente attualità.

L'obiezione di coscienza alla leva militare nel 1949, ma anche nel 1961, anno di uscita del film, costituiva, ancora un grave reato, una "follia", vera e propria.

Di lì a pochi anni Don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, sarà processato (e, dopo una prima assoluzione, condannato dopo la sua morte) per averla difesa, per esserne stato: "apologeta" anche nello scontro, interno alla Chiesa, con i cappellani militari.

A Firenze, il sindaco Giorgio La Pira disobbedì e promosse alcune proiezioni, solo apparentemente private, del film di Autant-Lara.

Esattamente un anno dopo l'uscita del film, il giovane lombardo Giuseppe "Beppe" Gozzini, l'8 novembre 1962, a Pistoia, dichiarerà la propria scelta di obiezione di coscienza.

Di fatto, in Italia, quella di Gozzini a Pistoia fu la prima dichiarazione di obiezione di coscienza alla leva militare esplicitamente motivata in quanto cattolico (prima di lui avevano obiettato solo alcuni Testimoni di Geova, come Pietro Pinna, e anarchici).

Il rifiuto di un cattolico di portare la divisa militare ruppe un vero e proprio tabù, va ricordato che ci collochiamo, temporalmente, prima del Concilio Vaticano II°.

Giuseppe Gozzini fu processato e condannato al carcere per il suo gesto, senza condizionale.

Su di lui e sulla eco che la sua testimonianza ebbe in tutto il Paese, ha scritto recentemente lo storico emiliano Mirco Carrattieri all'interno del suo ultimo, corposo e prezioso volume sul pacifismo negli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta del Novecento.
Il libro di Carrattieri si intitola, significativamente: "Alle origini dell'Arcobaleno".


A Giuseppe Gozzini e al suo coraggio, alla sua scelta "pistoiese", in tanti, in tutto il Paese, siamo profondamente debitori.

Non è un caso poi che, proprio a Pistoia, in particolare negli anni Ottanta del Novecento, in una data simbolica, quella del 4 novembre (prima, Festa dell'Unità d'Italia e poi anche delle forze armate) si siano tenute in passato manifestazioni pacifiste radicalmente alternative e politicamente dirompenti.

Parlo, soprattutto, della "Festa delle forze disarmate", iniziativa di controinformazione e protesta antimilitarista organizzata dalla sinistra extraparlamentare, in particolare da Democrazia Proletaria (DP), in opposizione e alternativa proprio alle celebrazioni ufficiali del 4 novembre.
A Pistoia, particolarmente significativa fu, ad esempio, quanto avvenne nel 1988, di cui il Centro di Documentazione della città conserva i materiali d'archivio
Prezioso è il manifesto politico, stampato dalla tipografia La Commerciale per conto di Democrazia Proletaria di Pistoia. 
Il manifesto invitava la cittadinanza alla "Festa delle forze disarmate" tenutasi venerdì 4 novembre 1988 presso il Centro sociale delle Casermette, con parole d'ordine incentrate sul pacifismo e sul "disarmo unilaterale". 
La festa fu principalmente organizzata da Giuliano Capecchi, padre dell'attuale sindaco di Pistoia, Giovanni Capecchi militante sociale, cattolico del dissenso e storico esponente della sinistra radicale pistoiese.
Giuliano Capecchi è stata, infatti, al di là dei ruoli formali ricoperti, una vera figura di riferimento per Democrazia Proletaria e per le lotte pacifiste, ambientali e sociali sul territorio di Pistoia e della sua provincia.
L'ormai anziano attivista ha contribuito in maniera cruciale e centrale all'organizzazione e alla diffusione delle manifestazioni pistoiesi e toscane di dissenso contro il militarismo e i blocchi contrapposti degli anni '70 e '80 del Novecento, ma anche contro l'incenerimento indiscriminato dei rifiuti (altro tema di grande attualità non solo a Pistoia, ma in tutta la piana sull'asse Prato-Firenze-costa).
Da questa memoria importante possono scaturire nuove iniziative che fondano le radici dell'antimilitarismo e del pacifismo militante con le nuove sfide della lotta all'economia di guerra, all'economia dello scarto e al cambiamento climatico.
Una traccia importante di ispirazione può essere rappresentata dal recentemente pubblicato volume collettivo, curato da Marco Deriu e dall'Associazione Maschile Plurale: "Disonorare la guerra. Percorsi e proposte per una maschilità di pace".
Il testo, con una ricchissima e competente molteplicità di voci, affronta la questione dei conflitti e dell'autoritarismo delle leadership anche con un punto di vista di genere (una volta tanto, criticamente, maschile).
Un approccio davvero innovativo, certamente complesso e anche, per certi versi, discutibile, ma indubbiamente coraggioso, spiazzante e onesto.
Contrastare la cultura della guerra oggi, nel 2026, non è per nulla semplice, come non lo era nel 1949, nel 1961-1962, nel 1988 (forse, in quest'ultima data, si aveva qualche speranza più forte...)
Ci contrapponiamo, esattamente come nel film "Non uccidere", all'idea di un corpo-arma, ci impegniamo con tutta l'anima possibile contro l'immaginario del "future warrior", del soldato macchina che è al centro non solo dei film, ma anche dei laboratori militari.
Proponiamo oggi un'obiezione di coscienza che non è solo alla leva militare (peraltro tornata purtroppo di attualità sia in Italia che in molti altri paesi europei), ma, più in generale, alla militarizzazione della persona, della società, del pianeta.

Concludendo.
Pistoia, nella Toscana di Cesare Beccaria, nel mondo rovente del post Papa Francesco e del trionfo meccanico dell'algoritmo sull'umano, saprà tornare all'altezza di una parte (purtroppo mai maggioritaria) della propria storia? 
O, anche su questo, nonostante i proclami e le promesse da campagna elettorale, ha perso, a questo punto si può dire definitivamente, la propria memoria?
Questi due mesi che ci separano dall'inizio di novembre saranno fondamentali per non continuare a disperdere un patrimonio di storia, impegno, progettualità che necessita di cura e rigenerazione.
Chi, a Pistoia come altrove, fosse interessato/a a riflettere sui temi esposti e ad impostare l'organizzazione di iniziative in vista di un 4 novembre nuovamente: "disarmato e disarmante" può scrivere all'indirizzo mail: sognaredasvegli@gmail.com 
Francesco Lauria

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