venerdì 28 giugno 2019

Perché l’esperienza di Barbiana è stata unica e imitabile (Luigi Lama, intervento 19 giugno 2019)

https://www.stamptoscana.it/perche-lesperienza-di-barbiana-e-stata-unica-e-inimitabile/


Perché l’esperienza di Barbiana è stata unica e imitabile


Firenze – L’unicità di Barbiana è frutto di una particolarissima combinazione di elementi. Un composto chimico irripetibile per l’unicità degli elementi che lo costituiscono. Al primo posto metto gli abitanti di Barbiana, i parrocchiani di don Lorenzo. Metto al primo posto il popolo di Barbiana perché è grazie a loro che si realizza il salto di qualità rispetto alla scuola popolare di Calenzano.
Sono molto diversi dalla popolazione prevalentemente operaia di Calenzano. Qui don Lorenzo incontra gli ultimi fra i contadini, quelli più deboli, poveri ed emarginati se comparati non solo agli operai, anche rispetto agli altri contadini delle pianure o del versante meridionale dello stesso monte Giovi. Ultimi anche in senso temporale. Lo sviluppo industriale già allora favorisce l’esodo dalle campagne e per i contadini delle zone più aspre e meno redditizie si ampliano le possibilità di spostarsi in zone migliori o in città a lavorare nell’edilizia o nelle fabbriche.
Se consideriamo il popolo di Barbiana da cui vengono i ragazzi della scuola il combustibile di quell’esperienza il comburente è don Lorenzo. Possiamo avere tutta la benzina che vogliamo ma senza ossigeno non ci sarà fuoco. Un comburente con una doppia valenza.
Da un lato il suo patrimonio di risorse che investe a Barbiana. Risorse proprie, costituite dal bagaglio culturale personale vasto e originale di don Lorenzo, e risorse indirette frutto dell’estesa e più che qualificata rete di relazioni che mette a disposizione di Barbiana.
Per colmare grandi lacune occorrono grandi risorse. In questo caso in primo luogo culturali, ma alcune materiali, pur piccole, hanno avuto importanza concreta e simbolica. Penso all’ospitalità delle famiglie della buona borghesia milanese che hanno ospitato i ragazzi in occasione delle trasferte per le opere alla Scala. Oppure le tubature che hanno permesso di portare l’acqua dalla sorgente alla pieve. Hanno reso ben visibile ai ragazzi e alle loro famiglie l’investimento che veniva fatto nella scuola e alcuni risultati immediatamente percepibili.
Il secondo aspetto di don Lorenzo è la sua straordinaria capacità di motivare. È frutto del suo innamoramento per la sua gente e per la fede. Don Lorenzo supera lo sconforto per il sentirsi ingiustamente punito, esiliato in una realtà marginale, per l’esiguità del suo popolo. Riesce a motivare i suoi ragazzi ad affrontare l’impresa che li porterà a superare i limiti di una cultura specifica, legata intimamente ad un contesto, però incatenata a questo, debole e condannata alla subalternità se non riesce a connettersi ad un mondo più ampio.
Infine c’è un elemento catalizzatore di cui ho imparato a capire l’importanza parlando con Michele Gesualdi. È Eda, la sua perpetua. Spesso la sua importanza non è stata considerata abbastanza. La relazione con i Barbianesi sarebbe stata più difficile senza il suo ruolo di connettore, di filtro.
Ho scritto che Barbiana è unica e imitabile. Si può cercare di ottenere reazioni simili con elementi diversi. Si tratta di seguire l’indicazione di don Lorenzo riferita da Adele Corradi: «fate scuola, fate scuola; ma non come me, fatela come vi richiederanno le circostanze»
È un monito importante. Temo che talvolta ci sia stato un eccesso polemico nell’accusare infedeltà di chi ha cercato di trarre indicazioni da Barbiana e si è sforzato di metterle in pratica. Capisco altresì l’irritazione di chi lo ha conosciuto in prima persona e ha visto e vede appropriazioni indebite del suo messaggio. Oggi è più popolare che cinquanta anni fa e ci sono spericolate operazioni di marketing.
Non posso evitare di parlare del Centro Studi Cisl in questa occasione. C’è un filo che lega il Centro Studi Cisl a Barbiana. Francesco Lauria ha fatto un bel lavoro di ricerca storica. E oggi? Siamo un centro di formazione, facciamo scuola. Possiamo dire che non solo ci ricordiamo di Barbiana e don Lorenzo ma addirittura cerchiamo di imitarne alcuni aspetti?
Oso dire di sì. Almeno nelle intenzioni. La nostra attività non è rivolta a persone analoghe ai ragazzi di Barbiana. Chi partecipa ai corsi a Firenze è quasi esclusivamente una persona impegnata a tempo pieno nel sindacato e per lo più con un ruolo dirigente.
L’ispirazione alla scuola di Barbiana la vedo nella volontà di combinare rigore e apertura. Rigore e apertura nella ricerca di contributi formativi nel mondo accademico, in quello delle aziende e delle organizzazioni con il criterio che diano un effettivo contributo in termini di sapere e competenze ai nostri corsisti, al di là di essere più o meno amici della nostra organizzazione.
Rigore e apertura nella valutazione dell’apprendimento di chi partecipa ai nostri corsi; rigore proporzionato al ruolo, quindi maggiore verso chi ha maggiori poteri e responsabilità.
Rigore e apertura nel cercare di dare maggiori opportunità, che vuol dire maggiore impegno sia per il formatore sia per il formando, alle persone che hanno alle spalle un percorso con minore scolarità.
Certo, nessuno di noi è paragonabile a don Lorenzo. Ci consoliamo ricordando una sua affermazione: «Guai se vi diranno: il Priore avrebbe fatto in un altro modo. Non date retta, fateli star zitti, voi dovrete agire come vi suggerirà l’ambiente e l’epoca in cui vivrete. Essere fedeli a un morto è la peggiore infedeltà».
Luigi Lama – Centro Studi Cisl Firenze
Fra gli autori del libro Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana, don Milani e il mondo del lavoro, a cura di Francesco Lauria (Edizioni Lavoro)

giovedì 27 giugno 2019

"Disobbedire culturalmente per migliorare il mondo: dire dei sì, dicendo di no"

In questi giorni ho misurato diverse sensazioni: da un lato un senso di impotenza, con le famose "camere eco" dei social in cui tutto è scontro, senza possibilità di confronto e dialogo; dall'altro lato la nuda vita (ma anche la nuda morte e la solitudine) che si intromette nei nostri dialoghi virtuali. 
Ci scopriamo spesso senza quella pazienza e quel tempo necessari per farci un'idea autonoma e non superficiale di ciò che si sta intorno, di ciò che si muove vicino, accanto, sotto e sopra di noi.  Del valore delle parole, direbbe Tullio De Mauro.
Nell'impostare la nuova edizione di: "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro" ha subito pensato che dovevo trovare, invece, parole di introduzione semplici e incisive, non per forza citazioni dotte e, a volte, un po' autoreferenziali.
Quasi per caso, ho ascoltato alcune frasi di Ermal Meta, pronunciate ormai quasi due anni fa, all'apertura dell'anno scolastico a Taranto, alla presenza di tanti ragazzi e insegnanti oltre che del Presidente della Repubblica Mattarella. Ho capito che racchiudevano tutto: 
"Dire dei sì, dicendo di no"." Come in queste ora sta facendo l'equipaggio della Sea Watch.
Disobbedire culturalmente diceva ai ragazzi e alle ragazze Ermal Meta, essere migranti del tempo (oltre che dello spazio, come lui, proveniente dall'Albania) e migliorare il pianeta in cui viviamo, partendo dal cuore, dalle menti, dai destini degli altri.
Infine quella chiusura che, davvero, evoca, forse inconsapevolmente, Don Milani: "non sprecate nemmeno un'ora del vostro tempo".
Ecco, di fronte all'odio e all'indifferenza, ma anche alle sole mobilitazioni da tastiera, riporto queste parole, nella speranza di raccontare una memoria importante, un'esilio che si è fatto dono per il mondo e che ci parla e ci scuote (probabilmente purtroppo non abbastanza) ancora oggi.   (Francesco Lauria)

"Ho imparato a disobbedire a scuola. Non in senso negativo. Parlo di disobbedienza culturale. Per disobbedire bisogna conoscere, bisogna sapere, bisogna studiare. Sono diventato culturalmente, mentalmente disobbediente proprio tra i banchi di scuola, perché ho avuto l’occasione di conoscere me stesso, di imparare. Se avete questa possibilità, e ce l’avete, cercate di imparare il più possibile. Soltanto attraverso la cultura si può imparare a dire dei sì, dicendo di no. Scegliendo la propria dimensione, la propria strada. […] C’è sempre spazio dentro di noi: per tutto quello che c’è stato e per quello che c’è. La cultura fondamentalmente è questo: crearsi dei varchi nella vita, come tante piccole finestre. Più cose sai, più finestre hai attraverso le quali guardare il mondo […]. Bisogna essere migliorativi: se non si è migliorativi si tende a far del male al pianeta in cui viviamo. Quando dico pianeta intendo anche le persone che ci stanno intorno: il mondo siamo noi, siamo migranti del tempo. Attraversando questo tempo, dietro di noi lasciamo delle tracce e il modo migliore per lasciare tracce è il cuore delle persone, le loro menti, i destini degli altri […]. Fate in modo, ragazzi, di non sprecare nemmeno un’ora del vostro tempo".
Ermal Meta, cantautore, Tutti a scuola, Taranto, 18 settembre 2017

https://www.youtube.com/watch?v=Vix1Ia2Ch48&list=RDVix1Ia2Ch48&start_radio=1




sabato 22 giugno 2019

Don Milani: suo rapporto con mondo lavoro in un libro di Lauria Nel volume allievi diventati sindacalisti alla scuola della Cisl


(ANSA) - FIRENZE, 19 GIU - Si intitola 'Quel filo tra Fiesole e Barbiana' (Edizioni lavoro, 265 pp, 18 euro) il libro a cura di Francesco Lauria presentato oggi a Firenze. 
"Si tratta - ha spiegato l'autore - di una nuova edizione del volume che racconta del rapporto tra Don Milani, la scuola di Barbiana, il mondo del lavoro e dei sindacati. Racconta degli allievi di Don Milani, diventati sindacalisti alla scuola nazionale della Cisl di Firenze negli anni '50 e '60". Tra questi, ha aggiunto Lauria, "la figura più conosciuta, che a Firenze ha fatto da ponte a questi due mondi, è quella di Michele Gesualdi, uno dei primi sei allievi a Barbiana di Don Milani. Un uomo che, tra gli anni '80 e '90, prima di diventare presidente della provincia a Firenze fu segretario provinciale della Cisl". 
Per il segretario della Cisl di Firenze e Prato Roberto Pistonina, "quella di Don Milani è una grande lezione di vita, oggi riattualizzata con grande importanza". E' necessario affermare "l'importanza della scuola e dell'istruzione, quella che dovrebbe salvare gli uomini dalla miseria e portarli in una democrazia matura. Purtroppo oggi c'è una involuzione culturale da questo punto di vista". 
Tra gli interventi quello di Sandra Gesualdi, figlia di Michele: "Spero che questo libro - ha detto - non sia un modo per fare l'ennesimo altarino a Don Milani ma per dire che il sindacato deve rimettere al centro l'ultimo dei lavoratori, colui che ha meno diritti". 
"Questo volume - ha detto l'assessore al lavoro del Comune di Firenze Andrea Vannucci - ci ricorda una volta di più quanto la lezione di Don Milani sia tutt'altro che appartenente ai libri di storia ma calata nella cronaca e nella attualità".(ANSA).

giovedì 20 giugno 2019

Don Milani e Lettera a una professoressa traccia di maturità al Liceo di Scienze Umane.


"Una scelta che ci riempie di gioia". Con queste parole la Fondazione Don Lorenzo Milani ha commentato la scelta di uno dei brani di quest'ultimo per la seconda prova della Maturità 2019 al liceo delle Scienze umane. "Ritengo che si poteva fare anche qualche anno addietro", ha aggiunto Giancarlo Carotti, il presidente della Fondazione, sottolineando che è "veramente una cosa bella, perché quello che fece Don Lorenzo fu una mezza rivoluzione. Lettera ad una professoressa venne scritta nel 1965 ed entrò nelle scuole nel '68 e, con la cooperazione dei suoi alunni, Don Lorenzo cercò di spiegare la complicata e difficile situazione scolastica italiana di allora, tentando anche di dare un'alternativa".

Al Liceo delle Scienze Umane

Al Liceo delle Scienze Umane la traccia richiede un ragionamento tra la condizione socioculturale e il rendimento scolastico nella riflessione psicopedagogica del 900. All’interno della traccia c’è il riferimento a “Lettera a una professoressa“, scritto dagli alunni della scuola di Barbiana sotto la guida di Don Milani, e c’è anche il riferimento a “Storia della Scuola” di Saverio Santamaita.

martedì 18 giugno 2019

19 giugno ore 16.30 Università di Firenze (Via Capponi N°9) Don Milani e il mondo del lavoro


Il dibattito “Don Milani e il mondo del lavoro. Memoria, attualità, futuro”, si svolgerà nel plesso universitario fiorentino di Via Capponi N°9 mercoledì 19 giugno, a partire dalle 16.30.  I lavori si concentreranno non solo sulla memoria, ma anche sull’attualità e sul futuro del ruolo del sindacato ora che il Novecento, evocato da Don Milani e dai suoi ragazzi in Lettera a una professoressa, appare abbondantemente alle nostre spalle.
Prenderanno parte all'incontro: Giancarlo Carotti Presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani, Alessandro Martini, assessore del Comune di Firenze, Franca Alacevich, professore ordinario di sociologia dei processi economici e del lavoro per l'ateneo fiorentino, Francesco Lauria, curatore del libro, Beppe Matulli Presidente dell'Istituto Storico Toscano della Resistenza e collaboratore della scuola di Barbiana nella preparazione di Lettera a una professoressa, Agostino Burberi ex sindacalista ed allievo di Don Lorenzo Milani, Luigi Lama del Centro Studi Cisl di Fiesole, Sandra Gesualdi della Fondazione Don Lorenzo Milani.
I lavori saranno coordinati da Mario Lancisi, verranno conclusi da Roberto Pistonina segretario generale della Cisl Firenze Prato, promotrice dell'evento insieme alla Fondazione Don Lorenzo Milani e al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Firenze.

Dall’autunno caldo al sindacato, da Don Milani a Papa Francesco: Cisl, Fondazione Don Milani, Unifi si interrogano nel segno di giovani e periferie

Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana: mercoledì 19 giugno confronto a più voci a partire dalla storia del priore di Barbiana e dei suoi allievi sindacalisti


Esattamente cinquant’anni fa, nel luglio del 1969, due allievi di Don Lorenzo Milani, Maresco Ballini e Michele Gesualdi, contribuirono ad animare un congresso nazionale molto combattuto nella Cisl. Fu un’assise, dagli esiti imprevisti, vissuta a valle delle temperie delle proteste studentesche e a pochi mesi dall’autunno caldo operaio, tanto che i lavori furono aperti dall’allora segretario generale Bruno Storti con una celebre e inattesa relazione intitolata: “Potere contro potere”.

Quel congresso, dirompente per la confederazione cislina e per l’intero movimento sindacale, si concentrò sui temi dell’autonomia, dell’incompatibilità tra incarichi sindacali e politici, e dell’unità tra le confederazioni. Quest’ultima, vista con grande sospetto sia dalla Democrazia Cristiana che dal Partito Comunista e destinata a rimanere tema irrisolto fino ad oggi.
Ballini e Gesualdi “figli” delle due esperienze educative di Don Milani a Calenzano e Barbiana, erano divenuti, dopo essere passati dal Centro Studi Cisl di Fiesole, giovani sindacalisti tra i lavoratori tessili. Entrambi testimoniavano in prima persona quello che, solo due anni prima, il priore e i suoi ragazzi avevano scritto in Lettera a un professoressa: “Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. In questo secolo come si vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola?”
Al centro dell’intervento congressuale di Gesualdi la questione dell’emancipazione attraverso un’educazione popolare, non gerarchica e classista, di quello di Ballini la necessità, per il sindacato, di: “mettersi a fianco dei lavoratori diseredati che devono essere preferiti a quelli privilegiati”.

Cinquant’anni dopo quel congresso, esattamente a due anni dalla storica visita di Papa Francesco a Barbiana, la Fondazione Don Lorenzo Milani, l’Università di Firenze e la Cisl di Firenze e Prato si interrogano prprio sul rapporto tra Don Milani, la sua scuola e il mondo del lavoro. Il tutto a partire dal libro, curato da Francesco Lauria: “Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana (Edizioni Lavoro, 2019).

Al centro del volume pensato in ricordo di Michele Gesualdi, giunto ora alla seconda edizione, il rapporto tra scuola, lavoro e sindacato nella visione e nella pratica del priore di Barbiana e il racconto di un filo collettivo tra la collina del Monte Giovi e la scuola di formazione per sindacalisti che sorge non distante, tra Firenze e Fiesole.  La nuova edizione del libro, sempre nel segno di Don Milani, ma anche e soprattutto nel rapporto con il tempo di oggi e del messaggio spiazzante di Papa Francesco, approfondisce in particolare il nesso tra mondo del lavoro, disobbedienza civile ed obiezione di coscienza a partire da un altro celebre testo milaniano: “L’obbedienza non è più una virtù”.

Il dibattito “Don Milani e il mondo del lavoro. Memoria, attualità, futuro”, si svolgerà nel plesso universitario fiorentino di Via Capponi N°9 mercoledì 19 giugno, a partire dalle 16.30.  I lavori si concentreranno non solo sulla memoria, ma anche sull’attualità e sul futuro del ruolo del sindacato ora che il Novecento, evocato da Don Milani e dai suoi ragazzi in Lettera a una professoressa, appare abbondantemente alle nostre spalle.
Prenderanno parte all'incontro: Giancarlo Carotti Presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani, Alessandro Martini, assessore del Comune di Firenze, Franca Alacevich, professore ordinario di sociologia dei processi economici e del lavoro per l'ateneo fiorentino, Francesco Lauria, curatore del libro, Beppe Matulli Presidente dell'Istituto Storico Toscano della Resistenza e collaboratore della scuola di Barbiana nella preparazione di Lettera a una professoressa, Agostino Burberi ex sindacalista ed allievo di Don Lorenzo Milani, Luigi Lama del Centro Studi Cisl di Fiesole, Sandra Gesualdi della Fondazione Don Lorenzo Milani.
I lavori saranno coordinati da Mario Lancisi, verranno conclusi da Roberto Pistonina segretario generale della Cisl Firenze Prato, promotrice dell'evento insieme alla Fondazione Don Lorenzo Milani e al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Firenze.
La diramazione fiorentina della confederazione di Via Po ha svolto proprio il 17 giugno scorso la propria assemblea organizzativa nel segno del necessario rilancio del rapporto tra sindacato, giovani e periferie. Una eco, nemmeno troppo lontana, del messaggio di Don Lorenzo Milani e dei suoi allievi fiorentini. Diventati, proprio dalla periferia del Mugello, sindacalisti e, successivamente, anche rispettati uomini delle istituzioni.

venerdì 7 giugno 2019

Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana: il 19 giugno presentazione all'Università di Firenze

 Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana:  il 19 giugno all'Università di Firenze presentazione della nuova edizione del libro sul rapporto tra Don Milani e il mondo del lavoro

A due anni dalla visita e dalla storica preghiera di Papa Francesco a Barbiana viene per la prima volta presentato a Firenze il libro: "Quel filo testo tra Fiesole e Barbiana: don Milani e il mondo del lavoro", pubblicazione a più voci a cura di Francesco Lauria, realizzata da Edizioni Lavoro, giunta, in pochi mesi, alla seconda edizione.

Al centro del volume, frutto della collaborazione con la Fondazione Don Lorenzo Milani e pensato in ricordo di Michele Gesualdi, il rapporto tra scuola, lavoro e sindacato nella visione e pratica del priore di Barbiana e il racconto di un filo collettivo tra la collina del Monte Giovi e la scuola di formazione per sindacalisti che sorge non distante, tra Firenze e Fiesole.
L'iniziativa di presentazione si svolgerà presso l'Università di Firenze, mercoledì 19 giugno 2019 dalle ore 16:30 nel Plesso Via G. Capponi N°9  (Aula N°8).

Prenderanno parte all'incontro: Giancarlo Carotti Presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani, Franca Alacevich, professore ordinario di sociologia dei processi economici e del lavoro per l'ateneo fiorentino, Francesco Lauria, curatore del libro, Beppe Matulli Presidente dell'Istituto Storico Toscano della Resistenza e collaboratore della scuola di Barbiana nella preparazione di Lettera a una professoressa, Agostino Burberi ex sindacalista ed allievo di Don Lorenzo Milani, Luigi Lama del Centro Studi Cisl di Fiesole, Sandra Gesualdi della Fondazione Don Lorenzo Milani.

I lavori, coordinati dal giornalista "milaniano" Mario Lancisi, verranno conclusi da Roberto Pistonina segretario generale della Cisl Firenze Prato, promotrice dell'evento insieme alla Fondazione Don Lorenzo Milani e al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Firenze.



Info: 347 3135750

lunedì 3 giugno 2019

"Con occhi nel mondo". Prato: 5 giugno. Presentazione nuova edizione: Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana

La Femca Cisl di Firenze e Prato ha ideato un percorso di approfondimento sui temi legati al mondo del lavoro, al fare sindacato e alla società civile.

 "ELABORazioni PER SINDAcare, riflessioni moderne per un sindacato che agisce" 
è il progetto che include una serie di convegni in cui verranno presentati elaborati (libri, proposte, idee): è un tentativo di suscitare riflessioni più ampie sul nostro vivere civile e soprattutto sul valore dell'impegno e del voler fare e dal quale ci auguriamo possano nascere azioni concrete da trasferire nel nostro agire quotidiano.

Il primo convegno si svolgerà il 5 Giugno dalle 9.45 presso il Museo del Tessuto di Prato(Via Puccetti, 3, 59100 Prato PO) ed avrà il titolo "Con occhi nel mondo".
Sarà l'occasione per scoprire il libro curato da Francesco Lauria su Don Milani ed il suo rapporto con il mondo del lavoro (Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana, Edizioni Lavoro, 2019). 








domenica 2 giugno 2019

2 giugno: Obiezione di coscienza e riconversione civile e produttiva

"Io voglio costruire aerei per la vita, non per la morte".
Nella nuova edizione di: "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro" abbiamo inserito una lettera bellissima ai giovani di Elio Pagani, perito aereonautico, obiettore alla costruzione di armi, esperto di riconversione dal militare al civile, già delegato della Fim-Cisl.
Un testimone, lavoratore e sindacalista, che ha pagato, a cavallo di anni ottanta e novanta, il suo gesto con il licenziamento, ma che continua e arricchisce ancora oggi il proprio impegno, in particolare con Pax Christi.
Segnalo due link: quello alla lettera, ma soprattutto un video, recentissimo, in cui oltre ad Elio parla sua moglie. Un intervento bellissimo, asciutto, concreto che mette insieme testimonianza (e azione concreta) individuale, di coppia e collettiva.
http://riconversione.blogspot.com/2016/12/elio-pagani-una-testimonianza-credibile.html
https://www.youtube.com/watch?v=tcteiU7qa0g

Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Nuova edizione (ampliata).

Carissime/i
dopo il successo della prima uscita, che ha visto esaurire in pochi mesi la tiratura, Edizioni Lavoro presenta la seconda edizione, ampliata e aggiornata, di: “Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana: don Milani e il mondo del lavoro”, pubblicazione a più voci a cura di Francesco Lauria con la prefazione di Annamaria Furlan e la postfazione di Marco Damilano.


Al centro del volume il rapporto tra scuola, lavoro e sindacato nella visione e pratica di don Milani. 
Il testo, pensato in ricordo di Michele Gesualdi, racconta di un filo intrecciato tra la collina del Monte Giovi e la scuola di formazione per sindacalisti Cisl che sorge non distante, tra Firenze e Fiesole. Questa nuova edizione – arricchita con ulteriori saggi e documenti – approfondisce in particolare lo scritto di don Milani L’obbedienza non è più una virtù e l’influenza del priore di Barbiana sui temi della nonviolenza e dell’obiezione di coscienza, sempre in rapporto con il mondo del lavoro.

Il volume include scritti di: Annamaria Furlan, Francesco Lauria, Giuseppe Gallo, Sandra Gesualdi, Bruno Manghi, Francesco Scrima, Luigi Lama, Piero Meucci, Flavia Milani Comparetti, Agostino Burberi, Francuccio Gesualdi, Paolo Landi, Maresco Ballini, Michele Gesualdi, Lauro Seriacopi, Franco Bentivogli, Emidio Pichelan, Maurizio Locatelli, Marco Damilano, Elio Pagani, don Lorenzo Milani.

oppure rivolgersi a Patrizia Ippoliti: tel. 06 44251174 / p.ippoliti@edizionilavoro.it, agli operatori regionali di EL . 

venerdì 3 maggio 2019

9 maggio: l'attualità del messaggio di Don Milani a Pomarance

Incontro sull'attualità del messaggio di Don Milani presso l'Università della Terza Età di Pomarance (Pisa) e presentazione del libro: "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro".



Giovedì 9 maggio 2019 presso il Palazzo dell'ex Pretura in Via Cavour N°4 - ore 15.30

L'iniziativa è inclusa nell'ambito delle attività dell'Anno Accademico 2018-2019.

sabato 13 aprile 2019

Le chiavi del cancello: il 1956, la Cisl e noi (Pistoia, 9 aprile 2019)

E’ con una certa emozione che intervengo qui, a Pistoia, per parlare di una piccola scommessa condivisa.
Quando, ormai tre anni fa, ebbi tra le mie mani la bozza del testo di Vasco Ferretti sulla sua esperienza al Centro Studi di Firenze nel 1956, capii subito che poteva essere uno strumento importante e originale.
Il 1956. Il mitico anno degli anni mitici del mitico Centro Studi della Cisl di Firenze.
Il racconto di Ferretti è singolare. Ben scritto, perché Ferretti è un ottimo e piacevole scrittore, ha la penna del pittore e del giornalista, non scrive in sindacalese.
Ma non è la storia di una gloriosa carriera sindacale.  E’ la storia di un gruppo di giovani, entusiasti e responsabili che si trovano ad un crocevia importante della storia, visti con l’occhio di uno di loro.

Siamo nel momento fondamentale in cui la Cisl, il sindacato nuovo, nato sei anni prima, sta costruendo la sua classe dirigente, sta, non senza fatica, innovando dal basso il sindacalismo nel nostro paese, con una formula del tutto nuova.
Il 1956. Il mitico anno degli anni mitici del mitico Centro Studi della Cisl di Firenze.
Il racconto di Ferretti è singolare. Ben scritto, perché Ferretti è un ottimo e piacevole scrittore, ha la penna del pittore e del giornalista, non scrive in sindacalese.
Ma non è la storia di una gloriosa carriera sindacale.  E’ la storia di un gruppo di giovani, entusiasti e responsabili che si trovano ad un crocevia importante della storia, visti con l’occhio di uno di loro.
Siamo nel momento fondamentale in cui la Cisl, il sindacato nuovo, nato sei anni prima, sta costruendo la sua classe dirigente, sta, non senza fatica, innovando dal basso il sindacalismo nel nostro paese, con una formula del tutto nuova.


Aveva affermato Giulio Pastore al primo congresso della confederazione a cavallo tra l’aprile e il maggio del 1950: «Non abbiamo niente dietro di noi. Non partiti, non movimenti ideologici; non abbiamo neanche una tradizione perché non esiste in Italia la tradizione nella formula da noi enunciata»
 
Erano frasi forti e vere.
La Cisl nasceva nel presente, in quel 1950. Si nutriva di una cultura pluralista, certamente non cancellava l’ispirazione cristiana che l’aveva contraddistinta durante il periodo della Cgil unitaria e della Libera Cgil, ma la fondeva con altre, per costruire un modello di sindacato nuovo.
Un’unione di categorie, di sindacati liberi, innanzitutto.
La Cisl nasceva innescando un nuovo pensiero sociale ed economico, una nuova cultura.
Ma, accanto a questo, ci si doveva rimboccare le maniche sui territori, su circa cento province, la corrente cristiana, all’indomani della scissione del 1948, si era ritrovata maggioritaria soltanto in tre.
Costruire la Cisl nei posti di lavoro, aprire la sedi periferiche, non era certo semplice, specialmente in zone come la mia, l’Emilia o in quella che ci accoglie oggi, la Toscana.
Non si poteva costruire una nuova classe dirigente, prendendo qualche professorino dall’Università, ma si dovevano fondere il lavoro e il sapere.
Questo ha rappresentato e rappresenta il Centro Studi, attivo dal 1951, dal 1953, in quella singolare frazione, San Domenico, che è esattamente a metà tra Firenze e Fiesole.
Dai territori provenivano i sindacalisti. Ce lo racconta un bellissimo documentario realizzato con i corsisti della fine degli anni cinquanta, si chiama, senza prosopopea: “La via giusta”.
Raccontare la costruzione della Cisl e insieme ad essa l’importanza del Centro Studi è opera che facciamo da decenni.
Ma nel testo di Ferretti c’era qualcosa di più, lo sguardo di un “sindacalista minore”, lo dico con grande rispetto, che accompagna i suoi colleghi, Eraldo Crea, Mario Colombo, Pierre Carniti, Franco Marini, nella costruzione decennale dell’azione sindacale, sociale, rivendicativa della Cisl nazionale.
C’è il racconto di un sapiente intreccio tra autorevolezza e pluralismo accademico e una scuola per adulti, certo austera, certo mitica, ma che si strutturava anche nel lavoro per gruppi, nelle visite di studio, nell’intreccio tra sapere teorico ed applicazione pratica, nel rapporto tra studenti e assistenti.
Pensiamo semplicemente ai temi della valutazione delle mansioni o del calcolo del cottimo e della produttività.
Non formule, ma pane quotidiano dei sindacalisti. Di voi sindacalisti anche oggi anche se alcune parole nella modernizzazione sono cambiate o scomparse.
D'altronde anche i libri di storia sindacale sono infarciti di date. Molti di voi avranno sentito parlare del famoso consiglio generale di Ladispoli del 1953, quello che lanciò le sezioni aziendali sindacali e la contrattazione articolata.
Pochi conoscono un’altra data. Il 1958. Ci vollero infatti cinque anni per riuscire a firmare il primo contratto aziendale completo di secondo livello.
Cinque anni di impegno, formazione e azione, per passare da un’intuizione teorica e politica ad una realizzazione pratica e sindacale importantissima.
Non è un caso che proprio nel 1956 iniziassero al Centro Studi oltre ai corsi lunghi dirigenti anche i corsi specifici per contrattualisti. Quello stesso corso che inauguriamo proprio oggi a Fiesole nel primo pomeriggio e che da ormai tre anni immeritatamente coordino.
Le categorie nella Cisl sostanzialmente nascono nel 1960, non nel 1950. Ci vollero dieci anni e più per trasformare l’intuizione del federarsi dei liberi sindacati dei lavoratori in una realizzazione pratica che sviluppo moltissimo la sindacalizzazione negli anni sessanta, avvicinando il sindacato ai luoghi di lavoro e ai lavoratori con il processo di verticalizzazione.
Così come ce ne vollero quasi venti per intrecciare l’autonomia e l’aconfessionalità della Cisl delle origini con l’incompatibilità tra cariche sindacali e cariche politiche di cui festeggiamo i cinquant’anni proprio quest’anno, con l’anniversario di quell’importantissimo (e combattuto…) congresso del 1969 in cui la relazione del segretario generale Bruno Storti si intitolava significativamente: “Potere contro potere”.
Il bel racconto di Ferretti intreccia anche la dimensione territoriale locale, quella pistoiese e della Valdinievole, con una figura su tutte, quella di Vittorio Magni. Tutto ciò ci è utile per riavvicinare a noi quel tempo mitico, quel luogo mitico, quel corso mitico.
A tracciare linee e intersezioni nella storia come nella geografia, dei volti, dei ricordi, dei protagonisti, alcuni dei quali sono qui presenti.


Il testo di Vasco è prezioso proprio perché ci aiuta a praticare la memoria e l’etica dei viandanti, non quella dei sedentari.

I sedentari costruiscono medaglie, santuari e musei.
I viandanti, ripercorrono i valori, ripercorrono gli esempi concreti che hanno fatto camminare quei valori, e li riportano e reinventano nel qui e ora, nel tempo di ora, senza nascondere le fatiche, le salite, le difficoltà.
Da meno di un mese ancora part time abbiamo, dopo cinque lunghi anni, riaperto la biblioteca del Centro Studi. Non serve per soffiare via la polvere dai ricordi nostalgici, ma proprio nell’ottica che vi ho appena descritto.
Per praticare il cammino dei viandanti occorre conoscere la nostra storia anche attraverso la preziosissima memoria di chi quei momenti fondativi e “mitici” li ha vissuti in prima persona. Di chi, come Ferretti e certamente Franco Marini ce li sa raccontare, senza perdere nulla dell’eccezionalità, ma fondendola con la quotidianità di una costruzione progettuale, formidabile, forse, ma non estemporanea.

Il quaderno è la storia di un giovane che, per un decennio, si è impegnato nel sindacato a livello nazionale e pistoiese e poi, ha scelto anche di fare altro, senza recidere il legame affettivo con la propria esperienza, senza, nelle pagine, cancellare la delusione e il rammarico, ma trasformandolo in altre passioni e in altre competenze.
Il Centro Studi è quindi per Ferretti come per tantissimi sindacalisti un frammento di vita importante, spesso, ma non non sempre ricorrente, un luogo che non si dimentica e che si porta dentro anche se le strade si fanno diverse e non si diventa segretari generali come Franco.
Per questo abbiamo lavorato alla fine del 2018 ad un quaderno che raccogliesse non solo la testimonianza di Ferretti, ma anche le riflessioni sulla costruzione, sulla nascita della Cisl attraverso i suoi assi portanti: l’associazione, la contrattazione, l’etica, il pluralismo e la laicità, l’internazionalismo e l’europeismo, il valore fondativo e identitario della formazione sindacale.
Un testo quindi che non parla solo della storia dei segretari generali, ma parte dalla scelta di diventare sindacalista, sindacalista della Cisl.
Parla di noi e soprattutto di voi. Di un mestiere e una missione, come ci ha insegnato Bruno Manghi, che ci aiuta a connettere ideali e interessi, desideri e bisogni delle persone.
Un mestiere che non sempre è facile da raccontare se c’è ancora oggi, e dobbiamo interrogarci sui nostri limiti ed errori, chi identifica il sindacato come un ufficio periferico dello stato, come qualcosa di vecchio e scarsamente utile.
All’epoca la formazione della Cisl non la si costruì solo con il Centro studi.
Ma con migliaia di incontri in ogni angolo del paese: le famose “tre sere” o “cinque sere”: dei dopocena in cui si spiegava con parole semplici ai lavoratori che cosa era quel sindacato nuovo, a partire dalla base, dalle basi. Dalla lettura della busta paga o della rivendicazione dei diritti fondamentali.
E la si costruì anche salendo in montagna, con i campiscuola.


Vorrei chiudere con l’ultima parte del quaderno.
Sono riportati tre documenti, due lettere di Pierre Carniti e il ricordo del nostro segretario generale scomparso meno di un anno fa svolto da Annamaria Furlan durante l’ultima conferenza nazionale dei servizi in rete.
Carniti scrisse una bella lettera a Ferretti nel 2016 commentando la prima versione del suo quaderno.
Parlava di quell’anno formidabile e lo inseriva nel contesto storico, politico, sociale, economico, sindacale fiorentino e nazionale.
Ricordava certamente il boom economico, ma anche le ferite del mondo rurale che diventava periferia nel tessuto produttivo del paese. Pierre si soffermava soprattutto su una politica e un sindacato “in uscita” e che si batterono, a partire da Firenze, per rendere cittadini sovrani, gli ultimi, i poveri, gli operai.
Penso ovviamente al filo intrecciato tra Fiesole e Barbiana, all’esperienza del nostro Centro Studi e al rapporto con la profezia di Don Milani e dei suoi allievi a Calenzano come sui monti del Mugello.
Penso al ricordo di Giorgio La Pira che traccia Carniti nella lettera a Ferretti rispetto all’edilizia popolare e alla difesa dagli sfratti, o alla salvaguardia caparbia dei posti di lavoro in un’azienda come la Pignone certo oggi non più italiana, ma ancora molto importante e solida.
Insomma il quaderno nasce per questo. Per la generazione di Vasco e Franco, ma anche per quella di Daniele e la mia o per quella di Edoardo che fa il sindacalista in categoria da una settimana e si lamenta per aver compiuto ben ventisette anni.
Dobbiamo credere nel sindacato anche nel suo tessere e ritessere percorsi unitari, nel ritrovarsi dopo rotture durissime; Franco potrà raccontarci qualcosa.
Ma dobbiamo credere nella Cisl, in quella esperienza peculiare e nuova, davvero nuova che nel 1950 era tutta da costruire, da inventare.


Oggi il mondo del lavoro e della rappresentanza ci presenta sfide così nuove e impegnative, ma anche così appassionanti e coinvolgenti che, in parte, è come se ci trovassimo in un frangente paragonabile a quel 1950 per i padri fondatori della Cisl.
Abbiamo le radici e il solco di tanti maestri, testimoni, protagonisti. Delle prime come delle penultime e ultime file.
Ma abbiamo quella che Papa Francesco richiama essere la sfida più vera del sindacato: quella di continuare a rappresentare l’intreccio, esigente ed efficace, tra profezia e innovazione. Di stare dentro, ma anche ai margini della città del lavoro. Di fondere professionalità e gratuità, competenza e militanza.
Abbiamo bisogno di un sindacato giovane e di giovani. Non per rottamare, ma per reinventare.
Giovani come erano i ragazzi del 1956, non solo i corsisti, ma anche gli assistenti e i docenti. Solo uno su ventisei aveva compiuto trent’anni, leggete le date e i nomi sul quaderno che presentiamo oggi.
Dobbiamo scavalcare il cancello…
Come lo scavalcavano la sera al Centro Studi, Pierre, Vasco e Franco, quando ancora non era concessa loro la chiave. E dobbiamo ottenere, come negoziò Pierre Carniti con Vincenzo Saba, giovanissimo neo direttore del Centro Studi, le chiavi e la responsabilità della nostra casa.
Per viverla e animarla, con responsabilità e entusiasmo, voglia di apprendere e di sperimentare.
Voglia di essere, come significa la parola che ci unisce e ci identifica: “giustizia insieme”: il sindacato, la Cisl.
Come insegnava Don Lorenzo Milani ai suoi allievi spesso poi diventati sindacalisti: “essere credibili è il nostro primo dovere”. Conoscere la nostra storia ci sprona a vivere pienamente il nostro presente e, quasi settant’anni dalla nascita della Cisl, a progettare con consapevole speranza il nostro futuro.

Francesco Lauria, Pistoia, 9 aprile 2019 (convegno: "1956-2019, La costruzione del sindacato nuovo, un impegno che continua")