mercoledì 23 settembre 2026

"NEL NULLA SFUMA ORMAI LA VERITA'": MARICA, IRENE E FRANCESCA. L'ERRORE, IL POTERE. FARE, ESSERE DIFFERENZA NELLA PALUDE... (terza puntata)

"Nel nulla sfuma ormai la verità".

E' il verso finale di una canzone piuttosto nota del cantautore emiliano Francesco Guccini, un brano che risale al 1970, anno del suo secondo album.

Questo verso e tutta la canzone in realtà, assumono ancor più valore rispetto al tempo in cui sono stati pubblicati, l'inizio degli anni Settanta, periodo di grandi lotte e di speranza, ma anche di ideologie che più che la ricerca, ostinata, della verità, ne rivendicavano il possesso assoluto e, talvolta, anche violento.

Quando Guccini, che proprio ieri è stato commemorato in forma assolutamente bipartisan presso la Camera dei Deputati (come è avvenuto, un paio di settimane prima, presso il consiglio comunale di Pistoia), canta: "in quattro re non hai la verità" oltre al suo consueto e costante ammonimento contro le sirene del potere e dei poteri, ci avverte, echeggiando Michel Foucault, che il potere/dominio si trova, si fa forza e forte anche dentro di noi.

Tutti noi.

Guccini riflette e canta, appunto, dell'impossibilità umana di afferrare una verità assoluta e definitiva: "le certezze, svaniscono, il racconto si perde".

Significa quindi che dobbiamo smettere di cercarla la verità (o forse, meglio, senza cadere nel relativismo, una delle verità)?

Nonostante la sua amara constatazione che la verità sfumi nel nulla, per il cantautore resta, però fondamentale continuare a cercarla, pur sapendo di non poterla mai possedere del tutto.

Anzi la chiave, sul finir della sera, è proprio essere consapevoli che non si è alla ricerca della perfezione, ma della differenza che è ciò che ci rende umani, onesti, consapevoli, dignitosi, reali, veri, appunto.

Non eccezionali o eroici.

Normali.

Anche in rapporto al potere, trasformando il dominio, il "potere su", sulle cose, sulle persone, sugli ecosistemi, in "potere con, in, tra, per.." noi possiamo compiere un gesto esistenziale di "rivolta senza armi", che, per continuare a citare Guccini, lo disvela il potere, lo rende, necessariamente, nudo.

A proposito di poteri (locali...) non posso dire di conoscere personalmente l'Assessora alla Cultura del Comune di Pistoia Marica Setaro.

Ci siamo incrociati alcune volte ad iniziative a sostegno di Giovanni Capecchi durante le campagne per le elezioni primarie e amministrative e abbiamo velocemente scambiato due chiacchiere su un amico comune, sanrufese come lei.

Un carissimo amico che l'ha vista nascere e che, peraltro, è proprio la persona che, durante una conversazione condivisa sul declino del sindacato, mi ha fatto venire in mente il verso di Guccini che ho citato.

Per quello che può interessare non ho, per lei, quindi, nè motivi di particolare simpatia, nè di avversione anche se, come molti a Pistoia, sono stato abbastanza sorpreso, non per questo negativamente, dalla sua nomina.

Una nomina che è forse l'unica, insieme a quella di Alessandro Giannessi, su cui il nuovo sindaco ha voluto/potuto mettere del proprio nel formare una giunta che, "tra silenzi e spari" e soprattutto veti tra i partiti e nei partiti, intromissioni di poteri fiorentini etc. è stata un parto molto, molto, molto travagliato (e secondo più di qualcuno/a anche un "gattino cieco"...)

Come hanno notato, peraltro, anche i normalmente più che ben disposti media locali...


Forse, in questo tempo di spasmodica e artificiale istanteneità, non tutti/e ricordano lo psicodramma collettivo del giorno di nomina della Giunta Capecchi, anche definita dai supporter sfegatati del nuovo sindaco e da alcuni media amici, "laboratorio nazionale Pistoia".

Non tutti/e ricordano forse il "maschio" ultimatum da parte di Giovanni Capecchi ("chi c'è, c'è..."), la sofferta, generosa e coraggiosa rinuncia all'assessorato da parte della segretaria comunale del Partito Democratico Irene Bottacci e la conseguente chiamata, a sorpresa, di Elena Sininberghi, nominata assessora quasi a sua insaputa (e soprattutto, direi, quasi a insaputa del sindaco...).


La ricercatrice cilentana non fu direttamente coinvolta in quelle ore frementi e violente (ma tutto sommato ordinarie per una politica non innovativa, ma, appunto, ordinaria...) proprio perchè era stata l'unica assessora, insieme alla competitrice di Capecchi alle primarie, Stefania Nesi, ad essere annunciata in anticipo rispetto alla giornata dei lunghi coltelli e poi dei finti sorrisi del centrosinistra della palude pistoiese (cit. Giovanni Capecchi, 28 febbraio 2026...)

Come accennavo nella seconda puntata dei miei articoli (che si può recuperare qui: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/09/la-scelta-di-marica-e-quella-di.html) la luna di miele dell'assessora Marica Setaro con alcuni settori della città è finita quasi istantaneamente. 

ll perchè è molto semplice: essendo lei esponente di quella "società civile" della sinistra sinistra che avrebbe dovuto rinnovare radicalmente contenuti e metodi della politica, a partire dai cittadini e dalle cittadine, come afferma sempre l'attuale sindaco di Pistoia, su di lei l'asticella è stata subito, giustamente, posta in alto.

Ed è caduta rovinosamente su un bando pubblico legato ai fondi di Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026.

Un bando emesso dalla precedente amministrazione di centrodestra ed assegnato proprio dall'assessorato alla cultura di Marica Setaro.

Gli esiti hanno visto nei primissimi posti proprio il progetto realizzato da Le parole di Hurbinek, festival e realtà associativa, animato in questi anni dalla Setaro e dal marito, il docente universitario Massimo Bucciantini che, proprio un paio di giorni prima della moglie, era stato regalmente nominato successore di Giovanni Capecchi alla guida della rivista culturale e vivaistica Naturart.

Il progetto, peraltro, era stato predisposto e presentato in tandem con l'associazione omonima e satellite della Libreria Lo Spazio, la nota e, direi, ormai ufficiale "Libreria dell'era Capecchi".

Qual è, dunque, la pietra dello scandalo?

Tutto è, in realtà, molto semplice: dalla verifica formale degli atti della Giunta si deducono/riscontrano vari aspetti non del tutto noti/chiari/ e apparentemente non trasparenti:

- Non è vero che tutti i progetti, tranne due non conformi alle linee guida, siano stati immediatamente finanziati. Lo erano stati, con i primi 24.000 euro erogati dal Ministero della Cultura nell'ambito di Pistoia Capitale del Libro 2026, solo una parte e, nello specifico, atti e cifre alla mano: 
otto progetti su un totale di venti presentati, con "Le parole di Hurbinek-Libreria Capecchi Lo Spazio" giunta quarta con un punteggio di 73,33 su 100.
Con una richiesta di 4.000 euro e una erogazione di 4.000 euro (il 100%, non per tutti, peraltro, è andata così).

- A fine luglio, inizio agosto è poi scattata una durissima polemica pubblica con la richiesta di dimissioni dell'Assessora Setaro da parte del gruppo consiliare di Fratelli d'Italia (poi sostenuto da tutte le opposizioni), guidato dalla combattiva e competente consigliera Francesca Capecchi (dalla quale mi dividono il 100% delle idee politiche, la stessa percentuale, peraltro, del finanziamento da parte del Comune di Pistoia e dell'Assessorato alla Cultura del progetto presentato dall'associazione "Le parole di Hurbinek" );

- Francesca Capecchi, anche in quanto giovane donna (e madre...), è stata attaccata in ogni modo, sia con una selva di prese di posizioni ufficiali molto aggressive, con alcuni tratti che a me sono parsi intimidatori (ne ho contate sui media locali dodici diverse) sia con i soliti insulti social da parte degli hoolingan del sindaco (alcuni dei quali, al limite della querela, poi cancellati da autori e autrici...);

- Non si è registrata, nel centrosinistra, alcuna presa di posizione in difesa della consigliera Capecchi, anzi, siamo al solito femminismo a targhe alterne di certa pseudosinistra da salotto che usa biecamente e patriarcalmente il corpo delle donne e in realtà non lo difende (e io, lo dico trasparentemente e senza farmi in alcun modo intimorire, spaventare, annientare, ne so qualcosa...);

- La notizia che, a parte i due palesemente irregolari, tutti i progetti sarebbero stati finanziati è stata da subito una (a mio parere spuntata) difesa dell'Assessora Setaro cui veniva contestato un coinvolgimento manifesto ed innegabile ne, le parole di Hurbinek e il fatto che il marito, peraltro da poco dimessosi dal Comitato Scientifico di Pistoia Capitale del Libro, fosse ufficialmente, ancora a fine luglio, il tesoriere dell'"Associazione Le Parole di Hurbinek".
Cioè proprio la persona che, materialmente, avrebbe dovuto ricevere il finanziamento da parte dell'assessorato della moglie.
Ed è interessante che questa notizia, veicolata anche dalla Libreria Lo Spazio (in particolare da Mauro Pompei, uno dei titolari) non fosse ancora vera, ma solo un (furbo? desiderato?) obiettivo;

- E' stato, infatti, sempre carte e verbali alla mano, con la riunione di giunta quasi ferragostana del 13 di agosto 2026 che si è deliberato un extrafinanziamento con fondi comunali che ha portato al sostegno economico (totale o parziale) di tutti i progetti presentati tranne i due irregolari. I fondi, nell'ambito di Pistoia Capitale del Libro 2026, sono stati raddoppiati fino a raggiungere, quasi "magicamente", la cifra di 47,779 euro.
Guarda caso, guarda caso, esattamente la cifra necessaria a finanziare tutti i progetti tranne i due irregolari, persino quelli che avevano raggiunto punteggi di valutazione molto bassi, sotto la soglia critica di 50 punti su 100.

- Ma non è finita qui: dopo la diffusa richiesta di crocifissione a testa in giù della "fascista che ci fa solo ribrezzo" Francesca Capecchi, evidentemente amica del "fascista con gli occhi celesti", ex sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi, uno, davvero non ci si aspetterebbe un particolare davvero singolare e sorprendente che si evince dal verbale della Giunta del 13 agosto scorso, peraltro svoltasi in modalità videoconferenza.
Nonostante, complice anche la data sostanzialmente ferragostana, la Giunta fosse a ranghi ridotti e il gesto di Marica Setaro la spingesse proprio alle soglie della mancanza del numero legale, l'assessora di San Rufo ha fatto mettere a verbale che, durante la discussione del punto relativo al raddoppio dei finanziamenti legati ai progetti nell'ambito di Pistoia Capitale del Libro 2026, che: "alle ore 8,56 esce l’Assessore Setaro che non partecipa alla discussione e votazione della presente deliberazione".

Cosa significa tutto ciò?

Che mentre a fine luglio si affermava e rivendicava la totale legittimità del finanziamento, la totale (e oggettivamente poco credibile) mancanza di imbarazzo, il 13 di agosto, sostanzialmente alla chetichella (perchè del gesto di Setaro non vi è traccia nei relativi, come al solito trionfanti, comunicati stampa del Comune di Pistoia) ci si comportava, certo con una bella faccia tosta e una enorme coda di paglia, sostanzialmente all'opposto.

Rimane da capire: il gesto è stato di iniziativa di Marica Setaro (e in questo caso l'incoerenza appare davvero imbarazzante) o le è stato chiesto/imposto? (e in questo caso la sbandierata fiducia assoluta del sindaco in lei, appare quantomeno scalfita...) 

Mi si dirà, Lauria, tutto questo casino, tutte queste parole per miseri 4.000 euro?

Al di là che si tratta comunque di fondi pubblici, dei cittadini e delle cittadine, io la penso proprio così: non cambia nulla se parliamo di 4.000, 40.000 o 400.000 euro, il tema è di opportunità politica e di credibilità etica.

Non sono tra coloro (e ce ne sono...) che definisce il percorso della delibera della Giunta di Pistoia come illecita, ma inopportuna, discutibile, inelegante, non pienamente trasparente, sì.

Mi sembra, davvero, innegabile.

E anche qui: ritengo che sia più che probabile che Setaro sia in assoluta buonafede, abbia sbagliato per inesperienza, involontaria superficialità, magari anche un po' di esuberante arroganza da neo esponente del potere cittadino.

Fin dai tempi antichi, il potere cambia tutte e tutti e ci vuole un minimo di tempo, di assestamento per riprenderne le dovute distanze.

Quello che, a mio parere, risulta moralmente inaccettabile è l'ipocrisia, violenta, di chi sta "sempre con la ragione e mai col torto", per tornare a Francesco Guccini.

Io, non sono Bernard Dika, ma faccio politica da quando avevo 15 anni, oltre, ahimè, 30 anni fa.

Ho maturato e consolidato negli anni una convinzione profonda che devo alla scuola di Aldo Moro di cui, sempre ieri, si ricordava la nascita.

Proprio come ci dice, in altri modi, la canzone "La Verità" di Guccini, Moro, filosofo del diritto, padre costituente, docente appassionato, martire della Repubblica, ha sempre spiegato che, "se tutto è politica", come si diceva negli anni Settanta (corpo compreso e Moro lo ha sperimentato, insieme agli agenti della sua scorta, sulla propria vita) la politica non è tutto.

Il potere non è tutto.

Ho anche imparato che si può sbagliare. Che non siamo perfetti.

Non lo sono io, non lo è Francesca Capecchi e non lo è, nemmeno Marica Setaro (su Giovanni Capecchi, non so, magari si pronuncerà la Commissione vaticana che delibera sui beati e i santi...) 

Un uomo e una donna di Governo, in buona fede, specialmente all'inizio della propria esperienza e del proprio mandato amministrativi, non solo possono, direi devono poter sbagliare.

Devono avere coraggio e sostegno, fiducia e rispetto.

Altrimenti è più semplice vivacchiare, non fare nulla e invecchiare da assessori permanenti, inconcludenti e, magari, pure itineranti (rispetto ai luoghi, alle deleghe/competenze, ai partiti...)

Però, pur nella consapevolezza che non la si potrà mai possedere del tutto, non la si potrà mai "vomitare" in faccia a nessuno o a nessuna (altra simpatica espressione in questo caso non rivolta a Francesca Capecchi, ma al sottoscritto) alla ricerca della verità, come cantava Francesco Guccini, pur "nell'aria stanca della sera" o, per quel che riguarda me, di giornate, settimane, mesi orribili, raccapriccianti, violenti, non bisogna mai, mai, mai rinunciare.

E bisogna anche saperlo pagare in prima persona il prezzo della ricerca della verità.

Con umiltà e responsabile coscienza della propria e altrui inevitabile imperfezione.

Sta qui la "differenza", la zattera in quella "palude" di Pistoia che ho provato a descrivere, anche storicamente, nella prima puntata di questa serie di articoli che si può ritrovare qui: 

Sono consapevole, consepevolissimo che, almeno politicamente, la mia figura e la mia "canzone" sono "morte già".

Pazienza. La politica, come scrivevo prima, non è tutto.

Ci sono l'amicizia, l'amore, la solidarietà, la dignità, il lavoro, il volontariato (che è molto politico, non è una semplice barella), la famiglia con tutte le sue difficoltà, rotture e imperfezioni, la formazione, lo studio, la scrittura, la preghiera, "il "silenzio e la pazienza del nulla".

Ma sono, anche certo, o almeno "sognatore da sveglio", con la gioia dell'impegno civile, di una "rivolta senza armi", su cui ci ha sempre spronato da credenti e da uomini e donne di buona volontà, Papa Francesco, anche che: "qualcuno forse ascolterà, cercando assieme a me la verità".

Di una cosa, infine, sono assolutamente certo: "tornerà la primavera", "torneranno i sorrisi".
 
Magari "Due anni dopo".

Link: 

Francesco Lauria

P.S. Poichè il rispetto dei corpi (tutti i corpi) è importante, specifico che tutte le foto pubblicate in questo articolo erano condivise e volutamente disponibili su facebook.
La Verità (Francesco Guccini, 1970)
La voce triste del silenzio abbraccia gli angoli del tempo
Si è fatto giorno ed è già sera e dove è andata primavera?
I camions corrono lontani, mi tengon fermo le tue mani
Le fughe sono ormai finite sulle autostrade ormai ingiallite
Risate a vuoto si son spente sui visi noti della gente
Le frasi storiche son dette, le mani nobili son strette
La mia canzone è morta già, qualcuno forse ascolterà
Cercando assieme a me la verità
Un suono triste di chitarra si sta spargendo lento in aria
Vorrei capire i miei pensieri, in sogni all'alba veritieri
Nell'aria stanca della sera c'è un'illusione che par vera
Si son perduti anche i rumori in forme vaghe di colori
Non sappiam più che cosa dire, ma non c'è niente da sentire
Ogni discorso si è perduto nell'urlo dolce di un minuto
E mentre l'ora se ne va, lontana sembra la città
E forse cogli un po' di verità
Parole a vuoto son passate nel cielo breve dell'estate
La saga falsa degli amori è già finita come i fiori
Ma i venditori di illusioni han già cantato le canzoni
Le sale buie splenderanno e i nuovi amori nasceranno
Nelle auto in corsa lungo i viali risplendon simboli sociali
La corsa solita riparte, il tempo mescola le carte
La mano ancora passerà e c'è chi perde o vincerà
Ma in quattro re non hai la verità
Le spiagge morte all'improvviso si sono aperte in un sorriso
Si è sparso piano nella brezza un dolce odore di tristezza
Il tamburino ha già suonato, ma il suo ricordo si è spezzato
E un vento denso di paura ha già percorso la pianura
Il cavaliere morirà, il suo scudiero non saprà
Parole vuote come occhiaie si seccano sulle pietraie
E mentre il corvo volerà e l'acqua in pioggia ricadrà
Nel nulla sfuma ormai la verità
Nel nulla sfuma ormai la verità
Nel nulla sfuma ormai la verità
Nel nulla sfuma ormai la verità

martedì 22 settembre 2026

SUL CONFINE DELLA FOLLIA: LA SCELTA DI MARICA, QUELLA DI FRANCESCA E LA MIA. COME RIDARE SPERANZA E DIGNITA' ALLA POLITICA. (seconda puntata...)

Leggi la prima parte dell'articolo a questo link:

https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/09/nella-citta-della-loggia-p2-la-scelta.html

Inizierei questa riflessione con l'affermare, per quel che può valere la mia opinione, siamo professionalmente colleghi, che Marica Setaro è una ricercatrice di valore, una ricercatrice militante, senza che questo aggettivo sminuisca in alcun modo l'accuratezza scientifica delle sue opere e anche del suo impegno didattico, svolto prevalentemente presso l'Università di Pisa.

So che lei è stata, in passato, vicina ai Disobbedienti (lato Rifondazione Comunista, non Luca Casarini...), senatrice accademica, allieva del filosofo e scrittore Alfonso Maurizio Iacono.

Importante è stato il suo passato sodalizio con l'attuale segretario regionale di Sinistra Italiana, il pisano Dario Danti., assessore itinerante in varie terre della Toscana (ora al Comune di Firenze).

Siamo quasi coetanei, io sono del 1979, lei del 1980, e abbiamo vissuto, credo, le stesse stagioni politiche, con l'impegno universitario e lo spartiacque del G8 di Genova nel 2001.

C'è un prima e c'è un dopo Genova, tema di cui abbiamo riflettuto lo scorso luglio sulla rivista culturale Le Parole e Le Cose, con l'artista e attivista contro la crisi climatrica Lotta (significativamente nata nel 2002) e con il filosofo dell'educazione, coordinatore nazionale delle scuole per la Pace, Aluisi Tosolini.

Il risultato del dialogo è qui: https://www.leparoleelecose.it/genova-2001-2026-detonazione-conversazione-con-lotta-e-aluisi-tosolini/

Le radici dell'attuale assessora alla cultura del Comune di Pistoia sono nel Cilento interno e montano, a San Rufo, fuori dai grandi flussi turistici, non molto distante, però, dalla terra, bellissima, del sindaco pescatore Salvatore Vassallo, assassinato per le sue lotte in difesa dell'ambiente e contro il traffico di droga e la criminalità organizzata.

Sono terre che ho nel cuore e che ho battuto, anche per ragioni familiari passate, in lungo e in largo.

Il Cilento, un po' come Trieste e Gorizia (almeno considerando la provincia) mette insieme splendidamente il mare e la montagna, anche se, rispetto alle terre in cui hanno operato Franco Basaglia e Franca Ongaro, manca un terzo fondamentale elemento: il confine.

Non scorderò mai, ad esempio, la frazione di San Pietro-San Peter a Gorizia, a un passo letterale dal confine tra Occidente e Oriente, tra l'Italia e la Jugoslavia di Tito, ora Slovenia.

Lì, proprio sul confine, sorgeva il manicomio, istituzione sociale, totale e concentrazionaria, che Franco Basaglia contribuì a smontare, aprire, liberare, coscientizzare, trasformare radicalmente e poi, conseguentemente, chiudere.

A pochi passi, allungando il braccio appunto, il confine: tra una città in Italia, Gorizia, nome che, in sloveno, significa "piccolo monte", e una frazione San Pietro-San Peter che, pur essendo di là, in terra slava, ha un nome latino.

Un simpatico scherzo del destino che smonta ogni "eccesso di frontiera", ogni nazionalismo col fiato corto, così come il Monte Sabotino che, ancora alla fine degli anni Novanta, quando frequentavo io l'Università di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Gorizia, vedeva confrontarsi, da un lato, le luci tricolori della caserma italiana e dall'altro le scritte con le pietre, resistenti alle erbacce: "Nas Tito-Grande Tito".

E poi l'Isonzo, Soca in sloveno, un fiume stupendo che unisce e attraversa, non è confine, testardamente, beffardamente, spiritualmente non si fa confine, non vuole esserlo.

L'allargamento a est dell'Unione Europea era ancora di là da venire, rappresentavamo, ancora, la frontiera di Schengen, dell'Europa fortezza. Ogni notte, a Gorizia, ma anche a Trieste, "passavano" decine, centinaia di migranti: kurdi, iraniani, siriani, palestinesi, afgani, africani.

Non scorderò mai una notte (ero un volontario piuttosto saltuario, altri ed altre erano ben più costanti) in cui, per un caso, mi trovavo da solo al Centro Caritas San Giuseppe, quando arrivarono, tutti in una volta, quarantacinque curdi, bambini compresi.

C'era, appesa a un muro del centro, una vecchia, grande cartina geografica del mondo.

Un giovane con la kefiah (sono passati venticinque anni, ma lo ricordo come fosse oggi) prese a mostrarmi il Kurdistan, facendolo sembrare più grande degli Stati Uniti.

Mentre scaldavo il latte per i bambini e ascoltavo attonito, in inglese, il racconto di migliaia, migliaia e migliaia di chilometri a piedi, ci mettemmo a ridere, perchè io raccontavo che, invece, venivo da una grande pianura, da quella Parma che per noi autoctoni era da considerare, quasi senza pudore, una "piccola Parigi".

In poco tempo può accadere un miracolo e, provvisoriamente, due reciproci stranieri, incontrano i propri sguardi, condividono le proprie radici, mettono su un tavolo consumato di legno, le loro speranze.

Insomma, in una lunga notte sul confine, piena zeppa di stelle e di freddo, condividevamo, per lui, un Kurdistan più grande dei cinquantuno stati americani e, per me, Parma, con il suo omonimo bizzoso torrente e le sue storiche barricate antifasciste, la piccola Parigi che faceva invidia agli Champs-Élysées, almeno dal proprio punto di vista.

Meno male che i manicomi erano già stati chiusi...! :-)

Il Kurdistan, come ha raccontato, più recentemente, nella sua poesia più famosa, il poeta curdo-parmigiano Allawi, proprio come la Palestina è un territorio senza Stato, una "matria", una contraddizione opportuna tra le patrie del potere-dominio della guerra e dei nazionalismi proni agli interessi dell'industria e dell'economia militare.

Quella di Gorizia, un tempo terra basagliana, era l'approdo della allora prima rotta migratoria balcanica, sorvegliata dalle pattuglie di polizia miste italo-slovene.

Vivemmo anche una grandissima, irripetibile, forse anche un po' eroica esperienza: il primo social forum trasfrontaliero, nato a cavallo di Genova 2001, anche come risposta dal basso alla repressione governativa: il No Border Social Forum.

Qual era, quindi, la linea di "sconfine", la "linea d'ombra"? Qual era la soglia?

Tra gli stati nazionali, tra l'Europa e la non Europa, di fronte al buco nero dei Balcani, ancora terribilmente caldo di massacri, ma anche confine, limite tra normalità e follia.

Per me, San Peter, rappresentava anche il convitto di confine delle suore in cui abitava, almeno al primo anno, la mia ragazza, "straniera come me" e quindi priva di "prepusnica", il lasciapassare per i valichi di seconda categoria destinato ai soli residenti, italiani e sloveni.

Ma perchè, da Pistoia e dal Cilento, sono passato a parlare di Gorizia e anche di Trieste, quest'ultima con i suoi monti di confine?

Trieste con la grande scultura blu di Marco Cavallo, una visione reale che scende su binari di ghisa, oltrepassa l'impossibile e arriva al mare, con i sogni dei matti, non più rinchiusi, dentro.

Perchè, dal punto di vista accademico, è lì che, principalmente (senza dimenticare Arezzo) si è concentrata l'attività di ricerca di Marica Setaro, esperta e divulgatrice di storia della psichiatria e dell'epistemologia storica dei concetti scientifici.

Setaro ha curato il volume fondamentale di testi inediti di Franco Basaglia, "Fare l'impossibile. Ragionando di psichiatria e di potere" (Donzelli, 2024), insieme alla riedizione dell'importante libro di Anna Maria Bruzzone, "Ci chiamavano matti. Voci dal manicomio (1968-1977)" (Il Saggiatore, 2021).

E con il compagno e, da questa estate marito, Massimo Bucciantini, successore del sindaco Giovanni Capecchi alla direzione di Naturart, ha anche portato a Pistoia l'esperienza e il viaggio de "Le parole di Hurbinek".

Hurbinek: un bambino, un inno alla fragilità e alla cura, di nazionalità sconosciuta e figlio di genitori ignoti, quasi certamente nato nel campo di concentramento di Auschwitz da una madre, con ogni probabilità, deceduta poco dopo il parto.

Dargli idealmente parola in questi anni, a partire dal Giorno della Memoria, ha rappresentato un gesto e un viaggio bellissimi.

Questa estate, però, "Le Parole di Hurbinek" hanno incontrato, sul loro confine, un bando legato a Pistoia Capitale Italiana del libro 2026.

E sono arrivate, insieme alle polemiche, le richieste, motivate, di dimissioni di Marica Setaro.

Si è sviluppata una vera e propria "guerra delle parole", tra luglio e agosto scorsi, soprattutto con Francesca Capecchi, giovane capogruppo di Fratelli d'Italia in comune a Pistoia, insegnante, candidata sindaca possibile, anche lei, checchè ne dicano alla Libreria Lo Spazio, persona di valore.

Una che, come dovrebbe fare qualsiasi brava consigliera di opposizione, non si accontenta della prima spiegazione che le arriva...

(continua...)

lunedì 21 settembre 2026

LA CITTA' DELLA LOGGIA P2 O DELLA PACE PACE? LA SCELTA DI MARICA E QUELLA DI GIOVANNI. DI FRANCESCA E MIA. SIATECI OGGI (prima parte...)

                  

Ci sono articoli e riflessioni che non vorresti mai "dover" scrivere.

Mai. 

Quello che state leggendo, soprattutto nella seconda parte che verrà, è uno di questi.

Vi chiedo pertanto di fare uno sforzo a cui non siamo più (vale anche per me) abituati.

Fate un respiro lungo, allontanate il cellulare, a meno che non lo stiate usando per leggere queste mie parole.

Provate a immaginare, a modo vostro, ma con l'intento di avvicinarvi il più possibile al reale, con il sudore della concretezza, quello che state leggendo.

Pensate ai volti, ai sorrisi che non ci sono più, ma che sono stati, alle scelte, al dolore, al dubbio e alla ricerca della verità in un mare oscuro di menzogna.

Non accontentatevi, non accontentiamoci mai del si dice, del pregiudizio, di quanto ci è più comodo e funzionale, di quanto ci appaga e magari ci "paga".

Provate, per favore, nel leggere questo racconto sincero a immergervi nella "rivoluzione del silenzio", abbassate i rumori di fondo, cercate di entrarci in questa storia vera, certo raccontata da un modesto co-protagonista, con il suo personale sguardo.

Una storia concreta, fatta di speranza e di merda, di impegno e di violenza, di desiderio, aspirazione, ricerca di Pace e di ipocrisia, vigliaccheria, conformismo, odore, puzzolente, e anche un po' mafioso, di clan.

Anche perchè si tratta di una vicenda che, sappiatelo, ovuque stiate leggendo questo mio scritto, vi riguarda.

Ci riguarda. Tutte e tutti.

Riguarda i meccanismi della democrazia e della partecipazione, ma anche il desiderio di giustizia, si collega all'etica nella cosa pubblica, che non sempre coincide perfettamente con la legge, ma è qualcosa di più grande, di più ambizioso, certo, mai perfetto.

Moralità, non significa, infatti, facile, comodo moralismo.

Quando ho aperto gli occhi su alcuni aspetti e su alcuni poteri della città che mi ospita, Pistoia, la città del maestro venerabile Licio Gelli, dove, certo passando anche per Arezzo, è nata e si è sviluppata la loggia massonica eversiva P2, l'ho fatto per mio interesse personale e antico, ma anche perchè ne sono stato colpito, quasi casualmente.

Colpito come da un pugno sferrato con le borchie tra le dita, niente di teorico o di estatico, ci tengo a chiarirlo.

In una città, Pistoia, che si è autoproclamata, autocelebrata ieri "città della Pace", purtroppo non ho potuto partecipare direttamente, in un tempo terribile di guerra e riarmo, che, però, non può limitarsi ai gesti simbolici e pubblicitari.

Certi valori, certe "idee forza", certe lotte nonviolente, che sono fondamentali gesti e stili di Vita e di Governo, si vivono in prima persona, non si (auto)proclamano.

E, proprio come sembra affermare il sindaco Giovanni Capecchi, non si può parlare di Pace con la guerra nel cuore, annientando il dialogo, frantumando, distruggendo, smembrando le persone.

Spezziamoli davvero i fucili, viviamola davvero, nel tempo e nella cultura, non per finta o per postura, la fiaccola della Pace, Pace.

Non credo, sia chiaro, che Pistoia sia una città molto più massonica, omertosa, corrotta, che ne so, di Siena, ma, certamente essa, proclami di Pace o meno, ha dentro di sè alcuni germi di violenza e complicità pervasiva che è difficile anche spiegare, riuscire raccontare senza essere travolti.

E' più facile, purtroppo, approfondire, testimoniare senza essere creduti, come è successo anche a Tina Anselmi.

Anselmi fu guida, lei democristiana, della commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia P2 su incarico e intuizione soprattutto del socialista Sandro Pertini e della comunista Nilde Iotti.

Scriveva nei suoi diari "segreti", Tina Anselmi, partigiana, (non scrivo "staffetta", è riduttivo...), nominata (finalmente...) per prima, Ministra donna della Repubblica esattamente cinquanta anni fa, nel 1976:

"La P2 è stata una grande abbuffata di potere, nutrita della cultura consolidata in luoghi storicamente, superbamente maschili: massoneria, chiesa, esercito, mafia e polizia."

Che la P2 fosse una bruttissima storia prettamente maschile, che una grande madre della Repubblica aveva contribuito a scoperchiare lo dimostra, indirettamente, anche la lettura della lista dei Ministri del Governo Forlani, in carica nel marzo 1981, quando furono trovati gli elenchi della loggia P2 a Castiglion Fibocchi.

Da questi elenchi, come è ampiamente noto in città, risulta, tra i tanti, anche Ilvo Capecchi, potente politico, accademico e banchiere pistoiese, peraltro presidente, per oltre dieci anni, della nota, allora localmente potentissima, anche se oggi ormai estinta, banca cittadina.

Nel marzo del 1981, quando, con una modalità certo, con il senno di poi un po' sospetta vennero trovati i famosi (e vistosamente parziali...) elenchi, il Governo della Repubblica era un quadripartito Dc, Psi, Psdi, Pri (mancavano i liberali...).

I Ministri contando anche il marchigiano Arnaldo Forlani che, poco più di dieci anni dopo, da segretario della Democrazia Cristiana, verrà annichilito, durante il processo Cusani, in diretta Tv da Antonio Di Pietro, allora paladino di Mani Pulite, vedeva, al suo interno, ventuno ministri.

Ventuno uomini.

Zero donne.

Zero.

Scriveva, ancora, Tina Anselmi: "Basta una sola persona che ci governa sia ricattata o ricattabile perché la democrazia sia a rischio…"

E poi: "Le P2 non nascono a caso, ma occupano spazi lasciati vuoti, per insensibilità, e li occupano per creare la P3, la P4".

Nelle pagine dei diari viene descritta dalla Anselmi l'amarezza di dover subire continue e limacciose accuse di essere: "ossessionata da Gelli" e minacce (le fecero trovare del tritolo vicino a casa).

Non si contavano, espliciti od occulti, anche gli attacchi personali, affrontati però con la fermezza di ex partigiana: «Questo Paese - affermava l'ex combattente Gabriella - non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera se non nascerà un nuovo senso del dovere».

I diari di Tina Anselmi non testimoniano quindi una paranoia, un po' isterica, un po' femminile, ma la lucida sofferenza di una donna delle istituzioni che ha visto da vicino il "retrobottega oscuro, nero" della Repubblica, pagando il prezzo politico dell'isolamento per non aver accettato compromessi con la propria coscienza e con il proprio senso del dovere e di una democrazia nata dalla lotta partigiana e dalla Resistenza.

Un prezzo che la portò a non essere rieletta nel 1992 perchè la Democrazia Cristiana, un attimo prima del suo tracollo, aveva deciso di punirla per la sua ostinata onestà, negandole il consueto collegio elettorale, candidandola a "perdere".

D'altronde Francesco Cossiga, da Presidente della Repubblica (e non dimentichiamo il suo ruolo di Ministro dell'Interno durante il quarto Governo Andreotti che gestì, tra collusioni e depistaggi, il c.d. "caso Moro") ebbe, incredibilmente, ad affermare all'inizio degli anni Novanta:

"Di questa questione della P2 non mi sono mai impicciato, non so di cosa si tratti, non mi sento vincolato dalle risultanze della Commissione parlamentare..."

Una frase perfettamente echeggiata dall'attuale Ministro della Giustizia, l'ex magistrato "nero" Carlo Nordio, durante la campagna per il referendum sulla riforma della magistratura, in gran parte perfettamente coincidente con il Piano di Rinascita Nazionale della P2.

Senza pudore, come è noto, Nordio affermava di non conoscere minimamente i contenuti, peraltro arcinoti, del Piano stesso.

Andando oltre la Anselmi, ma con infinita e indelebile gratitudine nei suoi confronti, aggiungo anche che non parlo della P2 a Pistoia per sentito dire.

Ormai oltre dieci anni fa, mi sono trovato, per puro caso e con la un po' sana incoscienza dell'immigrato di recente insediamento, a trattare l'acquisto di una casa nella zona ex Permaflex, a Gello, in Via Vecchia Montanina.

Mi interfacciavo direttamente, come tecnico sia condominiale che di parte, con Osvaldo Gori, anziano geometra, grande, fraterno amico di Licio Gelli, che aveva anche contribuito a salvare dalla fucilazione da parte dei partigiani durante la Resistenza (non c'è tempo di approfondire la controversa interazione di Gelli con i partigiani pistoiesi, in particolare nell'epico episodio delle Ville Sbertoli...)

Una società pistoiese, proprietaria di parte dell'ex Permaflex, peraltro, si chiamava (e credo ancora si chiami) non so se per un omaggio o, semplicemente, per uno scherzo beffardo della storia, proprio: "Sviluppo 2". 

Gori, pur malato e quasi privo di voce, era un uomo ancora di grande potere nella Pistoia allora ancora governata dal centrosinistra e dal Pd.

Il geometra "numero 50" dell'ordine di Pistoia, mi ricordava spesso che, ad esempio negli anni Novanta, nei periodi in cui il suo sodale riusciva ad essere libero dagli arresti domiciliari a Villa Wanda, Gelli, con lui, tornava trionfalmente nella sua città natale e: "i vigili, per farlo passare, fermavano sempre il traffico".

Non ho modo, ovviamente, di verificare queste affermazioni, riferite a me e ad altri, con un sorriso compiaciuto di chi si è, credo, sempre sentito dalla parte giusta della storia, ma posso dire di aver tastato in prima persona che, ancora nel 2014, prima della sua morte e di quella di Gelli, non nel 1981, Osvaldo Gori, a Pistoia, fosse ancora molto potente.

Ci sarebbe poi da ricostruire latitanze, arresti, fughe, evasioni di Gelli, incredibilmente colpito da condanne lievissime, peraltro fatte scontare con la piuma e principalmente dal comodo divano di Villa Wanda.

Licio Gelli, come è notorio, è scomparso nel dicembre del 2015 e ha testardamente voluto funerali assolutamente pistoiesi, celebrati presso la Misericordia.

Pochi sanno, inoltre, che Gelli, come ha più volte ricordato un suo grande fan, lo scrittore viterbese Mirko Crocoli, autore del volume, non privo di interesse, pur se indubbiamente e dichiaratamente dalla parte di Gelli: "Loggia P2. Una storia unica", abbia progressivamente donato, cimeli, documenti e ricordi all'Archivio di Stato di Pistoia, sito in Piazzetta Scuole Normali 2. (E questo due non ce lo leveremo proprio mai di torno...).

Colpisce pero, con amarezza, la prefazione al libro di Crocoli di Salvatore Augello che si spinge ad affermare che la P2 con ogni probabilità: "mirava al tentativo di riproporre in Italia quello che Videla aveva imposto agli argentini: un processo di riorganizzazione nazionale".

Stiamo parlando di una delle dittature più feroci dell'Occidente, che ha prodotto decine di migliaia di decaparecidos, spesso gettati vivi nell'Oceano dagli aerei militari e dati in pasto ai pescecani.

Una dittatura che ha rubato bambini e bambini, i figli e ormai oggi nipoti delle coraggiosissime, ostinate "pazze" di Plaza de Mayo.

Non è stato un caso, quindi, che in piena campagna elettorale, solo due giorni dopo l'incontro sull'immigrazione del 13 maggio che si era svolto presso la Libreria Lo Spazio, sia stata da me proposta e organizzata, attraverso l'Associazione Sognare da Svegli, proprio a Pistoia, presso il circolo Arci di Capostrada, l'anteprima nazionale del nuovo docufilm sulla strage neofascista e di Stato di Piazza della Loggia.

Non è, ovviamente, un caso, poi, che il docufilm, che si può visionare gratuitamente qui:

https://www.arcoiris.tv/scheda/it/91868/addC si intitoli: "La loggia del silenzio".

Fu, quella di Brescia, una strage davvero infame, vigliacca che ha visto, ormai è storia, il coinvolgimento della P2 e di Licio Gelli, oltre che di incredibili e terribili connivenze degli apparati deviati dello Stato e il probabile supporto della Nato, un cui comando si trovava nella vicina e nerissima Verona.

E non è stato un caso che siano stati presenti fisicamente a Pistoia, con me, la giornalista Daniela Preziosi, co-autrice del docufilm e Giovanni Bachelet, portavoce del Comitato della Società Civile per il No alla riforma "piduista" della magistratura, il cui padre Vittorio, già presidente nazionale dell'Azione Cattolica, fu ucciso dalle Brigate Rosse mentre era vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Vittorio Bachelet fu poi sostituito, e non fu certo un caso, proprio, da un piduista.

Non è stato , poi, un caso che Manlio Milani, Presidente del Comitato delle Vittime (o meglio dei "caduti") di Piazza della Loggia e della Casa della Memoria di Brescia, abbia indirizzato, sempre tramite me (scusate, ma quando ci vuole ci vuole...) un messaggio alla città di Pistoia, patria di Licio Gelli.

Lo trovate qui: "Non distruggere i sogni", il saluto a Pistoia di Manlio Milani:

https://sognaredasvegli.blogspot.com/2026/05/non-distruggere-i-sogni-la-lettera-ai.html

Infine, non è stato un caso che Benedetta Tobagi, anche lei "figlia" dell'orrore del terrorismo rosso, abbia inviato un filmato sempre alla città di Pistoia, sempre in occasione dell'evento del 15 maggio scorso.

Eccolo: "Perchè ricordare Brescia", il video di Benedetta Tobagi per l'iniziativa del 15 maggio scorso:

https://www.youtube.com/watch?v=5oeYmSeEX4k 

Stiamo parlando della stessa iniziativa che è stata beceramente boicottata da molti/ein città e in primis, immagino per mera immaturità e ignoranza, trattenendo le locandine che, imprudentemente, gli erano state affidate, da Alessio Dolfi, attuale membro del gabinetto del sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi (che invece intervenne all'iniziativa, va riconosciuto...).

Chiudo con tre elementi legati alla Resistenza, di ieri, di oggi e di domani...

1) "Continuiamo la lotta per una società più giusta". Una mia intervista a Franco Castrezzati, il sindacalista ed ex partigiano che stava parlando dal palco in Piazza della Loggia, a nome del comitato unitario antifascista, durante lo scoppio della bomba, scomparso recentemente all'età di 99 anni:https://cislbrescia.it/wp-content/uploads/2014/05/Continuiamo-a-lottare-per-una-societ%C3%A0-pi%C3%B9-giusta.pdf

2) L'invito all'incontro di oggi sulla Resistenza delle donne, alle ore 18, al circolo Acli di Montemagno (Quarrata) con la presentazione del volume della storica Margherita Becchetti: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/09/non-per-bellezza-martedi-22-settembre.html

3) Una riflessione finale di Tina Anselmi, per me non semplice perchè, nella giornata internazionale della Pace, ci interroga sull'uso delle armi, tratta dal libro, da lei curato insieme alla mia amica Anna Vinci: "Storia di una passione politica" che, proprio come oggi a Montemagno, ci racconta che: "per cambiare il mondo bisogna esserci":

"Tina, nome di battaglia Gabriella, anni diciassette, giovane, come tante, nella Resistenza.

Non ho mai pensato che noi ragazze e ragazzi che scegliemmo di batterci contro il nazifascismo fossimo eccezionali, ed è questo che vorrei raccontare: la nostra normalità.

Nella normalità trovammo la forza per opporci all'orrore, il coraggio, a volte mi viene da dire la nostra beata incoscienza.

E così alla morte che ci minacciava, che colpiva le famiglie, gli amici, i paesi, rispondemmo con il desiderio di vita.

Bastava aprire la porta di casa per incrociare il crepitare delle armi, le file degli sfollati, imbattersi nella ricerca dei dispersi, partecipare all'angoscia delle donne in attesa di un ritorno che forse non ci sarebbe mai stato: ma le macerie erano fuori, non dentro di noi.

E se l'unico modo di riprenderci ciò che ci avevano tolto era di imbracciare il fucile, ebbene l'avremmo fatto.

Volevamo costruire un mondo migliore non solo per noi, ma per coloro che subivano, che non vedevano, non potevano o non volevano guardare. (...)"

Francesco Lauria

P.S. Sì, ovviamente, nella seconda puntata, per chi avrà la gentilezza e la curiosità di leggere, parlerò di Marica Setaro, Giovanni e Francesca Capecchi e di me. O, meglio, di quello che ne resta.