giovedì 30 luglio 2026

VERTIGINE: "NELLE MANI E NEL CUORE, ANCORA, IL FUTURO DEL MONDO". LOTTA, MEMORIA, SCRITTURA DI NICOLA RUGANTI.


Ho acquistato Vertigine in piena campagna elettorale per le amministrative di Pistoia, bucando in pieno, per impegni di lavoro, la prima presentazione a Pistoia del secondo libro di Nicola Ruganti, realizzata alla Galleria Moon.

Ero stato anche incuriosito, lo ammetto, dal fuoco di fila molto duro, in alcuni casi quasi violento, che Ruganti aveva subito, principalmente via social e corridoi, da diversi dei sostenitori/sostenitrici dell'ex sindaco Samuele Bertinelli impegnatissimi/e, in quel momento, a sostenere la "moderata" Stefania Nesi, principalmente per bloccare la strada al futuro sindaco, lo sgraditissimo, anche per ragioni storico-amministrative, Giovanni Capecchi.

Ma l'importanza di questi aspetti è svanita, fin dalla prima riga della prefazione del mio amico Marco Damilano (in questo con Ruganti siamo accomunati, Marco ha firmato anche la prefazione del mio volume su Don Lorenzo Milani e il mondo del lavoro) e del romanzo dell'ex consigliere comunale di Pistoia ed ex referente del sistema teatrale pistoiese.

Perchè Vertigine (Bordeaux Edizioni, 2026), come segnalato da molte recensioni, e non solo da quelle amiche, è un libro, insieme, prezioso e bellissimo, delicato e scompaginante, perchè è un romanzo che unisce attraverso una splendida e documentata scrittura, formazione personale, memoria storica (in particolare sugli anni Settanta e primi anni Ottanta) e riflessione civile.

Il libro, senza voler anticipare troppo, compratelo e leggetelo, inizia con l'immagine di una trottola e di una stella, un nonno affettuoso che, credo, voglia significarci proprio il valore della memoria, delle radici, che alimentano la vita, la crescita e il sogno di una bambina di dieci anni che incontra il vortice (la vertigine?) dell'acqua e del fiume. 

Acqua ristoratrice certo, ma anche gorgo maledetto che prova a portartele via le radici e le stelle, fino alla foce, fino al mare.

Ci sono storie, poi, che non si trovano tra i libri di scuola e a questo servono i romanzi.

La protagonista di Vertigine è Anna, diciottenne, che vive nella, solo parzialmente misteriosa, città di T. 

Grazie alla sorella Irene, Anna entra nella campagna elettorale di Ernesto, candidato sindaco, e conosce Paolo, un militante quarantenne ancora convinto che la politica possa cambiare la realtà, pur essendo segnato da molte delusioni.

Attraverso assemblee, sezioni di partito, rapporti di amicizia e sentimentali, Anna scopre che fare politica significa anche confrontarsi con la storia italiana: il terrorismo nero, gli anni di piombo, l'assassinio del magistrato Mario Amato (altro vero centro del romanzo), il caso Valerio Verbano, le connivenze istituzionali, la memoria delle stragi, la loggia massonica eversiva (un po' pistoiese...) P2.

La vicenda privata della protagonista diventa, così, un percorso di crescita e di presa di coscienza civile, perchè Anna, grazie a Ruganti, ci prende per mano e ci accompagna nella memoria e nella storia, nella politica e nella violenza, nella militanza e nella città (T. diventa così un luogo anche universale) nel sogno e nella dura realtà.

Ormai più di venti anni fa Jovanotti, in "Mi fido di te", cantava: "la vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare".

C'è anche questo, secondo me, nel bel libro dell'autore pistoiese ora trasferitosi nella capitale.

Ma la "Vertigine" di Nicola Ruganti è anche la sensazione di chi si affaccia alla politica senza sapere se sarà salvato o travolto; il confronto con una storia nazionale fatta di ideali (viene evocato, ovviamente, Enrico Berlinguer), ma anche di violenza e rimozione.

"Vertigine" rappresenta ancora la difficoltà di scegliere se impegnarsi o ritirarsi di fronte alla complessità del presente.

Qui ci viene in aiuto la postfazione del libro, altrettanto prestigiosa e preziosa, a firma di Luigi Cancrini.

Cancrini è stato autore, in questi ultimi giorni, di considerazioni apprezzate e sacrosante sullo scellerato provvedimento del Governo di destra in merito all'allargamento della punibilità penale dei minori fin dai 14 anni ("sorvegliare e punire", avrebbe detto Michel Focault, autore tanto odiato/ripudiato dall'attuale famigerato Ministro dell'Istruzione (e del Merito...) Valditara...)

Cancrini, pur parlando con durezza della dissoluzione morale e organizzativa della politica, ci aiuta, nel libro dell'insegnante pistoiese, a tirarci fuori dal pozzo nero del dolore, del silenzio, della paura, della sfiducia (Jovanotti al contrario...) del riflusso e scrive:

(...) "Anche le idee, tuttavia, sono importanti e Ruganti lo sa. Lo spazio per ricominciare c'è sempre. Come ci dimostrano in fondo, le persone che scendono di nuovo in piazza per Gaza, il nuovo Vietnam, e così come fanno, al termine di Vertigine, i giovani nelle cui mani e nel cui cuore c'è ancora una volta il futuro del mondo".

Leggendo Cancrini e, soprattutto nei suoi giusti e onesti chiaroscuri, Ruganti, ho pensato a LOTTA.

Classe 2002, nata un anno dopo Genova 2001 e le nostre speranze tradite, stuprate dal potere, con LOTTA, abbiamo discusso insieme in una conversazione, anche con Aluisi Tosolini, a venticinque anni da Genova, pubblicata dalla rivista Le parole e le cose, il 20 luglio scorso e raggiungibile a questo link: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/07/genova-2001-2026-detonazione.html

Nella sua ultima canzone, ACT NOW,  LOTTA, giovane artista vegan e queer, ci offre un'opera che nasce dall'urgenza di questo momento storico. 

Non solo un brano (e, parafrasando Ruganti, non solo un romanzo...), ma una chiamata all'azione.

Canta la giovane artista della mia terra, attiva in tutto il mondo:

"Sono anni che aspetto

questo momento

cambiare il silenzio

in movimento!

Ronzano i droni

sulla mia testa

tendo il mio arco

e dico basta

Vedo il collasso

ma il movimento

come uno sciame

rompe il cemento".

E continua...

"Non è un'esercitazione

è la mia detonazione

siamo in agitazione

cariche e in posizione

Siamo in mobilitazione!"

Coerentemente con quanto canta LOTTA, il romanzo di Nicola Ruganti non ci propone, infatti, una mera nostalgia della militanza degli anni Settanta od Ottanta. 

Vertigine, proprio come la musicista e cantante parmense, si chiede e ci chiede se oggi sia ancora possibile credere nella politica come strumento di trasformazione collettiva. 

La memoria del passato non è, infatti, un museo, ma qualcosa/qualcuno/qualcuna che continua a interrogare il presente e il futuro, con l'arte, scrittura e musica.

Come nella seconda strofa di ACT NOW:

"Schegge per strada

l'ansia che passa

cori e megafoni

ognuno a tempo sotto cassa!

Siam tutte queen

fanculo ai king

tra PPM sti BPM

Siamo ad un passo

dal sabotaggio

e lo blocchiamo quest'ingranaggio!"

Pensando anche a Sergio Amato, figlio del giudice Mario Amato, assassinato a Roma, nel 1980, dal terrorismo nero dei Nar, non ci sono solo i muscoli, la mobilitazione, la detonazione.

Non ci sono solo l'arte, la musica, la poesia, l'incanto.

Ci sono momenti, io uno lo sto vivendo rovinosamente ora, in cui la politica sembra essere soltanto, inquietante silenzio, depistaggio, dissoluzione e, perchè no, morte, suicidio, come è scritto ancora nel libro, individuale e collettivo.

E allora, più intimamente, ACT NOW, continua così, tra vertigini e appigli:

"Ho solo queste ossa fragili

ho solo queste gambe stanche

ma sanno ancora andare avanti

sanno ancora fare passi

Sento la rabbia che ribolle

e questo peso folle

se lo porto insieme a te

mi fa un po' meno male."

E allora, se è vero che la politica è un mestiere difficile, come scrive Ruganti (ma anche una passione difficile aggiungo io), dove tutti credono di aver la soluzione perchè pensano a se stessi: "per i propri bisogni le parole si trovano sempre".

Continua l'autore: "Quando, infine, si deve rispondere a tante necessità diverse, di comunità, singoli, associazioni di categoria, imprenditori, operai, sindacati... Ecco, a quel punto il politico non lo invidia più nessuno..."

Forse, in verità, non abbiamo più bisogno/desiderio di politici, ma di militanti che fanno, creano, insieme, Politica.

Il militante, è stato detto, è colui/colei: "che fa della differenza tra fatti e valori una questione personale".

E' una frase che, invano, ho provato a riproporre, pubblicamente, proprio all'imminente futuro sindaco Giovanni Capecchi.

Ma oggi rimango solo su Nicola Ruganti e, come lo definisce opportunamente Marco Damilano, sul suo "reportage della memoria", dove la storia intima, personale, familiare diventa storia civile, passione, impegno, responsabilità collettiva.

E allora LOTTA (insieme al Paolo del romanzo che ha quasi il doppio dei suoi anni...) ci sprona e ci aiuta, ci sorregge, nella Vertigine, con la sua concretezza, con il suo rompere il silenzio del potere con il suono, dolcemente forte e comunitario, della rivolta:

"Questa non è un'esercitazione

questa non è un'esercitazione

In posizione! Mobilitazione! 

ACT NOW."

Francesco Lauria

P.S. No, oggi a Campiglio, non recupererò la presentazione di Vertigine perduta in campagna elettorale.

Anche questa volta ho altri impegni, peraltro intimi, familiari. 

Non mi nascondo dietro a un dito: penso, infatti, che se si condivide la propria "Vertigine" con chi concepisce e vive la politica in modo paradossalmente patriarcale, violento, vissuto e condiviso solo come affermazione di se stessi, non si vada lontani.

Si cade.

Ma non importa.

Per rialzarsi, infatti, se ci sono, come direbbe Jovanotti, la voglia, l'aspirazione e l'ispirazione, il desiderio, l'ostinata speranza di volare, credere, condividere, politicamente e pacificamente amare

"bisogna prima cadere".

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