Quando mi è stato girato il programma del convegno di Fratelli d'Italia-Ecr sulla tragedia di Marcinelle, avvenuta in Belgio nel 1956, con la morte di centinaia di minatori, in buona parte emigrati italiani, ho stentato a crederci.
Intendiamoci, è perfettamente normale che Fratelli d'Italia e i Conservatori Europei svolgano il loro convegno di partito con Ministri del Governo Meloni, europarlamentari dell'estrema destra e la presenza (a che titolo, istituzionale o di partito?) del Presidente del Senato Ignazio La Russa.
Meno normale, ma probabilmente sono io che sono di vecchio stampo, che gli ospiti d'onore a questo convegno strettamente di partito siano quattro: la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, l'importante segretaria nazionale della Uil Ivana Veronese, il Presidente del Cnel (anche qui in quale veste?) Renato Brunetta e vabbè, il quasi scavalcato a destra, segretario generale dell'Ugl Paolo Francesco Capone.
A poche centinaia di metri di distanza dall'assise della destra italiana ed europea, il 7 ed 8 agosto, si svolgeranno le iniziative di commemorazione del sindacato socialista belga Fgtb insieme alla Cgil (rappresentata dal segretario generale Maurizio Landini), cui parteciperà anche il segretario generale del sindacato mondiale, la Confederazione Internazionale dei Sindacati, il belga Luc Triangle.
Ci sarà anche una "pastasciutta antifascista" i cui proventi andranno alla popolazione cubana.
Di fronte a questa enorme divaricazione sorprende come, invece, nei confini patri (per dirla alla Fdi...) per blindare la rappresentanza e consolidare posizioni aprioristicamente acquisiti, Cgil Cisl e Uil marcino spedite come un sol uomo verso l'accordo con le associazioni datoriali sulle regole del gioco.
Quando, infatti, c'è da spartirsi le fette della torta e magari, anche, della bilateralità, le differenze politiche, sindacali e valoriali, le differenze tra i sindacati dei lavoratori e quelli dei padroni, talvolta in teoria anche molto forti, sfumano miseramente.
Intanto pensiamoci davvero, ricordiamo i morti dell'immane tragedia sul lavoro di Marcinelle (che non fu solo una sfortunata sciagura!).
Non rassegniamoci, ieri come oggi, alla incultura dello scarto, alla persona umana scambiata, barattata con la merce.
Con il denaro (per pochi), con il profitto.
Tanti, tantissimi passi avanti per la dignità e la sicurezza del lavoro, sul lavoro, nel lavoro devono essere ancora fatti.
E per farli davvero serve, con urgenza, un sindacato vero, libero, autonomo, radicato nel lavoro e nei lavori, non corporativo, partecipativo, contrattualista, ecologista, non patriarcale e, quando serve, anche giustamente conflittuale.
Un sindacato che, per dire dei sì, sappia anche dire dei no. Senza paura.
Francesco Lauria




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