domenica 5 ottobre 2025

LA FORMAZIONE SINDACALE CISL COME TENTATIVO E PRATICA DI LIBERTA’ - MARCO LAI E LA: “BANALITA’ DEL MALE”

Sintetizza l'algoritmo Ai di Google (peraltro davvero esemplare e utile nel riassumere il sempre più complesso "caso Lauria-Cisl") che: "La banalità del male" della filosofa ebrea Hannah Arendt analizza il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann e sostiene che il suo male non derivava da una profonda malvagità demoniaca, ma da un'incapacità di pensare, una pigrizia mentale e un'adesione acritica al sistema, che lo rendevano un "burocrate" efficiente nell'eseguire ordini spesso criminali.

Il concetto di fondo della Arendt evidenzia come il male estremo possa manifestarsi attraverso azioni ordinarie e come la mancanza di pensiero critico e responsabilità individuale possa condurre ad atrocità.

Ho riflettuto a lungo se, peraltro proprio nel giorno in cui si apre la due giorni di formazione formatori sulla partecipazione al Centro Studi di Firenze, fosse corretto accostare Adolf Eichmann, un criminale assoluto, all’attuale situazione della formazione sindacale nella Cisl e, in particolare, al Centro Studi, realizzando un parallelo, ovviamente indiretto, con una figura, certamente molto diversa come Marco Lai, l’attuale direttore del Centro Studi Nazionale Cisl di Firenze.

Non fosse altro perché io non ho mai condiviso nulla con gerarchi nazisti e pensatori neofascisti mentre con Marco Lai, che neonazista (ma forse anche pensatore) non è, oltre ad averci collaborato per quindici anni, ho anche co-curato un libro sulla figura del giuslavorista assassinato dalle Brigate Rosse Marco Biagi e l’incontro-intreccio con il sindacato riformatore.


Devo anche ammettere che quando ho confrontato questa impostazione con comuni amici (miei e di Lai) formatori e formatrici il consenso non è stato unanime e ho registrato, al contrario, parecchie perplessità.

Proprio per questo motivo cercherò di essere molto preciso (fornendo ampia bibliografia di appoggio) e pacato nei toni (spesso da Marco Lai vengo definito, anche pubblicamente, un “kamikaze”).

Sono state pubblicate, ormai altre una decina di anni fa, due mie conversazioni con Bruno Manghi e, più recentemente, un contributo scritto del sociologo torinese in un libro da me curato insieme alla splendida (inteso in senso generale…) formatrice e storica milanese Adriana Coppola (“Dobbiamo creare tutto dal nuovo”) che affrontano il tema dell’analisi delle radici, delle caratteristiche concrete e della visione relative alla formazione sindacale nell’evoluzione progressivamente complessiva della Cisl.

Del 2012-2013 è, poi, la prima opera che mi ha visto impegnato al Centro Studi, sotto la direzione di Mario Scotti, firmatario, peraltro, di un bellissimo (e sinteticamente efficace) appello a Daniela Fumarola a mio favore che, ad oggi, non ho valorizzato come meritava e che, ovviamente, a quanto mi risulta non ha avuto alcuna risposta (chi volesse, lo può leggere qui: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2025/10/carissima-daniela.html ).

Si tratta della ricostruzione della biografia di tutti i direttori del Centro Studi di Firenze in occasione dei sessant’anni di insediamento del Centro in Via della Piazzola, sulle colline che, da Firenze, portano a Fiesole, nella frazione di San Domenico.


Ecco i link per recuperare tutti e quattro di documenti:

Intervista a Bruno Manghi per la rivista Sindacalismo:

https://www.centrostudi.cisl.it/wp-content/uploads/2014/07/20140424163144.pdf

Intervista a Bruno Manghi per Quaderni di Rassegna Sindacale (non dovrei dirlo io, ma forse il più bello e completo contributo esistente sulla formazione sindacale nella Cisl…arricchito dal confronto con la formazione sindacale nella Cgil e utilizzato, come testo portante, in almeno due tesi di laurea magistrale):

https://www.centrostudi.cisl.it/wp-content/uploads/2014/07/QRS%202%202014%20p_243-276.pdf

Riferimenti al libro: “Dobbiamo creare tutto dal nuovo. Il divenire della Cisl, fondamenti, incontri, esperienze” (mi raccomando l’edizione accresciuta del 2022, non quella del 2021!):

https://www.edizionilavoro.it/catalogo/saggistica/studi-di-storia/dobbiamo-creare-tutto-dal-nuovo

“60 anni in Via della Piazzola. Un percorso nella storia del Centro Studi di Firenze attraverso la biografia dei suoi direttori”:

https://www.centrostudi.cisl.it/formazione/quaderni-del-centro-studi/quaderno-n-21/

Concentrandomi, per brevità ed efficacia, solo sulla conversazione con Manghi pubblicata in Quaderni di Rassegna Sindacale (che causò non pochi problemi al coordinatore di redazione, il prof. Adolfo Braga, perché nel confronto tra Cisl e Cgil, sulla formazione sindacale, quella cislina ne usciva incomparabilmente più ricca e profonda…) provo a tirare alcune somme.

Sottolineava Manghi nella nostra conversazione:

“La formazione è uno dei temi, forse il tema in assoluto, che è più caratterizzato in Cisl da una forte continuità. La storia della Cisl ha avuto certamente evoluzioni anche molto marcate, ma sulla formazione c’è una continuità straordinaria. È un tratto che si fonda sull’importanza che la formazione riveste per l’agire non solo del sindacalista a tempo pieno, ma anche dell’attivista sindacale e del delegato aziendale”.

Curiosamente, poi, Bruno proseguiva citando il famigeratissimo (almeno in tempi recenti 😊) libro di Bruno Baglioni sulla storia e la cultura sindacale della Cisl:

“Come ben ha ricordato Guido Baglioni (2011) in un suo recente libro – come passa ahimè veloce il tempo NdR - dobbiamo distinguere diversi livelli di formazione in Cisl, ma non possiamo dimenticare i famosi corsi di tre giorni (o meglio di tre sere) che, a tappeto, venivano svolti fin dagli inizi per comunicare e raccontare i fondamenti basilari della concezione sindacale cislina. Certo, era una formazione di base, sui principi più che sulle tecniche della contrattazione, in parte standardizzata, ma che aveva un’importanza centrale in un’Italia degli anni cinquanta in cui il «sindacato libero» muoveva i primi passi.”

Ancora:

“L’innovazione di Pastore e Romani non era scontata, né assimilabile senza difficoltà in quel contesto temporale, pertanto la formazione, a ogni livello, assumeva un valore associativo e politico di assoluta preminenza.”

“Subito dopo la formazione di base dei quadri fu conseguente l’idea della costituzione del centro studi di Firenze. Occorreva un luogo per la formazione di secondo livello, della dirigenza sindacale e dei contrattualisti. Firenze nacque e si radicò con questo preciso compito”.

Proseguendo Manghi comincia ad addentrarsi sui temi della libertà e della partecipazione attraverso la formazione sindacale:

“Pertanto la Cisl praticò una duplice strategia per la formazione: da un lato la formazione per la dirigenza, con il ruolo di Mario Romani e di Vincenzo Saba, dall’altro la formazione diffusa, che permetteva a tutti di essere protagonisti, di imparare e di confrontarsi. Era una strategia duplice, ma con un’ispirazione comune e con aspetti molto interessanti sul fronte partecipativo. Se oggi è scontata una formazione molto «circolare» e attraverso il lavoro di gruppo, allora non lo era assolutamente. Quest’ispirazione va al di là della pura metodologia formativa, incrociandosi con il tema della partecipazione e della libera discussione, della democrazia deliberativa nell’associazione, per dirla in termini cislini.”

Il sociologo cislino torinese approfondisce poi il ruolo dei formatori e delle formatrici sindacali all’interno della Cisl:

“La Cisl, per svolgere la formazione, ha da sempre sviluppato un nucleo di professionisti delle attività formative interno all’organizzazione. Questi formatori hanno avuto un’importanza fondamentale, ma non va dimenticato che non ci si fermò mai a un’autosufficienza autoreferenziale e si aprirono i corsi anche a tecnici esterni che operavano nelle aziende, come nel mondo della cultura o all’interno delle università. Il tema è centrale: la formazione si progetta «in casa», ma si deve aprire all’esterno”.

Si sviluppa poi il nodo centrale della riflessione manghiana sulla formazione sindacale Cisl:

“Se pensiamo alla Cisl delle origini, l’impostazione – che definirei «severa» – della formazione, che aveva nel centro studi di Firenze il proprio modello principale, prevedeva, in tempi di non elevata scolarizzazione dei quadri sindacali, anche dei dirigenti, l’accostamento a libri e documenti, l’ascolto delle lezioni, l’insegnamento della tecnica nel prendere appunti, colloquio di esame e svolgimento di tesine in forme simili a quelle di un itinerario accademico.

Si trattava di un’azione volta a trasformare persone che venivano direttamente dal mondo del lavoro, per le quali era importante essere introdotte in un percorso di studio «classico».

Ma lo ribadisco: la formazione in Cisl, fin dai primi anni, non fu solo questo. La metodologia della discussione per gruppi si diffuse sin dai primi campi scuola, con una forte influenza delle esperienze illuminate del mondo cattolico francese che si erano diffuse in Italia già dagli anni cinquanta, a partire dall’Azione cattolica, passando, soprattutto in Piemonte, per le esperienze della Gioventù operaia cristiana (…)  

Passando agli anni settanta, nella Cisl i formatori sperimentarono metodologie più complesse: il formatore diviene non solo colui che «possiede» la metodologia, ma che la condivide e organizza l’apprendimento.

Negli anni novanta e duemila vengono poi implementate altre metodologie di apprendimento, la cui origini sono collocabili soprattutto in America Latina, in particolare di apprendimento cooperativo1. Il filo conduttore, a eccezione della formazione «classica», non è puramente metodologico, ma politico-sindacale. Tutti hanno la parola e non soltanto uno: la formazione è cellula di un organismo realmente democratico. Mi riferisco ad esempio, durante gli anni sessanta, ai cosiddetti club, molto diffusi oltralpe. Penso al club Jean Moulene o al circolo Tocqueville: l’obiettivo era rifondare la democrazia con i metodi partecipativi e il confronto. Non va sottovalutato il rapporto tra apprendimento tradizionale e cooperativo nella Cisl: era importante, per i sindacalisti, anche imparare a redigere un rapporto, dar conto di una lettura, sviluppare approfondite analisi sul campo. È questa doppia dimensione a far risaltare un dato interessante: il valore di una grande libertà nella manifestazione delle opinioni che però si sviluppava sulla base di un progetto organico. (…)

Un altro tema da non sottovalutare è il ruolo della formazione sindacale nei rapporti internazionali.

Sottolinea Manghi:

“È un tema trasversale a Cgil, Cisl e Uil. In particolare per la Cisl, ogni volta che l’organizzazione si muove, dalla Polonia al Cile, dal Brasile alla Spagna, al Mozambico, più recentemente alla Birmania, la prima proposta portata avanti è proprio quella di cooperare nella formazione sindacale. Significativa, nei primi anni ottanta, è stata l’esperienza della scuola sindacale di Belo Horizonte, per la quale, in un Brasile che usciva lentamente da una dura dittatura militare e dove la Fiat si installava massicciamente, si mobilitarono migliaia di metalmeccanici italiani. Non si possono dimenticare figure di «sindacalisti dei due mondi» come Enrico Giusti e Alberto Tridente, o la fondazione dell’Iscos, l’organizzazione non governativa della Cisl. Una storia molto bella è legata alle esperienze in Colombia, Costarica e in tutta l’America Centrale portate avanti con la sezione della Cisl internazionale che organizzava i sindacati dell’America Latina e dei Caraibi. Altre esperienze significative furono quelle legate al filone del «teatro dell’oppresso» o anche l’inserimento nei corsi più lunghi di inusuali esperienze di meditazione”.

Un altro tema da affrontare è quello del rapporto tra intellettuali e sindacato, e tra formazione e ricerca.

Continua Bruno:

“È un’esperienza molto antica. Penso alle riviste: in casa Cisl, ad esempio, è impressionante la ricchezza dei periodici sindacali fino alla metà degli anni novanta. Si trattava di periodici molto aperti all’apporto di intellettuali, accademici e no. Citerei, fra gli altri, Dibattito Sindacale, Prospettiva Sindacale, Progetto, Contrattazione. Pensiamo poi alle analisi e ai dibattiti sul fenomeno industriale o alle discussioni sulla programmazione economica. Rispetto al rapporto tra formazione e ricerca citerei almeno l’apporto, fin dagli anni cinquanta, presso il centro studi di Firenze, di intellettuali anche eterodossi rispetto alla Cisl come Gino Giugni, Federico Mancini, Franco Archibugi. Una relazione con il mondo intellettuale molto libera. Eravamo così «sicuri» della nostra casa che non ci chiudevamo in essa: centinaia di studiosi hanno incontrato, o anche solo sfiorato, il sindacato nel corso dei decenni.” (…)

A metà degli anni duemila Manghi ha fatto ritorno a Firenze, come direttore, esercitando quindi responsabilità in epoche molto diverse nei centri studi Cisl. Che fili rossi trarre, quale riflessione sul rapporto fra sindacato e futuro, e tra sindacato e formazione?

“Data la mia età, la cosa che resta impressa maggiormente sono le persone, cioè i volti, le storie, gli incontri, anche qualche scontro. È un impatto umano bellissimo, che racchiude anche la dimensione della convivialità. Io ho in testa questo affresco.

Possiamo aggiungere che la formazione resiste, come richiesta, al di là delle congiunture, perché fa parte di un processo umano per cui tantissime persone desiderano entrare nei meccanismi dell’apprendimento. Questo aspetto, nel sindacato, nella Cisl, è molto forte. La gente ama, in un ambiente amico, mettersi alla prova, imparare qualcosa, se tutto ciò ovviamente non avviene in maniera opprimente”.

Quali riflessioni, quindi, sul futuro? Conclude Manghi:

“La formazione ha successo soprattutto perché, in particolare nel sindacato, non è strettamente un obbligo, ma un investimento volontario.

La formazione, da adulti, è anche «fatica», si può dire che costituisca un tesoro umano e professionale inesauribile. Un aspetto più problematico è quanto la formazione sia realmente collegata alle politiche organizzative. Ovviamente io ho vissuto il momento della formazione nella prima fase, in cui la Cisl si afferma, poi la grande espansione del sindacalismo.

Oggi il momento è diverso, più difficile.

La formazione rischia di creare nelle persone attese che non si verificano: è la grande questione della gestione dell’apparato sindacale. Mentre la formazione di chi in azienda vuole restarci, perché ad esempio è una Rsu stimata, ha meno problemi, la formazione di chi sta per diventare sindacalista a tempo pieno (o è già a tempo pieno) è molto delicata, se non è accompagnata da una politica di gestione e sviluppo del personale sindacale adatta.” (…)

Per concludere sinteticamente (avverbio inversamente proporzionale a Francesco Lauria…), al di là delle questioni contingenti e lo scontro, durissimo, direi esistenziale e valoriale, tra me e Marco Lai di questi ultimi mesi, il tema di fondo, in coerenza proprio con gli insegnamenti di Manghi, è questo:

LA FORMAZIONE SINDACALE NELLA CISL E’ UN TENTATIVO DI VITA E VISIONE DI UNO SPAZIO AUTENTICO DI LIBERTA’ E NON LA TRASMISSIONE, PIU’ FREQUENTE IN ALTRE ORGANIZZAZIONI SINDACALI CONFEDERALI, ARIDA ED IRREGIMENTATA DI UNA: “DOTTRINETTA”.

Se si smarriscono la democrazia interna, la trasparenza, il dibattito pubblico, una conseguente politica, individuale e organizzativa, dei quadri (Pippo Morelli docet…) la funzione della formazione sindacale viene, inesorabilmente, drammaticamente meno.

Si fanno strada, invece, direbbe invece la Arendt, “la mancanza di pensiero critico collettivo e di responsabilità individuale”.

E, magari addirittura senza accorgesene, si lasciano compere, con la banalità del male, vere e proprie atrocità verso la storia, la cultura, le idee forza, la passione competente della storia della Cisl e della formazione sindacale.

Massacrando, peraltro, quella “persona umana” che si vorrebbe salvaguardare, accompagnare, “curare”, elevare attraverso la sua “coscientizzazione”, avrebbe detto Paulo Freire.

Pensateci, care formatrici e cari formatori cislini, mentre, in questi giorni, vi incontrate, scambiate esperienze, competenza e sorrisi, e ricevete, in comode pillole e in sessioni per lo più frontali, la “dottrinetta”, magari attraverso comode dispense (una l’ho, inopinatamente anche scritta io con Emmanuele Massagli…).

La libertà non si racchiude, carissimi e carissime, in una mano sola, ma abbraccia il mondo intero.

Francesco Lauria 

Carissima Daniela

 Mi permetto di scriverti in quanto ex Direttore del Centro Studi e...iscritto alla Cisl dal 1970 !



Ho conosciuto e apprezzato Francesco Lauria come formatore sindacale presso il Centro Studi dal momento in cui mi fu inviato dal tuo predecessore Raffaele Bonanni.
Francesco è stato, come certamente sai, anima delle giornate nazionali di cultura e storia sindacale, responsabile della formazione europea e formatore per contrattualisti privati.
Ha sempre avuto un forte attaccamento alla Cisl, con lealtà per la sua storia e i suoi valori di autonomia e pluralismo.
Sono personalmente dispiaciuto per la situazione che leggo si è venuta a creare con la Confederazione.
Penso che un incontro con Francesco possa aiutare a chiarire e auspico che possa avvenire a più presto, onde evitare strumentalità.
Ti ringrazio per L'attenzione e ti auguro buon lavoro.

Mario Scotti
e mail: mario.scotti@cisl.it 

Maḥmūd e Alex:“Pensa agli altri – Continuate in ciò che era giusto…”

Faceva freddo, questa mattina a Vipiteno. Cinque gradi e un vento gelido, la neve di ottobre sullo sfondo.

 

Ho pensato a lungo ad Alex Langer e, al suo ultimo assistente, l’amico Uwe Staffler, mentre mio zio Tonino tirava fuori orgoglioso dal garage la sua Fiat 500 d’epoca blu.

Ha raccontato Uwe, in un paio di conferenze sul costruttore di ponti, valicatore di muri Alex Langer, eventi che abbiamo tenuto a Prato e a Pistoia, insieme al terzo incomodo prof. Marco Deriu, che Langer utilizzava, da viaggiatore leggero, quasi sempre il treno.

Quando proprio era obbligato si serviva della sua Panda bianca, credo a metano, totalmente spartana, non accessoriata. E, soprattutto, guidava malissimo!

Abbiamo faticato un po’ (e, lo ammetto, la 500 d’epoca non dovrebbe essere Euro 6…) a salire i tornanti che, dal centro di Vipiteno (Sterzing) paese natale di Alex Langer, il pacifista cristiano che fu capogruppo dei Verdi Europei al Parlamento di Bruxelles-Strasburgo, portano alla piccola frazione di Telves.

Lì, in una tomba semplicissima, condivisa con altri, riposa Alex, scomparso quando era più giovane di me, il 3 luglio 1995, a Pian dei Giullari, a Firenze, con un terribile e non ancora del tutto spiegato suicidio.

Ho pregato un po’ sulla tomba di Alex prima delle inevitabili foto di rito.

Mentre una lacrima di commozione si faceva strada sulla mia guancia destra, scherzo del destino, mi ha telefonato il comune amico (mio e di Alex) Michele Nardelli, altro grande, eccezionale “viaggiatore leggero” nella solitudine, nelle solitudini della politica.

Scesi di nuovo a Vipiteno ci siamo recati nella Chiesa di Santa Maria Maddalena, per l’eucarestia in lingua italiana.

Dopo aver sorpassato un cartellone, bilingue, sulla Laudato sì, la sorpresa.


La chiesa gremita e l’altare drammaticamente spoglio. Non c’è più Don Giorgio a dire messa alla Chiesa di Santa Maria Maddalena, travolto dall’inchiesta per pedofilia e molestie voluta coraggiosamente dal vescovo di Bolzano e che lo ha spinto lontano, per fatti, molto gravi, risalenti ad un anno prima del suicidio di Alex, il 1994.

Si tiene comunque la liturgia della parola, si legge il Vangelo, si canta e si prega insieme.

Mentre lascio la chiesa, le parole del primo mattino, ascoltate nell’incontro di Spiritualità delle Acli nazionali in avvicinamento della Marcia Perugia Assisi risuonano nella mia mente (il prossimo 12 ottobre, non manchiamo in questo tempo frantumato, mettiamoci in cammino, questa volta aderisce persino la Cisl!).

Se Alex firmò l’appello: “L’Europa muore o rinasce a Sarajevo”, oggi è il tempo di dire, urlare, incendiarsi di amore nelle piazze e gridare sui tetti: “L’Europa muore o rinasce a Gaza”.

 

Questa mattina Daniele Rocchetti, l’ideatore del percorso: “molte fedi” mi ha lasciato senza parole e ricolmo di gratitudine quando ha concluso l’incontro online delle Acli recitando la poesia del celebre poeta palestinese: Maḥmūd Darwīsh.

"Pensa agli altri", non ha bisogno di commenti, va letta e riletta, proclamata, introiettata, vissuta, dipinta, danzata.

Penso, sinceramente, che anche io muoio e rinasco nella gelida, un po' aristocratica e un po' contadina, Vipiteno-Telves.

Davanti alla tomba di un suicida e a un altare domenicale nudo, senza eucarestia.

Nella fragilità di chi ha ancora voglia di accogliere e rigenerare la Speranza (sogno che si fa da svegli!), “pensare agli altri” e, come ha esortato Alex, nel suo ultimo, drammatico, biglietto trilingue a Pian dei Giullari: “continuare in ciò che era giusto”.

Non da soli, però...  (Francesco Lauria)


"Pensa agli altri" 

di Maḥmūd Darwīsh (poeta palestinese)

“Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.

Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.

Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.

Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e di’: magari fossi una candela in mezzo al buio”.

فكر بغيرك

Chi era Maḥmūd Darwīsh

Scrive Salvatore Galeone: nato in Palestina nel 1941, Darwīsh è stato un poeta, scrittore e giornalista prolifico. È noto per essere stato membro dell’Autorità Nazionale Palestinese e per aver militato fino alla fine in difesa della sua terra natia, sebbene abbia vissuto la maggior parte della sua vita in esilio.

È lui l’autore della celebre “Dichiarazione d’Indipendenza dello Stato Palestinese”.

Il dolore del distacco dalla Palestina ha sempre accompagnato la sua produzione letteraria. Le ventiquattro raccolte di poesie da lui composte sono amatissime dai lettori arabi, e trattano temi quali la patria perduta, la guerra, la disillusione e la perdita della propria identità.

Le poesie di Darwish tradotte in lingua italiana sono pochissime in confronto alla vasta produzione dell’autore palestinese. Fra le opere presenti nel nostro paese, segnaliamo “Una trilogia palestinese”.

sabato 4 ottobre 2025

GLI INSINDACABILI CISL PUNTATA NUMERO 2: “UN DIAVOLO PER CAPELLO (Alessandro Spaggiari)

Non è particolarmente facile trovare informazioni sul web su Alessandro Spaggiari, attuale figura apicale di Unitas Spa (la holding che cura il patrimonio immobiliare della Cisl) e responsabile del personale della sede confederale di Via Po 21.

La cosa è abbastanza singolare perché Spaggiari, a differenza del commercialista di Avellino Danilo Battista (direttore della sede confederale Cisl, i due viaggiano spessissimo in coppia, come i carabinieri…) è un sindacalista.

Vero.

L’esperienza sindacale del reggiano Spaggiari, si è svolta, infatti, nella Fiba Cisl.

Da una decina di anni, in verità, dopo l’inglobamento del sindacato autonomo Dir Credito, la Fiba è stata ridenominata, con un po’ di fretta e autolesionismo iettatorio, First Cisl (la categoria, che doveva diventare orgogliosamente il primo sindacato di settore, non è riuscita, invece, a superare la potente e antica Fabi).

Si tratta, come è noto ai più, della federazione di categoria della Cisl che associa i lavoratori del credito, delle assicurazioni e delle agenzie di riscossione di cui Spaggiari ha scalato tutti i gradini, fino alla permanenza, per circa due mandati, nella segreteria nazionale.

Il rapporto non lineare con il segretario generale Giuseppe Gallo, ha, in realtà, portato alla sua prematura defenestrazione, ma la First non si è liberata di lui, anzi, il successore del sindacalista di Novi Ligure, l’attuale segretario confederale della Confederazione Europea dei Sindacati, Giulio Romani, gli ha affidato prontamente il settore, a lui molto congeniale, del credito cooperativo, conservandogli stipendio e benefit da segretario nazionale (benefit che, in una categoria piuttosto ricca come la First Cisl, non sono, come è notorio, del tutto trascurabili…)

La fortuna confederale di Spaggiari si deve, invece, in gran parte, alla segretaria generale della Cisl la ligure Annamaria Furlan, (da sempre molto attenata alle questioni bancarie) che lo stima (stimava?) molto e lo ha portato, tra l’altro, alla direzione della Fondazione Pnr Bonfanti. 

Spaggiari ha peraltro realizzato delle famose slide di presentazione di questa Fondazione, dedicata all’ex leader nazionale dei pensionati Cisl, morto all’improvviso mentre si recava all’imbarco in Sardegna per andare in vacanza, il mio concittadino Ermenegildo – Gigi – Bonfanti. Le slide risultano essere, ad oggi, quasi l’unico materiale di contenuto prodotto dall’ente, attualmente presieduto da un altro ex leader di Via Po, Sergio D’Antoni.

Stiamo parlando della stessa Annamaria Furlan che, alla fine di questa estate, lo ha chiamato più volte e fatto cercare per parlargli della mia situazione, registrando, come me con Fumarola, zero “tituli”, o meglio, zero risposte.

Un altro importante incarico (ma qui andiamo come sempre per sintesi, ce ne sono altri…) è quello, a mio parere, meno congeniale a Spaggiari, indubbiamente un iper-timido, di responsabile del personale di Via Po.

Tanti (tutti/e…) hanno notato e sottolineato (ovviamente nei corridoi di Via Po non sia mai che una critica venga formulata apertamente…) che il sindacalista reggiano fa il responsabile risorse umane senza conoscerle davvero, senza salutare quasi mai i lavoratori e le lavoratrici, senza condividere le esperienze, la vita nel palazzo.

È un punto debole di Spaggiari molto grave: non si può “gestire”, infatti, le persone sul lavoro senza, di fatto, volerne conoscerne le esperienze, le competenze, le aspirazioni, le fragilità, i punti di forza, le interazioni, i background familiari, come direbbe Spaggiari nel suo linguaggio spesso ipertecnico e,  secondo me, anche un po’ verboso: “le intersezioni funzionali…”

Peraltro si tratta di concetti paradossalmente ben presenti nelle due pubblicazioni esistenti attualmente a firma dell’attuale alto funzionario confederale: “Dall’uomo all’organizzazione. In viaggio attraverso il problema del cambiamento e dello sviluppo delle organizzazioni” (Edizioni Lavoro, 1999) e il più recente e metaforico: “Solo i salmoni nuotano controcorrente”, pubblicato sempre dalla casa editrice della Cisl che, dopo quindici volumi scritti, mi ha, invece, recentemente diffidato (una delle incredibili “accuse” a me rivolte dal direttore, il romano Andrea Benvenuti, è aver venduto, troppo, bene e in fretta il mio ultimo volume, il famigerato: “Prospettive Sindacali. Idee e strumenti per affrontare le transizioni nel lavoro e nella rappresentanza”).

Tornando al nostro, sempre le malelingue di Via Po 21 parlano di un’ampia e precorritrice attività di “copia e incolla” nella realizzazione di entrambi i volumi, ma si tratta, certamente, di pura invidia.

Di sicuro a Spaggiari, ora “burocrate” confederale non manca l’esperienza negoziale, anche quella più dura.

Lo ricorda, anche sul web, l’ex segretario generale della First Cisl Emilia Romagna Daniele Bedogni, a lui legatissimo.

Racconta Bedogni: “Inizio la mia attività sindacale nel 1995.  Accade tutto durante un’assemblea, oceanica e infuocata, dei lavoratori della ex Cassa di Risparmio a Reggio Emilia, partecipata da circa 1000 persone e mancante solo del presidente, del direttore e un paio di altri soggetti.

L’allora neo-responsabile della Sas Fiba, Alessandro Spaggiari, tiene l’incontro e dal palco parla ai dipendenti della banca cercando di moderare gli animi e di calmare i presenti.

Al termine, mi avvicino a lui chiedendo “ma chi te lo fa fare?”, ma Spaggiari risponde “abbiamo bisogno di persone come te, domani ne parliamo”. Inizia così – conclude Bedogni - il mio lungo percorso sindacale…”

Prima di “parcheggiarsi” in Via Po 21, Spaggiari è anche formatore sindacale di livello nazionale (e in alcuni casi, mi risulta, persino europeo, saremmo potuti essere colleghi….)

Lo ricorda, con una certa stima, il pisano Luca Scatena che, con lui, ha gestito un progetto nazionale per giovani iscritti e militanti volto a: “Progettare il futuro”.

Insomma quella di Spaggiari è una figura complessa, certamente introversa, non la migliore delle qualità per un responsabile del personale, ma non priva di esperienza e competenze. Soprattutto contrattuali.

Io, in verità, gli ho fatto davvero perdere, una sola volta, le staffe.

Nel mese di luglio, approfittando delle sue visite periodiche ai cantieri di Unitas (da lui diretta) presso il Centro Studi di Firenze, poiché con Battista da Avellino non rispondeva alle mie richieste di conciliazione e chiarimento, sono riuscito, infatti, a farlo, pubblicamente, arrabbiare.

Per avere una risposta mi sono infatti mimetizzato tra gli operai nordafricani impegnati nel cantiere di ristrutturazione presso il Centro Studi e gli ho chiesto un incontro davanti a tutti.

Non lo avessi mai fatto: la reazione è stata durissima, mi disse molto adirato davanti a tutti i miei colleghi (che stavano pranzando nella hall, la mensa era chiusa essendo estate): “non decidi tu come, quando e con che modalità svolgo il mio lavoro!, io faccio come credo!”

Ricordo il direttore del Centro Studi, il fiorentino/senese Marco Lai, scuotere silenzioso la testa, ovviamente rivolto a me e non al responsabile di Unitas e del personale Cisl.

Alla fine, pur tardiva e sofferta, la convocazione, per discutere delle modalità/condizioni delle mie dimissioni volontarie dalla Cisl, è arrivata.

Si tratta , infatti, dell’incontro, civilissimo, che si  è svolto online il primo agosto scorso tra il sottoscritto, Spaggari e, appunto, Battista da Avellino (non ripeto la specifica di ieri sul calciatore Dirceu).

Un incontro, però, registrato a mia insaputa e ispiratore dei contenuti di quasi la metà delle contestazioni disciplinari successivamente a me imputate.

Non proprio, a mio parere, un’iniziativa degna di un “manager” o di un contrattualista.

Un’iniziativa, anzi, con profili che, secondo me ed importanti giuslavoristi, sforeranno nel penale e nel giudiziario a carico di preparatori, estensori e firmatari (senza dimenticare l’inevitabile, ulteriore, segnalazione al collegio dei probiviri confederali, condivisa, in questo caso, con il sannita Battista e la tarantina Fumarola).

Insomma Spaggiari, figura politicamente stimata fin dai tempi dell’uscita prematura dalla segreteria nazionale First Cisl (i corridoi dicono che per, Giuseppe Gallo, segretario generale, fosse troppo bravo e facesse quindi “ombra”) ha trovato, finalmente il tempo di formalizzare le proprie contestazioni disciplinari (compresa quella, ormai celeberrima dell’inopinata foto al calciobalilla incelofanato) nelle famose paginate che hanno sconvolto i sindacalisti e i giuristi di molte parte d’Italia, Europa e mondo (non esagero, le abbiamo tradotte in inglese, francese, spagnolo, portoghese e tedesco…).

Chi volesse approfondire, in tanti sono convinti che la cosa farà davvero giurisprudenza, si rechi su www.sindacalmente.org e recuperi contestazioni e mie precise risposte sul portale: “Fumi neri di Fumarola”).

Anche il trucco (lo definisco così, potrei essere più cattivo) di convocarmi la sera per la mattina, o quasi, il 25 settembre in Via Po, mentre mi trovavo notoriamente all’estero in una capitale periferica in delicata missione di lavoro è esemplificativo.

Ad esso si è accompagnato, come è noto, (c’è chi, senza misura, mi ha paragonato a Nelson Mandela durante il processo di Rigonia, nel 1962, sotto il più duro dei regimi dell’apartheid sudafricana…) l’incredibile rifiuto ad accettare una data alternativa al 9 ottobre 2025, unico giorno in cui la mia avvocatessa Daniela Breschi è convocata presso il Tribunale di Bologna per un’udienza delicatissima e irrinunciabile.

Come è altrettanto abbastanza noto, mi trascino da una settimana una sorta d’influenza (raffreddore, tosse, un po’ di otite), non sfugge, davvero, che tanta pervicacia sia stata mal riposta, quasi, come ho scritto a Spaggiari, Battista, Fumarola, sia frutto di una sorta di autolesionismo impazzito, palesemente antisindacale (altro che articolo 28!) e kamikaze della stessa Cisl.

Questa cattiveria infinita (ho ormai tutte le prove per definirla pura malvagità) è, lo ricordo, come sanno benissimo in Via Po, rivolta ad una persona che, fino a pochi mesi fa, era rappresentante eletto del personale confederale e si trova nella non facile situazione, di attesa (lunga, a causa di errori medici) di delicati risultati istologici.

E' quasi una cattiveria più dura di quella che la dialettica sindacale ha prodotto, questa volta contro Spaggiari, realizzando la foto che ho scelto per questo articolo...

Per concludere.

Ce ne sarebbe, se li avesse (sono risalito con i miei testimoni spaggiariani fino ai primi anni Novanta del Novecento, davvero non pervenuti) per avere un: “diavolo per capello”.

Se i capelli, con Spaggiari, c’entrano poco, il diavolo, purtroppo, è un altro dei protagonisti di questa triste, e ancora non conclusa, drammatica vicenda personale e lavorativa, che non può che avere risvolti collettivi e associativa.

Ce ne sarebbe da parlarne e, molto, con l’attuale Rappresentanza del Personale di Via Po, composta da Paola Serra, Fabiana Cerquetelli e Annarosa Munno: ma tale compagine si è, per iscritto, dichiarata: “neutrale”.

Contravvenendo, quasi bestemmiando a mio parere, a secoli di storia di rappresentanza e tutela della parte debole, per quel che riguarda l’asimmetria dei rapporti di potere, nelle controversie individuali sul posto di lavoro.

E qui, anche io, che di capelli rimasti ne ho, peraltro, davvero pochi, ho misurato i miei diavoli e percepito, con dolore profondo e delusione immane, una violenta miseria senza fine…

Francesco Lauria


P.S. Riflettevo, tra me e me, ma non sarà che, da reggiano, farà tutto sto casino perchè sono di Parma???

venerdì 3 ottobre 2025

GLI INSINDACABILI CISL. PUNTATA NUMERO 1: DANILO BATTISTA da Avellino...

In questi ultimi mesi in tanti, anche a livello internazionale e giuslavoristico, mi hanno chiesto: "ma queste persone della CISL Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori che ti accusano e ti comminano sanzioni disciplinari ritengono di essere "insindacabili"?

Al di là dell'assonanza con la parola sindacato che, ricordo, etimologicamente significa "fare giustizia insieme", alcuni si sono spinti oltre e mi hanno precisato: si credono "impunibili"?.

Una delle persone che, pur conservando un garbo formale, è stata maggiormente attiva nell'attività di vero e proprio dossieraggio a mio danno (pur non firmando, alla fine, la contestazione disciplinare, cosa davvero anomala che ha scatenato dietrologie di vario tipo...) è il commercialista di Avellino: Danilo Battista.



Si tratta di una figura non di secondo piano che ha plurime relazioni, anche familiari, molto importanti con la Cisl e le sue strutture, anche periferiche.
Battista è passato agli onori della cronaca, molto più di me (sono invidioso, ma credo presto di raggiungerlo nelle stesse sedi...) alcuni anni fa.

Egli, come si può evincere da questo link, tratto dal sito nazionale della Cisl: https://www.cisl.it/.../relazione-trattamento-economico... attestò la piena conformità al regolamento confederale degli "sforamenti" relativi agli stipendi della segreteria confederale (le stesse ragioni, più o meno, in verità, che avevano portato alle precipitose e rovinose dimissioni di Raffaele Bonanni prima da segretario generale e poi da responsabile internazionale e direttore del Centro Studi Formazione Cisl di Firenze).

La motivazione addotta all'epoca da Battista (peraltro non si capisce con quale professionalità specifica, ma su questo posso forse sbagliarmi...) fu che il regolamento relativo ai dirigenti Cisl, fosse meramente di "indirizzo" e quindi semplicemente indicativo, non necessariamente da rispettare.
Sfugge il senso di approvare, in numerose sedi, un regolamento che può non essere rispettato, ma tantè.

Non sfuggì a Report la sua successiva nomina a Presidente del Caf Cisl nazionale.
Un ruolo manageriale importantissimo, davvero un grande riconoscimento successivo per il professionista di Avellino (che poi a me Avellino tra l'altro non dispiace nemmeno..., ero un fan, da piccolo, del calciatore Dirceu).

Ecco qui il link Rai, appunto "insindacabile":
Volendo approfondire ulteriormente si può andare anche alla fonte della trasmissione:
Ora Danilo Battista non è più Presidente del Caf, presieduto dalla piemontese (di origini sicule) Giovanna Ventura.
Ma è, appunto, direttore della sede confederale di Via Po 21, e siede in Cda che non ho qui il tempo di elencare.

Come direttore di sede, al quinto piano, come recita la lettera di convocazione del prossimo 9 ottobre ore 11 (unico giorno in cui la mia avvocatessa di fiducia, la pistoiese Daniela Breschi era impossibilitata ad accompagnarmi a Roma) ospiterà me e quello che molti definiscono il mio "plotone di esecuzione".

Spero questa volta, almeno, di non essere registrato a mia insaputa.
Ma, in sincerità, forse anche no.
Il contezioso inevitabile che si aprirà non potrà che essere, oltre che di lavoro, anche civile, penale e risarcitorio.
Tanto di grandi cifre Danilo Battista da Avellino se ne intende.
Eccome.

Francesco Lauria